mercoledì 19 febbraio 2014

PAPA FRANCESCO, LA MASSONERIA E I PORPORATI ITALIANI

Alla guida della CEI prima c'era il cardinale Camillo Ruini (che ha regnato per 17 anni con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI),  ora c'è il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, che è stato designato da Benedetto XVI  ma,  pare,  non sarebbe  gradito a Francesco per essere, a suo dire, vanesio, narciso e per la sua  untuosità,  il suo  linguaggio lezioso,  ma soprattutto  per la sua libertà e autonomia (cfr. Omelia del Pontefice a Santa Marta alla presenza di Bagnasco l'11 gennaio 2014). E, per questi motivi, lo vorrebbe  ridimensionare mettendo alla Cei  una persona di sua fiducia dimostrando, in tal modo, che esistono, purtroppo,  le correnti anche in Vaticano e non solo nei partiti. Che Francesco privilegi nelle nomine i diplomatici non è una novità. Evidentemente, i diplomatici, ad eccezione di Ricca (che ha perso la testa per un capitano elvetico  e frequentava locali notturni gay a Montevideo. Si non caste autem caute diceva l'Arcivescovo sassone di Amburgo- Brema, Adalberto, nel 1042, in occasione del Sinodo di Pasqua, a Reims. Noi non giudichiamo la condotta audace di mons. Ricca ma ci atteniamo all'invito di Adalberto ) sono più prudenti dei curiali ed hanno qualche milione di neuroni in più nel cervello dei vescovi italiani.  
 Proviamo ad elencare sommariamente una serie di  motivi  per i quali i  bergogliani  vogliono una  discontinuità con la gestione Bagnasco.  Il primo motivo: quando fu eletto Francesco al soglio pontificio, la CEI fece un comunicato stampa improvvido, inopportuno e sconveniente che elogiava il nuovo papa Angelo Scola. Era il segno tangibile e reale  che, in Conclave, gli italiani, ad eccezione dei curiali,  avevano votato per il cardinale Angelo Scola.  Fu una gaffe terribile ma Francesco, nella sua infinità bontà e misericordia, ( si fa per dire) lasciò correre. Chi firmo'  il comunicato era il vescovo Mariano Crociata, segretario generale CEI. Quando si  liberò la sede cardinalizia di Palermo,  mons. Crociata, chiese di andare a Palermo per diventare cardinale, ma il Papa lo mandò senza tanti complimenti a Latina una sede minore e non cardinalizia. E nominò al suo posto,  mons. Nunzio Galantino,  vescovo di Cassano  all' Jonio per la sua umiltà e semplicità. E' l'unico vescovo in Italia che non ci tiene al titolo di  "Eccellenza Reverendissima" ma vuole essere chiamato solo don Nunzio.  Altro sgarbo. Per il concistoro del 22 febbraio 2014  Papa Francesco  non ha nominato cardinale nessun vescovo italiano residenziale (vedi le sedi di Torino e Venezia desolatamente vuote) e ha nominato, invece, l'arcivescovo di Perugia mons. Gualtiero Bassetti contro ogni previsione. Il Patriarca di Venezia e l'Arcivescovo di Torino non saranno, quindi, cardinali.  Un altro Vescovo, mons. Vincenzo  Pelvi, è stato dimissionato dall'Ordinariato Militare cui ambiva restare in mezzo agli onori e ai generali anche dopo il compimento dei 65 anni, ma il Papa ha nominato al suo posto un vescovo della Calabria. E così Pelvi ha perso la poltrona di Ordinario militare: deve ancora  diventare un " pastore che odora le sue pecore" come vuole papa Francesco.
Un altro sgarbo. Un amico di Bagnasco, il  cardinale italiano mons. Mauro Piacenza,  è stato retrocesso dalla potente  Congregazione del Clero alla Penitenzieria Apostolica: avrebbe amicizie potenti e  sarebbe addirittura un massone come i cardinali Marchisano (estremamente attivo nelle varie logge per attuare il piano contro la Chiesa), Sodano, Comastri, Sardi, De Giorgi, e Sepe. Nel passato, invece, lo furono il  segretario di Paolo VI  Pasquale Macchi,  papa Benedetto XIV vissuto nel '700, e  i cardinali defunti recentemente: Oddi,  Martini, Suenens, Poletti, Casaroli, Pellegrino, Villot, Baggio, Brandao Vilela, Arns, Koenig, Bea, Laghi, Noè, Cooke, Cushing, Angelini, Padre E. Balducci, il gesuita Padre Caprile, il discusso vescovo Usa Marcinkus,  il Vescovi Gottardi di Trento, quello di  Lilla Lienart, il liturgista mons. Annibale Bugnini e il vescovo di Livorno Ablondi.  Dunque, dei nemici  presunti massoni  all'interno della Curia Romana il cui motto era ed è: «Credere il meno possibile, senza essere eretico; per obbedire il meno possibile, senza essere ribelle» (Giuseppe De Mestre). L'obiettivo: distruggere la Chiesa papata.  E se fossero tutte  calunnie o diffamazioni? Non è dato sapere e noi "facciamo epochè" cioè "sospendiamo il giudizio" un concetto coniato dal medico e filosofo greco del II secolo, Sesto Empirico (uno dei massimi esponenti dello scetticismo) e ripreso dal filosofo Husserl.   Ma che Francesco non voglia fare la fine di Papa Luciani lo dimostra il fatto che abbia deciso di abitare nella residenza Santa Marta in mezzo a vescovi e cardinali controllato a vista dal fido mons. Battista Ricca (noto gay disinvolto della diplomazia vaticana. Basti solo citare  i due scandali sessuali da Nunzio apostolico in Uruguay) onde evitare avvelenamenti o strane cadute accidentali che la massoneria intende favorire.
                                              

mons. Battista Ricca

Nel mirino di Francesco,  poi,  ci sono le moltissime Diocesi italiane (ben 226) che egli vuole accorpare e ridurre di  1/3  I vescovi italiani in futuro saranno, quindi,  molti di meno. Per fare capitolare Bagnasco, Francesco non  vuole la cooptazione dall'alto come è avvenuto per tutti i presidenti della CEI.  Il prossimo presidente CEI sarà eletto da tutti i vescovi italiani come avviene in tutte le conferenze episcopali del mondo. La proposta alternativa è la rosa di nomi da portare a Bergoglio e lui dovrebbe scegliere. Ci sarebbe poi il caso Sepe (accusato di essere massone) all'attenzione del Segretario di Stato Pietro  Parolin.  L'Arcivescovo di Napoli, che prima guidava disinvoltamente Propaganda Fide, verrebbe sostituito dal  teologo ambizioso e  progressista  Bruno Forte, arcivescovo di Chieti - Vasto, colui che ama parlare, a vanvera, del Dio di Gesù Cristo: siamo alla teologia protestante. (sic!) Cosi, il disastro teologico (a cui ci ha abituato da anni), che era contenuto in una piccola diocesi abruzzese, ora verrebbe allargato nella Arcidiocesi di Napoli che è complessa, variegata e frammentata ma pur sempre una sede cardinalizia. Chi è Forte? E'  un vescovo che si è invaghito del teologo protestante tedesco Rudolf Bultmann e dell'elvetico Karl Barth. Il primo è passato alla storia per la demitizzazione del Nuovo Testamento. Non crede nei miracoli di Cristo, ma anche nella  sua nascita verginale, nella sua risurrezione e nell'ascensione al Cielo. Per l'uomo moderno, la concezione mitica del mondo, le rappresentazioni della escatologia, del Redentore e della redenzione sono sorpassate e superate. Di Gesù Cristo Bultmann salva soltanto il suo messaggio, il Kerigma. Per il teologo protestante ciò è sufficiente perché l'opera fondamentale di Cristo è l'annuncio del Regno di Dio. L'essenza del suo messaggio è, nella sostanza, un nuovo modo di comprendere l'umana esistenza. Il secondo per il suo commento alla Lettera ai Romani e per considerare Dio il "Totalmente Altro", "alterità assoluta"  cioè "il Dio sconosciuto" concetti che troviamo in una Lettera pastorale di Martini su Dio.  Barth è famoso per aver criticato la mariologia definendola un "tumore da estirpare". E, con questa bestemmia, abbiamo detto tutto.                                      
Altri  esempi sulla teoria mitica: Gesù non è mai esistito, l'Incarnazione rappresenta la divinizzazione dell'uomo, l'ultima cena rimanda a riti iniziatici orientali in cui ci si ciba magicamente delle carni di un dio. la resurrezione è la rinascita dell'uomo alla verità. Per esempio, in uno dei suoi studi, Bruno Forte comincia con l’attribuire scarso valore storico ai racconti del sepolcro vuoto, ritenendo questo argomento ambiguo e frutto del lavoro redazionale degli evangelisti; quindi, sulla scia di autori come G.Schille, L.Schenke, E.Schillebeeckx ( in ottima compagnia con  Von Harnack, Schweitzer,  Bonhoeffer, Jaspers, Ricoeur, Pannenberg e Jüngel  più rigorosi  nell'esporre il NT  intriso di miti) lo considera appunto una “leggenda eziologica”, ovvero un artificio per suffragare il culto che i giudeo-cristiani svolgevano al luogo della sepoltura di Gesù.
Inoltre, il dato della tomba vuota viene ritenuto ambiguo, perché suscettibile di svariate interpretazioni e perciò incapace di fondare la fede nella risurrezione. Per cui, al contrario, secondo un tipico procedimento bultmanniano, sarebbe la fede ad interpretare il sepolcro vuoto, il quale non aggiungerebbe né toglierebbe nulla all’esperienza degli apostoli che confessarono la risurrezione e la glorificazione di Cristo, cioè la sua signoria sulla morte (cfr B.Forte, Gesù di Nazareth storia di Dio, Dio della storia, Cinisello B. 1994, 7ed., p 103).Si dovrebbe dedurre di conseguenza, che, qualora la risurrezione fosse storicamente avvenuta, la fede sarebbe superflua. Inoltre, riferendosi a Mc 16,1-8, Forte ritiene “inverosimile” che le donne si siano recate al sepolcro per “ungere un cadavere a tanta distanza dalla morte” (Ibid., p 103, n 31). Il sepolcro vuoto è all’origine di una suggestione mitica dei discepoli, ereditata dai cristiani (cfr Ibid., p 103, n 35). Dunque, il sepolcro vuoto, come altri particolari evangelici riguardanti la risurrezione, sarebbe una ‘prova’ fabbricata dalla comunità (V.Messori, Dicono che è risorto, Un’indagine sul Sepolcro vuoto, Torino 2000, p 86).
Che dire? Nelle Vite dei Profeti, un documento del I secolo, è attestato che i capi religiosi giudei usavano recarsi a pregare presso i sepolcri intorno a Gerusalemme, molti dei quali sono stati messi in luce dagli archeologi.
Chi conosce il giudaismo sa che la mishna e il talmud prescrivevano che i sepolcri rimanessero aperti per tre giorni dal momento della sepoltura di un defunto, onde permettere i riti di pietà come l’unzione, che, infatti, veniva ripetuta sui cadaveri già avvolti nei teli; però, in prossimità delle grandi festività giudaiche come la Pasqua, i sepolcri venivano chiusi temporaneamente. Quindi, anche i discepoli di Gesù si apprestavano ad osservare tali prescrizioni (cfr Mc 16,6), se non fosse intervenuta la risurrezione.
Infatti la sepoltura del suo corpo era stata fatta in tutta fretta a motivo della parasceve pasquale, pertanto bisognava ritornare a completare l’operazione. Tutto questo avvalora ulteriormente l’importanza del sepolcro vuoto. Ma Bruno Forte lo ignora.
In realtà, come Vittorio Messori ha osservato, sussiste “in molti biblisti contemporanei, pur di formazione e convinzioni cristiane, la persuasione sociologica che l’uomo ‘moderno’ non potrebbe accettare l’idea di una risurrezione corporale…”(Ibid., p 87): per loro quel che conta è ‘l’esperienza’ soggettiva degli apostoli e non l’avvenimento storico della risurrezione.
Allora, ci si dovrebbe chiedere: se il sepolcro vuoto non avesse avuto alcuna importanza, perché l’angelo avrebbe invitato a vedere il luogo dove era stato deposto il Signore (cfr Mc 16, 5 s)? Se lo fece, non fu perché le donne non ne conoscessero l’ubicazione, ma perché constatassero di persona lo stato dei teli funerari, come meglio e con sguardo d’aquila farà Giovanni, sì che ‘vide e credette’(cfr Gv 20,8).   
     

  Forte: il teologo ambizioso che guarda un po'  troppo alla teologia protestante
 


Il sepolcro vuoto è ‘prova’ della risurrezione perché in esso le bende e il sudario erano come svuotati, anzi, ad osservarli attentamente, davano la sensazione che non fosse trascorso molto tempo. Così, il sepolcro vuoto appartiene al segno di Giona promesso dal Maestro.
Come ben ricorda Messori, l’invito dell’angelo a visitare la tomba vuota è del tutto collegato ai segni del mistero che vi si era appena compiuto(cfr Ibid., p 143). L’angelo rimosse la pietra dall’ingresso del sepolcro dopo che Cristo era risorto; così la fede nasce dalla risurrezione e non il contrario, a meno che non si ritenga che anche l’angelo sia un genere letterario.
Dunque, nel sepolcro vuoto non v’è ambiguità, anzi vi sono i segni che provano la risurrezione; più che da interpretare c’è da vedere e credere; quindi il sepolcro vuoto “aggiunge” molto – e come! – all’esperienza apostolica della risurrezione, altrimenti, secondo san Paolo, non sussisterebbe la fede(cfr 1 Cor 15,14). E’ proprio il contrario di ciò che sostiene Bruno Forte.
Ora, il sepolcro vuoto è capace di fondare la fede nella risurrezione; non è argomento con “qualche contenuto storico”; anzi, proprio le “incongruenze storiche” stanno a dimostrare che il cosiddetto “lavoro redazionale dell’evangelista” non era teso ad annullarle ma a rispettarle, in quanto collegate ad un fatto storicamente avvenuto. La Chiesa di certo non le ha attenuate nella proclamazione delle Scritture; pertanto, si deve affermare che ancora oggi “La struttura della parola è sufficientemente univoca”(J.Ratzinger, Che cos’è la teologia? in La Comunione nella Chiesa, Cinisello B., 2004, p 32).
A questo punto, il sepolcro vuoto si dimostra come un fatto degno d’essere raccontato e un argomento che prova la risurrezione del Signore: perciò dalle origini ad oggi ha motivato il culto a Gerusalemme e il pellegrinaggio da tutto il mondo. Il sepolcro trovato vuoto non si può spiegare naturalmente, perché appartiene ai fatti straordinari provati storicamente: cioè che Gesù era stato sepolto in una tomba nuova e che fu visto (oftê), risorto ‘in carne ed ossa’(Lc 24,39), da Cefa e da molte altre persone (si veda la lista in 1 Cor 15,5-7). Se la tomba non fosse stata vuota, gli apostoli non avrebbero potuto predicare in Gerusalemme; nemmeno ai Giudei fu possibile negarlo, sebbene accusassero gli apostoli d’aver trafugato il corpo(cfr Mt 28,11-15). Se la tomba non era vuota, e il corpo di Gesù continuava a giacervi, subendo la decomposizione, così che tutt’oggi avremmo potuto trovarvi i suoi resti,le sue ossa, Gesù non è risorto.                  

                                                      Il Cardinale Francesco Coccopalmerio
 


La tomba vuota non è la condizione sufficiente per la fede nella risurrezione,ma è la condizione necessaria: quello che confessiamo dicendo ch’egli è risorto, precisamente che il suo corpo non è rimasto morto.Diversamente ci sarebbe soltanto la sopravvivenza dell’anima, e l’anima di tutti è sempre,per definizione, immortale(per natura sua, come insegna l’Aquinate,o per speciale decreto divino, come dice Scoto).
Oppure,come vorrebbero appunto i demitizzatori vari, idealisti e liberal protestanti, si tratterebbe meramente di una sopravvivenza ideale, morale,che non aggiunge niente a quella di qualsiasi personaggio venerato o persona amata. Inutile, parlare della convinzione dei discepoli ch’egli sia sempre vivo,se poi di fatto non lo sia. E allora, secondo san Paolo, saremmo i più miserabili degli uomini(cfr 1 Cor 15,19).
Confessare Gesù risorto vuol dire che la tomba è realmente vuota, ch’egli vive in anima e corpo, che il suo corpo non è rimasto nella tomba e non ha subito decomposizione, ecc. Dire che questo non importa vuol dire non credere nella risurrezione. Ad onta del ‘pensiero debole’ diffuso tra taluni teologi ed ecclesiastici, la liturgia, come nel communicantes del canone romano, afferma la risurrezione di Cristo “nel suo vero corpo”.
In verità, “Il messaggio della risurrezione continua ad essere accompagnato e contrastato dal dubbio, anche se alla fine si rivela essere un messaggio vincente capace di superare tutti i dubbi”(J.Ratzinger, Dio e il mondo, Cinisello B., 2001, p 306), ad onta del ‘pensiero debole’ militante tra teologi ed ecclesiastici spiritualisti. Surrexit Dominus vere! Speriamo solo che il vescovo Bruno Forte sui dogmi della fede cattolica non la pensi come il 
filosofo scozzese del '700  David Hume il quale ha affermato che: "Se ci capita per le mani qualche volume, per esempio, di teologia o metafisica scolastica, domandiamoci: contiene qualche ragionamento sperimentale su questioni di fatto e di esperienza? No. E allora gettiamolo nel fuoco, perché non contiene che sofisticherie e inganni".   
Già perchè oggi  nella Chiesa ci sono tanti “dottori” per i quali valgono le terribili parole di san Pietro nel mettere in guardia i primi cristiani dai maestri di errori e deviazioni: «Vi furono tra il popolo dei falsi profeti, come pure tra voi ci saranno dei maestri bugiardi, i quali introdurranno sètte di perdizione e rinnegheranno quel Signore che li ha riscattati, tirandosi addosso una pronta perdizione. (…)  Questi sono fontane senz’acqua e nebbie sbattute dai turbini e ad essi è riserbata la caligine tenebrosa. Mentre fanno discorsi di vanità superba, adescano per mezzo delle impure passioni della carne coloro che poco prima fuggivano da chi viveva nell’errore; e promettono loro la libertà, mentre essi stessi sono schiavi della corruzione» (2Pt 2,1 e 17,19).
Da ultimo,  il prossimo segretario generale della CEI, sarà un sacerdote come avviene nel resto del mondo. 
Lo Ior è la banca del Vaticano e  vi sedevano nel CdA due italiani: il cardinale Tarcisio Bertone (accusato di essere massone)  e il cardinale ligure Domenico Calcagno. Ebbene, entrambi sono stati congedati da Francesco, e ora non ci sono più porporati italiani dentro il cda dello Ior se non il chiaccherato Ricca ex nunzio in Uruguay. L'unico che conta  davvero qualcosa dentro la Curia Romana  è mons. Pietro Parolin il Segretario di Stato vicentino che è molto diplomatico, discreto  e non ama apparire. L'opposto del cardinal Bertone. Poi ci sono due cardinali molto quotati da Francesco che sono  il  moderator curiae romanae (il  dirigente generale della Curia romana) cioè mons. Francesco Coccopalmerio, esperto di diritto canonico e progressista, martiniano della prima ora  e il  massone cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica papale di San Pietro in Vaticano, Presidente della Fabbrica di San Pietro e Vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e per le Ville Pontificie di Castel Gandolfo. Comastri cumula, per la sua salute, estremamente cagionevole, troppi incarichi gravosi. Dovrebbe riguardarsi di più, scrivere meno libri banali e noiosi  e rinunciare al potere, all'arrivismo e ai soldi  come ci esorta Francesco. Se no è profondamente ingiusto parlare di untuosità in un'omelia davanti a Bagnasco come se gli altri porporati  fossero meno untuosi. Basta vedere le foto che parlano da sole.
                            
Papa Bergoglio manda, infine,  l'ultimo segnale a Bagnasco. Il suo punto riferimento nei media è il veneto Dino Boffo figura molto discussa  che,  dopo una condanna per molestie sessuali da parte del gip di Terni  nel 2004,  è stato incredibilmente promosso direttore di Avvenire e  di TV 2000 e Radio in blu.  Il Papa l'ha rimosso giustamente dall'incarico dopo che mons. Giovanni Angelo  Becciu, sostituto alla segreteria di Stato,  ne chiedeva la testa. Adesso toccherà al direttore di Avvenire Tarquinio ad essere sostituito.  Il cardinale Bagnasco, a questo punto, deve trarre le conclusioni di fronte a congiure e a veleni nei sacri palazzi.  Un uomo, per quanto serio, capace e onesto,  non può andar bene per tutte le stagioni...

alberto.giannino@gmail.com

sabato 15 febbraio 2014

LA STRATEGIA DI BERLUSCONI CONTRO I BANDITI GIUSTIZIALISTI E I GIORNALISTI PREZZOLATI



Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Pasquale Nobile De Santis, il 15 aprile 2014,  dovrà decidere se concedere a Silvio Berlusconi, condannato a 4 anni per frode fiscale, gli arresti domiciliari o l'affidamento in prova ai servizi sociali. Infatti, Berlusconi deve scontare, ad oggi,  un residuo pena di 9 mesi grazie all'indulto del 2006. A questo riguardo va rilevato che 3 anni gli sono stati condonati con l'indulto e ogni anno 90 giorni.  Inoltre egli non essendo più senatore in quanto dichiarato decaduto in base alla legge Severino non puo' avvalersi dello scudo parlamentare. Una volta decisa la sorte di Silvio Berlusconi: servizi sociali o domiciliari ci sono di mezzo le Elezioni europee del 22-25 maggio alle quali parteciperà anche  Forza Italia depurata dai finiani e dagli alfaniani e dai ciellini.   Consideriamo l'ipotesi peggiore: quella degli arresti domiciliari, artt. 273 - 274 c.p.p.  In questo caso, Berlusconi,  dovrà abitare nel comune in cui ha  la residenza, cioè ad Arcore. Qui non può uscire di casa, non può incontrare nessuno, non può fare la campagna elettorale. Puo', ovviamente,  vedere il medico, i suoi avvocati Ghedini e Coppi, la fidanzata e  la figlia Marina che risiede ad Arcore anche lei. A Palazzo Grazioli, invece,  manderà    l'onorevole Mariarosaria Rossi  che ha il compito di presiedere lo staff presidenziale e di tenere i  legami politico-istituzionali.  Ci auguriamo solo che non venga ulteriormente umiliato con il braccialetto elettronico qualora venisse adottata questa soluzione estrema. Ma Silvio non ci sta a pagare per tutti. In Italia i magistrati sono quasi tutti di sinistra, politicizzati e ideologizzati come i giornalisti di regime che fanno le trasmissioni sul "pregiudicato" senza conoscere che cosa sia la pietas o la compassione. I giudici non perseguono mai penalmente imprenditori o i banchieri  corrotti della sinistra e attaccano gli uomini moderati o di centro destra. Insomma, a sinistra nessuno ruba, sono tutti vergini, sono tutti santi, sono tutti moralmente irreprensibili  e le parole corruzione, truffa, peculato, bancarotta fraudolenta, frode fiscale, falso in bilancio non esistono. Basta leggere il Fatto quotidiano, Repubblica, l'Unità, L'Espresso o vedere  la 7  dalle ore 20 alle 24.  Si, perchè a sinistra, a loro dire,  valgono la questione morale, i valori dell'onestà, del bene comune e  della trasparenza. Mentre, nel centro destra,  dilaga solo la corruzione, la mafia e la massoneria. L'integrità e la rettitudine il centro destra non sa cosa siano.  Peccato che, nell'inchiesta  Mani Pulite, abbiamo visto tesorieri di partito che prendevano mazzette ed erano di  sinistra. Cosi come sono massoni esponenti del Pd, della finanza  e dell'economia.
                                           

La campagna elettorale di Forza Italia dovranno farla in prima fila, Giovanni Toti, coadiuvato da Verdini, Maurizio Baldelli,  Maurizio Gasparri, Paolo Romani,  Renato Brunetta, Raffaele Baldassarre e Antonio Tajani, la figlia Marina, la fidanzata di Silvio, Francesca Pascale, il fido Confalonieri, Sandro Bondi e Niccolò Querci.  Per Fitto, Santanchè e Carfagna saranno ridimensionati. Tajani si occuperà di candidare Berlusconi in uno dei 27 Paesi dell'Unione Europea (per esempio: Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Lettonia, Lituania, Estonia,  Croazia, Bulgaria, ecc.) affinchè  possa essere eletto deputato europeo e risolvere cosi le persecuzioni giudiziarie che lo inseguono e lo affliggono da due decenni, cioè da quando egli fece la famosa discesa in campo con un soggetto politico che raccoglieva l'eredità del vecchio pentapartito distrutto dai giudici. Altro che chiamarlo pregiudicato. Da banditi ontologici Berlusconi non prende lezioni!
Nell' ipotesi che venga affidato in prova ai servizi sociali, art. 47 dell'ordinamento penitenziario (L. 354/1975), invece,  Berlusconi, dovrà comunicare i suoi spostamenti ai magistrati ed essere sempre autorizzato. In questa ipotesi potrebbe fare qualche comizio. Poi dovrà, una volta alla settimana,  avere un colloquio con uno Psicologo finalizzato "alla riabilitazione e al suo reinserimento nella società" senza calpestare la sua dignità di persona. 
In ogni caso, il 15 aprile,  se Silvio Berlusconi dovesse essere arrestato,  egli ha in mente un piano politico per il suo partito e per il centro destra: scenderà in campo direttamente sua figlia Marina, imprenditrice, presidente di Fininvest spa e del gruppo Arnoldo Mondadori spa e una delle nove donne più ricche del mondo. Per fare politica ci vogliono i soldi, tanti soldi,  se no è bene che stai a casa a leggere qualche libro. Pertanto, Marina Berlusconi, essendo benestante sicuramente non ruberà in politica (avendo poi un patrimonio di 10 miliardi di euro) e potrebbe essere la prossima Presidente del Consiglio. Le capacità, le competenze e le abilità, del resto, le ha dimostrate sul campo.  E il suo compito precipuo sarà quello di mettere insieme le varie anime che esistono dentro Forza Italia e presentare un programma dai  contenuti rigorosi   per gestire il processo di globalizzazione dei mercati nell'Italia  del  terzo millennio  insieme alle forze sane e responsabili di questo Paese.                       

venerdì 14 febbraio 2014

INQUIETANTE FURTO SU COMMISSIONE A MILANO






Clamoroso furto di documenti nell' assessorato ai servizi sociali  di Milano che fu diretto per 5 anni da Mariolina Moioli dal 2006 al 2011. Si tratta di delibere comunali e di progetti stanziati con fondi destinati all'infanzia e agli anziani. Il furto è avvenuto dopo la chiusura delle indagini da parte del Pm Tiziana Siciliano e del Procuratore aggiunto Roberto Robledo i quali avevano indagato l'ex assessore per truffa aggravata, finanziamento pubblico ai partiti, corruzione e peculato. Il tutto per 1,5 milione di euro che Moioli ha diviso con i suoi amici e sodali bergamaschi. Il furto e' avvenuto nella notte tra martedi e mercoledi e i ladri (su commissione) hanno asportato alcuni faldoni che contenevano false  fatturazioni e progetti farlocchi finanziati con denaro pubblico. L'impiegata che è responsabile dell'ufficio in cui è avvenuto il furto, mercoledi mattina,  si è recata dai carabinieri per fare una denuncia.   Stupisce il tempismo dei ladri, stupisce il fatto che loro avessero le chiavi per entrare in assessorato, stupisce che l'ex assessore Moioli  non si sia scandalizzata e indignata per tale furto. E' ovvio che chi ha beneficiato di tale furto in primis è Lei, poi la sua cerchia bergamasca  composta da imbroglioni e da  persone inaffidabili. La Procura deve ora ricostruire l'inventario che non c'è mai stato in assessorato sui finanziamenti ai vari progetti e dovrà avvalersi della collaborazione della Guardia di Finanza. E' inquietante quello che è successo in uno dei palazzi della politica milanese in Largo Treves al n. 1. Cio' significa che non siamo di fronte a delle rubagalline ma a delle volpi astute che, per non finire in carcere, sono disposte a tutto. Ribadiamo che Moioli si deve dimettere da consigliere comunale perchè è indegna di ricoprire quel ruolo  e di sedersi a Palazzo Marino. E' una persona che ha ingannato i cittadini, che ha truffato il Comune, e ha usato i fondi pubblici per se stessa e la sua Cerchia. Moioli è una persona sleale, scorretta e bugiarda. Come quando in una intervista a Repubblica si dichiarava innocente. Io posso testimoniare che ha messo le mani sui soldi dei milanesi e non ho difficoltà a spiegarlo ai magistrati. In ogni caso Moioli, che fatto business sulla pelle degli anziani e dei bambini,  non puo' stare un minuto di più a Palazzo Marino. Per il furto su commissione indagherei invece  sui suoi collaboratori che erano gli unici ad avere un interesse prioritario: quello di  far sparire le tracce della gestione Moioli e soprattutto cio' che Robledo e Siciliano ancora non avevano scoperto. Ora aspettiamo il rinvio a giudizio della Moioli e dei suoi complici. Presto e subito. Prima che Moioli si candidi alle europee per avere lo scudo parlamentare votata da CL.

MATTEO RENZI E IL CONCETTO DI "SANGUE E MERDA" NELLA POLITICA



Abbiamo ascoltato in diretta,  su la 7, con grande  interesse, il discorso di Matteo Renzi alla Direzione nazionale del Partito Democratico  nella quale ha dato lo sfratto ad Enrico Letta da Palazzo Chigi senza tanti complimenti. Renzi è appoggiato nel suo tentativo di andare a Palazzo Chigi  dal gruppo Corriere della Sera ( Fiat, Intesa San Paolo con Chiamparino e il banchiere Bazoli, Pirelli, Mediobanca, Unipol Sai Assicurazioni, la banca svizzera UBS,  U.T. Communications S.p.A., Enel,  la Bocconi con Provasoli,  l'editore Urbano Cairo proprietario de la 7, gli imprenditori Della Valle, Pesenti, Ligresti e Rotelli), Romano Prodi che aspira al Quirinale, e Corrado Passera.  L' intervento di Renzi è stato  breve e  ha evidenziato la necessità di un "governo nuovo" per una "fase nuova". Come dovrebbe avvenire tutto cio' Renzi non l'ha detto. Si è limitato a leggere il documento di sfratto, poi ha elencato le priorità del nuovo Governo: 
1) riforme istituzionali; 
2) riforma del fisco;
3) riforma della Pubblica Amministrazione;
4) piano per il lavoro;
5) durata del Governo fino al termine naturale della legislatura nel 2008.
L'intervento del Segretario Nazionale del PD è stato concreto, pragmatico e asciutto. Renzi è stato chiaro con i membri della Direzione: nessuna dubbiezza, nessuna equivocità, nessuna incertezza sul fatto che il compagno di partito Enrico Letta dovesse lasciare l'incarico dal momento che i numeri del nuovo governo Renzi sono quelli del governo Letta.  Per la verità Renzi non ha esposto in maniera esauriente ed esaustiva i motivi per i quali Letta andava sostituito. E questo significa che nel PD non c'è democrazia  interna.Inoltre, se vogliamo dirla tutta, Renzi è stato legittimato solo dal popolo delle primarie (circa 1,9 milioni di persone su 60 milioni di italiani) e non è stato legittimato da alcun voto popolare.   Anzi, Renzi,  ha rivendicato con orgoglio il fatto di essere ambizioso, un aggettivo i cui contrari sono:  umile, modesto, semplice. No, Renzi è stato solo  avventato, temerario e spregiudicato politicamente anche un po' vanaglorioso e smanioso del potere nel rivendicare la discontinuità con Letta. Del resto, la politica -diceva molto efficacemente  il socialista Rino Formica-  "è sangue e merda" (e non chiede santificazioni),  e cosi Renzi ha fatto fuori Letta  senza scrupoli,  senza esitazione e delicatezza  avendo tra l'altro con sè ben 136 consiglieri e solo 16 contrari e 2 astenuti. Quando uno perde (Letta) tutti salgono sul carro del vincitore!  Letta ha voluto la conta in direzione  dal momento che la parlamentarizzazione  della crisi gli era  stata negata, Infine  i numeri gli hanno dato torto. Renzi non ha avuto alcun riguardo per l'avversario anche se ha evitato l'umiliazione (c'è stato un ringraziamento, un tono soft, garbato e un saluto) ma lo scontro è stato comunque  brutale, spietato e duro. E' stato un intrigo di palazzo con tutti i veleni che ci sono in questi duelli. Una vera e propria defenestrazione come avveniva in Boemia, a Praga,  nel 1400 e poi nel 1600.  Chi pensava al ragazzo che frequentava la Dc, i preti, i convegni de "La base",  che conosce a menadito  il  magistero di La Pira,  ora deve ricredersi. Matteo Renzi non è certo un ingenuo, un candido, un inesperto. Come il suo concittadino fiorentino, Niccolò  Machiavelli, vissuto tra il 1400 e il 1500,   ha pensato che "il fine (Palazzo Chigi) giustifica i mezzi" anche se non possiamo attribuire allo scrittore fiorentino tale massima. Tuttavia  nel Principe al cap. XVIII sta scritto: «nelle azioni di tutti gli uomini, e massime de’ Principi ... si guarda al fine ... I mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati»). Nell'operazione alla Direzione del Pd Renzi,   ha rivelato tutta la sua astuzia, scaltrezza e furberia. Ma anche la sua perspicacia, sagacia e acutezza. Il Nostro non è un intellettuale raffinato e colto come Aldo Moro, Fanfani, La Pira, Dossetti,Lazzati   il che, in una società liquida (Bayman),  ci preoccupa non poco soprattutto per le questioni dei diritti civili e per la bioteca. Come stile e metodi, invece,  nonostante sia bellino, carino e abbia un bel sorriso (tranquilli, non pensate male), assomiglia a Ghino di Tacco  (Bettino Craxi) anche se deve avere imparato, leggendo al liceo  Il Principe,   le qualità che deve possedere un  Principe ideale che lui ha fatto proprie. Le elenchiamo per i lettori:
                                          

                                    

- la disponibilità ad imitare il comportamento di grandi uomini a lui  contemporanei o del passato, es. quelli dell'Antica Roma;
  • la capacità di mostrare la necessità di un governo per il benessere del popolo, es. illustrando le conseguenze di un'oclocrazia;
  • il comando sull'arte della guerra - per la sopravvivenza dello stato;
  • la capacità di comprendere che la forza e la violenza possono essere essenziali per mantenere stabilità e potere;
  • la prudenza;
  • la saggezza di cercare consigli soltanto quando è necessario;
  • la capacità di essere "simulatore e gran dissimulatore";
  • il rilevante potere di controllo della fortuna attraverso la virtù (la metafora utilizzata accosta la fortuna ad un fiume, che deve essere contenuto dagli argini della virtù);
  • la capacità di essere leone, volpe e centauro (leone forza - volpe astuzia - centauro come capacità di usare la forza come gli animali e la ragione come l'uomo).   
  •  
  •  Con il nuovo Governo Renzi ci sarà un cambiamento radicale? Si faranno le riforme istituzionali?     Si uscirà dalla palude come ama dire? E ancora: il debito pubblico che è di 2.105 miliardi euro come pensa di  abbatterlo? E l'evasione fiscale che ammonta ogni anno a 150 miliardi di imposte eluse? E i disoccupati attualmente 3 milioni e 250 mila troveranno un posto di lavoro? I privilegi della casta con i loro stipendi d'oro? Renzi nel suo suo discorso ha citato solo dei poeti. Noi gli dedichiamo una poesia di Pablo Neruda perchè la legga bene ed eviti in futuro di coltivare nella  Direzione   del suo partito lo spettacolo indecoroso cui abbiamo assistito per cacciare Enrico Letta come nelle migliori tradizioni  delle purghe staliniane. 
  •           
     
  • I dittatori

    È rimasto un odore tra i canneti:
    un misto di sangue e carne, un penetrante
    petalo nauseabondo.
    Tra le palme da cocco le tombe sono piene
    di ossa demolite, di ammutoliti rantoli.
    Il delicato satrapo conversa
    tra coppe, colletti e cordoni d'oro.
    Il piccolo palazzo luccica come un orologio
    e le felpate e rapide risate
    attraversano a volte i corridoi
    e si riuniscono alle voci morte
    e alle bocche azzurre sotterrate di fresco.
    Il dolore è celato, simile ad una pianta
    il cui seme cade senza tregua sul suolo
    e fa crescere al buio le grandi foglie cieche.
    L'odio si è formato squama su squama,
    colpo su colpo, nell'acqua terribile della palude,
    con un muso pieno di melma e silenzio
                                              
                            Pablo Neruda, Nobel per la Letteratura 1971

    Post scriptum: Renzi, lei dal 18 febbraio p.v.,  avrà due  incarichi ( Presidente del Consiglio e Segretario Nazionale del Pd. Non le sembra di esagerare nella sua ambizione? E poi: li svolgerà entrambi bene? In ogni caso, nel mio condominio, cercano un amministratore. Magari, nel tempo libero, potrebbe occuparsene. Che ne dice? Mi faccia sapere. Con la recessione economica che c'è anche un posto nel condominio va bene...

    Suo affezionatissimo
    Alberto Giannino

mercoledì 12 febbraio 2014

IL SACCHEGGIO DELLA BANDA DI MARIOLINA MOIOLI A MILANO










LA STORIA  SQUALLIDA, ABIETTA E MESCHINA DI UNA RUBAGALLINE CHE, DALLE  VALLI BERGAMASCHE, DECIDE  SCIENTEMENTE DI TRASFERIRSI A MILANO PER FARE BUSINESS CON I SOLDI DESTINATI A BAMBINI E ANZIANI



                                                     LA CORRUZIONE  AL CENTRO

Finalmente una bella notizia per Milano. Per l 'ex assessore ai servizi sociali, alla famiglia e alla scuola del Comune di Milano, Mariolina Moioli, bergamasca, 66 anni, due pensioni (quella da ex deputata e da ex dirigente del ministero P.I. ), sposata e madre di tre figli, laureata in materie letterarie, ex deputato del CDU,  una vita intera passata ad amministrare,  già indagata  per i  reati di  truffa aggravata, corruzione, peculato, falso, finanziamento illecito ai partiti,  si sono concluse le indagini preliminari  della magistratura.  L'avviso della conclusione delle indagini,  previsto dall' ex art. 415 bis c.p.p, glielo ha notificato  un Ufficiale della Guardia di Finanza. Ora  la Moioli dovrebbe  essere rinviata a giudizio dal Gip e, quindi, rispondere delle gravissime accuse davanti a un  Tribunale con i suoi sodali (13 persone) tutti rigorosamente bergamaschi.(e poi Salvini della Lega Nord  viene accusato di razzismo!)
sposata e madre di tre figli:
sposata e madre di tre figli:
sposata e madre di tre figli:ex deputato Cdu, una vita intera in politica,  è indagata ufficialmente dalla Procura milanese per i seguenti reati: corruzione, truffa aggravata, finanziamento illecito a partiti, peculato e falso. Chi ha recapito l'avviso di garanzia alla Moioli è stata la Guardia di Finanza. Insieme ai suoi amici e collaboratori (tutti bergamaschi) avrebbe incassato come "ingiusto profitto" la somma di 1 milione e 500 mila euro.
L'inchiesta,  coordinata dal procuratore aggiunto, Roberto Robledo, e dal Pm, Tiziana Siciliano, riguardava la gestione e l'erogazione illecita di una serie di finanziamenti del fondo a tutela dell'infanzia ad associazioni legate alla Compagnia delle Opere.
Indagata Mariolina Moioli assessore della giunta Moratti
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La Moioli, rozza, provinciale, metodi spicci e sbrigativi, attualmente unica  consigliera comunale di  "Milano al Centro" (grazie ai voti pagati ad un noto movimento politico come del resto fece nel 2006 che ne pagò 400 per entrare a Palazzo Marino  in quanto illustre sconosciuta ai milanesi) , è stata coinvolta nell'inchiesta che aveva portato all'arresto di Patrizio Mercadante, ex dirigente del comune di Milano poi sospeso, per una serie di presunti finanziamenti illeciti. (il Mercadante era un dirigente scolastico della bergamasca e fu trasferito in assessorato dalla Moioli ove percepiva annualmente la somma di 114 mila euro l'anno). Indagata Mariolina Moioli assessore della giunta Moratti
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Con la Moioli sono indagate altre 13 persone. Secondo la ricostruzione della procura, sarebbero state versate tangenti per l'appalto delle case vacanza del comune di Milano.  




     Moioli e Mercadante al Teatro La Scala ai tempi d'oro


Recentemente Mercadante è stato rinviato a giudizio. Secondo l'accusa, era lui a gestire i presunti finanziamenti illeciti concessi dall'assessorato alla Famiglia a una serie di associazioni. Nell'ambito dell'inchiesta nei mesi scorsi è stata anche sentito come testimone l'ex sindaco Letizia Moratti. Nell'ottobre 2012 l'inchiesta  ha portato all'arresto di una serie di persone, tra cui Patrizio Mercadante, l'ex direttore del settore Minori dell'assessorato comunale milanese alla Famiglia, guidato da Moioli, per una vicenda di presunti appalti truccati per oltre 30 milioni di euro sulle cosiddette 'case vacanza', ossia le colonie estive per bambini. Il direttore del settore Minori del Comune di Milano Patrizio Mercadante in quella circostanza  fu arrestato per corruzione, turbativa d’asta, truffa ai danni del Comune. In carcere anche l’imprenditore turistico Dario Zambelli, Antonio Picheca, commissario straordinario di una fondazione accusato di aver corrotto il dirigente e, ai domiciliari, Giulia Pezzoli, collaboratrice di Picheca.



Mercadante era stato  rinviato a giudizio con le accuse di corruzione e turbativa d'asta per la vicenda degli appalti pilotati, assieme a un ex manager della Cisl di Bergamo, Dario Zambelli, mentre alcuni imprenditori hanno patteggiato e uno è stato condannato.
 Secondo il nuovo filone d’inchiesta, chiusa martedì dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dal pm Tiziana Siciliano, è di circa un milione e mezzo di euro la somma complessiva dei  finanziamenti illeciti, stanziati a favore anche di associazioni vicine alla Compagnia della Opere da parte del Comune di Milano. I magistrati ipotizzano che gli artefici principali della truffa siano stati l’ex assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali Mariolina Moioli, l’ex direttore del Settore Minori e Giovani Patrizio Mercadante (già rinviato a giudizio per l’inchiesta da cui nasce questo nuovo capitolo) e un esponente della Cdo, Diego Montrone, chiamato in causa in quanto legale rappresentante della Società Cooperativa Galdus. 
«TRUFFA AI DANNI DEL COMUNE» - Secondo quanto scritto nell’avviso di chiusura delle indagini, firmato dal pm di Milano Tiziana Siciliano, Patrizio Mercadante «nella sua qualità di Direttore di Settore Minori e Giovani fino al luglio del 2011, di concerto con l’assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche sociali fino al 31 maggio 2011», Mariolina Moioli, avrebbe truffato lo stesso Comune di Milano approvando il 23 maggio del 2011 il progetto «I giovani domandano, Milano risponde», «presentato dalla società cooperativa Galdus, rappresentata da Diego Montrone, già direttore musicale dell’Orchestra sinfonica della Compagnia delle Opere», anche lui accusato di truffa. Progetto, scrive il pm, «che Moioli e Mercadante sapevano essere inesistente».
               


«FALSO FINANZIAMENTO» - Con un falso finanziamento, secondo l’accusa, Mercadante e Moioli si sarebbero procurati illecitamente circa 120 mila euro che sulla carta dovevano essere destinati a quel finto progetto in base alla legge a favore dell’infanzia». Soldi liquidati dal Comune di Milano e che sarebbero andati invece a coprire «spese di propaganda elettorale o comunque privatistiche». Circa 32 mila euro, infatti, sarebbero serviti all’ex assessore per pagare spot radiofonici sull'emittente radio 105 «trasmessi dal febbraio all’aprile del 2011 consistenti in apparenti interviste (in realtà registrazioni precostituite) di Moioli, accompagnata dal sindaco pro tempore Moratti, inconsapevole della truffa in atto».  

«SPESE ELETTORALI E FESTE» - Oltre 98 mila euro, invece, sarebbero serviti per «pagare i costi sostenuti per la grande festa in onore del 21mo anniversario di costituzione della società cooperativa Galdus, tenutasi il 6 maggio 2011, ormai a ridosso delle elezioni, dove la candidata Moioli, sempre accompagnata dal sindaco Moratti, era intervenuta quale ospite d’onore». Mercadante, in relazione a questo episodio, uno dei tanti riportati nei capi di imputazione, avrebbe ricevuto anche quasi 5 mila euro, girati al nipote Andrea Sciolti, «quale prezzo per l’indebito finanziamento» del progetto inesistente. 


CASE VACANZA - L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dal pm Tiziana Siciliano, è una tranche dell’indagine sulle colonie estive all’epoca della giunta di Letizia Moratti. 
Che la Moioli fosse una donna non retta e non integra politicamente   lo sapevamo già nel 2006 quando lei si trasferi da Bergamo a Milano e negoziò con la Moratti l'assessorato più importante della Giunta per fare affari (io per 5 anni l'ho contrastata e avversata su internet  per la questione morale  ma la Moratti non l'ha mai scaricata. Dunque lei sapeva cosa faceva la sua sottoposta e perchè l'ha coperta? ) La Moioli prese casa a  Milano e, per evitare chicchericci,  si fece dare un alloggio dall'Istituto dei ciechi (sede: Via Vivaio, 7 - Milano) diretto dal signor Rodolfo Masto, (fedelissimo dell'ex deputato dc Gaetano Morazzoni) e lo intesta a sua figlia. Anche per la figlia della sua segretaria, Giulia Pozzoli, c'è posto in un alloggio dell'Istituto dei ciechi. Non poteva mancare la chiaccherata e discussa dirigente  calabrese, Carmela Maddaffari, che ottiene anche lei all'Istituto dei ciechi un alloggio intestato a sua figlia. Insomma tutto  lo staff dirigenziale dell'assessorato ai servizi sociali ha una casa all'Istituto dei ciechi. E' una casualità o le assegnazioni sono state pilotate? Il signor Masto, a questo punto,  deve dimettersi e spiegare in primis ai ciechi e poi ai milanesi queste strane assegnazioni alla Cerchia della Moioli. Tanto Masto guida già un altro ente che è il Golgi Redaelli ove nel CdA siede pure  l'uomo di Prada Maurizio (collettore di tangenti nell'inchiesta Mani Pulite del  92)  cioè il signor Luciano Riva Cambrin ex tranviere  che controllava nella DC di Milano oltre mille tessere. Poi Masto è nel CdA della Fondazione Cariplo (cumula tre incarichi, è il Mastropasqua milanese).  L'Istituto dei ciechi riceverà un contributo di 100 mila euro  per il progetto “Insieme per …”. Antonio Picheca, segretario dell'Istituto dei ciechi viene nominato commissario straordinario della Fondazione Pini dal Prefetto Lombardi. Dà consulenza a Mercadante pagata 20 mila euro. Dà appartamenti in locazione, assume presso la Fondazione Pini, campagna elettorale Moioli, dà incarico a Callarotti (collaboratore di Mercadante) e Alessio (figlia della Maddafari). Anche il figlio del Prefetto Lombardi avrà in assegnazione un immobile dell'Istituto dei ciechi per il figlio.
Ma vediamo una inquitante  telefonata tra Mercadante il funzionario del provveditorato di Milano Antonio Lupacchino. Il 23 marzo 2012  Mercadante in un colloquio telefonico intercettato dagli investigatori si sfoga con Antonio Lupacchino, “rivelando la sua rabbia ed amarezza – riporta il provvedimento – per l’atteggiamento tenuto dalla Moioli che aveva preso le distanze da lui” dopo alcune perquisizioni della Finanza e l’acquisizione di documenti sui progetti finanziati, in particolare “Uno sguardo sulla città”, sul quale si concentrano molte delle attenzioni degli investigatori.
Nel dialogo intercettato una settimana dopo ancora Lupacchino chiede a Mercadante: “La Mariolina che dice?”. E il funzionario risponde: “Mah… leiiii non sa niente non sa… ma no, sta incazzata perchè il problema è suo, oltre che mio, perché… Quello che ho fatto… Io tutti i progetti che li ho fatti sono tutti a persone sue, però li abbiamo fatti bene, come posso dire… eee… abbiamo fatto progetti in cui abbiamo rivalutato il patrimonio del Comune….”. E ancora Mercadante: “…lei secondo me sbaglia quando dice… ‘non ne so niente!’… Cazzo, come non ne sai niente!?… eee… Saiiii, va beh! Cose per bene, è chiaro che se poi colpiscono la mia famiglia che non c’entra un cazzo, mi incazzo…”  Mentre a  fine aprile 2012 però, in una conversazione telefonica, Mercadante parla di come la Moioli - dopo le notizie uscite sull’inchiesta - stia prendendo le distanze da lui. Non gli sta bene, e racconta a Picheca: «Magari sabato la vado a trovare a casa e glielo ribadisco: invece di difenderci te ne lavi le mani?». Sa bene, Mercadante, che le Fiamme gialle hanno preso alla Fondazione Pini i contratti d’affitto delle case intestate alla figlia della Madaffari (che risulta aver avuto anche un incarico partime dalla fondazione) e alla figlia minore della stessa Moioli. «Tutto regolare, mia figlia ha partecipato a un bando: paga 1.200 euro al mese per un bilocale» sosteneva l’ex assessore.                         
Mariolina Moioli, insomma, resta il centro politico di questa vicenda: è lei a far assumere, a febbraio 2011, Giulia Pezzoli con un contratto di lavoro subordinato nella sua segreteria e un compenso di 12.760 euro lordi. La delibera specifica che «l’assessore Moioli ha espresso la necessità di avvalersi della collaborazione» della Pezzoli, guarda caso bergamasca pure lei. «La conoscevo io, non Mercadante, mi serviva una persona e l’ho chiamata» dice ora l’ex assessore della giovane collaboratrice, andata via da Palazzo Marino dopo le elezioni perse. Scrive a proposito il gip: «Gli atti di indagine rivelano che la Pezzoli ha partecipato, con il Mercadante e il Picheca (segretario generale dell'Istituto dei ciechi, anche lui arrestato) più che attivamente alla campagna elettorale dell’assessore».           

La Moioli è accusata dalla Procura di avere intascato fondi pubblici, insieme ad altri PU, per un milione e mezzo di euro. Si è pagata la campagna elettorata del 2011 (in cui è stata trombata dai milanesi), ha speso 98  mila per la cooperativa Galdus di Comunione e Liberazione,  32 mila euro per spot radiofonici (destinati all'infanzia abbandonata).  Soldi del Comune destinati al progetto “Uno sguardo sulla città” erano stati usati per compensare buona parte dello staff elettorale di Mariolina Moioli. Le spese per la campagna elettorale dell’assessore (che sosteneva Letizia Moratti con una sua propria lista, “Milano al centro”) vengono definite dai magistrati definite “imponenti”.
È una legge del 1997 (“Disposizioni per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”) a varare un fondo per i minori. Ma nelle mani di Mercadante questo era diventato un canale per elargire finanziamenti agli amici e ad associazioni vicine alla Cisl e a Cl: 120mila euro finiscono all’associazione Galdus di CL  per uno studio “I giovani domandano, Milano risponde”, 273mila euro vanno al progetto “Orti didattici” della cooperativa Il Giardinone, 223 mila euro per il progetto “Pedibus” dell’associazione Meio Milano, 270mila euro per un lavoro sui burattini di un’associazione comasca, 100 mila alle suore Marcelline per il progetto “Crescere imparando a gestire i conflitti”…
Da ultimo fra gennaio e luglio 2011, inoltre, spunta una truffa da circa 331mila euro per la ristrutturazione e acquisto degli arredi di una serie di appartamenti e centri socio- ricreativi per anziani. Due episodi in cui la ristrutturazione si sarebbe limitata al rinnovo dei mobili, il cui "enorme sovraprezzo" è stato pagato con il contributo elargito dalla A2A, la partecipata del Comune e ora danneggiata.Il complicato meccanismo di compravendita degli arredi individuato dagli inquirenti e gestito anche da Myriam Gafforelli, un'amica "ultraventennale" dell'ex assessore pure indagata, sarebbe servito anche per inaugurare in tempi rapidi le strutture: "una operazione - scrive  il pm - di forte impatto elettorale" in vista del voto per Palazzo Marino. Un altro amico e collaboratore della Moioli è Paolo Glisenti che per un biennio di collaborazione come spin doctor del sindaco prenderà 957 mila euro. E la sua azienda personale la "Paolo Glisenti consulenze srl",  in soli 10 mesi, tra il 4 maggio 2010 e il 22 marzo 2011, incasserà 640 mila euro per due consulenze  senza fare alcuna gara come prevede la legge. Alla società di Glisenti arrivano altri soldi pubblici: 120 mila dalla società Risorse per Roma, per curare la presentazione della candidatura olimpica di Roma e altri 100 mila, sempre dalla società del Campidoglio nell'ambito del mezzo milione stanziato dal gabinetto del sindaco per la kermesse organizzata all'Eur che avrebbe dovuto rilanciare l’immagine di Alemanno dopo lo scandalo di Parentopoli. Peccato che Glisenti non riesca, nonostante il fiume di denaro che gestisce e controlla, a far eleggere nè la Moratti nè Alemanno. Un fallimento totale! Altro personaggio della triade è il ciellino  Roberto Pesenti, 63 anni,  giornalista bergamasco, che ha incassato una docenza allo Iulm di Milano e,  attualmente, si occupa di Expo presenti e futuri ma ha provveduto a cancellare in Internet ogni sua notizia cosi che riesce difficile a sapere i suoi compensi e i suoi incarichi pubblici.Di lui sappiamo che nel 2001 è stato promosso capoufficio stampa del Ministero PI dove la Moioli era dirigente. E che ha lavorato a Il Mondo, a Il Messaggero, e a Il Giorno.Mentre nel 2004 il ciellino  Formigoni  lo nomina Coordinatore delle relazioni con i Media, incarico che sara' svolto in stretta collaborazione con  l'Agenzia di Stampa 'Lombardia Notizie' e il suo direttore, e con la struttura regionale di Comunicazione istituzionale. Per il ministero guidato da Letizia Moratti il  Pesenti  ha curato, tra l’altro, la campagna di comunicazione sulla riforma scolastica, ‘Una scuola per crescere’, che aveva un budget di ben 5 milioni di euro.
                                

                                       Rodolfo Masto

Milano, di fronte a queste rete vergognosa di corruzione, di fronte a questi scandali inqualificabili, di fronte a questa impunità,  chiede ai magistrati di andare fino in fondo e di accertare le responsabilità penali gravissime. Sembra che l'inchiesta di Mani pulite sia passata invano. La corruzione, la truffa aggravata, il peculato a cui ci ha abituati la signora Moioli ci lasciano interdetti. Il sindaco Pisapia, poichè siamo in presenza di una truffa ai danni del Comune, deve reagire presto e subito. Deve mettere ordine all'Istituto dei ciechi, all'assessorato ai servizi sociali e costituirsi parte civile alla fine dell'inchiesta in quanto parte offesa. Noi, invece, chiediamo alla Moioli di dimettersi da consigliere comunale perchè è indegna di rappresentare i milanesi. Da un punto di vista etico morale e soprattutto perchè,  in 5 anni all'assessorato ai servizi sociali,  non ha lavorato per il bene comune,  ma esclusivamente per se stessa e la sua cerchia. Inoltre la Moioli non è mai stata trasparente e credibile  nella gestione della cosa pubblica come esortava il cardinale Tettamanzi durante il suo episcopato a Milano.  Di questa donna illegale, disonesta e sleale  Milano, purtroppo,  ricorderà solo  le sue truffe, la sua corruzione e il peculato ontologici. Mentre gli anziani, le donne e i bambini di Milano, a cui erano destinati i fondi pubblici, sono sempre stati esclusi a causa di questa associazione a delinquere che perseguiva   disegni criminosi  nell'esercizio delle loro funzioni  attraverso  amministratori pubblici.  Il che significa che, a Milano, la questione morale è tuttora aperta a 22 anni dall'inchiesta di  Mani pulite.

P.S.: Non sappiamo se la signora Moioli abbia ancora un posto, una poltrona, una prebenda  alla Fondazione Welfare Ambrosiano in via Felice Orsini, 21 ( Villa Scheibler a Milano) . Se  la Nostra fosse ancora  dentro dovrebbe, dopo questo enorme scandalo,  dimettersi senza se e senza ma. E chiedere scusa ai milanesi a cui ha sottratto il denaro pubblico a loro destinato.

 alberto.giannino@gmail.com


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lunedì 10 febbraio 2014

LA POLIZIA AL G8 DEL 2001 FU RESPONBILE DI PESTAGGI INAUDITI E DI COMPORTAMENTI ILLEGALI DEGNI DEI PEGGIORI REGIMI AUTORITARI

L'ex capo dello Sco della polizia, Gilberto Caldarozzi - nell'ambito delle violenze alla Diaz commesse dalle forze dell'ordine contro no-global indifesi durante il G8 di Genova del 2001 - ad avviso della Cassazione, si "è prestato a comportamenti illegali di copertura poliziesca propri dei peggiori regimi antidemocratici" e, per questo, legittimamente, scrivono gli 'ermellini', la magistratura di sorveglianza gli ha negato l'affidamento in prova". Con la conseguenza che Caldarozzi, condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi di reclusione, deve scontare ai domiciliari, e non in espiazione esterna, questa ultima parte della pena non coperta dall'indulto.
Nessun "ripensamento critico" per Caldarozzi - La Suprema Corte, inoltre, nella sentenza 6138 depositata - con le motivazioni della conferma del no all'affidamento ai servizi sociali deciso nell'udienza dell'11 dicembre - aggiunge che con "stretta coerenza logica", il Tribunale di sorveglianza lo scorso aprile ha dato parere negativo all'espiazione esterna per la "non apprezzabile predisposizione del condannato ad un ripensamento critico della sua condotta, dedotta dalla sua indifferenza rispetto ad una prospettiva risarcitoria volontaria delle vittime, dalla lettura minimale delle sue responsabilità, dal rifiuto di esprimere pubblica ammenda per quanto accaduto in riferimento alle sue colpe".
Violenze alla Diaz un fatto "di estrema gravità" - Ritiene, la Cassazione, che le violenze alla Diaz siano un fatto, in sè, di "estrema gravità" in quanto si è trattato di "un pestaggio forsennato, di inaudita violenza e privo di alcuna ragione di inermi dimostranti colti nel sonno mentre si trovavano al chiuso di un edificio scolastico". Per quanto riguarda gli addebiti contestati a Caldarozzi, i supremi giudici sottolineano che nel 2001 lui era "dirigente della polizia, tutore della legge e della legalità" e si è prestato "a comportamenti illegali di copertura poliziesca proprii dei peggiori regimi antidemocratici, in violazione di diritti fondamentali di libertà, di tutela giudiziaria, della dignità della persona, riconosciuti in tutte le democrazia occidentali, dalla nostra suprema carta e nella stessa Corte europea dei diritti". Tra i fattori che avrebbero potuto spezzare una lancia a favore dell'affidamento in prova, la Cassazione sottolinea il "recentissimo impegno" di Caldarozzi, dallo scorso febbraio, nel volontariato, e l'attività lavorativa come "consulente per la sicurezza in favore di un importante istituto di credito" a seguito della sua sospensione dal servizio per cinque anni. Ma sono dettagli liquidati come "sub valenti" rispetto agli altri "elementi sfavorevoli".
                                                               


 Erano  state confermate in via definitiva le condanne per falso aggravato inflitte agli alti funzionari di polizia coinvolti nelle violenze alla scuola Diaz di Genova, il 21 luglio 2001. Lo aveva  deciso la quinta sezione penale della Cassazione. Nel dettaglio, la Cassazione aveva confermato l'impianto accusatorio della Corte d'Appello di Genova del 18 maggio 2010. Convalidata la condanna a 4 anni per Francesco Gratteri, attuale capo del dipartimento centrale anticrimine della Polizia; convalidati anche i 4 anni per Giovanni Luperi, vicedirettore Ucigos ai tempi del G8, oggi capo del reparto analisi dell'Aisi. Tre anni e 8 mesi a Gilberto Caldarozzi, attuale capo servizio centrale operativo. Convalidata anche la condanna a 5 anni per Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma. 
                                                                  
 Interdizione dai pubblici uffici per 5 anni - La Cassazione ha confermato le pene accessorie dell'interdizione dai pubblici uffici per tutti i dirigenti condannati per i falsi verbali nella vicenda della Scuola Diaz. In pratica, a parte la condanna per Vincenzo Canterini che aveva cinque anni di reclusione che verranno ridotti per la prescrizione del reato di lesioni, per gli altri dirigenti, tra i quali Gratteri, Caldarozzi e Luperi, rimangono inalterate le pene del verdetto d'appello.
Prescrizione per otto capisquadra - Sono otto i capisquadra del VII Nucleo Speciale della Squadra Mobile di Roma nei confronti dei quali la Cassazione aveva dichiarato la prescrizione del reato di lesioni ai danni dei no global della Scuola Diaz di Genova. Si tratta degli agenti di polizia Tucci, Cenni, Basili, Ledoti, Compagnone, Stranieri, Lucaroni e Zaccaria. A quanto si è appreso nei loro confronti, data la dichiarazione di prescrizione, non dovrebbe scattare la pena accessoria della condanna all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.
I legali delle vittime: giustizia è fatta - "Ci sono voluti 11 anni per arrivare a questo verdetto e la Cassazione è stata coraggiosa. Mai, nelle democrazie occidentali, si è arrivati ad una condanna per funzionari della Polizia di così alto livello" ha commentato Emanuele Tambuscio, legale di alcuni no-global picchiati alla Diaz. "La catena di comando è stata condannata e questo è un grande risultato, rimane però il dato di fatto che quella notte alla scuola Diaz è stata una pagina nera per la democrazia italiana e il Parlamento non ha nemmeno fatto una Commissione di inchiesta per individuare le responsabilità politiche" ha detto l'avvocato Francesco Romeo, difensore di alcune vittime del pestaggio alla Diaz. Heidi Giuliani, madre di Carlo ucciso durante il G8, ha aggiunto che "la giustizia c'é benché incompleta". "In verità le responsabilità sono più ampie - ha aggiunto Giuliani - e penso all'assoluzione dell'allora capo della polizia e al mancato processo per la morte di mio figlio".
Il primo processo -  Il primo grado si era concluso il 13 novembre del 2008, con 13 condanne per 35 anni e sette mesi di reclusione e l'assoluzione di chi guidava la catena di comando. In appello, invece, le condanne - emesse il 18 maggio del 2010 - colpirono anche gli uomini più alti in grado (per un totale di 85 anni di reclusione). Il faldone della Diaz è arrivato in Cassazione solo lo scorso 26 novembre, per le lungaggini nelle quali si sono trascinate le operazioni di notifica, sollevando le proteste degli avvocati delle parti lese. La Suprema Corte ha però fissato l'udienza entro i 'canonici' sette mesi dall'arrivo delle carte mettendo fine alla spirale dei ritardi.  Finora il ministero dell'Interno ha pagato circa un milione e mezzo per le prime tranche del risarcimento alle vittime e le spese legali di chi si è costituito parte civile, ossia quasi tutte le persone picchiate e arrestate.                          

sabato 8 febbraio 2014

IL BLOG DI BEPPE GRILLO


                         LETTERA APERTA




Egregio Signor Beppe Grillo,
leggo con amarezza sulle agenzie di stampa che i PM di Torino hanno chiesto 9 mesi di reclusione e 200 euro di multa  perchè lei avrebbe rotto i sigilli di una baita-presidio in zona  No Tav in Val di Susa per fare un comizio.  Non solo:  leggo che le Procure sono scatenate per contestarle il fatto di aver esortato pubblicamente  le forze dell'Ordine alla disobbedienza e a non scortare più i nostri politici, articolo 266 C.P. Ora rischia una pena di almeno due anni di reclusione.  Le auguro di uscirne bene da questa vicenda giudiziaria e subito. Per questo non la chiamerò mai  pregiudicato neanche in caso di condanna definitiva. In comune, lei ed io,  abbiamo la lotta alla corruzione, all'evasione fiscale e ai privilegi della Casta. Prima nel mirino delle Procure c'era Berlusconi, adesso tocca a lei. Così  quando andremo al voto lei sarà indebolito  dalle inchieste giudiziarie e i suoi voti andranno a Renzi. Che potrebbe vincere subito o al ballottaggio. Mentre il M5 stelle (che è il terzo polo come dice bene Casini) resterebbe all'opposizione.  A questo punto le consiglio di fare una campagna elettorale per stare all'opposizione, per attaccare i boiardi di Stato, per attaccare gli evasori fiscali e tutti coloro che hanno privilegi, posti e prebende dalla politica. Sono convinto che faranno di tutto per ridimensionare il M5stelle. Bene, ne prenda atto. Faccia una battaglia dura, intransigente, senza scendere a compromessi con alcuno. Vede che strano Paese è il nostro? I farabutti e i delinquenti sono a piede libero compresi i politici di ogni sponda. Per lei ci sono già pronti gli avvisi di garanzia solo  per avere abbracciato un poliziotto e avergli detto "siamo fratelli non siamo in guerra".  Chi le ha fatto questo regalo elettorale (le coincidenze sono davvero preoccupanti e inquietanti) non è l'odiato Cavaliere che lei chiama pregiudicato con una valenza e una connotazione alquanto negative. No. Lui non controlla nè il partito dei giudici nè il loro sindacato di riferimento. 
Concludo. Il suo movimento è votato da milioni di giovani che sono stati ingannati e delusi da questa classe politica;  non hanno un futuro, non hanno un lavoro, non hanno nulla. Solo il debito pubblico di 2104 miliardi di euro lasciatogli in eredità dal Pentapartito, da Prodi, e dai governi Berlusconi. E le procure che fanno? Indagano Grillo. Ma i politici marci , corrotti e ladri sono a piede libero disponibili a fare i referenti di Cosa Nostra che poi è quella associazione criminale che ha fatto saltare in aria i giudici Falcone e Borsellino e ucciso altri giudici. 

Lei, Grillo,  ha una responsabilità enorme: dare speranza a questi giovani che votano M5 stelle.  La crisi di speranza colpisce più facilmente le nuove generazioni che, in contesti socio-culturali privi di certezze, di valori e di solidi punti di riferimento, si trovano ad affrontare difficoltà che appaiono superiori alle loro forze. Penso a tanti giovani  feriti dalla vita, condizionati da una immaturità personale che è spesso conseguenza di un vuoto familiare, di scelte educative permissive e libertarie e di esperienze negative e traumatiche. Per alcuni – e purtroppo non sono pochi – lo sbocco quasi obbligato è una fuga alienante verso comportamenti a rischio e violenti, e verso tante altre forme di disagio giovanile. La invito, signor Beppe Grillo, in questo nichilismo dilagante   a dedicarsi seriamente ai giovani, a non lasciarli in balìa di se stessi ed esposti alla scuola di “cattivi maestri”, ma  ad educarli ai valori umani sociali e religiosi, ad impegnarli  in iniziative serie, che permettano loro di comprendere il valore della vita in una stabile famiglia fondata sul matrimonio. Solo così si dà loro la possibilità di progettare con fiducia il loro futuro. Oggi, infatti, si affievoliscono, specie tra le giovani generazioni, i valori naturali e cristiani che danno significato al vivere quotidiano e formano ad una visione della vita aperta alla speranza; emergono invece desideri effimeri e attese non durature, che alla fine generano noia e fallimenti. Tutto ciò ha come esito nefasto l’affermarsi di tendenze a banalizzare il valore della stessa vita per rifugiarsi nella trasgressione, nella droga e nell’alcool, diventati per taluni rito abitudinario del fine settimana. Persino l’amore rischia di ridursi ad “una semplice cosa che si può comprare e vendere” e “anzi l’uomo stesso diventa merce” 
                                         

Dobbiamo, quindi,  fare i conti con gli ostacoli frapposti dal relativismo, da una cultura che mette Dio tra parentesi e che scoraggia ogni scelta davvero impegnativa e in particolare le scelte definitive, per privilegiare invece, nei diversi ambiti della vita, l’affermazione di se stessi e le soddisfazioni immediate.  Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione. Dentro a un tale orizzonte relativistico non è possibile, quindi, una vera educazione: senza la luce della verità; prima o poi ogni persona è infatti condannata a dubitare della bontà della sua stessa vita e dei rapporti che la costituiscono, della validità del suo impegno per costruire con gli altri qualcosa in comune.
Non si preoccupi di un avviso di garanzia o se i Pm di Torino hanno chiesto 9 mesi di reclusione. Il Paese non puo' attendere oltre. Questi politici in Parlamento  (quasi mille) e nelle Regioni fanno quello che vogliono con il denaro pubblico. Bisogna fermarli con l'arma del voto. I giovani sono intelligenti, fragili, generosi anche se un po' edonisti e consumisti. Credono, però, nei valori della libertà, della giustizia, della pace, della verità, dell'onestà,  dell'amicizia, dell'amore, del bello, della solidarietà, della fede, ecc.E qui sta la loro forza.
Ecco perchè Lei deve proseguire la sua battaglia (dall'opposizione) con i giovani che saranno la futura classe dirigente nonostante i disastri causati dai poteri forti per potere, arrivismo e denaro e dai politicanti e funzionari di partito che si sono arricchiti in nome del popolo italiano senza essere perseguiti penalmente dalla magistratura. Alla fine può darsi che l'Italia si ribelli a questo sudiciume e voti M5stelle. Ma, mi raccomando, lasci perdere il termine pregiudicato. La "guerra" si fa dialogando e ascoltando, oppure con gli insulti o le armi. Scelga la prima ipotesi.

 Cordiali saluti
Alberto Giannino