mercoledì 26 marzo 2014

FORMIGONI RINVIATO A GIUDIZIO PER CORRUZIONE


         Mi accusano di un gravissimo reato (associazione per delinquere)per  aver preso 8, 5  milioni di euro, ma almeno mi  sono goduto la vita   in Sudamerica, Argentina, Patagonia, Brasile; nei Caraibi (Anguilla e Saint Marteen) e in Costa Smeralda Sardegna con un mare azzurro verde cristallino,  yacht, resort di lusso, donne. Il tutto per la modesta somma di  4,5 milioni pagati dal mio faccendiere Daccò. Dal 2006 al 2011. Io ho ricambiato facendo passare solo 15 delibere per la Fondazione Maugeri per un valore di 200 milioni in 10 anni. Chiamatemi scemo... Certo, sono un cattolico dei Memores Domini e ho fatto i  tre voti di castità, povertà e obbedienza. Ma, in fondo, mi accusano di aver rubato; oggi però rubano tutti. Poi non ho rispettato il voto di povertà con lussi, sfarzi, vacanze da sogno e tanti soldi, troppi. Farò penitenza visto che siamo in Quaresima.  Il sesso? Sono vergine da sempre e a 64 anni sono solo un po' gaudente, libertino, ed epicureo. Ora, don Julian Carron (il capo mondiale dei ciellini) mi caccerà dal movimento ecclesiale per la mia indegnità. Ma almeno  se vado a finire in mezzo alla strada un po' di fieno in cascina l'ho messo in 17 anni al Pirellone. Grazie lumbard per avermi fatto governatore: siete proprio dei pirla!



 

La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di corruzione per l'ex Governatore lombardo e senatore del Ncd Roberto Formigoni (insieme ad altre 12 persone) nell'ambito dell'inchiesta sulla realizzazione di una discarica di amianto a Cappella Cantone (Cremona). Secondo l'accusa, l'imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli avrebbe versato oltre un milione di euro alla Compagnia delle Opere di Bergamo su input dell'ex governatore lombardo e altri 100mila euro sarebbero finiti nelle tasche dell'allora vicepresidente del Consiglio regionale, Franco Nicoli Cristiani, per ottenere il via libera alla realizzazione della discarica attraverso una delibera proposta dallo stesso Formigoni, in contrasto con alcune norme a protezione dell'ambiente.
Lo riferiscono fonti giudiziarie.I pm Paolo Filippini e Antonio D'Alessio avevano depositato l'avviso di chiusura indagini lo scorso dicembre.
Coinvolte 13 persone e 5 società Dopo l'avviso di chiusura delle indagini notificato lo scorso dicembre, il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e i pm Paolo Filippini e Antonio D'Alessio hanno formulato la richiesta di processo a carico di 13 persone e 5 società per la vicenda.
Stando alle indagini, l'imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli, interessato alla realizzazione della discarica, avrebbe versato 100mila euro all'allora vicepresidente del Consiglio Regionale, Franco Nicoli Cristiani «al fine - stando all'imputazione - di ottenere l'Autorizzazione integrata ambientale, necessaria». Locatelli avrebbe pagato poi gli ex vertici della Compagnia delle opere di Bergamo, «che agivano in nome e per conto dei pubblici ufficiali Raimondi Marcello», ex assessore regionale all'Ambiente, e «Formigoni».

L'accusa: oltre 1 milione di euro alla Compagnia delle opere di Bergamo
Diecimila euro poi sarebbero andati all'ex funzionario dell'Arpa Lombardia, Giuseppe Rotondaro. In più, l'imprenditore avrebbe versato, tra «denaro ed altre utilità», oltre un milione di euro «in favore della Compagnia delle Opere di Bergamo»: un modo per remunerare, secondo i pm, Formigoni e Raimondi. In cambio, sempre stando all'imputazione, Locatelli avrebbe ottenuto «l'approvazione della delibera di Giunta Regionale del 20 aprile 2011 n.1594, su proposta del Presidente, che consentiva la disapplicazione delle prescrizioni contenute nel Piano Cave adottato dal Consiglio Regionale».
                                        
                                        

GRUBER, MENTANA, SANTORO E BIGNARDI



Non abbiamo ancora capito se per l'editore Urbano Cairo da Alessandria, proprietario de La 7, gli investimenti nelle risorse umane (che brutto termine) producano utili o passività. Se cioè i programmi che vanno in onda in prima serata hanno uno share discreto, buono, ottimo oppure è scarso e, quindi, i ricavi della pubblicità non arrivano come per esempio a Mediaset o nella corazzata della Rai. E', evidente, che in caso di passività Urbano Cairo dovrà tenere una Tv in perdita o fare una selezione rigorosa dei vari programmi e dei conduttori e conduttrici. Questo è il ragionamento che fa ogni imprenditore. Prima viene la logica del profitto, poi quella dell'uomo e dei suoi bisogni. Una logica che un marxista come Michele Santoro non condivide (per la verità anche noi cattolici) ma purtroppo è cosi. Piaccia o no.
Vediamo ora i protagonisti de la 7. Tutte le sere il Tg lo conduce Enrico Mentana, 59 anni, origini calabresi, una gioventù al quartiere Giambellino di Milano e un diploma al liceo ginnasio classico statale  Manzoni in via Orazio 3, sposato  due volte, 4 figli.  A Mentana io gli conferirei una laurea ad honerem in scienze della comunicazione e del giornalismo. Sa comunicare, è tempista, fa gioco di squadra, è un po' spregiudicato (nel senso buono), è un professionista, è un leader. Il che in una società digitale, dell'informazione e globalizzata è un pregio. Sicuramente è un uomo di buone letture. Ha alle spalle anni passati alla Rai e anni passati a Mediaset sempre come giornalista e direttore. Legge tutte le mattine i quotidiani, i settimanali, è attento a quello che succede in ogni angolo del pianeta. Vuole l'esclusiva e gli riesce quasi sempre. E' preparato anche se da buon ex socialista non si fida dei preti ma a Matrix nel febbraio 2006 difendeva a spada tratta padre Fedele Bisceglie ora ridotto allo stato laicale. Ma su papa Francesco, sui concetti di misericordia e di perdono che egli propugna, dovrà ricredersi. Perchè la Chiesa di Francesco è “una Chiesa santa e peccatrice senza macchia né ruga”(San Paolo). Voto: 8+         

Passiamo all'altro volto serale: quello di Lilli Gruber giornalista, 56 anni, originaria di Bolzano, compagna di un giornalista di guerra, giornalista, conduttrice e scrittrice. Una donna laureata in Lettere a Venezia non poteva che scrivere libri e fare giornalismo. Lilli Gruber una delle donne più belle della TV appare sempre elegante, affabile, gentile con il suo caschetto e la sua frangetta color rosso ramato pettinati in maniera ineccepibile. Rigorosamente in pantaloni e tacchi a spillo (cm 10 ) a lei piace avere un ruolo non secondario: è una primadonna. Sa esercitare il comando, ha coraggio da vendere come quando è partita come inviata di guerra a Bagdad, oppure quando ha fatto la telecronaca da Berlino e dagli Usa per l'11 settembre. E' una donna che ama la conversazione, è brillante, e non è noiosa e antipatica. L'ascolteresti non mezzora, ma un'ora. I suoi libri per chi volesse approfondire l' Islam, la condizione della donna e le cronache da inviato sono da leggere con attenzione. Voto: 8  1/2       

Ora parliamo di Michele Santoro, salernitano, 63 anni a luglio, una laurea in Filosofia, giornalista, conosciuto in tutta la penisola sia per la sua passione politica e le battaglie per la legalità  sia  per il suo giornalismo fazioso e intollerante. Appare in crisi,  depresso e demotivato. Quando il Cavaliere era in sella lui era come un leone. Adesso è sottotono. Anche se rispetto a qualche anno fa è migliorato. E' più gentile, è democratico, non ti toglie il microfono, non dice parolacce. Insomma, questo ex maoista, ci stupisce. Più diventa vecchio più diventa buono. E' come il vino che sta nella botte diversi anni. Santoro è in crisi perchè tutti hanno copiato il suo format (si dice cosi?). Tutti intervistano politici, sindacalisti, leghisti e grillini. Tutti vanno davanti alle fabbriche che chiudono. Tutti parlano di Renzi. Tutti parlano dell'eurozona e degli euroscettici. Tutti parlano degli stipendi d'oro. Quello di  Paolo Scaroni ad dell'ENI è addirittura scandaloso (6,4 milioni di euro l'anno!!!),  Mauro Moretti ( della CGil ) ha ripianato i debiti e se prende 870 mila euro l'anno ma  sono meritati. Non sono rubati.  Lo stipendio dell'ad di Enel Fulvio Conti è vergognoso: 4 milioni l'anno più un bonus di 2,5 milioni. Massimo Sarmi dirigente delle Poste spa cumula due incarichi: presidente e ad per uno stipendio annuale di  2,2 milioni di euro l'anno. Pietro Franchi Tali ex ad di Saipem è andato tra pensione e stipendio ha preso 6,94 milioni e un bonus di 2, 28 milioni.   Ritornando a Santoro che prima mandava in avanscoperta Ruotolo adesso che fa? Tutte le sue idee le hanno prese Paragone, Sottile, e Formigli (è bravo, è corretto è un professionista). E Santoro è rimasto spiazzato. 
                                
 

Ora potrà fare qualche servizio sulle europee, sulla secessione, sui prepensionamenti, sugli stipendi d'oro, sugli 80 euro mensili netti in busta paga promessi da Renzi. Anche Santoro (notoriamente ateo) non ha mai fatto un servizio sui temi religiosi. Forse la pensa come Fuerbach: “Non è Dio che ha creato l'uomo, ma è l'uomo che ha creato Dio”. Oppure la pensa come Marx: “La religione è l'oppio dei popoli” oppure come Freud : “ La religione è un'illusione, e deriva la sua forza dal fatto che corrisponde ai nostri desideri istintuali”. Ma quand'anche la pensasse come quelli vengono definiti i maestri del sospetto, potrebbe fare qualche servizio sulle unioni di fatto, sui matrimoni gay, sull'eutanasia, sull'abolizione del celibato, sulle donne nella Chiesa. Insomma, caro Santoro, se lei fa un programma come Formigli o Paragone gli ascolti saranno sempre bassi. Se poi il giustizialista Marco Travaglio continuerà a declamare versi come faceva Dante con "La Commedia"  il flop è assicurato. In effetti Travaglio per noi è la nota stonata di Servizio pubblico. Bisogna cambiare strategia. Voto: 6/7
Corrado Formigli,  napoletano, 48 anni, viene dalla covata di Santoro, è stato inviato di guerra e ha fatto giornalismo TV con Carelli e Santoro. Ha vinto due volte il premio televiso Ilaria Alpi e conosce il mestiere da giornalista avendo fatto la gavetta. Che dire? Fare tre programmi fotocopie non serve. E' vero che qualcuno dirà che ci sono delle differenze e delle sfumature che io non so cogliere, ma la gente percepisce questo. Formigli è migliorato molto. Voto: 7+              

Gianluigi Paragone ha origini meridionali ma è nato a Varese nella terra di Bossi e di Maroni. E' li che ha conosciuto i due ed è stato nominato direttore de la Padania. Si innervosisce quando gli rinfacciano il suo periodo nella Lega Nord. Ma Paragone non dimenticarti che non facevi le fotocopie in Bellerio ma eri il direttore del giornale di Partito della Lega Nord. Questo è il tuo passato se poi l'hai rinnegato è un altro discorso.  Non ricordo storici editoriali o fondi particolari durante la sua gestione. Mi ricordo che aveva la passione per le inchieste ma il giornalismo non è solo inchieste! Il pennarello e la lavagna che usa a "la gabbia" la usava anche a la Padania che non ha mai avuto lettori nonostante in Lombardia ci siano 10 milioni di abitanti, in Veneto 5 milioni e in Piemonte 4,5 milioni. Se aggiungiamo Friuli e Liguria si arriva a 23 milioni di abitanti complessivi nel Nord. Ma la Padania con Paragone non ha mai avuto tirature, non dico milionarie ma neanche di decine di migliaia di copie. Una gestione fallimentare. La carta stampata evidentemente  non fa per Paragone. Di Montanelli ce n'è stato uno solo. Ora Paragone dopo la Padania ha cambiato look E' dimagrito, non porta più giacca e cravatta, indossa orecchini, jeans, la solita inseparabile camicia blu. Porta la barba e indossa scarpe da ginnastica verdi, gialle, bianche che il cameramen per rispetto del suo capo non riprende. In ogni caso, gli diamo la sufficienza: 6- per il suo impegno e entusiasmo. 

 
Da ultimo lasciamo la brava giornalista Daria Bignardi, ferrarese, 54 anni, sposata 2 volte, 2 figli, laureata in Lettere moderne, giornalista e  conduttrice de “Le invasioni barbariche.” Per tre ore ogni mercoledi la vedete fare interviste ai personaggi più variegati del mondo della cultura, dello spettacolo, del cinema, della politica e dell'attualità consumata padrona di casa al punto da offrire da bere all'ospite. E' una indagatrice come pochi. Ti mette a tuo agio e poi arriva la domanda imbarazzante per l'ospite. Ma questo è il bello della diretta.  Come faccia a fare salotto e intrattenimento per tre ore lo sa solo lei. Comunque è un programma culturale,  ben strutturato, con idee nuove e originali. Daria dimostra di essere, si, una donna anticonformista ma consapevole che viviamo in una società liquida, plurale e postmoderna. E questo si evince dalle sue interviste. A volte come la sua collega Gruber si  avvale della collaborazione di Beppe Severgnini, un giornalista educato, serio, perbene. Ma le sue analisi sono di un uomo più anziano e non sembrano adeguate alla nostra società iperindividualista e soggettivista, edonista, consumista e materialista. Il programma della signora Bignardi lo vedono circa 1 milione di italiani. Voto: otto.
La star de la 7 è Maurizio Crozza che fa sempre il pieno di ascolti. E' un comico genovese, ha lavorato molto nei teatri italiani, non è sempre super partes, ma è bravissimo a imitare il Celeste divo  che è inguaiato fino al collo con informazioni di garanzia e rinvii a giudizio. Crozza imita bene quasi tutti con questo gioco di parrucche che lo rende travestito (non nel senso  uomo travestito da donna) e strano. A Crozza piacciono le tematiche politiche che emergono di suoi sketch.  Crozza merita la stima degli italiani perchè gli sta a cuore la questione morale che nel nostro Paese non esiste. Voto: 10

  













POLIZIA CORROTTA



Il comandante e il vicecomandante della polizia stradale di Como sono stati arrestati assieme ad altri tre poliziotti con accuse pesanti: falso, abuso d'ufficio e peculato. Ventisei gli indagati nell'inchiesta della guardia di finanza che ha scosso dal profondo la questura lariana. Le indagini erano partite un anno fa. Al centro degli accertamenti, multe misteriosamente sparite o cancellate. Si parla anche di episodi in cui alcun poliziotti avrebbero abusato della propria posizione per ottenere vantaggi. Alle indagini ha partecipato anche la sezione giudiziaria della stessa polizia stradale. Perquisizioni sono state effettuate nelle abitazioni degli indagati, oltre che in tutti gli uffici a disposizione degli agenti o collegati con la loro professione (tra cui alcune strutture nelle disponibilità del Comune di Como). L'ordinanza di custodia cautelare ha disposto la custodia in carcere per  il vicecomandante: gli altri fermati sono ai domiciliari. Altre quattro persone sono state sospese dal servizio: fra loro c'è un funzionario del reparto.
         


Avrebbero omesso di notificare centinaia di contravvenzioni elevate con il sistema tutor lungo l’autostrada Milano-Bergamo, falsificando la banca dati. Con questa accusa sono stati arrestati il Comandante della polizia stradale di Como, Patrizio Compostella, il suo vice e tre poliziotti.
Gli arresti sono stati compiuti questa mattina: le accuse sono per falso, abuso d’ufficio e peculato nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza di Como e dalla stessa Polstrada comasca su un giro di multe che sarebbero sparite o state cancellate e per altri episodi in cui avrebbero ottenuto vantaggi personali.
Nell’ambito dell’inchiesta, che ha portato a cinque arresti nella polizia stradale di Como (l’unico in carcere è il vicecomandante Gian Piero Pisani, gli altri sono agli arresti domiciliari), la procura di Como ha anche chiesto la sospensione dal servizio di tre agenti della stradale e di un funzionario della polizia locale di Como. Sono una decina i capi di imputazione contestati ai 26 indagati. Tra le contestazioni, vi è anche l’uso di auto di servizio a scopi privati e la cancellazione di contravvenzioni per eccesso di velocità o divieto di sosta elevate ai danni degli stessi indagati.
   
                                         

 POST SCRIPTUM: Gli agenti di Polizia in Italia sono circa 110 mila e, ovviamente,  non intendo generalizzare quando parlo di corruzione. Mi riferisco agli inquisiti della Stradale di Como  e a  una squadraccia composta da qualche poliziotto ignorante, buzzurro e cafone di mia conoscenza che commette reati a gogo  e ruba lo stipendio (sono disponibile ad essere ascoltato o da parlamentari o da  funzionari dell'Interno o da magistrati).  Gli altri agenti, quelli onesti e perbene, hanno la mia stima e solidarietà. I corrotti, alla fine, pagano sempre come abbiamo visto oggi...

lunedì 24 marzo 2014

BAGNASCO, LA SCUOLA E' UN CAMPO DI INDOTTRINAMENTO





Il Presidente della CEI,  Angelo Bagnasco,  nella sua prolusione davanti ai 250 Vescovi Italiani ha affrontato tutti i temi di stretta attualità: dalla disoccupazione alla povertà; dalla crisi dell'Europa all'individualismo sfrenato; dalla scuola all'educazione; dai valori morali alle scelte dell'uomo.  Il ritorno delle ideologie e l’obiezione di coscienza. Se negli ultimi decenni si è parlato, in Occidente, di tramonto delle ideologie, “oggi dobbiamo riconoscerne il ritorno, magari sotto vesti diverse, ma con la medesima logica e arroganza”. Un segno sta nel fatto che “l’obiezione di coscienza è ormai sul banco europeo degli imputati: non è più un diritto dell’uomo?”.L’umanesimo si allontanerà dall’Occidente. Se l’Occidente, che ha generato l’umanesimo plenario, finirà per negare a quell’umanesimo la linfa ispiratrice delle sue origini cristiane, corrompendolo, allora “sarà l’umanesimo che si allontanerà dall’occidente e troverà – come già succede – altri lidi meno ideologici e più sensati”. Il Sud della Terra, ricorda Bagnasco, “preme alla tavola della dignità e della giustizia”. L’iperindividualismo e la rete virtuosa. All’origine dei mali del mondo “tanto all’interno delle famiglie quanto nell’economia, nella finanza e nella politica” – denuncia Bagnasco - c’è “una visione iperindividualista”. È questo “individualismo scellerato” il responsabile ultimo della violazione dei diritti umani: dalla tratta delle donne ai crimini contro il bambino, “oggi sempre più aggredito: ridotto a materiale organico da trafficare, o a schiavitù, o a spettacolo crudele, o ad arma da guerra, quando non addirittura esposto all’aborto o alla tragica possibilità dell’eutanasia”. Eppure, osserva Bagnasco, “il sentire profondo del nostro popolo è diverso”. I vescovi conoscono l’impegno della gente nei doveri quotidiani, il suo senso della famiglia, l’eroismo nella dedizione a malati e anziani, la passione responsabile nell’educare i figli. “È questa rete virtuosa che sostiene il Paese e la speranza nel futuro”.I vescovi ribadiscono il loro sostegno alla scuola confessionale: il cardinale Angelo Bagnasco lo ha sottolineato nella sua prolusione in apertura dei lavori del Consiglio generale della Cei. "Come sappiamo, l'annuncio di Cristo - ha affermato - è fondamento e criterio dell'educazione delle intelligenze e dei cuori, una educazione integrale che la scuola è chiamata a offrire: 'Il compito educativo è una missione chiave', affermava recentemente il Santo Padre".
"E noi, Vescovi italiani, con rinnovato impegno - ha proseguito il presidente della Conferenza episcopale - camminiamo nella via del decennio che abbiamo dedicato a questa missione. Per questo, con tutte le persone di buona volontà e di retto sentire, guardiamo all'appuntamento del 10 maggio prossimo in piazza San Pietro con il Papa. Davanti a Lui e con Lui, riaffermeremo l'urgenza del compito educativo; la sacrosanta libertà dei genitori nell'educare i figli; il grave dovere della società - a tutti i livelli e forme - di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto ad una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte; la preziosità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica".
"Essa - ha ammonito il cardinale - è un patrimonio storico e plurale del nostro Paese, offrendo un servizio pubblico seppure in mezzo a grandi difficoltà e a prezzo di sacrifici imposti dall'ingiustizia degli uomini: ingiustizia che i responsabili fanno finta di non vedere pur sapendo - tra l'altro - l'enorme risparmio che lo Stato accantona ogni anno grazie a questa peculiare presenza".
" La scuola come "campo di indottrinamento" minaccia di "stravolgere o disattendere i fondamentali fatti e principi di natura che riguardano i beni della vita, della famiglia e dell'educazione". A lanciare questo attacco contro gli opuscoli antiomofobia "Educare alla diversità a scuola" è stato oggi il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco.
Nella sua prolusione in apertura dei lavori del Consiglio permanente della Cei, Bagnasco ha detto: "Colpisce che la famiglia sia non di rado rappresentata come un capro espiatorio, quasi l'origine dei mali del nostro tempo, anziché il presidio universale di un'umanità migliore e la garanzia di continuità sociale. Non sono le buone leggi che garantiscono la buona convivenza - esse sono necessarie - ma è la famiglia, vivaio naturale di buona umanità e di società giusta"."Bisogna andare contro la corrente di un individualismo scellerato che - applicato ai vari campi dell'esistenza privata e pubblica - porta a camminare sulla pelle dei poveri, a non aver tempo di fermarsi accanto alle moltitudini ferite sulla via di Gerico. E' una visione iperindividualista all'origine dei mali del mondo, tanto all'interno delle famiglie quanto nell'economia, nella finanza e nella politica". Lo ha affermato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Commissione episcopale italiana, nella sua prolusione in apertura dei lavori del Consiglio permanente della Cei.
"La ripresa, giustamente invocata, sarà un'illusione - ha ammonito il presule - senza una rinascita morale e spirituale; e ciò sarebbe tanto più grave perché la dura lezione della crisi sarebbe stata vana, pagata soprattutto dai deboli. Bisogna accelerare la conversione dall'io al noi e dal mio al nostro: non certo nel senso che non esistono più l'io e il mio, ma nel senso che mai più dovranno essere intesi come degli assoluti, cioè slegati dal resto del mondo fatto di 'altri': persone, istituzioni, aziende, Paesi". La scuola e la famiglia. Ricordando l’appuntamento del 10 maggio in piazza San Pietro con il Papa, il presidente della Cei ribadisce che in questa logica distorta e ideologica, si innesta la recente iniziativa - variamente attribuita - di tre volumetti dal titolo 'Educare alla diversità a scuola', che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado. In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione - cosa giusta -, in realtà mirano a 'istillare' (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre... parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte. E' la lettura ideologica del 'genere' - una vera dittatura - che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l'identità di uomo e donna come pure astrazioni".
"Viene da chiederci con amarezza - ha rincarato la dose Bagnasco - se si vuol fare della scuola dei 'campi di rieducazione', di 'indottrinamento'. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l'esplicita autorizzazione? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti". "I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto - ha sostenuto - di reagire con determinazione e chiarezza: non c'è autorità che tenga".

GLI STIPENDI D'ORO DEI BOIARDI DI STATO

Stipendi dei manager pubblici, tutti i Paperoni italiani: ecco la classifica
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Le retribuzioni dei top manager pubblici sono  faraoniche e vergognose. Ci chiediamo: quanto guadagna l'amministratore delegato di Fs Mauro Moretti per minacciare la fuga all'estero in caso di taglio? Esattamente 873.666,03 euro. Tanti, troppi ma non certo un caso isolato. Secondo gli ultimi dati, ad esempio, per il mandato 2011-2014 lo stipendio per la guida operativa di Poste, Massimo Sarmi, arriva a 1.563.719,83 euro. Al suo presidente, Giovanni Ialongo, sono andati comunque oltre 900 mila euro. Al presidente del Coni, Gianni Petrucci sono spettati complessivamente 194 mila euro e 336 mila all'a.d, Raffaele Pagnozzi. Ancora meglio è andata a Mauro Masi, a.d. Consap, autorità che gestisce i servizi assicurativi della P.A, che al 2012 ha ricevuto come totale erogato oltre 473 mila euro. Di tutto rispetto anche la retribuzione annua del presidente dello stesso ente, Andrea Monorchio, ex direttore generale del Tesoro: poco meno di 226 mila euro.
Addirittura superiori sono i compensi per i "gioielli" quotati dello Stato, i colossi dell'industria a partecipazione pubblica. L'ad di Eni, Paolo Scaroni ha visto lo stipendio salire per il 2012 a 6,4 milioni (di cui quasi 5 milioni di bonus), staccando l'ad dell'Enel, Fulvio Conti, i cui compensi sono scesi a poco meno di 4 milioni (con un bonus di 2,5 milioni) ma posizionandosi un pochino sotto il timoniere della controllata Saipem, dove l'ex a.d. Pietro Franco Tali ha incassato 6,94 milioni comprensivo però della buonuscita dopo le dimissioni per lo scandalo in Algeria nonché un bonus di 2,28 milioni. Per il presidente del Cane a sei zampe, Giuseppe Recchi, si è passati nello stesso periodo da 637 mila a poco più di un milione. A Flavio Cattaneo, amministratore e direttore generale di Terna sono andati 2,35 milioni.
Lo stipendio del nuovo presidente di Finmeccanica Giovanni De Gennaro, pur essendo il gruppo quotato, rientra invece nel tetto dei 300 mila euro previsto per i compensi dei manager previsto dal decreto SalvaItalia. A stabilirlo è stato il Comitato per le remunerazioni del gruppo nell'ambito della nuova politica di moderazione dei costi e degli stipendi. La decisione di De Gennaro era stata preceduta da quella adottata dall'a.d. e direttore generale di Finmeccanica, Alessandro Pansa, che aveva rinunciato alla parte fissa dello stipendio.
Tra i manager più pagati c'è anche Domenico Arcuri, nel 2012 remunerato con quasi 800 mila euro, stipendio decurtato nel 2012 secondo quanto previsto dalle nuove leggi, così come potrebbe essere accaduto anche ad altri. Dietro di lui l'amministratore unico di Anas, Pietro Ciucci (750 mila) e quello dell'Enav, Massimo Garbini (poco meno di 503 mila euro), l'a.d di Sogin, Giuseppe Nucci (570 mila) e dell'Expo 2015 Giuseppe Sala (428 mila contro i solo 47 mila per la presidente Diana Bracco). Seguono il numero uno del Gse (il gestore dei servizi energetici), Nando Pasquali (oltre 411 mila). Di oltre 600 mila euro è stata invece la retribuzione complessiva nel 2012 di Maurizio Prato, presidente e a.d. del Poligrafico e Zecca dello Stato. Alla presidente della Rai Anna Maria Tarantola, in carica dal 10 luglio sono andati invece 140 mila euro. Ben remunerate anche le cariche apicali di Eur Spa nel 2012: oltre 287 mila per l'a.d. Riccardo Mancini, poco meno di 129 mila per il presidente Pierluigi Borghini.



LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Nome carica Retribuzione lorda (dati in euro)
Gaetano Silvestri Presidente Corte Costituzionale 545.286
Ugo Zampetti Segretario generale Camera 478.149
Giuliano Amato Giudice costituzionale 454.405
Aurelio Speziale Vice segretario gen. Camera 358.642
Guido Letta Vice segretario gen. Camera 358.642
Daniele Franco Ragioniere generale Stato 303.353
Attilio Befera Direttore Agenzia Entrate 302.937
Mauro Nori Direttore generale Inps 302.937
Marcello Cardani Presidente Agcom 302.937
Alessandro Pansa Direttore Dipart. Ps Min. Interno 301.344
Giorgio Clemente Pres. Aggiunto Corte dei Conti 301.320
Michele Valensise Segretario generale Farnesina 301.320
Luciana Lamorgese Capo gabinetto Mininterno 301.320
Salvatore Nottola Procuratore gen. Corte dei Conti 301.320
Franco Gabrielli Capo Protezione civile 298.071
Guido Bortoni Presidente Autorità Energia 293.656
Vincenzo La Via Direttore generale Tesoro 293.600
Antonio Perrucci Vice Segr.Gen. Agcom 293.600
Fonte: nostra elaborazione su dati attinti dalla sezione “Amministrazione trasparente” dei vari siti istituzionali. I valori sono annuali, al lordo di imposte e contributi previdenziali. La retribuzione di Giuliano Amato, citato perché è di fresca nomina, è pari a quella degli altri 13 giudici costituzionali. Molte amministrazioni non rispettano gli obblighi di legge. Mancano così, ad esempio, le retribuzioni degli ambasciatori, o quelle degli avvocati dello Stato, che sicuramente figurerebbero in questa graduatoria. Va notato che la legge 214 del 2011 ha posto un tetto alle retribuzioni di ministeri ed enti pubblici: non possono superare lo stipendio del Primo Presidente di Cassazione, pari nel 2012, dato valido per le retribuzioni dell’anno successivo, a 302 mila “


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domenica 23 marzo 2014

SANTORO E SERVIZIO PUBBLICO IN CADUTA LIBERA

  


                          Santoro, una casa ad Amalfi davanti al mare del valore di 2 milioni

Servizio Pubblico condotto e diretto da Michele Santoro ha un calo di ascolti notevole. Siamo al  6.91% di share, cioè il minimo storico. Forse è l'età,  forse è stanco, o forse ha guadagnato abbastanza ( ha messo in cascina tanto di quel fieno in questi ultimi 25 anni) passando dalla Rai a Mediaset e viceversa che fino alla sua dipartita non se la passerà male).   E, Urbano Cairo, da Alessandria, proprietario de la 7, paga. Anche l'ingegner Mauro Moretti l'ad di Trenitalia spa  afferma di prendere uno stipendio inferiore a quello di Santoro. Si presume  quindi che se Moretti percepisce 850 mila euro Santoro almeno ne percepisce 1 milione di euro se non di più.  Il programma di Santoro è noioso, ripetitivo, datato, passatista con il solito Travaglio giustizialista che declama versi contro Berlusconi  e contro tutti quelli che non sono grillini. Vairo, poi, per qualche bozza o disegno non fa ridere nessuno. Ruotolo non si capisce che ruolo abbia.  E la novità  quest'anno sono le canzoni di musica leggera degli anni 70 che introducono il programma. Insomma, una vera debacle totale. Prima gli orfani dell'ideologia avevano Berlusconi da attaccare, ora che la Boccassini l'ha distrutto, ci sarebbero l'ing. Ligresti (accusato di aggiottaggio per un buco di 400 milioni che riguarda Imco e Sinergia le due holding della famiglia Ligresti e corruzione)   e De Benedetti cittadino svizzero ( con 1,8 miliardi di euro di prestiti per Sorgenia spa)  di cui parlare e dei finanziamenti che le banche gli hanno erogato in questi anni, ma Santoro l'ex maoista di Salerno  tace rigorosamente.
              Ligresti deve ben  400 milioni di euro alle Banche che non darà mai  

Ho guardato la programmazione de la 7 per due settimane e i contenuti dei  programmi si sovrappongono: tutti intervistano i cittadini disoccupati, cassaintegrati, esodati. Tutti intervistano Renzi, i grillini e qualche esponente del pd con la Santanchè. Sembrano programmi fotocopiati. Tutti davanti ai cancelli delle fabbriche, i problemi del sindacato, l'Europa e l'euro,  interviste ai familiari dei suicidati per la crisi e adesso i sondaggi. L'unica che si discosta dai programmi fotocopia è "Le interviste barbariche"  Daria Bignardi che, nel suo parterre di livello,  intervista uomini e donne del cinema, della canzone, della cultura, dello spettacolo, della politica e della religione (ma, cara Daria,  Augias non fa fede perchè non ha mai avuto fede! Ci sono in Italia tanti bravi  teologi per es. l'Arcivescovo Rino Fisichella colto, umile e raffinato con cui parlare di inferno, satana, esistenza di Dio, unioni di fatto, matrimoni gay, eutanasia, comunione ai divorziati risposati, le strane e inquietanti dimissioni di Benedetto XVI intimorito e ricattato, il celibato dei preti, le donne nella Chiesa, ecc. ). Un programma interessante che piace a tutti. Ma se mettete insieme Paragone, Santoro, Formigli, e Sottile (che ha chiuso i battenti perchè lo share era al 2.30%) fanno le stesse interviste agli stessi personaggi e mandano in depressione gli italiani con tutti quei servizi e  dati negativi: lo spread, il debito pubblico, gli stipendi d'oro, le banche che non aiutino i cittadini, l'evasione fiscale, il lavoro, la patrimoniale,  le tasse, i tagli agli statali, la Merkel che vuole una politica di rigore, ecc.  Santoro che vive in un altro mondo con stipendi da favola e case da favola (quella di Amalfi sulla Costiera amalfitana costata 1 milione di euro "abitazione con annesso terreno disposta su tre livelli, composta da quattro vani al piano terra, da tre vani con cucina bagno ingresso ripostiglio e terrazzo al primo piano". La costiera amalfitana, i limoni, il mare verde, un paradiso specie da quelle finestre affacciate sul golfo. Tre piani di roba con terreno e agrumeti. Ne ha fatti di soldi il Santoro nazionale che da 20 anni si batte contro Berlusconi. Adesso che il Cavaliere è stato disarcionato il suo programma lo vedono in pochi e rischia la chiusura per mancanza di idee e di fantasia. Lo stesso dicasi per Formigli e Paragone che dicono le stesse cose di Santoro.  E Urbano Cairo spende per pagare due doppioni. Rimane Maurizio Crozza che è aggressivo, ironico, duro ma piace e fa ascolti. L'imitazione più bella è stata quella del Memores domini Roberto Formigoni. Vuole querelare? chisse- ne- frega. Risponda piuttosto il Formigoni del suo operato ai cittadini che per 17 anni l'hanno votato al Pirellone. Ora c'è l'Expo 2015 e i magistrati dicono che i vertici della Regione Lombardia  sapevano. Bene dica quello che sa ed eviti la solita arroganza. Parli della Maugeri, del San Raffaele, della Compagnia delle Opere, della Fiera di Milano, dei trasporti regionali e della sanità lombarda.  E dei viaggi offerti da Daccò nei Resort più belli del mondo con yacht, vita gaudente, edonismo e consumismo.
Gli italiani sono stanchi infine delle lezioncine di Travaglio che legge il compitino da primo della classe, sono stufi di chi predica bene e razzola male, sono stufi di conduttori orfani dell'ideologia ma che non si fanno mancare niente come i comunisti dell'URSS e della Russia di Putin, gli italiani sanno che non arrivano alla terza settimana del mese, sanno che i pensionati hanno 500 euro al mese di sociale e sanno dei privilegi della Casta (case d'oro, stipendi d'oro, pensioni d' oro, macchine blu, posti negli enti e nelle banche e stipendi  da 20 mila euro come parlamentari). Adesso Santoro ci farà sentire Patty Pravo, Milva e Mina per risollevare le sorti del suo programma in caduta libera. Ma credo che non basterà. Gli italiani sono mortificati, sono depressi e si uccidono per la crisi e per Equitalia. Ma questo, forse, non interessa a nessuno.  Paradossalmente, a parlare degli ultimi, dei poveri, delle persone fragili, malate, sofferenti  e abbandonate non è un uomo di sinistra, ma un credente, un Pontefice "venuto dalla fine del mondo". Il che per un materialista ateo, discepolo di Marx e Hengels, è il massimo.                


            La Sorgenia dei De Benedetti deve 1,8 miliardi di euro alle banche,
                ma non venderà mai nè Repubblica nè l'Espresso nè tutti i quotidiani
                locali di cui è proprietario. Nè tantomeno i beni immobiliari e mobiliari 
                detenuti in Svizzera.

sabato 22 marzo 2014

L'ELEZIONE DI PAPA FRANCESCO NON E' VALIDA


 La staffetta tra papa Benedetto XVI e papa Francesco c'è                  stata  davvero il 13 marzo 2013 giorno dell'elezione al soglio di Pietro del cardinale argentino Bergoglio. E, chi sostiene il contrario, dice il falso.  Il patto tra i due però risale al 2005 quando Joseph Ratzinger fu eletto papa con i voti determinanti dei progressisti capitanati dall'autorevole cardinale Carlo Maria Martini. Com'è noto in quel Conclave Ratzinger aveva raggiunto 72 voti  (ne occorrevano 77 per l'elezione a Sommo Pontefice), mentre  Bergoglio il cardinale di Buenos Aires ne prese ben 40. I progressisti se avessero tenuto duro avrebbero bloccato l'elezione di Ratzinger. Ma Carlo Maria Martini, per sbloccare la situazione, decise  di far confluire i voti su Ratzinger, ma dei 40 votanti per Bergoglio seguiranno le indicazioni del "papa nero" gesuita solo 14  ma sufficienti ad arrivare oltre ai 77 voti che erano i voti della maggioranza per essere eletti. Qui, in pieno Conclave, in una stanza segreta  avviene il patto della staffetta. Che consisteva in pochi punti: 1) all'età di 85 anni Ratzinger  si doveva dimettere; 2) il magistero di Ratzinger doveva ribadire i valori non negoziabili senza entrare troppo nel merito di aborto, divorzio, unioni di fatto, matrimoni gay, eutanasia come per es. fece Paolo VI con l'Humanae Vitae;  3) La dottrina del Concilio Vaticano II non doveva essere modificata; 4) non si doveva attaccare la teologia protestante di Kasper; 5) Ratzinger si doveva occupare solo di encicliche sulla fede, speranza e carità ma non sulla morale.  E scrivere a tempo perso un libro su Gesù. Insomma, un pontificato di basso profilo, con catechesi che erano simili a delle bellissime lezioni universitarie. Ratzinger avrebbe potuto consegnare alla storia delle Lettere Encicliche teologiche di grande spessore culturale  ma non lo farà;  6) riservare sempre una quota di cardinali e vescovi ai  progressisti.

In otto anni Benedetto XVI svolge il ministero petrino ma si concentra giustamente soprattutto sulla pedofilia di alcuni settori del clero, ma la dottrina non viene ribadita con documenti come fecero Paolo VI e Giovanni Paolo II attirandosi le antipatie degli anticlericali e dei laicisti.  
Farà le catechesi del mercoledi sui Santi, sui mistici,  sui padri della Chiesa, sui padri del deserto, su Agostino, su Tommaso, sulla filosofia cristiana, sugli aspostoli, su san Paolo, sulla Chiesa, sul problema di Dio, ma i temi cari ai protestanti guardacaso non li tocca (Gesù storico, Gesù Uomo per gli altri,  demitizzazione dei Vangeli, la mariologia, il Dio di Gesù Cristo, il Dio Totalmento altro (sconosciuto), la Presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo, i dogmi, il libero esame della Scrittura, la teologia della misericordia e il il sacramento della riconciliazione, il ruolo della donna nella Chiesa, l'ecclesiologia, la liturgia, i divorziati risposati).

 Papa Benedetto XVI sceglierà come Segretario di Stato Tarcisio Bertone che, però, è un accentratore e sbaglierà tre mosse: quelle di sostituire il Presidente dello I.O.R. Gotti Tedeschi e il Segretario generale  del Governatorato mons. Carlo Viganò che lo trasferisce  come Nunzio apostolico a Washington e di non collaborare con il predecessore Sodano. Durante questi 7- 8  anni di Pontificato inVaticano succederà  di tutto: dossiers che girano sulle scrivanie di mezza Curia, maggiordomi disonesti e incarcerati, lobby gay, lobby massonica, 80 Vescovi  e 400 preti pedofili nel mondo ridotti allo stato laicale. E siamo arrivati a gennaio 2013.                    

 Benedetto XVI ha già compiuto 85 anni nell' aprile 2012 e deve mantenere l'impegno assunto con i gesuiti ma prende tempo anche perchè i cattolici di tutto il mondo lo stimano e apprezzano notevolmente. Benedetto XVI va in Australia, Messico, Brasile, Germania, Polonia, Francia, Spagna, Portogallo ma è in splendida  forma e sta bene. E, soprattutto, è  nel pieno possesso delle sue facoltà come dimostra per es. la lettera a Oddifreddi scritta un anno dopo le dimissioni.  Il cardinale argentino  Bergoglio sapeva che sarebbe toccato a lui, ma Benedetto XVI lavorava segretamente per Angelo Scola (che lo invia  da Venezia a Milano la diocesi più popolosa del mondo) ma i progressisti capiscono le reali  intenzioni di Benedetto e minacciano uno scisma se non si fosse dimesso subito. 

Scola nel Conclave  non ha ancora i consensi  necessari per l'elezione, e poi i gesuiti avevano lavorato con i cardinali del Terzo e Quarto mondo. Da qui l' "ira" verso Benedetto XVI che con il suo gesto l'ha colto di sorpresa: egli aveva bisogno di tempo ma il Papa improvvisamente si dimette senza consentire a Scola di fare campagna elettorale. Si dimette liberamente e senza condizioni? Non è dato sapere.   Benedetto XVI parlerà delle sue dimissioni al cardinale Paolo Romeo, a Bertone,  e al vescovo emerito di Ivrea, al fratello George e a pochi intimi.
Sta di fatto che nel 2013 quando rassegna le dimissioni e Angelo Sodano che ha fatto una guerra spietata a Bertone dirà  davanti al Concistoro falsità e una faccia tosta che non ha precedenti   che le dimissioni del Papa "sono un fulmine a ciel sereno".  In realtà lo sapeva mezza Curia e c'era chi faceva pressioni per le dimissioni e c'era chi faceva  pressioni perchè egli non lasciasse la guida della Chiesa. Sta di fatto che papa Benedetto XVI decide di onorare il patto della staffetta dopo aver riflettuto a lungo: lo scandalo della pedofilia è enorme, i corvi nei sacri palazzi volano in cerca di carcasse, lo Ior è ancora una volta  al centro dell'attenzione mediatica, Bertone è inviso a mezza Curia, gli avversari ecclesiastici di Ratzinger dagli Usa lo colpiscono senza pietà. E Sodano lo avversa come sanno fare gli ecclesiastici.  L' 11  Febbraio 2013 Benedetto  XVI convoca i Cardinali e in latino comunica le dimissioni irrevocabili adducendo come motivazioni la salute, il  peso e le fatiche del pontificato. E' pallido, bianco in volto,  spaventato, con la  voce tremante; dimissioni  peraltro anticipate in maniera inopportuna e sgradevole dal cardinale Romeo, siciliano, 76 anni, e dai desideri senili dell'ex  vescovo  di Ivrea Luigi Bettazzi 90 anni.
 Come fa il progressista Bettazzi a sapere un anno prima delle dimissioni di Benedetto XVI? E lo stesso discorso analogo vale per l'ex Nunzio apostolico  in Italia Paolo Romeo.  Ma lo farà per il bene della Chiesa contro arrivismi, sete di potere, ambizioni personali e carriere. I quali prelati, per conseguire benefici e vantaggi,  sono disposti a tutto dopo aver intimorito Benedetto XVI e averlo rinchiuso in un monastero dentro le mura vaticane per il resto dei suoi giorni.



Quindi, il 13 marzo 2013,  i progressisti sapevano già tutto, eccetto Scola che ci sperava ardentemente. Ma gli italiani si sono spaccati tra bertoniani, amici di Bagnasco.e sodaniani. Gli europei si sono aggregati agli americani e ai cardinali del Terzo mondo. Dopo il terzo scrutinio verrà eletto Bergoglio ma non era una novità per nessuno e tantomeno per lui che nel 2005 aveva pregato i fratelli cardinali di votare Ratzinger. In conclusione,  la staffetta tra Ratzinger e Bergoglio,  è una brutta pagina della Storia della Chiesa. Non a caso, adesso nell'epoca Bergoglio, vanno di moda la teologia della misericordia, i divorziati, il peccato (di cui bisogna tacere), i sinodi senza valori etici, la liturgia sottotono, e il recupero dei Vescovi Viganò e Ricca (promosso allo Ior nonostante i suoi amori uruguaiani e socratici che hanno messo in imbarazzo la Chiesa cattolica).  L'unico che tiene testa al cardinale protestante Kasper è il cardinale Carlo Caffarra teologo, colto, raffinato  senza complessi di inferiorità culturale verso Kasper. 
Gli altri  prelati se vogliono diventare cardinali non parlano e chi ha una sede vescovile devono rigare diritto altrimenti potrebbe essere spostato in base alla teologia della misericordia. Questo, in sintesi, il patto della staffetta tra Bergoglio e Ratzinger. Ratzinger si è comportato come don Abbondio e Bergoglio da buon gesuita ha voluto invece  mettere al centro la difesa e la propagazione della fede del suo Ordine religioso, lavorare per il progresso spirituale dei fedeli mediante tutte le forme del ministero della parola (esercizi spirituali, sacramenti) e diffondere il verbo di Sant'Ignazio in tutti i continenti della terra con una milizia di quasi 18 mila uomini. E le donne perchè non ci sono nell'Ordine di Sant'Ignazio?   Francesco è consigliato dal vecchio tedesco Kasper che non vede l'ora di rompere l'unità della fede e di inserire dottrine nefaste e fallaci nella Chiesa. Ma perchè questo prelato  non se ne va in modo stabile e definitivo nella Chiesa anglicana o luterana dove troverebbe discepoli, ammiratori,  posti e prebende?   
A questo punto di domandiamo, non senza preoccupazione e meraviglia, se Benedetto XVI è stato intimidito e ricattato l'elezione di Bergoglio da un punto di vista canonico è valida? Con buona pace di Kasper e dei suoi sodali no! I canonisti si esprimano rompendo ogni indugio. Altro che teologia della misericordia. Qui abbiamo assistito a una pagina buia, triste e amara della Chiesa fondata da Cristo. E abbiamo un Papa eletto regolarmente eletto  rinchiuso nelle mura del Vaticano. Esattamente come i papi Ponziano, Silverio e Martino I,  Benedetto IX, Gregorio VI, Gregorio XII e Benedetto V tutti deposti. La storia si ripete...

                                       Mons. Battista Ricca  promosso nel CdA dello Ior




alberto.giannino@gmail.com