venerdì 9 maggio 2014

IL VERO BUSINESS DELL'EXPO DA ME DENUNCIATO NEL 2008-2009

                                      



Quella dell'Expo 2015 è una storia complicata, l'esposizione universale che l'anno prossimo si terrà a Milano, nei padiglioni che sono ancora in via di costruzione nell'area di Rho-Pero. Un evento colossale, che porterà (nelle speranze degli organizzatori) milioni e milioni di visitatori, che coinvolge circa 120 paesi, durerà sei mesi e si pensa possa avere delle ripercussioni importanti sulla ripresa economica e l'occupazione (il giro d'affari è stimato in 5 miliardi di euro, 500 milioni solo dalla vendita dei biglietti). Insomma, si attende che l'evento cominci anche per vedere se aiuterà l'Italia nel suo rilancio. Fino a questo momento, però, l'Expo ha più che altro messo in evidenza quelli che sono i classici problemi italiani.
Nel 2008 Milano vince l'assegnazione dell'Expo 2015, presidente del Consiglio è Silvio Berlusconi, superando la candidatura della città turca di Smirne. I mille progetti che iniziano immediatamente a venire presentati sono stratosferici: parchi urbani al confronto dei quali Hyde Park svanisce; la riapertura dei navigli, i canali d'acqua milanesi in gran parte ricoperti; il "boulevard" di Corso Sempione trasformato in un quartiere della cultura pedonale e ovviamente i tre grattacieli di CityLife, che non sono direttamente legati a Expo, ma che sono sempre stati visti come il simbolo della nuova città che sorge per l'esposizione universale.

Facile immaginare come nulla di tutto questo si sia mai visto, di come i progetti più ambiziosi e immaginifici siano stati presto messi da parte e come al loro posto siano sorte una miriade di infrastrutture più o meno utili, mentre i lavori per la residenza di lusso di CityLife e i suoi grattacieli iniziavano a inanellare ritardi. Ed ecco che, in poco tempo, proprio "ritardi" diventa la parola chiave di tutto  l'Expo. Ritardi nella costruzione delle infrastrutture, nelle nuove linee della metropolitana pensate appositamente per la manifestazione, nei nuovi collegamenti stradali, nei lavori più direttamente legati a Expo 2015.
 Una situazione che inizia a preoccupare fin dall'inizio l'allora sindaco di Milano Letizia Moratti e il presidente della Regione Roberto Formigoni, che su molti aspetti non si trovano d'accordo. Le prime difficoltà, insomma, non tardano a farsi notare, assieme a una raffica di dimissioni dalle cariche di punta: nel 2010 si dimette l'ad Lucio Stanca, nel 2011 si dimette Letizia Moratti dall'incarico di commissario straordinario, nel 2012 si dimette il commissario del Padiglione Italia Luigi Roth, e queste solo per restare alle cariche più importanti.
La città in buona parte non gradisce il "circo" dell'Expo, soprattutto per il sospetto che in troppi se ne stiano approfittando, e che dietro la facciata della "cibo per nutrire la terra" (che è il tema portante) si nascondano interessi economici e speculazione. Nascono i movimenti No Expo, che più che avere la possibilità di fermare l'esposizione universale milanese, provano a mettersi di traverso ai progetti più contestati: l'autostrada BreBeMi, la Rho-Monza, la Via d'Acqua (il nuovo canale, che avrebbe dovuto collegare il Canale Villoresi con il Naviglio Grande passando per il sito Expo, ma che oggi non si sa nemmeno se si farà più).
Nel frattempo cambiano sindaco e governatore, Giuliano Pisapia e Roberto Maroni, e si prova a imprimere un'accelerata ai lavori. Accelerata che passa dai finanziamenti statali per sbloccare i cantieri a volte fermi, ma che passa soprattutto dall'istituzione del commissario straordinario Giuseppe Sala, a cui vengono affidati poteri eccezionali per riuscire a fare andare le opere più spedite: tempi più rapidi per le gare d'appalto, meno vincoli paesaggistici per le opere temporanee, nessuna possibilità di ricorsi al Tar dopo l'assegnazione dei bandi. Insomma, si va di corsa. Con il rischio che tutta questa velocità, indispensabile per arrivare alla fine dei lavori per tempo, possa portare a infiltrazioni criminali e a speculazioni economiche.
È la crisi più profonda che Expo abbia mai attraversato, che fa parlare di una "nuova Tangentopoli" e che fa passare in secondo piano tutte le problematiche, anche gravi, viste finora. E questo proprio mentre si sta correndo come matti per rispettare le scadenza. Angelo Paris era infatti l'uomo con il compito di sorvegliare le gare e i lavori, un compito cruciale in questa fase. Il commissario Sala ha chiesto cinque giorni per trovare una via d'uscita. A questo punto, ritornano ancora più forti i timori che l'Expo possa non farcela.
E a questo punto, quelli che dovevano essere gli ultimi tocchi per il grande evento - la festa per l'inaugurazione dell'Infopoint in piazza Castello (l'Expogate), la nascita della mascotte Foody, la vendita dei biglietti che sta per cominciare - sembrano improvvisamente fuori luogo.
                                

CASO GUGLIOTTA, 9 POLIZIOTTI ALLA SBARRA E RICHIESTE DI CONDANNA


 

Roma, 9 mag. - Condannare gli agenti del reparto celere della polizia che hanno picchiato Stefano Gugliotta. Il pm Pierluigi Cipolla ha chiesto l'affermazione della penale responsabilità nei confronti dei poliziotti che la sera del 5 maggio 2010, in occasione di una finale di Coppa Italia, picchiarono Stefano Gugliotta dopo che uno di loro lo aveva fermato. Secondo quanto ricostruito dal magistrato, davanti ai giudici della X sezione penale del Tribunale di Roma, non c'era alcun motivo di ordine pubblico che dovesse portare al fermo di Gugliotta e di un suo amico che erano in motorino. Per l'agente che fermò Gugliotta e che inizio il pestaggio, il pubblico ministero ha chiesto tre anni di condanna, per gli altri otto due anni. Come ricordato dal magistrato, uno stesso agente di polizia urlò contro i colleghi: "Ora basta con i manganelli". Adesso è la volta di un vice questore aggiunto disonesto buzzurro e cafone chè è il disonore della Polizia  tuttora in servizio in  un'altra cittadina che mi minaccia e usa dossier falsi contro la mia persona. Il ministro dell'Interno, i Sottosegretari di stato e il Capo della Polizia devono sapere e conoscere il volto autoritario e violento di quest'uomo che viola la legge ogni giorno con i suoi uomini. . Resto a disposizione della commissione Interni di Casmera e Senato per produrre prove di ciò che dico mettendo a serio rischio la mia vita. 

mercoledì 7 maggio 2014

VATICANO, 848 PRETI SOSPESI A DIVINIS PERCHE' ACCUSATI DI PEDOFILIA




Ginevra (Svizzera), 6 mag. (LaPresse/AP) - Il Vaticano ha diffuso per la prima volta i dati sui provvedimenti imposti nei confronti di sacerdoti accusati di stupri e molestie nei confronti di bambini. Sono 848 i preti sospesi a divinis e 2.572 quelli cui sono state imposte punizioni minori, nel corso dello scorso decennio. In precedenza, nel suo documento annuale la Santa Sede aveva rilasciato dati discordanti sui provvedimenti, mentre ora li ha forniti in modo dettagliato, scorporati anno per anno. L'ambasciatore della Santa Sede alle Nazioni unite, l'arcivescovo Silvano Tomasi, ha riferito i dati durante il secondo giorno dell'udienza davanti alla commissione Onu che monitora l'applicazione della Convenzione contro la tortura. Tomasi ha insistito su quanto già dichiarato ieri, ovvero che il trattato si applicherebbe soltanto all'interno dei confini di Città del Vaticano. Tuttavia, i dati da lui diffusi riguardano tutto il mondo. Tomasi, inoltre, ha ammesso che gli abusi sessuali a danni di bambini "possono essere considerati tortura".

martedì 6 maggio 2014

IL PRESIDENTE DELLA LAZIO LOTITO: "NELLE CURVE C'E' SPACCIO E PROSTITUZIONE"

                                   


Dopo aver assistito ai fatti antecedenti alla finale di Coppa Italia, giocata proprio nello stadio Olimpico sede delle continue contestazioni degli ultras biancocelesti ai suoi danni, Claudio Lotito condanna il tifo delle curve e rincara pure la dose. "Nelle curve si è creata una zona franca, si deve sapere che c'è spaccio di droga, merchandising falso e prostituzione. Per estirparle occorrono processi per direttissima e tolleranza zero", dichiara il presidente della Lazio. Per il patron non ci sono mezzi termini: bisogna estirpare il fenomeno ultras. Per farlo Lotito non ha la minima intenzione di scendere a compromessi e auspica la mano pesante: "Il Daspo non basta". Intanto il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, intervistato a 'La telefonata' di Belpietro, torna sui fatti di sabato, chiarendo ancora una volta la dinamica dei fatti e soprattutto dei concitati momenti in cui Marek Hamsik ha colloquiato con il capo ultras Gennaro 'a Carogna: "La trattativa non sta né in cielo né in terra, nessuno puo' immaginare che lo Stato abbia deciso con i violenti di giocare né una partita. Come governo abbiamo il dovere di stabilire le regole, la sicurezza spetta all'autorità di pubblica sicurezza, in questo caso il prefetto, e da parte loro è stata valutata la possibilità di giocare. In curva si era diffusa la voce della morte di un tifoso per una faida fra tifoserie e, a livello di società come Napoli calcio, hanno deciso di mandare Hamsik per rassicurare la curva che così non era. La cosa concreta è che il ferimento è avvenuto a Tor di Quinto, a 3-4 km dallo stadio e la partita poi si è svolta regolarmente".

PAPA PAOLO VI SARA' BEATO

                                   



I cardinali e vescovi del dicastero per le Cause dei Santi hanno confermato il miracolo attribuito all'intercessione di Paolo VI, la guarigione inspiegabile di un bambino non ancora nato. La notizia è stata comunicata dall'Ansa. Montini sarà beato entro l'anno: la data prevista è il 19 ottobre, a conclusione del Sinodo dei Vescovi, organo istituito proprio da Paolo VI.




 La vita
Il 26 settembre 1897 Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, nasce a Concesio (Brescia) da Giorgio Montini, esponente di primo piano del cattolicesimo sociale e politico italiano di fine Ottocento, e da Giuditta Alghisi. Ordinato sacerdote il 29 maggio 1920, il giorno seguente celebra la prima Messa nel Santuario di Santa Maria delle Grazie in Brescia.

Trasferitosi a Roma, tra il 1920 e il 1922 il futuro Papa Paolo VI frequenta i corsi di Diritto civile e di Diritto canonico presso l'Università Gregoriana e quelli di Lettere e Filosofia presso l'Università statale.

Nel maggio 1923 inizia la carriera diplomatica presso la Segreteria di Stato di Sua Santità. È inviato a Varsavia come addetto alla Nunziatura Apostolica. Rientrato in Italia nell'ottobre dello stesso anno, è nominato dapprima (1924) assistente ecclesiastico del Circolo romano della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), quindi nel 1925 assistente ecclesiastico nazionale della stessa Federazione, carica che lascerà nel 1933.

Il 13 dicembre 1937 è nominato Sostituto della Segreteria di Stato e il 29 novembre 1952 Pro-Segretario di Stato per gli Affari Straordinari.

Il 1° novembre 1954 Pio XII lo elegge arcivescovo di Milano. Il 15 dicembre 1958 Giovanni Battista Montini è creato cardinale da Giovanni XXIII.

Il 21 giugno 1963 viene eletto Pontefice e il 29 settembre apre il secondo periodo del Concilio Ecumenico Vaticano II, che, alla fine del quarto periodo, concluderà solennemente l'8 dicembre 1965.

Il 1° gennaio 1968 celebra la prima Giornata mondiale della Pace.

Il 24 dicembre 1974 apre la Porta Santa nella Basilica di San Pietro, inaugurando l'Anno Santo del 1975.

Il 16 aprile 1978 scrive alle Brigate Rosse implorando la liberazione di Aldo Moro e il 13 maggio nella basilica di San Giovanni in Laterano assiste alla messa in suffragio dello statista assassinato e pronuncia una solenne preghiera.

Il 6 agosto 1978, alle ore 21.40, muore nella residenza estiva dei papi a Castel Gandolfo.

                                                        
Il magistero
Le encicliche
Ecclesiam Suam (6 agosto 1964), sul dialogo all'interno della Chiesa e della Chiesa con il mondo. Mense Maio (29 aprile 1965) che invita a pregare la Madonna per il felice esito del Concilio e per la pace nel mondo. Mysterium fidei (3 settembre 1965) sull'Eucaristia. Christi Matri (15 settembre 1966) con la quale chiede nuovamente preghiere alla Madonna per la pace nel mondo. Populorum progressio (26 marzo 1967) sullo sviluppo dei popoli. Sacerdotalis caelibatus (24 giugno 1967) sul celibato sacerdotale. Humanae vitae (25 luglio 1968) sul matrimonio e sulla regolazione delle nascite.
Altri documenti
Assai numerose le Lettere Apostoliche, le Esortazioni, le Costituzioni. Tra questi documenti meritano particolare menzione: le costituzioni apostoliche Paenitemini (17 febbraio 1966) sulla nuova disciplina del sacramento della Penitenza e Regimini Ecclesiae universae (15 agosto 1967); la lettera apostolica Octogesima adveniens (14 maggio 1971) per l'80° dell'enciclica di Leone XIII Rerum novarum; le esortazioni apostoliche Evangelica testificatio (29 giugno 1971) per il rinnovamento degli Ordini religiosi secondo l'insegnamento del Concilio, Marialis cultus (2 febbraio 1974) sul culto alla Madonna, Gaudete in Domino (9 maggio 1975) ed Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975) sull'evangelizzazione.               



I viaggi
Paolo VI fu il primo papa ad usare l'aereo per numerosi viaggi all'estero e in Italia.

All'estero
Terra Santa (4-6 gennaio 1964), nel corso del quale si incontrò con il patriarca ortodosso Atenagora.
India (2-5 dicembre 1964).
ONU, New York (4-5 ottobre 1965).
Fatima (13 maggio 1967).
Turchia (25-26 luglio 1967), nel corso del quale, ad Istanbul si incontrò nuovamente con il patriarca Atenagora.
Colombia (22-25 agosto 1968.
Ginevra (10 giugno 1969) dove visita il Bureau International du Travail e il Consiglio Ecumenico delle Chiese.
Uganda (31 luglio-2 agosto 1969).
Estremo Oriente (26 novembre-4 dicembre 1970).

In Italia
1964: Orvieto (11 agosto) e Montecassino (24 ottobre); 1965: Pisa (10 giugno); 1966: Alatri, Fumone, Ferentino, Anagni (1 settembre) e Firenze (24 dicembre); 1968: Taranto (24 dicembre); 1970: Cagliari (24 aprile); 1971: Subiaco (8 settembre); 1972: Udine, Venezia, Aquileia (16 settembre); 1973: Acilia (31 ottobre); 1974: Fossanova, Aquino, Roccasecca (14 settembre); 1976: Bolsena (8 agosto); 1977: Pescara (17 settembre).

Concistori
Paolo VI tenne sei Concistori (22 febbraio 1965; 26 giugno 1967; 28 aprile 1969; 5 marzo 1973; 24 maggio 1976; 27 giugno 1977) creando 142 nuovi Cardinali.

Paolo VI fissò a 120 il numero massimo dei cardinali elettori del papa e con il motu proprio Ingravescentem aetatem stabilì che al compimento dell'80° anno di età perdono il diritto alla partecipazione al Conclave per l'elezione di un nuovo papa ma non quello di essere eletti.

Principali incontri e udienze
1963: J.F. Kennedy, S. U Thant, A. Segni; 1964: il patriarca Atenagora, Re Hussein di Giordania, Sukarno; 1965: G. Saragat; 1966; M. Ramsey, arcivescovo di Canterbury; 1967: N.V. Podgornyj, due volte il patriarca Atenagora, L.B. Johnson, Ch. De Gaulle; 1968; S.S. Mobutu, il patriarca Makarios III; 1969: R. Nixon, Hailé Selassié; 1971: Tito, il card. J. Mindszenty; 1972: G. Leone, Suharto; 1973: N. Van Thieu, Golda Meir, il Dalai Lama; 1975: G.R. Ford; 1977: Coggan, arcivescovo di Canterbury, J. Kadar, K. Waldheim, E. Gierek; 1978: S. Pertini.

Riforme e innovazioni
Numerose le riforme e le innovazioni apportate da Paolo VI nelle strutture e nella vita della Chiesa. Tra queste: l'istituzione della Pontificia Commissione per le Comunicazioni sociali (11 aprile 1964); l'istituzione del Segretariato per i non cristiani (19 maggio 1964); l'istituzione del Segretariato per i non credenti (9 aprile 1965; l'istituzione del Sinodo dei Vescovi (15 settembre 1965); la riforma del S. Offizio (7 dicembre 1965); l'istituzione del Consiglio per i laici e della Pontificia Commissione «Iustitia et pax» (6 gennaio 1967); l'istituzione della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, della Prefettura della Casa Pontificia e dell'Ufficio centrale di statistica della Chiesa (15 agosto 1967); l'istituzione della Giornata mondiale della pace (8 dicembre 1967); l'istituzione dei Chierici della Cappella Pontificia e della Consulta dello Stato della Città del Vaticano (28 marzo 1968); l'istituzione della Commissione teologica internazionale (11 aprile 1969); il nuovo regolamento dell'Ufficio delle Cerimonie Pontificie (1 gennaio 1970); lo scioglimento dei Corpi armati Pontifici ad esclusione della Guardia Svizzera (15 settembre 1970); l'istituzione del Pontificio Consiglio «Cor Unum» (15 luglio 1971); l'istituzione della Pontificia Commissione per la revisione del Codice di Diritto Canonico Orientale (10 giugno 1972).

sabato 3 maggio 2014

47 DETENUTI MORTI NELLE CARCERI ITALIANE DALL'INIZIO DELL'ANNO

                                          

Roma, 2 mag. (Adnkronos) - Un detenuto di 51 anni in cella da due settimane, si è tolto la vita nel carcere di Poggioreale, a Napoli. Il suicidio risale a ieri ed è stato reso noto dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere.
''L'uomo -spiega una nota- faceva l'autotrasportatore e il 19 aprile scorso è stato fermato alla guida di un Tir con a bordo un ingente quantitativo di droga (78 kg di cocaina). Aveva accanto a se' il giornale che riportava la notizia del suo arresto''.
Da inizio anno, tira le somme l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, salgono a 50 i morti negli istituti penitenziari, 47 tra i detenuti (di cui 14 suicidi), mentre tra gli agenti di polizia penitenziaria si sono registrati 3 suicidi (l'ultimo in ordine di tempo il 29 aprile a Padova). A Poggioreale il precedente suicidio è del 19 febbraio scorso, quando un 33enne si è tolto la vita asifissiandosi con il gas.

venerdì 2 maggio 2014

PROSTITUTE NIGERIANE: LA REALTA' DI VOGHERA E QUELLA DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO

                                          

(ANSA) - SAN BENEDETTO DEL TRONTO (ASCOLI PICENO), 2 MAG -Reclutate in Nigeria, portate in Italia via Lampedusa dopo una traversata nel deserto libico, 'recuperate' dall'organizzazione criminale nei vari centri di accoglienza italiani dove erano state smistate, e sfruttate come prostitute di strada nella provincia di Ravenna. Con l'operazione 'Voodoo', coordinata dalla procura di Agrigento, i carabinieri di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) hanno stroncato un traffico di giovani prostitute gestito da cinque loro connazionali, tre uomini e due donne, tutti arrestati su ordine del Gip agrigentino Ottavio Mosti. Le prime indagini risalgono all'agosto 2011, al sequestro di una ragazza, che si era rifugiata in un centro di accoglienza del Sambenedettese, ma era stata 'riacciuffata' dai suoi sfruttatori.

Il Nucleo operativo dei carabinieri, all'epoca coordinato dalla procura di Ascoli Piceno, riuscì a rintracciare la giovane donna grazie ad una serie di intercettazioni e pedinamenti, e lei raccontò la sua storia, analoga a quella di tutte le altre vittime nigeriane della tratta. Nonostante il muro di omertà che circonda questo tipo di organizzazioni criminali, gli investigatori sono via via riusciti a documentare l'attività dei trafficanti e le loro strategie gestionali: il reclutamento delle ragazze, il viaggio verso l'Italia con tappa in Libia, le violenze e gli stupri durante il percorso, l'imbarco illegale verso Lampedusa.            


Una volta ottenuti i documenti di soggiorno temporaneo nel territorio nazionale e trasferite in varie città, le giovani donne vengono 'recuperate' da altri membri del gruppo criminale e portate a prostituirsi nel Ravennate. Per tenerle sotto controllo e terrorizzarle, questa organizzazione si avvaleva di una sorta di stregone, padre di due degli indagati, che dalla Nigeria minacciava le vittime e i loro familiari con vari riti voodoo. In manette sono finiti Destiny e Uche Obuh, residenti a Ravenna, Endurance Obuh, domiciliato a Roma, Bridget Owanlengba, domiciliata a Ravenna, Famous Erengbo, che vive a Castel di Lama (Ascoli Piceno). Altri indagati sono latitanti e sono in corso ricerche per rintracciarli. Perquisizioni sono state condotte nelle province di Ascoli Piceno, Ravenna, Roma e Brindisi.

                                              


N.B. Nella città di Voghera (Pavia), 40 mila abitanti, (sedi:Polizia, Carabinieri, Vigili urbani),  tutte le sere, diverse  ragazze nigeriane, si prostituiscono da anni   (dalle 22 alle 6) e nessuno ha mai assicurato alla giustizia i loro "protettori" che le sfruttano e le trattano da schiave. Perchè a Voghera le indagini non sono mai cominciate e quando avremo finalmente  un salto di qualità investigativo come a San Benedetto del Tronto? Perchè Voghera detiene un primato triste e negativo? Il Dirigente del Commissariato di PS Mauro Zampiero non ha nulla da dire rispetto a questo spettacolo indecente sulle strade della città visto che la Caserma dei Carabinieri sarà soppressa con Stazione e Compagnia?


MICROMEGA INGIURIA BERLUSCONI


                                                Paolo Flores d'Arcais

Roma, 2 mag. (TMNews) - "La libertà di Berlusconi è un'indecenza", l'affidamento ai servizi sociali andrebbe revocato e il leader di Forza Italia dovrebbe scontare la pena in carcere. E' il senso dell'appello lanciato da Micromega, (rivista del Gruppo L'Espresso) diretta da Paolo Flores d'Arcais con tiratura modesta di 15 mila copie) con l'hashtag #ingalera.
"Un delinquente patentato - si spiega nell'appello - può evitare di scontare la pena, attraverso l'affidamento ai servizi sociali, solo 'nei casi in cui si può ritenere che il provvedimento contribuisca alla rieducazione del reo' (art. 47 della Legge sull'ordinamento penitenziario). Era chiaro perciò - affermano i promotori - che le condizioni stabilite dalla legge per tale misura rieducativa non sono mai esistite". Dunque "non revocarla immediatamente diventa ora un affronto alla legge eguale per tutti, visto che il reo Berlusconi Silvio sta utilizzando quotidianamente il privilegio che gli è stato concesso per infangare le istituzioni, insultando come golpisti i magistrati che lo hanno condannato, e come torturatori quanti stanno cercando di assicurare alla giustizia il suo degno compare Dell'Utri, o addirittura per insultare un intero popolo con la speranza di un lurido tornaconto elettorale".
E allora "basta! La legge eguale per tutti viene calpestata ogni minuto di più che Berlusconi continua a passare in libertà, anziché in galera o in stringenti 'domiciliari' che gli inibiscano radicalmente la scena pubblica, che invece continua impunemente a lordare".

sabato 26 aprile 2014

LA CONOSCENZA DELLA VERITA'

                                            
 
di Giovanni XXIII

Di tutti i mali che, per così dire, avvelenano gli individui, i popoli, le nazioni, e così spesso turbano l’animo di molti, causa e radice è l’ignoranza della verità. E non l’ignoranza soltanto, ma talvolta anche il disprezzo e uno sconsiderato disconoscimento del vero. Di qui errori d’ogni genere, che penetrano negli animi e si infiltrano nelle strutture sociali, tutto sconvolgendo con grave rovina dei singoli e dell’umana convivenza. Eppure Dio ci ha dato una ragione capace di conoscere le verità naturali. Seguendo la ragione seguiamo Dio stesso, che ne è l’autore e insieme legislatore e guida della nostra vita; se invece o per insipienza o per infingardaggine o, peggio, per cattivo animo, deviamo dal retto uso della ragione, con ciò stesso ci allontaniamo dal sommo bene e dalla legge morale. Possiamo, certamente, attingere con la ragione le verità naturali, come si è detto; questa conoscenza però - soprattutto per quanto concerne la religione e la morale - non tutti possono facilmente conseguirla, e se la conseguono, ciò spesso avviene non senza mescolanza di errori. Le verità poi che trascendono la capacità naturale della ragione non possiamo in alcun modo raggiungerle senza l’aiuto di una luce soprannaturale. Per questo il Verbo di Dio, che «abita una luce inaccessibile» (1 Tm 6,16), per amore e compassione del genere umano, «si è fatto carne e abitò fra noi» (Gv 1,14), per illuminare «ogni uomo che viene al mondo» (Gv 1,9) e condurre tutti non solo alla pienezza della verità, ma ancora alla virtù e all’eterna beatitudine. Tutti perciò sono tenuti ad abbracciare la dottrina dell’evangelo. Se la si rigetta, vengono messi in pericolo i fondamenti stessi della verità, dell’onestà e della civiltà.

Come è evidente, si tratta di una questione gravissima, inseparabilmente connessa con la nostra eterna salvezza. Coloro i quali, come dice l’apostolo delle genti, «stanno sempre a imparare senza mai giungere alla conoscenza della verità» (2 Tm 3,7), e negano all’umana ragione la possibilità di arrivare a qualsivoglia verità certa e sicura e ripudiano anche le verità da Dio rivelate, necessarie per l’eterna salvezza: questi infelici sono ben lontani dall’insegnamento di Gesù Cristo e dal pensiero dello stesso apostolo delle genti, il quale esorta ad «arrivare tutti insieme all’unità della fede e alla piena conoscenza del Figlio di Dio... Allora non saremo più fanciulli sbalzati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, tra i raggiri degli uomini e la loro scaltrezza a inoculare l’errore. Ma, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo. È in virtù sua che il corpo tutto intero, grazie ai vari legami che gli danno coesione e unità, cresce mediante l’attività propria di ciascuno dei suoi organi e si costruisce nella carità» (Ef 4,13-16).

Coloro poi che, con ardire temerario, impugnano di proposito la verità conosciuta, e parlando, scrivendo, operando, usano le armi della menzogna per attirarsi il favore del popolo semplice e per plasmare a loro modo l’animo dei giovani, ignaro e molle come cera, quale abuso non commettono, quale opera riprovevole non compiono essi mai!



Non possiamo qui fare a meno di esortare a presentare la verità con diligenza, cautela e prudenza, tutti quelli specialmente che attraverso libri, riviste e giornali, di cui oggi c’è tanta abbondanza, esercitano così grande influsso sull’animo dei lettori, dei giovani soprattutto, e sulla formazione delle loro opinioni e dei loro costumi. Essi hanno il dovere gravissimo non già di propagare la menzogna, l’errore, l’oscenità, non ciò che è di incentivo ai vizi, bensì soltanto il vero, e tutto quello che è di sprone al bene e alla virtù. Con grande tristezza vediamo verificarsi anche oggi quello che già deplorava il Nostro predecessore di felice memoria Leone XIII, «serpeggiare, cioè, audacemente la menzogna... in grossi volumi e piccoli libri, nelle pagine svolazzanti dei giornali e con la pubblicità teatrale»; e vediamo altresì con grande tristezza «libri e giornali che si stampano per irridere la virtù e coonestare il vizio».
Oggi poi c’è da aggiungere a tutto questo, come voi ben sapete, venerabili fratelli e diletti figli, la radio, il cinema e la televisione, i cui spettacoli possono essere seguiti fra le pareti stesse domestiche. Da tali mezzi può bensì derivare un invito e un incitamento al bene e all’onestà e anche alla pratica cristiana delle virtù. Purtroppo, invece, e specialmente in mezzo ai giovani, essi servono non di rado di incentivo al malcostume, alla corruzione, all’inganno dell’errore e ad una vita viziosa. Per neutralizzare quindi, con ogni cura e diligenza, il cattivo influsso di questi mezzi pericolosi che si va sempre più diffondendo, bisogna fare ricorso alle armi della verità e dell’onestà. Alla stampa cattiva e menzognera bisogna contrapporre quella buona e verace. Alle trasmissioni della radio e agli spettacoli cinematografici e televisivi, fatti strumento di errori e di corruzione, bisogna contrapporne altri a difesa della verità e del buon costume. In tal modo queste recenti invenzioni, che purtroppo tanto possono come allettamento al male, potranno diventare per l’uomo strumenti di bene e insieme mezzo di onesto svago, e verrà il rimedio dalla stessa fonte donde spesso promana il veleno.
Non mancano poi quelli che, pur non impugnando di proposito la verità, si mostrano tuttavia a suo riguardo oltremodo incuranti e indifferenti, come se Dio non ci avesse dato la ragione per cercarla e raggiungerla. Tale riprovevole modo di agire conduce, quasi per un processo spontaneo, a questa assurda affermazione che tutte le religioni si equivalgono, senza alcuna differenza tra il vero e il falso. «Questo principio - per usare le parole del medesimo Nostro predecessore - porta necessariamente alla rovina di tutte le religioni, specialmente di quella cattolica, la quale, essendo la sola vera fra tutte, non può senza somma offesa venire messa sullo stesso piano delle altre». Il negare qualsiasi differenza tra cose tanto contraddittorie, può condurre poi a questa rovinosa conclusione, che non si ammette più alcuna religione né in teoria né in pratica. Come potrebbe Dio, che è verità per essenza, approvare o tollerare la trascuratezza, la negligenza, l’insipienza di coloro che, allorquando si tratta di questioni da cui dipende l’eterna salute di tutti, non ne tengono conto alcuno, né si curano affatto di cercare e trovare le verità necessarie e di tributare a lui stesso il culto dovuto?

Oggi tanto ci si affatica e tanta diligenza si pone nello studio e nel progresso dell’umano sapere, e la nostra epoca può ben gloriarsi delle mirabili conquiste raggiunte nella ricerca scientifica. Perché dunque non dovrebbe usarsi uguale impegno, anzi maggiore, per il sicuro acquisto di quel sapere che riguarda non già questa vita terrena e caduca, ma la celeste che mai verrà meno? Allora soltanto, quando avremo raggiunto la verità che scaturisce dall’evangelo e che deve tradursi nella pratica della vita, allora soltanto il nostro animo potrà godere il tranquillo possesso della pace e della gioia; gioia immensamente al di sopra di quella che può provenire dalle scoperte della scienza e da quelle meravigliose odierne invenzioni che giustamente vengono ogni giorno esaltate e portate, per così dire, alle stelle.

venerdì 25 aprile 2014

LA DOLCE VITA DI ROBERTO FORMIGONI. UNA VACANZA AI CARAIBI, UNA NEL SULTANATO DI OMAN, UNA IN CROAZIA, UNA IN SUDAFRICA, UNA A SAINT MORITZ, UNA IN VALTELLINA E TANTI TANTI SOLDI...




Il  13 aprile 2012 con l’accusa di avere distratto 56 milioni di euro dalla Fondazione Maugeri di Pavia, finiscono in carcere, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano, l’ex assessore alla Sanità lombardo Antonio Simone, il direttore amministrativo del polo sanitario Costantino Passerino, il consulente Gianfranco Mozzali, il commercialista Claudio Massimo e l’uomo d’affari Pierangelo Dacco’. 
Ai domiciliari va il Presidente della Fondazione, Umberto Maugeri. Le accuse a vario titolo sono riciclaggio, appropriazione indebita, associazione per delinquere, frode fiscale, fatture false. Dagli atti spunta il nome del Governatore Roberto Formigoni. 
Vengono pubblicati sulla stampa i verbali in cui Giancarlo Grenci, fiduciario svizzero di Dacco’ indagato per associazione per delinquere, mette in relazione l’uomo d’affari e Formigoni: «So che erano in rapporti d’amicizia e che risultano pagamenti con carte di credito di viaggi». La replica del governatore lombardo: «Un Presidente di Regione conosce tanta gente, nulla di male ad aver passato alcuni di giorni di vacanza con Dacco’» La Guardia di Finanza sequestra a sei indagati, tra i quali Dacco’, uno yacht di 30 metri, mille bottiglie di vini pregiati per un valore di oltre 300mila euro, 34 immobili, auto, moto e quote di società, oltre a 50 conti correnti riconducibili agli indagati. La Procura ipotizza l’esistenza di un’associazione a delinquere transnazionale finalizzata a plurimi reati. Emergerebbe l’esistenza di oltre 70 milioni di fondi neri accumulati negli anni e di cui Dacco’ era il `tesoriere´. 



Il gip Tutinelli concede i domiciliari a Passerino e Mozzali, due indagati che forniscono indicazioni ritenute utili agli investigatori. 
 Il capo della Procura di Milano Edmondo Bruti Liberati rende noto con un comunicato che Formigoni è indagato per corruzione aggravata dal carattere transnazionale. Secondo la ricostruzione della Procura, Formigoni avrebbe favorito con 15 delibere del Pirellone la Maugeri in cambio di un lungo elenco di «utilità», il cui valore ammonterebbe a 8 milioni e mezzo di euro. «Almeno 4 milioni - rivela un’informativa della Gdf - sarebbe lo `sconto´ di cui avrebbero goduto Formigoni e Alberto Perego (ndr memores domini convivente del Celeste) cui Dacco’ ha venduto una villa in Sardegna». 
 Il 12 febbraio 2013: i pm Laura Pedio, Antonio Pastore e Gaetano Ruta notificano l’avviso di chiusura delle indagini al presidente della Lombardia e ad altre 16 persone tra cui, oltre a Dacco’, Simone e agli ex vertici della Maugeri, a Nicola Maria Sanese, segretario generale della Regione e al dg dell’assessorato alla Sanità Carlo Lucchina.
Associazione per delinquere e corruzione. Con queste accuse l’ex Governatore della Lombardia, ora senatore di Ncd, Roberto Formigoni, è stato mandato a processo per il caso Maugeri assieme all’ex assessore regionale Antonio Simone, al faccendiere Pierangelo Daccò e ad altre sette persone. Accuse che Formigoni ha sempre respinto. 

 Lo ha deciso nel pomeriggio il gup di Milano Paolo Guidi dopo circa cinque ore di camera di consiglio. Il giudice, che ha in sostanza accolto la richiesta dei pm Laura Pedio, Antonio Pastore e Gaetano Ruta, ha solamente prosciolto Mario Cannata, avvocato ed ex consulente della Fondazione, e ha dichiarato il non luogo a procedere per alcuni fatti legati alle false fatturazioni avvenuti prima del luglio 2013. 
E così il prossimo 6 maggio, davanti ai giudici della decima sezione penale del Tribunale, si aprirà un dibattimento che si annuncia lungo e delicato. Alla sbarra, oltre a Formigoni (che è indagato anche per la vicenda Guarischi e per quella con al centro la discarica di cappella Cantone), Dacco’ e Simone, ci saranno anche Costantino Passerino, ex direttore amministrativo della struttura di riabilitazione di Pavia, Carlo Lucchina, ex direttore generale dell’assessorato alla sanità, Nicola Maria Sanese, ex segretario generale del Pirellone, Alberto Perego, amico storico del Celeste nonché suo convivente con altri `Memores Domini´ nella casa in via Villani di proprietà di Salvatore Ligresti, Alessandra Massei, ex dirigente regionale, Carla Vites , moglie di Simone (solo per riciclaggio), e Carlo Farina, il legale rappresentante di una società che, secondo le indagini, si sarebbe prestato per sottoscrivere contratti di consulenza fittizi con la Maugeri per giustificare il presunto dirottamento di fondi dalle sue casse verso conti esteri. 
 Dirottamento che, come hanno ricostruito le indagini, si sarebbe aggirato attorno ai 61 milioni in una decina di anni, cifra che avrebbe costituito la cosiddetta `provvista´ per pagare, tramite Dacco’ e Simone e sotto forma di benefits di lusso e utilità per circa 8 milioni, anche l’allora Presidente lombardo e ai suoi amici e familiari.                  

Viaggi aerei, vacanze ai Caraibi o a bordo di maxi-yacht, fino a un maxi sconto per l’acquisto di una villa in Sardegna e, tra l’altro, finanziamenti elettorali, in cambio di delibere di Giunta ad hoc che assicurassero alla Fondazione rimborsi «indebiti» per le funzioni non tariffabili (quindi extra Drg) e che, in base agli accertamenti, sono arrivati a sfiorare i 200 milioni di euro.  
 Un meccanismo questo che per l’accusa ha riguardato anche il San Raffaele, sebbene i fondi sottratti ammonterebbero a una cifra inferiore (per il crac dell’ospedale Dacco’, in carcere dal novembre 2011 è già stato condannato a 9 anni in appello), e che ha portato i tre pm a ritenere che Formigoni sarebbe stato tra i promotori di un’associazione per delinquere che avrebbe operato all’ombra del Pirellone per 14 anni, tra il 1997 e il 2011. Tanto che la Regione Lombardia, ora guidata da Roberto Maroni, si è costituita parte civile a fianco dell’Agenzia delle Entrate. 
 La Fondazione Maugeri imputata in qualità di persona giuridica, nei mesi scorsi ha patteggiato, con il versamento di un milione di euro a titolo di sanzione pecuniaria e la confisca di immobili per un valore di 16 milioni di euro mentre altre sei persone hanno chiesto di patteggiare a pene che vanno da un anno e 10 mesi a 3 anni e 4 mesi. La richiesta di due di loro sarà valutata dal gup il prossimo 16 aprile.  

Tra i rinviati a giudizio oltre a Formigoni c'è lo storico ciellino Antonio Simone già assessore alla sanità della Regione Lombardia.
Da oltre trent’anni sono migliori amici. Non solo. Entrambi sono cresciuti in seno a Comunione e Liberazione di don Luigi Giussani, a cui erano molto vicini. Uno dei due è diventato pure memor domini, ovvero consacrato laico del movimento e si chiama Roberto FormigoniAntonio Simone, ex assessore alla Sanità negli anni Novanta e Formigoni hanno destini diversi per i due amici, visto che uno è impegnato a rispedire al mittente ogni coinvolgimento negli scandali che hanno travolto la Regione Lombardia e l’altro, invece, già coinvolto in Tangentopoli, è finito in manette a San Vittore con l’accusa di riciclaggio e associazione a delinquere nell’ambito delle stesse inchieste. Tra loro uno “strettissimo legame personale”, come aveva dichiarato l’ex assessore a gennaio davanti ai pm di Milano.
Un rapporto sul quale squarcia il silenzio Carla Vites, moglie di Simone, che invia una lettera durissima al Corriere per denunciare tutte le bugie del governatore, dai suoi rapporti con Pierangelo Daccò, l’intermediario d’affari in campo sanitario arrestato per il crac del San Raffaele e destinatario di un altro ordine di custodia per l’inchiesta sulla Fondazione Maugeri di Pavia, fino alle lussuose vacanze tra yacht e chef. Nessuna rilevanza penale, ma un attacco frontale al ciellino Formigoni che rischia di fare rivoltare contro di lui la base del movimento.
La Vites scrive, nel giorno del 58esimo compleanno del marito, e immagina il presidente “su un letto megagalattico del Salone del Mobile, che se la ride soddisfatto” mentre Simone “detenuto nelle patrie galere di San Vittore da venerdì alle 16”. Poi aggiunge: “Mi risulta che il suo migliore amico, mentre lui si adagia mollemente a beneficio dei giornalisti esibendo quel che resta di un fisico a suo tempo quasi prestante, deve discutere su chi oggi avrà il diritto di allungare le proprie di gambe all’interno di una cella che ospita altri 5 detenuti”.         


 

Il presidente della Regione Lombardia, parlando a margine di un dibattito del Pdl a Roma, risponde: “Non commento la lettera della moglie di Simone. Rivendico l’amicizia quarantennale con Simone, ma aspetto che svuotino i bidoni della spazzatura per parlare”.

Restano però le parole pesanti della Vites, in controtendenza rispetto alla linea scelta da Formigoni, che, mentre montava lo scandalo, ha sempre preso le distanze dai suoi protagonisti. Daccò, oltre a essere coinvolto negli scandali San Raffaele e Maugeri, avrebbe pagato viaggi e vacanze ai Caraibi al titolare del Pirellone, secondo quanto ha raccontato ai pm di Milano il suo fiduciario svizzero, Giancarlo Grenci. Eppure, a fronte delle dichiarazioni, Formigoni spiega: “Conoscevo Daccò da molti anni, ma non ha mai avuto rapporti direttamente con me, ma con l’assessorato”. E anche su Nicole Minetti, inserita nel suo listino bloccato, aveva preferito scaricare le colpe sul fondatore del San Raffaele: ”Chiesi informazioni al fondatore, don Luigi Maria Verzè - aveva spiegato -che me la descrisse come seria e impegnata. Non trovai motivi specifici per oppormi alla richiesta del partito dinserirla nel mio listino”. Per non parlare del tenore di vita del Presidente, tutt’altro che sobrio, nonostante la sua appartenenza al gruppo dei Memores.
Menzogne su cui fa luce la Vites che ”da privata cittadina e soprattutto da militante ciellina della prima ora” si sfoga: “Non ho potuto trattenermi dal pormi una serie di domande, anche perché, pur essendo una persona qualunque, la sorte mi ha riservato una conoscenza ravvicinata con l’attuale Governatore della Regione Lombardia”. E scrive:
“Passiamo al fatto che [Formigoni, ndr] possa serenamente dire che non ha mai avuto rapporti direttamente con Daccò. Ebbene lo spettacolo dei suoi «rapporti» con Daccò è sotto gli occhi dei molti chef d’alto bordo dove regolarmente veniva nutrito a spese di Daccò stesso, vuoi Sadler, vuoi Cracco, vuoi Santin, vuoi Aimo e Nadia, per non parlare dei locali «à la page» della Costa Smeralda dove a chi, come me, accadeva di passare per motivi vari, era possibilissimo ammirare il nostro Governatore seguire come un cagnolino al guinzaglio Daccò, lo stesso con cui non aveva rapporti diretti.
Vederli insieme era una gioia degli occhi: soprattutto per una come me che assieme a tanti altri meravigliosi amici di Cl ha militato per lui volantinando, incontrando gente, garantendo sulla sua persona. Era una gioia degli occhi perché – e qui secondo me è la vera tragedia, cioè non tanto se e come egli abbia intascato soldi – Robertino con Daccò e tutta la sua famigliola, si divertiva e tanto!
Eccolo con la sua «24 ore»: me lo vedo sul molo di Portisco arrivare diritto da Milano pronto ad imbarcarsi sullo yacht di Daccò dove le sue figliole (guarda caso, non sono depositarie del diritto a usare del Pirellone come mega location per eventi da migliaia di euro a botta?) lo attendevano con ansia pronte a togliersi il pezzo di sopra del bikini appena il capitano avesse tirato su l’ancora, perché così il sole si prende meglio, chiaramente”.               

 Delle due l'una: o Roberto Formigoni è molto corrotto oppure è molto sfortunato (e molto tradito) nel circondarsi di amici che poi, a detta degli imprenditori di cui sono «consulenti», puntualmente usano il suo nome e la sua amicizia e il suo ruolo pubblico per lucrare denaro negli appalti della sanità decisi dalla Regione Lombardia che presiedeva.
LE INCHIESTE - I pm Pedio-Ruta-Pastore ne hanno chiesto il rinvio a giudizio per le ipotesi di «associazione a delinquere» e «corruzione» per i rapporti 2006-2011 con il mediatore Pierangelo Daccò e il triangolo multimilionario con l'istituto privato Maugeri che della consulenza di Daccò si avvaleva per «aprire porte in Regione». Ma adesso il senatore ncd  e neopresidente della Commissione Agricoltura è rinviato a giudizio anche per le ipotesi di «corruzione» e «turbativa d'asta»  nel procedimento penale sui suoi rapporti con un altro suo grande amico (dopo l'arresto di Daccò nel novembre 2011) compagno di viaggi di lusso: Massimo Guarischi, già consigliere regionale con Formigoni di Forza Italia, arrestato nel 2000 per gli appalti post alluvioni 1996-2000, condannato in Cassazione a 5 anni, poi tornato di casa in Regione come consulente della Hermex Italia srl, la società della famiglia Lo Presti in cerca di piazzare negli ospedali regionali un costoso acceleratore lineare per la diagnostica.        

LA DEPOSIZIONE - «Guarischi - dice il capofamiglia Giuseppe Lo Presti, che per la Procura gli avrebbe dato 900.000 euro - aveva sottolineato di essere amico del presidente Formigoni e aveva fatto intendere che parte dei soldi che gli versavo a titolo corruttivo erano destinati allo stesso. Mi viene chiesto di precisare meglio questo passaggio e non saprei come specificarlo. Posso solo dire che le somme di denaro mi venivano richieste da Guarischi sempre motivandole con l'esigenza di intervenire in Regione per farmi ottenere i finanziamenti». Guarischi «mi faceva intendere che il rilascio di questi finanziamenti poteva essere agevolato grazie alle sue conoscenze in Regione e in particolare con il presidente Formigoni», rapporto «nell'ambiente ampiamente noto». Le sfumature però non mancano. E non solo perché Guarischi, da tre mesi in carcere, ribatte «di avere con Formigoni solo condiviso un rapporto di amicizia da vent'anni, di non aver mai nemmeno parlato con lui della Hermex, e di non avergli versato mai alcuna somma». I due fanno insieme tanti viaggi e cene, e Lo Presti ricorda ai pm Gittardi e D'Alessio le «pressanti richieste di denaro da Guarischi nel giugno 2012 per un viaggio che doveva svolgere».
I «REGALI» - Ma racconta anche come «a Natale 2010 Guarischi mi chiese di comprare un regalo che lui voleva fare al presidente. Andai da Bulgari e comprai dei gemelli da 3.000 euro che consegnai a Guarischi a casa sua», ma «non so se poi Guarischi li ha dati a Formigoni: dico questo perché l'anno dopo ricevetti analoga richiesta da Guarischi e andai a comprare sempre da Bulgari in via Montenapoleone un braccialetto d'argento da 1.000 euro, che consegnai a Guarischi a casa sua» ma che un mese dopo «era al polso di Guarischi. A mia domanda, rispose che se lo era tenuto lui perché gli piaceva».
Anche il capitolo dei viaggi con Guarischi, dopo quelli pagati da Daccò, appare più variegato: qui Formigoni, a differenza del passato, può esibire un paio di ricevute.

I VIAGGI - Il viaggio in Oman dal 28 febbraio al 6 marzo 2013 (Guarischi, figlia, Formigoni e un'amica) costa 22.400 euro, e a nome Formigoni c'è un bonifico all'agenzia viaggi per 5.740 euro. Il fine anno 2011 in Sudafrica (Guarischi, Formigoni e due amiche) costa 55.500 euro, rispetto ai quali c'è un assegno di Formigoni da 7.340 euro e due della sua amica per 16.000, mentre Guarischi paga parte in assegni e 16.000 euro in contanti. Per i voli in Croazia nell'estate 2012 (Guarischi, Formigoni e 5 persone), la dipendente dell'agenzia ha ricevuto «contanti per 2.110 euro a fronte dei quali ho emesso 4 ricevute», una a «saldo Formigoni Roberto per 490 euro», ma «non ricordo chi abbia materialmente consegnato i contanti: potrei averli presi o a casa di Guarischi o potrebbero averli consegnati in agenzia gli altri passeggeri». Al momento non si sa, invece, chi avrebbe pagato il jet privato che il 3 settembre 2012 ha permesso a Formigoni di andare da Spalato a Milano (e poi tornare in giornata in Croazia) per partecipare ai funerali del Cardinale Martini.Ciò che la Dia sta verificando, insomma, è se la provvista dei bonifici/assegni di Formigoni fossero i contanti che Lo Presti afferma di aver dato a Guarischi su sua richiesta per oliare la Regione di Formigoni.
Infine l’imprenditore Giuseppe Lo Presti avrebbe “versato” un “assegno” da 9mila euro a Leonardo Boriani, ex direttore della Padania, il quale gli aveva detto che sarebbe servito per “una fondazione a nome di Maroni”. L’assegno, però, venne poi “incassato personalmente da Boriani”. Lo Presti  ha raccontato agli inquirenti di aver versato a Boriani “un assegno tratto dal conto corrente della Hermex”, la sua società, “nel dicembre del 2012”. Boriani “mi disse che si sarebbe costituita una fondazione a nome di Maroni, che la Lega era in difficoltà per le note vicende politiche e che sarebbe stato pertanto utile un finanziamento da parte della Hermex, che quantificò in 10 mila euro”.
Lo Presti avrebbe firmato, quindi, “un assegno della Hermex per 9mila euro non trasferibile che consegnai a Boriani senza intestarlo”. Boriani “precisò che faceva così perché la fondazione non era stata costituita”. Dopo un po’, ha proseguito, “io chiesi la ricevuta trattandosi di un finanziamento a una fondazione e lui disse che me l’avrebbe fatta avere”. Quando, però, Lo Presti controllò “in banca” si “rese conto che l’assegno era stato incassato personalmente da Boriani”.

                                  

LA CORRUZIONE NELLA SANITA' CI COSTA 6 MILIARDI DI EURO L'ANNO

                                                         

E' di 6,4 miliardi di euro all'anno il peso della corruzione sul sistema sanitario italiano. La stima è contenuta nel Libro bianco sulla sanità dell'Istituto per la promozione dell’etica (Ispe), presentato ieri a Roma alla seconda assise nazionale sull’etica di sanità pubblica, organizzata da Transparency International e Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità. Secondo le stime dell'Ispe, sui 114 miliardi di spesa del sistema sanitario del 2013, quasi sei miliardi e mezzo bruciati dalla corruzione, altri 14 miliardi sono andati dispersi in sprechi e 3,2 in inefficienze varie.
Come il solito, il peso maggiore di corruzione e sprechi si avverte al Sud, dove si concentra il 41% dei casi, contro il 30% del centro e il 23% del Nord. In generale, secondo il rapporto, corruzioni e frodi pesano in media sui sistemi sanitari tra il 5 e il 6 per cento. Partendo da questa stima, vengono fuori i circa sei miliardi e mezzo italiani.
Un tema quello delle frodi, che può avere molte facce. Dai cartelli tra case farmaceutiche per mantenere artificiosamente alti i prezzi, alle prescrizioni "pilotate" di medici compiacenti. Proprio a questo fenomeno è dedicato 'Il venditore di medicine', un film di Antonio Morabito che sarà nelle sale cinematografiche a maggio. Nel film un informatore medico per un'importante azienda farmaceutica, Bruno, da anni coltiva un gruppo di medici che, in cambio di viaggi, regali o soldi, sono disposti a prescrivere i suoi farmaci ai propri pazienti. In un difficile momento di tagli al personale, spinto da una capo area, cerca di allargare il proprio giro anche ad un celebre oncologo che sembra inizialmente restio. Pur di tenersi stretto il lavoro, in un momento di grande instabilità sociale, Bruno si dimostrerà capace di tutto.

martedì 22 aprile 2014

MARIA ELENA BOSCHI, LA MINISTRA PIU' BELLA DEL PARLAMENTO

                                                   

Maria Elena Boschi, 33 anni, single, originaria di Montevarchi (Arezzo), avvocato, esponente del Partito Democratico, è Ministro per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti col Parlamento. Due deleghe importanti in vista delle riforme che il governo Renzi intende attuare nel corso del suo mandato. Maria Elena è una donna di classe ed è molto bella. Inoltre crede nei valori dell'amicizia, del bene, del vero, del bello, della solidarietà, della verità, della giustizia, dell'amore, ecc.  Maria Elena è single ed è giustamente annoiata. Ama conversare, confrontarsi con un amico e odia la solitudine. Vorrebbe evitare la nuova storia con  un parlamentare perchè dopo una giornata di stress sui disegni di legge sul Titolo V o sull'art. 138 a cena vorrebbe parlare d'altro o magari uscire a cena in pizzeria o al ristorante con un amico. Vorrebbe un nuovo compagno  e almeno tre figli. Sicuramente gli impegni di governo non la aiutano. Tuttavia, oltre alla bellezza, ha tante qualità. Ha, infatti, competenze, conoscenze e abilità. Per esempio, si è laureata in giurisprudenza con 110 lode e ha conseguito un master in diritto societario. Bella e brava. Ma la sera quando rientra dal Parlamento o dal Partito non ha nessuno con cui parlare. Almeno Berlusconi ha Dudù...  Io consiglio a Maria Elena di adottare un gattino perchè è autosufficiente è affettuoso e attende la sua padroncina. E poi non richiede impegni particolari. Solo due coccole.


Maria Elena non si vergogna di essere religiosa e questo le fa onore. In questa società  materialista, edonista, laicista, consumista molti vivono come se Dio non esistesse. Ma invece occorre porsi razionalente le domande del vivere e del morire che il relativismo non ammette. Lei è per la dimensione orizzontale ma anche quella verticale, metafisica, trascendente e misteriosa. Vorrei richiamare a questo riguardo  il celebre episodio in cui il Signore era in cammino e un tale - un giovane - gli corse incontro e, inginocchiatosi, gli pose questa domanda: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17). Noi forse oggi non diremmo così, ma il senso della domanda è proprio: cosa devo fare, come devo vivere per vivere realmente, per trovare la vita. Quindi dentro questo interrogativo possiamo vedere racchiusa l’ampia e variegata esperienza umana che si apre alla ricerca del significato, del senso profondo della vita: come vivere, perché vivere. La “vita eterna”, infatti, alla quale fa riferimento quel giovane del Vangelo non indica solamente la vita dopo la morte, non vuol sapere soltanto come arrivo al cielo. Vuol sapere: come devo vivere adesso per avere già la vita che può essere poi anche eterna. Quindi in questa domanda questo giovane manifesta l’esigenza che l’esistenza quotidiana trovi senso, trovi pienezza, trovi verità. L’uomo non può vivere senza questa ricerca della verità su se stesso - che cosa sono io, per che cosa devo vivere - verità che spinga ad aprire l’orizzonte e ad andare al di là di ciò che è materiale, non per fuggire dalla realtà, ma per viverla in modo ancora più vero, più ricco di senso e di speranza, e non solo nella superficialità. E penso che questa – e l’abbiamo visto e sentito nelle parole del nostro amico – sia anche la nostra esperienza. I grandi interrogativi che portiamo dentro di noi rimangono sempre, rinascono sempre: chi siamo?, da dove veniamo?, per chi viviamo? E queste questioni sono il segno più alto della trascendenza dell’essere umano e della capacità che abbiamo di non fermarci alla superficie delle cose. Ed è proprio guardando in noi stessi con verità, con sincerità e con coraggio che intuiamo la bellezza, ma anche la precarietà della vita e sentiamo un’insoddisfazione, un’inquietudine che nessuna cosa concreta riesce a colmare. Alla fine tutte le promesse si dimostrano spesso insufficienti.                     
Occorre  prendere coscienza di questa sana e positiva inquietudine, a non aver paura di porci le domande fondamentali sul senso e sul valore della vita. Non bisogna fermarsi  alle risposte parziali, immediate, certamente più facili al momento e più comode, che possono dare qualche momento di felicità, di esaltazione, di ebbrezza, ma che non  portano alla vera gioia di vivere, quella che nasce da chi costruisce – come dice Gesù – non sulla sabbia, ma sulla solida roccia. Impariamo allora a riflettere, a leggere in modo non superficiale, ma in profondità la vostra esperienza umana: scopriremo, con meraviglia e con gioia, che il nostro cuore è una finestra aperta sull’infinito! Questa è la grandezza dell'uomo e anche la sua difficoltà. Una delle illusioni prodotte nel corso della storia è stata quella di pensare che il progresso tecnico-scientifico, in modo assoluto, avrebbe potuto dare risposte e soluzioni a tutti i problemi dell’umanità. E vediamo che non è così. In realtà, anche se ciò fosse stato possibile, nulla e nessuno avrebbe potuto cancellare le domande più profonde sul significato della vita e della morte, sul significato della sofferenza, di tutto, perché queste domande sono scritte nell’animo umano, nel nostro cuore,  e oltrepassano la sfera dei bisogni. L’uomo, anche nell’era del progresso scientifico e tecnologico - che ci ha dato tanto - rimane un essere che desidera di più, più che la comodità e il benessere, rimane un essere aperto alla verità intera della sua esistenza, che non può fermarsi alle cose materiali, ma si apre ad un orizzonte molto più ampio. Tutto questo voi lo sperimentiamo  continuamente ogni volta che ci domandiamo: ma perché? Quando contempliamo  un tramonto, o una musica muove in noi il cuore e la mente; quando proviamo che cosa vuol dire amare veramente; quando sentiamo forte il senso della giustizia e della verità, e quando sentiamo anche la mancanza di giustizia, di verità e di felicità.
L'esperienza umana è una realtà che ci accomuna tutti, ma ad essa si possono dare diversi livelli di significato. Ed è qui che si decide in che modo orientare la propria vita e si sceglie a chi affidarla, a chi affidarsi. Il rischio è sempre quello di rimanere imprigionati nel mondo delle cose, dell'immediato, del relativo, dell’utile, perdendo la sensibilità per ciò che si riferisce alla nostra dimensione spirituale. Non si tratta affatto di disprezzare l’uso della ragione o di rigettare il progresso scientifico, tutt’altro; si tratta piuttosto di capire che ciascuno di noi non è fatto solo di una dimensione “orizzontale”, ma comprende anche quella “verticale”. I dati scientifici e gli strumenti tecnologici non possono sostituirsi al mondo della vita, agli orizzonti di significato e di libertà, alla ricchezza delle relazioni di amicizia e di amore.
                                             


domenica 20 aprile 2014

SIENA, IL MAESTRO FONTANI VITTIMA DI MOBBING NELLA SCUOLA




Adriano Fontani, senese, 61 anni, maestro elementare, sposato, 2 figli, abita a Monteroni d'Arbia (Siena), ha avuto gli onori della cronaca per tre motivi. Il primo: l'allontanamento dai Testimoni di Geova per i loro metodi discutibili. Il secondo: la lotta feroce della scuola pubblica e del sindacato attraverso forme di mobbing e di bossing (gentaglia o plebaglia che ti attacca). Il terzo: la magistratura e il partito locale che lo perseguitano da anni. Fontani nella scuola ha subito ispezioni, sanzioni disciplinari, visite psichiatriche (peraltro brillantemente superate), trasferimenti, ma i suoi avversari non ci sono mai riusciuti a cacciarlo. Egli gode della stima delle famiglie e dei bambini a cui insegna e questa è la sua forza. Cioè è un maestro, un educatore serio, credibile, trasmette cultura e forma moralmente le nuove generazioni. Ancora adesso Fontani mostra lettere di ex alunni che lo ringraziano per l'educazione ricevuta e la cultura trasmessa. Egli ha a cuore il bene  dei nostri bambini, adolescenti e giovani. Fontani sa  infatti che da loro dipende il futuro di questa nostra società individualista, materialista ed edonista.

Fontani nella sua attività didattica è sempre stato sollecito per la formazione delle nuove generazioni, per la loro capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male, per la loro salute non soltanto fisica ma anche morale. Oggi aumenta  la domanda di un'educazione che sia davvero tale. La chiedono i genitori, preoccupati e spesso angosciati per il futuro dei propri figli; la chiedono tanti insegnanti, che vivono la triste esperienza del degrado delle loro scuole; la chiede la società nel suo complesso, che vede messe in dubbio le basi stesse della convivenza; la chiedono nel loro intimo gli stessi ragazzi e giovani, che non vogliono essere lasciati soli di fronte alle sfide della vita. Ma ogni vero educatore sa che per educare deve donare qualcosa di se stesso e che soltanto così può aiutare i suoi allievi a superare gli egoismi e a diventare a loro volta capaci di autentico amore.
Già in un piccolo bambino c'è inoltre un grande desiderio di sapere e di capire, che si manifesta nelle sue continue domande e richieste di spiegazioni. Sarebbe dunque una ben povera educazione quella che si limitasse a dare delle nozioni e delle informazioni, ma lasciasse da parte la grande domanda riguardo alla verità, soprattutto a quella verità che può essere di guida nella vita. L'educazione non può dunque fare a meno di quell'autorevolezza che rende credibile l'esercizio dell'autorità. Essa è frutto di esperienza e competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della propria vita e con il coinvolgimento personale, espressione dell'amore vero. L'educatore è quindi un testimone della verità e del bene: certo, anch'egli è fragile e può mancare, ma cercherà sempre di nuovo di mettersi in sintonia con la sua missione. Da queste semplici considerazioni emerge come in Adriano Fontani  sia decisivo il senso di responsabilità: responsabilità dell'educatore, certamente, ma anche, e in misura che cresce con l'età, responsabilità del figlio, dell'alunno, del giovane che entra nel mondo del lavoro. E' responsabile chi sa rispondere a se stesso e agli altri.
Esaminando le numerose sfide della nostra epoca, possiamo constatare che l’educazione occupa un posto di primo piano. Essa avviene oggigiorno in contesti in cui l’evoluzione degli stili di vita e di conoscenza crea fratture umane, culturali, sociali e spirituali inedite nella storia dell’umanità. Le reti sociali, altra novità, tendono a sostituire gli spazi naturali della società e della comunicazione, divenendo spesso l’unico punto di riferimento dell’informazione e della conoscenza. La famiglia e la scuola non sembrano essere più il terreno fertile primario e naturale da dove le giovani generazioni attingono la linfa nutritiva della loro esistenza. Inoltre, nell' ambito scolastico,  l’autorità degli insegnanti è messa in discussione e, purtroppo, la competenza di alcuni di loro non è esente da parzialità cognitiva e da carenza antropologica, escludendo o limitando così la verità sulla persona umana (specialmente dai mobbers che sono gentaglia che ruba lo stipendio ndr).
Quest’ultima è un essere integrale e non una somma di elementi che si possono isolare e manipolare a proprio piacimento. La scuola pubblica  sembra essere divenuta incapace di progetti creativi che rechino in sé una teleo-logia trascendentale in grado di affascinare i giovani nel loro essere profondo, sebbene questi ultimi, pur essendo preoccupati per il loro futuro, siano tentati dallo sforzo minore, dal minimo sufficiente e dal successo facile, utilizzando talvolta in modo inappropriato le possibilità offerte dalla tecnologia contemporanea. Molti vorrebbero aver successo e ottenere rapidamente uno status sociale e professionale importante, disinteressandosi della formazione, delle competenze e dell’esperienza richieste. Il mondo attuale e gli adulti responsabili non hanno saputo dare loro i necessari punti di riferimento. La disfunzione di alcune istituzioni e di alcuni servizi pubblici e privati non potrebbe essere spiegata da un’educazione mal garantita e male assimilata?
Riprendendo le parole di  Papa Leone XIII, non si può non essere  convinti che «che la vera dignità e grandezza dell’uomo è tutta morale, ossia riposta nella virtù; che la virtù è patrimonio comune, conseguibile ugualmente dai grandi e dai piccoli, dai ricchi e dai proletari» (Rerum novarum, n. 20). Fontani invita dunque nella scuola primaria a  contribuire con coraggio al progresso della nostra umanità favorendo l’educazione delle nuove generazioni grazie alla promozione di una sana antropologia, base indispensabile per ogni educazione autentica, e conforme al patrimonio naturale comune. Questo compito potrebbe passare prima di tutto per una riflessione seria sulle diverse problematiche esistenti nel nostro Paese, dove talune opzioni politiche o economiche possono erodere subdolamente i  patrimoni antropologici e spirituali. Questi sono passati al vaglio dei secoli e si sono pazientemente costituiti su basi che rispettano l’essenza della persona umana nella sua realtà plurale, restando nel contempo in perfetta sintonia con l’insieme del cosmo. Fontani invita ancora ad avere il coraggio di adoperarsi per il consolidamento dell’autorità morale — intesa come chiamata a una coerenza di vita — necessaria per un’autentica e sana educazione delle giovani generazioni.
Il diritto a un’educazione ai giusti valori non deve mai essere negato né dimenticato. Il dovere di educare a tali valori non deve essere mai impedito o indebolito da qualsivoglia interesse politico nazionale o sindacale.  È pertanto necessario educare nella verità e alla verità come fa il maestro Fontani nelle Scuole primarie del Senese da decenni.


Allora perchè tanto accanimento, tanto odio, tanto livore  nei confronti di un maestro che ha competenze, conoscenze e abilità? Semplicemente perchè Fontani è per la cultura della legalità e non è abituato a fare lo zerbino della Dirigente scolastica o omaggiarla. No, Fontani fa il suo dovere e non appartiene alla cricca della dirigente scolastica o, peggio, alla cricca del sindacato dominante composto spesso da donne ignoranti e cafone, femministe e disoneste verso la P.A. Costoro se ne approfittano del Fontani che non ha appoggi sindacali o di partito. Usano metodi scorretti: denigrazioni, isolamento, demansionamento lavorativo, lettere pilotate al Dirigente scolatico provinciale o regionale, lettere pilotate di genitori iscritti al partito o al sindacato; si inventano reati come la diffamazione. Inoltre Fontani è attenzionato: loro possono arrivare in ritardo, ma lui no. Loro possono occupare armadietti con roba rubata, lui no. Loro decidono di fare scrutini quando vogliono disattendendo la circolare interna che è sempre vincolante. Loro non valutano gli alunni con un congruo numero di verifiche ma non vengono mai sanzionate. Loro si mettono in malattia per 1-2 mesi l'anno perchè hanno la lombosciatalgia, la cervicale, l'emicrania, o la colica...


Queste donne che praticano mobbing entrano nel sindacato per avere privilegi e piccole prebende: se voi controllate il fondo d'istituto degli ultimi anni sono sempre le stesse persone. Ecco, Fontani non ci sta all'illegalità e alla disonestà. Da qui la persecuzione feroce del sindacato scuola e del partito dominante nei suoi confronti.

Poi ci sono massoneria, partito, forze dell'ordine e magistratura tutti compatti nel perseguitare il Fontani. Poichè il livello dello scontro si è fatto alto il Fontani si è rivolto ai media (radio, TV e giornali) e a parlamentari che hanno fatto interpellanze sul suo caso. Nell'era digitale e nell'era dell'informazione il caso di Fontani sta emergendo in tutta la sua gravità e con tutte le sue collusioni. Un altro si sarebbe tolto la vita, ma Adriano Fontani è un uomo forte, determinato e consapevole di essere nel giusto. Ha fondato una associazione nazionale contro il mobbing e ha diritto di andare in Rai tutti i mesi a raccontare storie vergognose di persecuzione. Ora la battaglia si deve spostare in Parlamento perchè nel Codice penale ci sia il reato di mobbing come in tutti Paesi europei. Noi abbiamo il reato di “maltrattamenti” ma di fronte a delle jene che ci sono nelle sale professori non è sufficiente. Questa gentaglia e plebaglia va fermata prima che facciano danni alle famiglie di mobbizzati con un doppio mobbing.

Un ultima considerazione sui Testimoni di Geova. Le dottrine fondamentali del movimento si basano sulla fede in Geova, Dio Onnipotente, e in Cristo, il cui ritorno inaugurerà un’era di prosperità e di pace, e affermano la totale condanna del mondo terreno, dominato da Lucifero. I Testimoni ritengono di dover obbedire alle leggi soltanto se esse non sono in contrasto con la loro interpretazione delle Scritture: da ciò deriva la renitenza alla leva militare e il rifiuto delle trasfusioni di sangue. Non esiste una divisione tra clero e laicato: tutti i membri battezzati sono ministri ordinati e partecipano all’opera di predicazione e istruzione biblica organizzandosi in comunità, dette "congregazioni", composte da un centinaio di membri sotto la supervisione di un corpo di anziani. Il rito comporta il battesimo, praticato per immersione e conferito solo agli adulti, e la celebrazione annuale della morte di Cristo. Nessuno riesce a comprendere razionalmente l'odio di questa setta (che dice di applicare le Scritture) verso Adriano Fontani attraverso vendette e ritorsioni.