sabato 9 novembre 2013

RAI: BUCO DI 245 MILIONI DI EURO E UN ESERCITO DI 1.300 GIORNALISTI

Penne, gioielli, orologi e altri regali lussuosi riservati a "vip" e amici di politici. In Rai c'è addirittura un ufficio destinato agli "omaggi" che è arrivato a spendere 500mila euro in quattro anni e mezzo. La vicenda è arrivata in Parlamento con l'interrogazione del senatore Salvatore Margiotta del Pd, che nel commentare i circa 100mila euro spesi ogni anno tra il 2008 e il 2012 ha sottolineanto che è una "cifra che impressiona in anni di così grave difficoltà per le famiglie".
Ma che cosa è passato per questo "ufficio omaggi"? Purtroppo poco o niente si sa circa i beneficiari dei regali, su chi li concedeva, e anche sul loro costo. Insomma, trasparenza quasi nulla. Pare sia già pronta la lettera di licenziamento (che verrà probabilmente impugnato) di un manager indicato come "responsabile del processo". Un capro espiatorio, verrebbe da pensare, perché difficilmente una sola persona può essere colpevolizzata per oltre 4 anni di sprechi. Su Repubblica, che ha dedicato al caso un lungo approfondimento, il giornalista Aldo Fontanarosa ha raccontato: "Bussavano alla porta dell'ufficio 'omaggi', per ricevere preziosi, la segreteria dei Consigli di amministrazione; la segreteria della Direzione generale (prima dell'era Gubitosi); tanti direttori interni. Qualcuno chiederà ai grossi 'papaveri' della tv perché volevano gemelli, penne, orologi? E soprattutto: che cosa ne hanno fatto?".
Luigi Gubitosi, primo direttore generale della Rai a tempo determinato - in scadenza nel 2015 -, ha promesso cambiamenti: i regali ad esempio si potranno fare solo in occasione degli eventi principali come il Festival di Sanremo e dovranno, finalmente, essere tracciati. Infine i dipendenti non potranno ricevere doni di valore superiore ai 150 euro.

Tutti i regali pagati col canone Rai

Quella di "Mamma Rai" è una torta molto ambita. Soprattutto dai partiti. Solo poche settimane fa è bastato un accenno alla possibile privatizzazione della Rai da parte del ministro Saccomanni per suscitare un’ondata di proteste. No del Partito Democratico, no del Pdl, levata di scudi da parte dei sindacati. Nessuno (o quasi) vuole una Rai privata, e l’azienda rimane per ora saldamente in mani pubbliche, al 99,56% di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ma come sono i suoi conti? In dissesto, come urlava Renato Brunetta attaccando Fabio Fazio e Maurizio Crozza, o come scrive Beppe Grillo sul suo blog? O è giusto essere ottimisti, come fa il direttore generale Gubitosi?

La Rai, innanzitutto, è in perdita. Il bilancio del 2012 (l’ultimo a essere pubblicato) auspica il raggiungimento del pareggio per il 2014, e un segno positivo per l’anno successivo. Per ora i conti dell’azienda pubblica sono in rosso, nonostante il doppio intervento, che solo la Rai si può permettere, tra canone pagato dai cittadini e pubblicità da pescare sul mercato. Almeno per ora, visto che la vicenda del canone Rai è oggetto di una (l’ennesima) petizione per abolirlo. Il Comitato per la libera informazione radiotelevisiva (vicino alla Lega Nord) ha raccolto 14mila firme e le ha portate al Parlamento Europeo. L’Ue però si è dichiarata non competente in materia, anche perché formalmente il canone è un’imposta sul possesso del televisore, e comunque la Commissione aveva già deciso nel 2005 che il pagamento del canone non è in contrasto con le norme europee sulla concorrenza.

Il canone, è giusto ricordarlo, è una delle imposte più evase d’Europa: il 27% di chi dovrebbe pagarlo non lo fa. Nonostante questo, i ricavi per questa voce sono aumentati di circa 40 milioni di euro nell'ultimo anno. Merito dell’innalzamento del bollettino a 113,50 euro. Insomma, chi paga, deve provare a compensare anche per chi evade (anche se con un aumento minimo, 1,5 euro all’anno). La raccolta pubblicitaria invece ammonta a 674,90 milioni di euro, e segna una flessione (che colpisce almeno dal 2008 tutto il mercato, anche i concorrenti). Il totale dei ricavi è di 2625 milioni di euro.

Il bilancio però è in perdita, in Rai c’è un buco ad oggi di circa 245 milioni di euro. Questo perché il funzionamento dell’azienda costa, e tanto. I centri di produzione sul territorio sono 15 (10 per la Tv, 5 per la radio), i canali Tv sono 14, quelli radiofonici cinque. In tutto, nella struttura lavorano 10476 persone, di cui oltre 500 dirigenti e circa 1300 giornalisti. Nonostante questo, però, la Rai è costretta a spendere oltre 1600 milioni (il 60% dei ricavi) in beni e servizi esterni. Insomma, una delle ragioni principali del rosso in bilancio della Rai è la non capacità di valorizzare le risorse interne.

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