mercoledì 16 ottobre 2013

UN ANNO SEDUTA ACCANTO AL PADRE MORTO











MADRID - Per un anno una donna spagnola nubile ha vissuto con il cadavere del padre disteso sul letto e nessuno si è accorto di nulla, neppure la polizia che l'estate scorsa si era recata presso la sua abitazione su segnalazione di alcuni vicini che avvertivano un odore nauseabondo.

La scoperta è stata fatta oggi, quando la polizia si è recata di nuovo nell'appartamento ed ha trovato anche il cadavere della donna, morta - secondo il medico legale - almeno un mese fa.
Il fatto è avvenuto a Manresa, vicino a Barcellona. La donna, che aveva 37 anni, è morta per cause naturali, così come il genitore. A chiedere di nuovo l'intervento della polizia sono stati i vicini di casa, ormai esasperati per i cattivi odori provenienti da quell'appartamento.
Gli agenti, non ricevendo risposta, hanno forzato la porta e hanno scoperto i due cadaveri: quello della donna riverso a terra, quello, ormai in avanzato stato di decomposizione, del padre sul letto nella camera del genitore.
La polizia ha spiegato che a luglio non entrò in casa perché non aveva un ordine del giudice e credette alla donna la quale, così come aveva fatto con i vicini, raccontò che il genitore era tornato da tempo a vivere nel suo paese d'origine.                   

ITALIA, OLTRE 5 MILIONI DI ITALIANI POVERI






Nel 2011, 121 milioni di persone, ovvero il 24% della popolazione Ue-28 è stata a rischio di povertà o esclusione sociale. L'Italia supera la media comunitaria col 28,2%, attestandosi al ventesimo posto. Seguita da Irlanda (29,4%), Grecia (31%) e Ungheria (32,4%). In testa alla classifica svettano Rep. Ceca (15,4% dati 2012); Olanda e 15,7% e Svezia 16,1%. Agli ultimi tre posti: Lettonia 36,6%; Romania 40,3% e Bulgaria 49,1%. Davanti a noi troviamo paesi come la Germania (19,9%), la Francia (19,3%), il Lussemburgo (16,8%), la Finlandia (17,2%), il Regno Unito (il 22,7%) la Slovenia (19,6%), la Slovacchia (20,6%), Malta (22,2%), la Spagna (27%), la Polonia (26,7%) ed il Portogallo (24,4%).
L’indagine ha inoltre messo in evidenza che il 29% della popolazione che vivono in aree poco popolate sono a rischio a fronte del 23% delle zone più abitate. Nei paesi dell’Est e del Sud dell’Europa, le aree meno popolate sono molto più a rischio povertà, mentre nell’Europa occidentale lo sono quelle più densamente popolate.Lo evidenziano i dati dell'annuario regionale di Eurostat.
Cresce sempre di più il rischio di povertà ed esclusione sociale per le famiglie italiane: l’indicatore sintetico “Europa 2020″ è aumentato dal 26,3% del 2010 al 29,9% del 2011.
Da osservare che l’incremento di 3,3 punti percentuali è stato il valore più elevato registrato nei Paesi dell’Unione europea.
Nel 2011 in Italia le famiglie che si sono trovate in condizione di povertà relativa sono state pari a 2 milioni 782 mila, il 13,6% dell’intera popolazione.
E’ stato reso noto che nel corso degli anni la condizione di povertà è ulteriormente peggiorata per le famiglie più numerose, e soprattutto nel Sud del paese.
Per quanto riguarda l’anno 2011, l’incidenza della povertà relativa è stata pari al 27,8% tra i minorenni, se vivono insieme ai genitori ed almeno due fratelli.
La povertà relativa mostra alcuni segnali di ripresa fra gli anziani, anche se è da sottolineare che nel Mezzogiorno risulta relativamente povero il 24,9% degli anziani, mentre il 7,4% sono quelli assolutamente poveri.
Complessivamente nel 2011 l’incidenza di povertà assoluta risultante è stata pari al 5,2% ovvero 1 milione e 297 mila famiglie corrispondenti a 3 milioni e 415 mila individui, il 5,7% dell’intera popolazione.

 
 
Tre italiani su dieci sono a rischio povertà: non riescono a fare più una vacanza, tengono i riscaldamento spenti per risparmiare, e anche il pagare l’assicurazione dell’auto diventa un ostacolo insormontabile.
Sono soprattutto gli anziani, le famiglie monoreddito e quelle numerose.
Sono i dati che vengono fuori dal rapporto dell’Istat su reddito e condizioni di vita: il 28,4% delle persone residenti in Italia è oggi a rischio di povertà.
Proprio nel corso degli ultimi due anni la situazione è peggiorata ed il rischio di esclusione sociale è maggiore rispetto a quello medio europeo, che si attesta al 24,2%.
Dal rapporto dell’Istat emerge infatti che sono in crescita coloro che non si possono permettere una settimana di ferie lontano dalla propria abitazione (dal 39,8% al 46,6%) e che non hanno potuto riscaldare opportunamente la propria casa (dall’11,2% al 17,9%).
Il Mezzogiorno è quello messo peggio: il 19,4% dei residenti nel Sud Italia è pesantemente “deprivato”, una percentuale più che doppia rispetto al Centro (7,5%) ed addirittura tripla rispetto al Nord (6,4%).
Risultano più esposte soprattutto le famiglie con più figli e monoreddito, e tra queste mostrano una minore deprivazione quelle con reddito derivante da lavoro autonomo rispetto a quelle da lavoro dipendente o da pensioni.

BEPPE GRILLO CONTRO I COMPENSI ULTRA MILIONARI DI FAZIO

Una promessa o una minaccia? Beppe Grillo nel post scriptum al post di apertura del suo blog in cui attacca Fabio Fazio ha scritto: "Verremo a cantare a Sanremo. Ripeto: verremo a cantare a Sanremo...". "Cinque milioni e 400 mila euro" è il titolo del post principale a corredo della quale c'è una foto gigante di un sorridente Fazio a braccia allargate accoglienti.

"Il programma "Che tempo che fa" di Fazio, lo stuoino del pdmenoelle - ha attaccato Fazio il blog di Grillo, facendo i conti in tasca allo showman e alla sua trasmissione - è prodotto da Endemol di proprietà al 33% di Mediaset. La Rai compra il suo programma da Berlusconi invece di produrlo internamente. Non ci vorrebbe molto a farlo da parte dell'emittente pubblica, la Rai ha 10.476 dipendenti. Quando Fazio afferma 'Io faccio guadagnare la mia azienda', a chi si riferisce? A Endemol? Fazio dice che lui si guadagna i suoi soldi: 'Questo programma è interamente pagato interamente dalla pubblicità'. Il suo contratto è stato rinnovato per tre anni per un importo di 5.400.000 euro, pari a 1.800.000 all'anno. Fazio di che parla? Quali guadagni si attribuisce?" "La Rai - ha scritto ancora nel blog di Grillo - è tecnicamente fallita, nel 2012 ha perso 245,7 milioni di euro e le previsioni per il 2013 sono di una perdita superiore a 400 milioni. Gubitosi e la Tarantola dove trovano i soldi da dare a Fazio? Come giustificano un contratto che è un insulto alla condizione del Paese e ai lavoratori della Rai? Con che faccia? I ricavi della RAI sono di 1.748 milioni, dalla pubblicità entrano 675 mil. Nel 2012 gli incassi pubblicitari sono diminuiti di 209 mil e quest'anno forse ne perderà il doppio. In questa situazione cosa farebbe un qualunque amministratore, con un organico pletorico e conti in rosso?" "Si affiderebbe alle professionalità interne e diminuirebbe i costi dei programmi acquistati all'esterno. Invece la coppia Tarantola&Gubitosi fa esattamente il contrario. La Rai - ha proseguito il je accuse grillino - ha incassato lo scorso anno 2.683 milioni e ne ha speso il 60% "per consumi di beni e servizi esterni", un'allucinante cifra di 1.612,6 milioni. La RAI è pagata dal canone e le sue perdite sono ripianate con le tasse, è un'azienda pubblica, deve essere trasparente come una casa di vetro. Fazio la pensa diversamente: 'Credo che la Rai debba essere tutelata. E' un'azienda sul mercato (?). Credo che rivelare continuamente conti, soldi, scelte non faccia bene a questa azienda'. Invece la Rai farebbe molto bene a fornire i dati sulle spese, in particolare quelle esterne anche se questo dispiace (e ti credo) a Fazio 'Io non posso dire quanto guadagno. L'azienda mi vincola alla riservatezza. Non vado contro la mia azienda'"....

Con una nota finale. "Che tempo che fa, programma di Raitre è prodotto da Endemol Italia, con due diverse scenografie, una per il sabato e l'altra per la domenica"

I FUNERALI DELL'EX CAPITANO DELLE SS PREIBKE





Il cielo plumbeo promette pioggia che non arriverà, e l'aria in via Trilussa è già tesa mezz'ora prima dell'inizio del funerale. Don Pierpaolo Petrucci, superiore del distretto italiano della fraternità sacerdotale San Pio X, che dovrebbe celebrare il rito funebre per Priebke, viene insultato al suo arrivo, un paio di persone provano anche ad aggredirlo, prima che la polizia lo prenda di peso e lo spinga oltre il cancello verde dell'istituto Lefebvriano.
Ma è all'arrivo del carro funebre alle 17.23 che si scatena la bolgia. Una pioggia di sputi, calci e pugni investe la Mercedes nera, che riesce a farsi largo tra i colpi a fatica, mentre la polizia tenta di assicurare alla macchina una stretta via d'accesso, tra la folla che urla di tutto, fino all'ingresso del quartier generale lefevriano di Albano. L'ultimo saluto a Erich Priebke è, o dovrebbe essere, una cerimonia strettamente privata, la protesta a tratti feroce che accoglie le esequie e le accompagna dall'esterno è invece pubblica. In prima fila c'è anche il sindaco di questo comune dei Castelli Romani, Nicola Marini, con la fascia tricolore, che mostra l'ordinanza con cui il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha scavalcato in extremis nel pomeriggio il suo veto al transito della salma dell'ex ufficiale nel comune di Albano, imponendo il rito funebre nella cappella dei lefebvriani, unici a offrirsi di ospitare la cerimonia. Parla di «ferita profonda al territorio», assicura un presidio «pacifico e democratico», ma finisce coinvolto anche lui nella bagarre furiosa e violenta che si scatena al passaggio del nazista, spintonato dalla polizia che tenta di difendere la bara - e i vivi che la trasportano - dall'assalto dello stesso presidio. E che Priebke sia già morto e chiuso in una cassa sembra contare molto poco per le 2-300 persone - qualcuna anziana, molti giovanissimi - che provano in ogni modo a non far passare il piccolo corteo funebre.
L'uomo che ha passato gli ultimi anni della sua lunga vita scontando - ai domiciliari - una condanna all'ergastolo per aver partecipato all'eccidio delle fosse Ardeatine, l'uomo che non si è mai pentito del suo passato e delle sue azioni, l'ufficiale che ha sempre sostenuto di aver solo eseguito gli ordini, non riceve alcuna pietas neppure adesso che non c'è più. «Il padreterno ti avrà forse perdonato, noi no: assassino», sintetizza uno striscione.
Tanti tra i presenti collegano l'onta per Albano di ospitare i funerali di Priebke con gli eventi dell'ultimo conflitto che hanno interessato questa città in riva al lago.

Il segretario dell'Anpi locale, Ennio Morigi, è tra quelli che guida la protesta. Ricorda le due vittime del nazifascismo nate ad Albano, una di loro, il partigiano ebreo, Marco Moscati, ucciso proprio alle fosse Ardeatine. Il sindaco invece ricorda che il comune è medaglia d'argento al valore civile «per il bombardamento del 1944», e pazienza che a sganciare gli ordigni, quel giorno, fossero gli Alleati, non i tedeschi che semmai erano il bersaglio, avendo il quartier generale mella vicina Frascati. Priebke qui, anche se morto, anche se solo «di passaggio», non lo volevano proprio Di certo, anche qui c'è in ballo la sindrome «nimby»: «Non potevano portarlo in Molise o in Abruzzo? Se nessuno lo vuole e ce lo imponete, è normale che ci incazziamo, se lo potevano tenere a Roma», urla un signore anziano, paonazzo. È come se la salma di questo vecchio fosse una centrale nucleare o una discarica. Ed è in discarica che qualcuno lo vorrebbe seppellire, senza alcun conforto religioso, tanto che i preti che arrivano alla fraternità San Pio X vengono insultati, e solo il cordone delle forze dell'ordine impedisce che dalle parole si passi alle vie di fatto.
Non sono bastati settant'anni a sedimentare l'odio, non è bastato l'ergastolo, non basta nemmeno la morte del «boia» Priebke, salutato al grido di «assassino», a sputi e calci.

E certo non aiuta a stemperare la tensione l'arrivo della «delegazione» di Militia, guidata da Maurizio Boccacci. Vorrebbero partecipare al funerale, ma varcano il cancello solo Boccacci e altri tre, quattro. Il resto del gruppetto di estremisti di destra rimane in fondo alla strada, salvo poi riuscire a entrare in contatto con gli «anti-Priebke». Una notte di scontri con la polizia a carcare e fermare. Fascisti e antifascisti fuori a insultarsi, un ex nazista morto dentro, aspettando un funerale che in serata non era nemmeno cominciato, perché alcuni degli amici dell'ex ufficiale, attesi ad Albano. Ma qualcuno dice che è stato il celebrante a dire stop. Troppi «infiltrati» al funerale avrebbero vanificato il carattere privato del rito. Vladimir Luxuria e il Sel assolvono chi urla e sputa sulla salma e danno tutta la colpa al Prefetto: «si dimetta». Il risultato, l'unico certo, è che quando il buio è già sceso su Albano la tensione resta altissima.
     

BRUNETTA FA SALTARE 25 MILIONI DI EURO DESTINATI AL SIGNOR CROZZA

                                                      


 Il Pdl, e in particolare il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, torna all'attacco dei maxicompensi di alcuni dei volti di punta della Rai. A farne le spese, per il momento, è la trasmissione che Maurizio Crozza avrebbe dovuto condurre l'anno prossimo: 53 puntate che sarebbero partite a primavera 2014 fino al 2016, per un costo che avrebbe toccato i 25 milioni di euro, di cui cinque sarebbero andati direttamente a Crozza.

Trattativa saltata, per i costi troppo alti che l'acquisto dell'intera produzione da parte della Itc2000, società che fa capo al manager di Crozza, avrebbe comportato. Ma è chiaro come dietro alla retromarcia della Rai ci sia anche la pressione arrivata in questi giorni da parte del Pdl. Lo stesso Brunetta aveva scritto un'interrogazione al presidente della Commissione di Vigilanza della Rai, Roberto Fico del Movimento 5 Stelle, chiedendo lumi sul fatto che la trasmissione avrebbe avuto costi "per 25 milioni e 517 mila euro senza l’impiego di alcuna produzione interna alla Rai, con un indubbio aggravio dei costi".


Non solo, Brunetta è entrato anche nel dettaglio dei costi della trasmissione: "Il costo a puntata appare esorbitante (...) la nuova trasmissione di Crozza dovrebbe infatti durare circa 70 minuti. Altri programmi della prima serata di Rai Uno durano mediamente più di due ore e mezza, con costi tra i 500 mila e i 600 mila euro, dovuti al fatto che si tratta di trasmissioni più articolate, che prevedono, ad esempio, la partecipazione di ospiti famosi e costi per riprese esterne”.

I dubbi espressi da Brunetta, che hanno portato allo stop delle trattative, fanno il paio con l'attacco portato sempre da Brunetta contro lo stipendio di Fabio Fazio (circa 5 milioni di euro per tre anni) proprio mentre si trovata nello studio di Che tempo che fa. Uno stipendio, assieme ai costi per la trasmissione prodotta da Endemol, che - come ha spiegato Fazio - sono interamente coperti dalla pubblicità. Ma tanto non è bastato al capogruppo Pdl, che sembra aver trovato nella lotta contro gli stipendi dei volti più noti della Rai un nuovo cavallo di battaglia.

martedì 15 ottobre 2013

BERTONE LASCIA DOPO 7 ANNI, MA I CORVI NON HANNO VINTO





Sua Eminenza Reverendissima, monsignor Tarcisio Bertone, originario dell'hinterland torinese, 79 anni, salesiano, una Licenza in Teologia e  un Dottorato in Diritto Canonico, potentissimo Segretario di Stato di Benedetto XVI e, per alcuni mesi di papa Francesco, lascia dopo sette travagliati anni l'incarico più prestigioso dopo quello papale. Bisogna dire che Sodano gli ha fatto subito la guerra e per dispetto non gli consegnava gli appartamenti a lui destinati. Una guerra stupida e idiota per dimostrare chi fosse il più forte. Ma nel cuore di Benedetto XVI c'era sempre il suo più stretto collaboratore alla Congregazione per la Dottrina della Fede. E questo l'ha ribadito anche all'Arcivescovo di Milano Scola che suggeriva le dimissioni di Bertone. Anche Tettamanzi ha avuto uno scontro con Bertone sulla presidenza dell'Istituto Toniolo che è la cassaforte dell'Università Cattolica. Un' altra divergenza Bertone ce l'ha con il banchiere dello Ior Ettore Gotti Tedeschi che prima lo nomina alla presidenza poi lo destituisce perchè la Procura di Roma lo indaga per non aver applicato le norme antiriciclaggio e a scopo cautelativo sequestra 23 milioni di euro. 
Successivamente il banchiere Gotti Tedeschi verrà assolto da tutto. A questo punto inizia la guerra dei dossiers, il sequestro della corrispondenza riservata del Papa, i corvi che girano per il Vaticano, la lobbies gay (un giornalista laico, un cardinale italiano e un vescovo irlandese), la lobbies massonica. C'è un attacco violentissimo e forse congiunto contro Tarcisio Bertone. Lui resiste, ma il Papa non è abituato a queste guerre per bande e a ricatti. L'episodio che lo addolora di più è quello del suo maggiordomo che non solo fotocopia documenti ma li porta nella sua abitazione. Qui papa Ratzinger crolla e medita le dimissioni senza dirlo a nessuno.  Il ragionamento che fa è il seguente: "Volete la guerra, il logoramento e gli scandali? Bene, io non ci sto. Mi avete eletto successore di Pietro per governare la Chiesa e non per fare il vostro burattino. Me ne vado, e spero che venga eletto un Papa più giovane, più energico e che adotti sanzioni e provvedimenti nei confronti di coloro che hanno creato danni alla Chiesa di Cristo". Detto e fatto. Durante il Concistoro a febbraio 2013 di fronte a tutti i Cardinali allibiti papa Ratzinger annuncia le sue dimissioni in mondovisione in diretta. I corvi sono sistemati. E come era nelle previsioni di Ratzinger viene eletto Papa Bergoglio. Il grande elettore di Bergoglio è proprio Bertone e anche Sodano ma per motivi diversi. Scola  prenderà pochissimi voti dagli italiani e sarà il grande sconfittto perchè aspirava al soglio di Pietro. Scola aveva avuto uno scontro con Bertone perchè il segretario di Stato voleva fare un polo scientifico e accademico (l'Università Cattolica di Milano, l'Università Vita e Salute di Milano e l'Ospedale Gemelli di Roma). Ma Scola si oppose e Bertone non gli perdonò mai quel NO.
                                                              
                                                                         
Invece l'arcivescovo di Genova nonchè Presidente della CEI Angelo Bagnasco, contrariamente a Scola è stato più displomatico e ha lasciato che Bertone si occupasse dei problemi italiani.Anche se pensava che quella di Bertone fosse un'ingerenza. Ma ha obbedito.
Sodano controllava i voti di Curia, quelli latino americani e Bertone i voti degli europei e di mezza Curia. Benedetto XVI fu salutato l'ultimo giorno da 200 mila persone e il nuovo successore Francesco è diventato subito popolare fra la gente indicando lo stile della povertà. Infatti per la prima volta andrà ad abitare nella residenza santa Marta e indosserà una croce di ferro battuto e non d'oro come il 90% dei Vescovi facevano prima.  Papa Francesco nonostante lettere e sollecitazioni anche al Quirinale non ha riconfermato il napoletano monsignor Vincenzo Pelvi ex Ordinario militare per l'Italia e deve valutare se riconfermare l'anziano cardinale Angelo Comastri ( che ha problemi al cuore) che cumula due incarichi (quello del Vicariato e quello di Arciprete papale di San Pietro e della sua Fabbrica che produce svariati milioni l'anno.  In pole position per la carriera  c'è l'arcivescovo di Chieti e Vasto mons. Bruno Forte  che diventerà cardinale non adeguatamente  valorizzato perchè ritenuto progressista e, forse, troppo colto.

lunedì 14 ottobre 2013

I 5,4 MILIONI DI EURO ( IN TRE ANNI ) DEL SINISTRORSO FABIO FAZIO



Le scintille che si sono accese ieri sera a Che tempo che fa tra il capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, Renato Brunetta, e Fabio Fazio sul contratto e il compenso del conduttore non si sono ancora spente. Anzi. L'esponente Pdl oggi ha rincarato la dose, presentando un'interrogazione al presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, Roberto Fico, per sapere se le indiscrezioni sul rinnovo del contratto di Fazio corrispondano al vero. A Brunetta, in particolare, risulta anomalo che il direttore generale Gubitosi abbia proposto di discutere in Consiglio di amministrazione il rinnovo di un contratto che non è in scadenza, dato che il termine è a giugno del prossimo anno. "Secondo notizie pubblicate dai principali organi di stampa - si legge nell'interrogazione - lo stesso Fabio Fazio avrebbe imposto un rinnovo anticipato del contratto garantendosi una vera e propria blindatura e subordinando ad esso la conduzione del prossimo Sanremo".

Per Brunetta, se questa circostanza fosse confermata "si configurerebbe come una gravissima forzatura del conduttore nei confronti della Rai, poiché Fabio Fazio risulta già legato contrattualmente alla Rai fino al giugno 2014, cioè ben oltre il periodo di messa in onda della prossima edizione del Festival di Sanremo", conclude Brunetta.

Perciò il capogruppo del Pdl alla Camera chiede che il presidente e il direttore generale chiariscano la tipologia del nuovo contratto in esclusiva che lega Fabio Fazio alla Rai: "Nella seduta del Consiglio di amministrazione della Rai dello scorso 1° agosto - sottolinea Brunetta - il direttore generale, Luigi Gubitosi, ha presentato un'informativa sul rinnovo triennale del contratto di Fabio Fazio dal 2014 al 2017.  Il contratto, che prevede anche la conduzione di 'Che Tempo Che Fa', stabilirebbe una decurtazione del compenso del 10% rispetto al precedente accordo: da 2 milioni euro a 1.800.000 euro l'anno; tra l'altro, il nuovo contratto triennale che legherebbe Fabio Fazio alla Rai fino al giugno 2017, con un compenso per tre anni pari a 5 milioni e 400 mila euro, sarebbe proprio in questi giorni alla firma della presidente, Anna Maria Tarantola".

L'attacco di Brunetta a Fazio non convince Giorgio Merlo, responsabile servizio pubblico del Pd: "I ripetuti, continui, ossessivi attacchi dell'on. Brunetta alla Rai e alla sua dirigenza sono perlomeno sospetti. Non abbiamo ancora capito la meta: Brunetta vuole azzerare definitivamente la Rai o persegue l'obiettivo, più modesto, di fare una lista di proscrizione con tutti i volti sgraditi al nostro? È bene saperlo al più presto per evitare questo stillicidio di contestazioni quotidiane che certamente non aiutano e non rafforzano il servizio pubblico radiotelevisivo".    
                                                     





LA LETTERA DI BRUNETTA CONTRO IL CONDUTTORE  MILIONARIO - «Il conduttore genovese Fabio Fazio - scrive Brunetta - ha un contratto triennale con la Rai, con scadenza il 30 giugno 2014, che prevede un compenso di 2 milioni di euro annui. Nelle scorse settimane il direttore di Rai Uno, Giancarlo Leone, ha ufficialmente confermato Fabio Fazio e Luciana Littizzetto per la conduzione dell’edizione 2014 del Festival di Sanremo che, come consuetudine, andrà in onda nel prossimo mese di febbraio».
«Nella seduta del Consiglio di amministrazione della Rai dello scorso 1 agosto - sottolinea Brunetta - il direttore generale, Luigi Gubitosi, ha presentato un’informativa sul rinnovo triennale del contratto di Fabio Fazio dal 2014 al 2017. Il contratto, che prevede anche la conduzione di «Che Tempo Che Fa», stabilirebbe una decurtazione del compenso del 10% rispetto al precedente accordo: da 2 milioni euro a 1.800.000 euro l’anno; tra l’altro, il nuovo contratto triennale che legherebbe Fabio Fazio alla Rai fino al giugno 2017, con un compenso per tre anni pari a 5 milioni e 400 mila euro, sarebbe proprio in questi giorni alla firma della presidente, Anna Maria Tarantola». «Risulta quanto meno anomalo che il direttore generale Gubitosi - sostiene Brunetta - proponga di discutere in Consiglio di amministrazione il rinnovo di un contratto che non è in scadenza, ma che giungerà a termine addirittura a giugno del prossimo anno. Secondo notizie pubblicate dai principali organi di stampa, lo stesso Fabio Fazio avrebbe imposto un rinnovo anticipato del contratto garantendosi una vera e propria blindatura e subordinando ad esso la conduzione del prossimo Sanremo. L’eventuale conferma di questa circostanza, si configurerebbe come una gravissima forzatura del conduttore nei confronti della Rai, poiché Fabio Fazio risulta già legato contrattualmente alla Rai fino al giugno 2014, cioè ben oltre il periodo di messa in onda della prossima edizione del Festival di Sanremo».









































































































































































































































































                            
 L’acceso confronto durante l'intervista del capogruppo Pdl Renato Brunetta alla trasmissione “Che tempo che fa”. Mentre stava rispondendo a una domanda su Alitalia, il capogruppo Pdl alla Camera ha buttato la' una frase proprio sui compensi di Fabio Fazio: "si leggono tante cose anche sui 5 milioni del suo contratto, meritati eh...". "Non posso dire se ho un contratto di cinque milioni, perché il contratto me lo impedisce" ha ribattuto secco Fazio dopo aver anche assicurato: "io però faccio guadagnare la mia azienda. Sono contentissimo di restituire il 50% in tasse e non ho nessuna denuncia per frode fiscale...".


Brunetta nelle scorse settimane aveva presentato diverse interrogazioni per chiedere di rendere pubblici i compensi, tra l'altro, del conduttore della trasmissione di Rai Tre, oltre che di Luciana Littizzetto e di Roberto Benigni. Le parole con cui Fazio ha risposto a Brunetta sono state sottolineate da un applauso del pubblico e il capogruppo ha immediatamente notato: "mi aveva detto che il pubblico non sarebbe stato di parte". "Il pubblico sperava che non arrivassimo a questo punto - ha risposto Fazio - Io parlavo di Alitalia con un economista". Brunetta ha ricordato che il discorso è passato da Alitalia alla Rai, che sono due asset del Paese che non vanno depauperati ma difesi. “Mi preme dire al pubblico che questo programma è interamente pagato dalla pubblicità” ha sottolineato Fazio. "Non è proprio così", ha replicato Brunetta, che ha affermato che "la trasparenza, che ho chiesto a Gubitosi, serve proprio a questo”. “Spero che i miei compensi vengano pubblicati. Io sono in Rai da trent'anni" ha detto Fazio. "E io sono italiano da 63" ha ribattuto Brunetta, e dopo una domanda di economia l'intervista è terminata con una stretta di mano e un freddo "Buona sera".