mercoledì 19 marzo 2014

LO SBALLO CON LA DROGA (E NON SOLO)


 

Roma, 19 mar. (Adnkronos Salute) - Occhio, ragazzi, ai rischi nascosti delle smart drug e agli effetti del 'potenziamento cognitivo' ricercato a tutti i costi assumendo sostanze energizzanti, anche legali. A mettere in guardia i giovani è l'Agenzia italiana del farmaco, con un lungo articolo pubblicato sul suo sito internet. L'Aifa cita Jordan Belfort, il protagonista dell’ultimo film di Martin Scorsese, The Wolf of Wall Street, che sintetizza così il proprio stile di vita: "Uso lo xanax per concentrarmi, l'ambien per dormire, l'erba per calmarmi, la cocaina per tirarmi su e la morfina perché è ottima".
Sembra che oggi si assumano "sostanze stupefacenti per affrontare tutto, dal risveglio al lavoro, passando per cibo, sesso e sonno, successo, famiglia, relazioni interpersonali. Oggi vogliamo tutto e subito. I bisogni primari sono stati sostituiti dalla necessità di affermarci e legittimarci con qualunque mezzo e a qualunque costo. Subito". Sulla base di uno studio, l'agenzia ricorda che "molte nuove sostanze vengono commercializzate come 'sballo legale', anche quando le indicazioni riportano la dicitura 'Non destinato al consumo umano'; in alcuni casi, infatti, per evitare i controlli, nei laboratori clandestini europei e mondiali si producono nuove droghe che vengono vendute direttamente sul mercato con etichette contenenti informazioni ingannevoli, per esempio 'sostanze chimiche destinate alla ricerca' o 'fertilizzanti'".
"Negli ultimi anni - si sottolinea - Internet e l’acquisto illegale hanno sicuramente cannibalizzato il mercato delle sostanze stupefacenti, ma non solo. In Italia sono stati individuati circa 500 portali in lingua italiana (o con base nel nostro Paese) che vendono questo tipo di sostanze e il 64% dei siti è stato definitivamente chiuso". Anche sostanze apparentemente innocue possono avere effetti, come la caffeina.                   

Secondo la Johns Hopkins University e l'University of Vermont che hanno pubblicato uno studio sul "Journal of Caffeine Research", molte persone sono, ad esempio, dipendenti dalla caffeina. La dipendenza produce una condizione chiamata 'Caffeine Use Disorder', ossia disturbo da uso di caffè; l’intossicazione da caffeina presenta di fatto gli stessi sintomi riscontrati in un’overdose di farmaci stimolanti. La comunità scientifica, e nello specifico l’American Psychiatric Association, hanno ufficialmente riconosciuto il disturbo da abuso di caffeina come un problema di salute reale, inserendolo nel nuovo Manuale sulla salute mentale.
Anche se la prima cosa a venire in mente è una tazzina, caffeina non vuol dire solo caffè. I potenziatori cognitivi, a volte chiamati smart drug o 'potenziatori di memoria' - sottolinea l'Aifa - sono sostanze usate per aumentare alcune funzioni mentali quali l’attenzione, la memoria, la concentrazione, la motivazione, la pianificazione, l’autostima e la capacità di prendere decisioni. Se da un lato però aumentano le capacità cognitive e riducono la sensazione di fatica, il sonno e la fame, dall’altro causano danni al pari delle vere e proprie droghe. Nel 2013, per esempio - cita l'agenzia - l'Agenzia francese per la sicurezza sanitaria e alimentare si è espressa sulle bevande energetiche (a base di caffeina, ma anche taurina), analizzando 257 casi di reazioni avverse, tra cui attacchi di panico, nervosismo ed epilessia.
Altri studi hanno dimostrato che l’elevato consumo di energy drink tra gli studenti delle superiori può rappresentare una 'spia' per altre attività che potrebbero influenzare negativamente lo sviluppo, la salute e il benessere degli adolescenti. In ambito europeo, ricorda infine l'Aifa, ci si è posti l'obiettivo di calcolare l’uso di energy drink tra i giovani danesi, esaminando anche le associazioni dei fattori socio-demografici e comportamentali in termini di salute. Ne emerge che in Danimarca il consumo sembra essere relativamente basso, ma anche che i fumatori, come coloro che consumano alcolici, sono i più inclini a consumare bevande energetiche, a riprova del fatto che condurre stili di vita sani rimane una delle migliori 'medicine' a nostra disposizione.

I FALSI AMICI

                                       I FALSI AMICI


Chi muore?
 

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia di vestire un colore nuovo,
chi non parla a chi non conosce.

 

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero al bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

 

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

 

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.
 

Muore lentamente,
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare.

Muore lentamente,
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

 

Lentamente muore,
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento di una splendida felicità.



"Ode alla vita", di Martha Medeiros

lunedì 17 marzo 2014

LO SPINELLO? E' UN PIACERE PER 75 MILA STUDENTI ITALIANI



Roma, 17 mar. (Adnkronos Salute) - Lo spinello? Un vizio quotidiano per circa 75 mila studenti italiani, sempre più affascinati dalla droga. D'altronde i numeri parlano chiaro: si stima che nel 2013 gli studenti che hanno utilizzato cannabis almeno una volta sono 580.000 e circa 75.000 quelli che l'hanno consumata quasi quotidianamente. Un significativo balzo in avanti, se si considera che nel 2012 - su 2,5 milioni di studenti - erano circa 500 mila i ragazzi delle scuole medie superiori che (almeno una volta) avevano fatto uso di cannabis.
E' quanto emerge dallo studio Espad-Italia (European school survey on alcohol and other drugs), realizzato dal Reparto di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc -Cnr), che l'Adnkronos Salute è in grado di anticipare. Dall'indagine emerge chiaro un elemento: i giovani maschi sono più attratti dalle droghe rispetto alle ragazze (30% contro 19%). Un altro aspetto significativo che balza agli occhi riguarda l'età media del primo contatto con la droga: intorno ai 15 anni.

Lo studio, che ha coinvolto 45 mila studenti delle scuole superiori e 516 istituti scolastici di tutta la penisola, mette a fuoco il fenomeno scomponendo i dati a livello regionale. La fotografia che ne è esce è ancora più nitida: in raffronto con l'anno precedente, si evidenzia infatti come siano gli studenti del Centro, della Campania, del Piemonte e del Friuli Venezia Giulia ad aver incrementato maggiormente i consumi. Anche se l'incremento dei consumi riguarda soprattutto i maschi, si registra un aumento anche tra le ragazze: in Campania (dal 13,6% del 2012 al 17% del 2013); in Abruzzo (dal 17% al 21%) e soprattutto in Piemonte (dal 17% al 22%).
"Il consumo di cannabis tra i giovani - spiega la responsabile della ricerca, Sabrina Molinaro dell'Ifc-Cnr - riprende a crescere. Questa tendenza - aggiunge - si conferma anche nei primi risultati preliminari del nostro studio Ipsad sulla popolazione generale (15-74 anni) che rileva un leggero incremento della prevalenza di consumatori occasionali (una o più volte l'anno) di cannabis a fronte di un sensibile aumento dei consumatori frequenti (20 o più volte al mese)".            

 

PIENA SINTONIA TRA PAPA FRANCESCO E IL TEOLOGO KASPER



 Il cardinale Walter Kasper, relatore al Concistoro straordinario sulla famiglia per volontà di Papa Francesco, insiste sulla necessità che la Chiesa si interroghi sulla possibilità di riammettere, in alcuni casi, i divorziati risposati alla comunione.
"Il fallimento - afferma il porporato tedesco in un'intervista a Famiglia cristiana - è possibile anche per un cristiano e vediamo che oggi, purtroppo, ci sono molti matrimoni che falliscono. Ma anche in queste situazioni la Chiesa deve essere vicina, aiutare, consigliare, incoraggiare. Il grande problema che stiamo dibattendo è come fare tutto ciò senza venir meno alla dottrina. Perché dobbiamo essere chiari: la dottrina non si può togliere e non si può cambiare la parola di Gesù che è vincolante. Quello che si può fare è riflettere sulla differenza tra dottrina e disciplina e dunque capire, come è antica tradizione della Chiesa, su come agire con i divorziati risposati. Vorrei anche dire che non esistono 'i' divorziati risposati". In che senso? "Voglio dire che non è possibile una soluzione unica perché le situazioni sono molto, molto diverse. Ci vogliono discernimento, prudenza e saggezza per aiutare queste persone. Mi chiedo, per esempio, cosa fare con una donna abbandonata dal marito con dei bambini che ha una nuova situazione, magari con altri figli. Ha fallito il primo matrimonio, non ha potuto realizzare ciò che ha promesso davanti a Dio, alla Chiesa e agli uomini. Ma adesso non può ritornare nella prima situazione e anche abbandonare la seconda sarebbe una nuova colpa. Eppure, mi chiedo, se fa ciò che può fare, se vive una buona vita cristiana, se educa i suoi figli nella fede, le si può negare l'assoluzione del peccato? Ogni peccato può essere perdonato se il peccatore lo chiede. Secondo me, davanti Dio, non è possibile che esista una situazione in cui uno si trovi immerso in una buca senza via d'uscita. Questo è contro la misericordia di Dio. Non ci sono peccati che non possono essere perdonati".            

Ad ogni modo, "se questa persona crede alla remissione dei peccati, anche se si trova in questa situazione, può accostarsi di nuovo alla mensa del Signore? Ma io non posso dare una risposta, non posso decidere io, deve decidere la Chiesa. Ci sarà un Sinodo straordinario e poi uno ordinario sulla famiglia e il Sinodo, con il Papa deciderà su questo punto. C'è molta gente che aspetta una soluzione. Ripeto, la risposta non può essere generale perché le situazioni sono troppo diverse".

giovedì 13 marzo 2014

PAPA FRANCESCO, IL CULTO DELL'IMMAGINE E IL BUSINESS




Caro Papa Francesco,
Ti scrivo mentre sei ancora ad Ariccia a fare gli esercizi spirituali con 82 tuoi Confratelli nell'episcopato. Tutti voi avrete avuto giovamento dagli esercizi predicati da un parroco romano. Chissà che bello ascoltare la Parola di Dio, commentarla e meditarla. Chissà che bello avere scelto la dimensione verticale (la preghiera) in questo mondo secolarizzato, scristianizzato e neopagano. Se noi riduciamo l’uomo esclusivamente alla sua dimensione orizzontale, a ciò che si può percepire empiricamente, la stessa vita perde il suo senso profondo. L’uomo ha bisogno di eternità ed ogni altra speranza per lui è troppo breve, è troppo limitata. L’uomo è spiegabile solamente se c’è un Amore che superi ogni isolamento, anche quello della morte, in una totalità che trascenda anche lo spazio e il tempo. L’uomo è spiegabile, trova il suo senso più profondo, solamente se c’è Dio. E noi sappiamo che Dio è uscito dalla sua lontananza e si è fatto vicino, è entrato nella nostra vita e ci dice: «Io so­no la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me non morirà in eterno» (Gv 11,25-26). Dio, nell'era digitale, postmoderna e plurale, sembra sparito dall’orizzonte di varie persone o diventato una realtà verso la quale si rimane indifferenti. Vediamo, però, allo stesso tempo, molti segni che ci indicano un risveglio del senso religioso, una riscoperta dell’importanza di Dio per la vita dell’uomo, un’esigenza di spiritualità, di superare una visione puramente orizzontale, materiale della vita umana.
                                         

 Guardando alla storia recente, è fallita la previsione di chi, dall’epoca dell’Illuminismo, preannunciava la scomparsa delle religioni ed esaltava una ragione assoluta, staccata dalla fede, una ragione che avrebbe scacciato le tenebre dei dogmatismi religiosi e avrebbe dissolto il “mondo del sacro”, restituendo all’uomo la sua libertà, la sua dignità e la sua autonomia da Dio. L’esperienza del secolo scorso, con le due tragiche Guerre mondiali ha messo in crisi quel progresso che la ragione autonoma, l’uomo senza Dio sembrava poter garantire. L’uomo porta in sé una sete di infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca di bellezza, un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso l’Assoluto; l’uomo porta in sé il desiderio di Dio. E l’uomo sa, in qualche modo, di potersi rivolgere a Dio, sa di poterlo pregare. San Tommaso d’Aquino, uno dei più grandi teologi della storia, definisce la preghiera “espressione del desiderio che l’uomo ha di Dio”. Questa attrazione verso Dio, che Dio stesso ha posto nell’uomo, è l’anima della preghiera, che si riveste poi di tante forme e modalità secondo la storia, il tempo, il momento, la grazia e persino il peccato di ciascun orante. La storia dell’uomo ha conosciuto, in effetti, svariate forme di preghiera, perché egli ha sviluppato diverse modalità d’apertura verso l’Altro e verso l’Oltre, tanto che possiamo riconoscere la preghiera come un’esperienza presente in ogni religione e cultura. Infatti -  come ha scritto Benedetto XVI -  la preghiera non è legata ad un particolare contesto, ma si trova inscritta nel cuore di ogni persona e di ogni civiltà. Naturalmente, quando parliamo della preghiera come esperienza dell’uomo in quanto tale, dell’homo orans, è necessario tenere presente che essa è un atteggiamento interiore, prima che una serie di pratiche e formule, un modo di essere di fronte a Dio prima che il compiere atti di culto o il pronunciare parole. La preghiera ha il suo centro e affonda le sue radici nel più profondo della persona; perciò non è facilmente decifrabile e, per lo stesso motivo, può essere soggetta a fraintendimenti e a mistificazioni. Anche in questo senso possiamo intendere l’espressione: pregare è difficile. Infatti, la preghiera è il luogo per eccellenza della gratuità, della tensione verso l’Invisibile, l’Inatteso e l’Ineffabile.


 Perciò, l’esperienza della preghiera è per tutti una sfida, una “grazia” da invocare, un dono di Colui al quale ci rivolgiamo. solo nel Dio che si rivela trova pieno compimento il cercare dell’uomo. La preghiera che è apertura ed elevazione del cuore a Dio, diviene così rapporto personale con Lui. E anche se l’uomo dimentica il suo Creatore, il Dio vivo e vero non cessa di chiamare per primo l’uomo al misterioso incontro della preghiera. Come afferma il Catechismo: “Questo passo d’amore del Dio fedele viene sempre per primo nella preghiera; il passo dell’uomo è sempre una risposta. A mano a mano che Dio si rivela e rivela l’uomo a se stesso, la preghiera appare come un appello reciproco, un evento di alleanza. Attraverso parole e atti, questo evento impegna il cuore. Si svela lungo tutta la storia della salvezza” (n. 2567). Nella preghiera, in ogni epoca della storia, l’uomo considera se stesso e la sua situazione di fronte a Dio, a partire da Dio e in ordine a Dio, e sperimenta di essere creatura bisognosa di aiuto, incapace di procurarsi da sé il compimento della propria esistenza e della propria speranza. Il filosofo Ludwig Wittgenstein ricordava che “pregare significa sentire che il senso del mondo è fuori del mondo”. Nella dinamica di questo rapporto con chi dà senso all’esistenza, con Dio, la preghiera ha una delle sue tipiche espressioni nel gesto di mettersi in ginocchio. E’ un gesto che porta in sé una radicale ambivalenza: infatti, posso essere costretto a mettermi in ginocchio – condizione di indigenza e di schiavitù -, ma posso anche inginocchiarmi spontaneamente, dichiarando il mio limite e, dunque, il mio avere bisogno di un Altro. A lui dichiaro di essere debole, bisognoso, “peccatore”. Nell’esperienza della preghiera la creatura umana esprime tutta la consapevolezza di sé, tutto ciò che riesce a cogliere della propria esistenza e, contemporaneamente, rivolge tutta se stessa verso l’Essere di fronte al quale sta, orienta la propria anima a quel Mistero da cui si attende il compimento dei desideri più profondi e l’aiuto per superare l’indigenza della propria vita. In questo guardare ad un Altro, in questo dirigersi “oltre” sta l’essenza della preghiera, come esperienza di una realtà che supera il sensibile e il contingente.


Ti scrivo, caro Papa Francesco, perchè spesso vado nei negozi di articoli religiosi a cercare qualche libro di teologia per imparare e per aggiornarmi poichè ritengo che la formazione debba essere permanente. Ebbene, in qualsiasi negozio io vada, trovo il culto di Papa Francesco con gadgets, portachiavi, braccialetti, medagliette, spille,  rosari, portarosari, ciondoli e crocette piccole da girocollo,  libri, commenti, videocassette, preghiere, omelie, catechesi, quadri, quadretti, dipinti, catenine e immaginette . Per carità, sul Tuo magistero essendo Tu successore di Pietro e Vicario di Cristo in terra è normale la diffusione di Encicliche o di Esortazioni apostoliche. Ma tutto il resto mi sembra un business su cui tante persone lucrano, fanno soldi e speculazioni. Ora sono abituato ma i primi tempi avevo pensato male: "Forse che è morto il Papa e io non ho visto i telegiornali?" Poi chiedevo tue notizie e per fortuna era otimme. Però immagino che anche Tu non condivida tale culto e idolatria ed è per queste ragioni che ti chiedo di fermare questo business che riguarda Santuari, Ordini religiosi, e negozi in città.. A meno che, parte dei proventi vadano ai poveri, a coloro che sono gli ultimi e gli "scarti" di questa società materialista, consumista e individualista protesa al profitto e al benessere.

Un grande peccatore
Alberto Giannino
                                            

mercoledì 12 marzo 2014

GRILLO, IL MOVIMENTO 5 STELLE E LA QUESTIONE MORALE

                                            

I parlamentari del Movimento 5 stelle compiono un anno nel Parlamento italiano. Nessuno li conosceva dentro il Parlamento ma soltanto fuori nel lavoro, nella vita privata, nelle associazioni, e sul territorio a contatto con la gente. Poi, in questi ultimi mesi,  li abbiamo visti nelle trasmissioni de la7, della Rai, e di Mediaset. Il loro leader Beppe Grillo e l'amico Gianroberto Casaleggio li hanno autorizzati a partecipare a programmi politici per comunicare cosa il Movimento fa ogni giorno in Parlamento nelle varie Commissioni per risolvere concretamente i bisogni dei cittadini. Il loro impegno politico  offre preziosi orientamenti etici alla ricerca di un modello sociale che soddisfi adeguatamente le esigenze di un'economia già globalizzata e risponda ai mutamenti demografici, assicurando crescita e sviluppo, tutela della famiglia, pari opportunità nell'istruzione dei giovani e sollecitudine per i poveri. In sostanza nel M5S c'è  l'impegno di tutti ad affrontare le sfide del presente per il bene di un futuro migliore. Chi li aveva dipinti come eversori o come estremisti ha dovuto ricredersi. Essi vanno in TV come persone dabbene, elegantissimi, bellissimi, educatissimi. Sembrano oxfordiani. Parlano con sicurezza  senza mai  interrompere l'interlocutore e manifestano il loro pensiero con pacatezza e molto garbo.  Da una parte vediamo Beppe  Grillo che urla, fa casino, fa il diavolo a quattro,  dice parolacce, arringa le piazze, fa l'arruffapopolo; dall'altra parte abbiamo gli esponenti del suo movimento che sono l'esatto contrario.

 Ma il capo e i suoi uomini (e donne) la pensano allo stesso modo. Non vogliono trattare con i politici corrotti, pregiudicati, truffatori, responsabili di peculato, di appropriazione indebita, di bancarotta fraudolenta o aggiotaggio.  O, peggio, che hanno costruito le loro fortune con i soldi delle banche (vedi  Salvatore Ligresti, il defunto Tanzi, e  il figlio di De Benedetti),  del terremoto in Irpinia, con i soldi delle Regioni, degli Enti pubblici , delle autostrade, delle Asl e degli Ospedali. C'è una idiosincrasia tra i 5 stelle e i corrotti. C'è incompatibilità, avversione, e ripugnanza. Con loro non si tratta. Con loro non si scende a compromessi con la propria coscienza. Sono loro che hanno portato il debito pubblico a 2.105 miliardi di euro, sono loro che hanno creato 3,3 milioni di cittadini italiani disoccupati. Sono loro che ogni anno non riscuotono 150 miliardi di euro di imposte che costituiscono l'evasione fiscale nonostante la Guardia di Finanza e le Agenzie dell'entrate ed Equitalia.  Sono loro che hanno portato all'estero i capitali depredati. Senza contare che i 5 stelle non tollerano i privilegi della Casta che ha stipendi e pensioni d'oro, mentre abbiamo i poveri cristi che devono campare con la sociale di 450 euro al mese. A questo riguardo va detto per amore della verità che tutti i parlamentari del Movimento 5Stelle si dimezzano lo stipendio e lo devolvono ai cittadini che hanno perso il lavoro, la casa e sono diventati i nuovi poveri accanto agli emarginati di sempre. Sono 10 mila euro a testa a cui rinunciano ogni mese ma i vari Santoro, Fazio, Mentana, Lerner, Paragone, Formigli, Annunziata, Gruber, Bignardi,  Crozza e Fabris su questa iniziativa importante tacciono rigorosamente. 
 Ebbene, ora vedo più spesso che, nelle trasmissioni politiche,  vanno Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Giorgio Sorial, Vittorio Ferraresi, Francesco D'Uva, Agostinelli Donatella, Silvia Benedetti, Dieni Federica, Luca Frusone,Rostellato Gessica, Giulia Sarti,  Roberta Lombardi, Paola Taverna, Michela Montevecchi, ecc.  Non posso citare tutti e mi scuso.
Un'accusa che viene mossa al Movimento 5 stelle è quella di "populismo" in senso spregiativo. I giornali e le TV accusano Grillo e i M5stelle di assumere un atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Ma, in realtà, le cinque stelle richiamate nel nome rappresentano tematiche relative ad acqua, ambiente, trasporti, sviluppo ed energia. Un altra accusa rivolta a Grillo è quella di "epuratore", cioè di liberare il movimento da persone ritenute indegne  allontanandone gli elementi inetti, sospetti, disonesti o, comunque, indesiderabili.  Il movimento è euroscettico: qui Grillo deve spiegare bene come è possibile vivere senza l'euro e ritornare alla lira.

La questione morale nel Movimento 5 Stelle è fondamentale. Il cittadino e politico deve lavorare per perseguire il bene comune e bene di tutti. Ci deve essere trasparenza nella gestione della cosa pubblica. Saranno capaci i nostri aderenti a 5 stelle a restare duri e puri senza sporcarsi le mani? Io credo di si, del resto il fondo l'abbiamo già toccato, in questa italietta fatta di furbi, di mafiosi e di ladri. A loro il compito e la responsabilità della vigilanza e del controllo in Parlamento sugli atti degli avversari politici."Coloro che sono o possono diventare idonei per l’esercizio dell’arte politica, così difficile, ma insieme così nobile (dopo aver ricevuto un'eredità economica difficile con un Paese in macerie), si preparino e si preoccupino di esercitarla senza badare al proprio interesse e al vantaggio materiale. Agiscano con integrità e saggezza contro l’ingiustizia e l’oppressione, il dominio arbitrario e l’intolleranza d’un solo uomo e d’un solo partito politico; si prodighino con sincerità ed equità al servizio di tutti" (Gaudium et spes, 75). Nella realizzazione di questo compito, i politici cristiani non possono rimanere privi di aiuto da parte della Chiesa. Si tratta qui, in modo particolare, dell’aiuto a prendere coscienza della loro identità cristiana e dei valori morali universali che si fondano nella natura dell’uomo, così da impregnarsi, in base a una retta coscienza, a trasfonderli negli ordinamenti civili, in vista dell’edificazione di una convivenza rispettosa dell’uomo in ogni sua dimensione.                                            

La crisi mondiale che tutte le società occidentali stanno in questi anni attraversando si rivela ancora una volta crisi di fondamenta e di valori: la mancanza di idee e comportamenti etici ha generato la crisi finanziaria globale e immobilizzato i protagonisti della Politica, responsabili e attori principali delle scelte. E’ proprio agli esponenti del M5stelle che ci rivolgiamo  perché recuperino coerenza e responsabilità, in una fase in cui la Cittadinanza non è più percepita come un valore di appartenenza comune e le sole logiche di mercato non bastano. Non diamo  ricette socioeconomiche, ma andiamo alla fonte, alla radice dei problemi, individuandoli nell’abdicazione del potere politico al proprio compito: la ricerca vera del Bene comune.Grande, dunque, è la responsabilità anche civile dei credenti: “Questo impegno non deve conoscere flessioni o ripiegamenti”. Non solo grande, ma anche irrinunciabile: “Utilmente risuona in questo senso il monito del libro della Sapienza, secondo cui ‘il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto’ (Sapienza  6,5)”.

Vigilanza e coerenza: queste le fondamenta sulle quali debbono poggiare soprattutto i cittadini del M5S   che hanno scelto di rappresentare altri Cittadini nella società. Essere coerenti con i valori che professano quando propongono, discutono e formulano le leggi, cioè le regole che guidano i comportamenti sociali e spesso influenzano le idee e le culture dominanti, e vigilanti affinché quei valori non siano minacciati e ostacolati. Non si può dire di rappresentare una Fede se i propri comportamenti non sono coerenti con essa, non si può sedere in un’Aula legislativa se, al momento delle scelte, non si rinuncia a consenso e compromesso, pur di affermare fino all’ultimo atto i propri valori: “Sono purtroppo molte e rumorose le offerte di risposte sbrigative, superficiali e di breve respiro ai bisogni più fondamentali e profondi della persona”.  Ciò fa considerare tristemente attuale il monito di Paolo, quando mette in guardia il discepolo Timoteo dal giorno «in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole» (2 Tm  4,3).
La Politica ha oggi di fronte a sé una sfida altissima: la sfida della Vita. Se davvero vuole dare di sé la parte migliore, quella per cui è davvero “la forma più alta ed esigente di carità”, deve dimostrare di comprendere di avere in mano il potere più grande per la tutela dei veri pilastri della società. Perché è da essi che dipendono il Bene e il benessere comune che tanto cerchiamo e di cui tutti hanno bisogno. La società contemporanea implora progresso, ripresa e solidarietà: che soprattutto i Cristiani si assumano la propria innata responsabilità che “concerne in modo particolare quanti sono chiamati a ricoprire un ruolo di rappresentanza”, senza cedere a “risposte sbrigative e superficiali”, senza assecondare “i propri capricci”, non perdendosi “dietro alle favole”, ma svolgendo fino in fondo la propria missione, «capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza”. 



alberto.giannino@gmail.com

martedì 11 marzo 2014

GLI ESERCIZI SPIRITUALI DI PAPA FRANCESCO



                                                                      

Papa Bergoglio ha noleggiato due autopullman e,  con 82 prelati della Curia Romana,  se n'è andato ad Ariccia sui Castelli Romani ad ascoltare gli esercizi spirituali predicati da un parroco romano. Un evento che non si era mai verificato prima d'ora. Il Papa e i vescovi e cardinali pregheranno insieme, ascolteranno la Parola di Dio, le meditazioni e la Santa Messa. Le omelie saranno oggetto di spunti per la riflessione comune. La fede è chiamata a dare  con «dolcezza e rispetto», all’ateismo, allo scetticismo, all’indifferenza verso la dimensione verticale, alcune risposte affinché l’uomo del nostro tempo possa continuare ad interrogarsi sull'esistenza di Dio e a percorrere le vie che conducono a Lui.  Soprattutto nella realtà del nostro tempo, non dobbiamo dimenticare che una via che conduce alla conoscenza e all’incontro con Dio è la vita della fede. Chi crede è unito a Dio, è aperto alla sua grazia, alla forza della carità. Così la sua esistenza diventa testimonianza non di se stesso, ma del Risorto, e la sua fede non ha timore di mostrarsi nella vita quotidiana, è aperta al dialogo che esprime profonda amicizia per il cammino di ogni uomo, e sa aprire luci di speranza al bisogno di riscatto, di felicità, di futuro. La fede, infatti, è incontro con Dio che parla e opera nella storia e che converte la nostra vita quotidiana, trasformando in noi mentalità, giudizi di valore, scelte e azioni concrete. Non è illusione, fuga dalla realtà, comodo rifugio, sentimentalismo, ma è coinvolgimento di tutta la vita ed è annuncio del Vangelo, Buona Notizia capace di liberare tutto l’uomo. Un cristiano, una comunità che siano operosi e fedeli al progetto di Dio che ci ha amati per primo, costituiscono una via privilegiata per quanti sono nell’indifferenza o nel dubbio circa la sua esistenza e la sua azione. Questo, però, chiede a ciascuno di rendere sempre più trasparente la propria testimonianza di fede, purificando la propria vita perché sia conforme a Cristo. Oggi molti hanno una concezione limitata della fede cristiana, perché la identificano con un mero sistema di credenze e di valori e non tanto con la verità di un Dio rivelatosi nella storia, desideroso di comunicare con l’uomo a tu per tu, in un rapporto d’amore con lui. In realtà, a fondamento di ogni dottrina o valore c’è l’evento dell’incontro tra l’uomo e Dio in Cristo Gesù. Il Cristianesimo, prima che una morale o un’etica, è avvenimento dell’amore, è l’accogliere la persona di Gesù. Per questo, il cristiano e le comunità cristiane devono anzitutto guardare e far guardare a Cristo, vera Via che conduce a Dio. Papa   Bergoglio nella Casa dei Paolini ad Ariccia ha preparato un bel cenacolo culturale  e religioso con lo scopo evidente di cementare l'unione, la fraternità e l'amicizia tra prelati di ogni continente. Dopo i veleni nella stagione di Benedetto XVI e Bertone ora è arrivato il tempo della  pacificazione. Niente lobby gay, niente dossiers, niente ricatti, niente chiacchericci, e niente scandali in Curia sullo IOR. Ora sappiamo chi è il regista che ha voluto cacciare Bertone e umiliare Benedetto XVI  senza esercitare la prima delle Virtù Cardinali (la prudenza). Di più: se avesse letto Il Principe di Niccolò Machiavelli avrebbe imparato che una delle caratteristiche che deve avere il "principe" ideale è proprio la prudenza. Si tratta di un nunzio apostolico che, forse,  verrà premiato dopo le nefandezze che ha fatto dall'estero. Tutte le sue ritorsioni erano rivolte a protestare contro la mancata nomina a cardinale e al trasferimento dalla Curia Romana all'estero. Il vescovo rimosso ma promosso, una volta arrivato nella nunziatura prestigiosa, è diventato un corvo e ha messo in difficoltà papa Benedetto XVI e l'odiato cardinale Bertone. Dossiers delicatissimi e informative sulle abitudini dei prelati venivano date in pasto ai giornali senza ritegno. Il nunzio aveva lavorato una vita intera per la Santa Sede e per conseguire il cardinalato aveva sgobbato come pochi. Nel suo ruolo in Curia Romana aveva acquisito una mole notevole di documenti e li aveva fotocopiati nel tardo pomeriggio quando le segreterie erano vuote e gli impiegati erano tornati a casa. Dunque, alla base di questi scandali,

c'era una berretta rosso cardinalizia agognata da anni ma volatilizzata in pochi minuti. Bertone aveva deciso che questo vescovo doveva andarsene da Roma a fare il Nunzio in una sede prestigiosa. Ma al vescovo ribelle questa promozione  (che in sostanza era un siluro) non andava bene. E cosi questo personaggio da clinica psichiatrica  ha causato tanti danni a papa Benedetto XVI che alla fine, per il bene della Chiesa, si è dimesso. Si, perchè il nunzio diffondeva di tutto: scandali sessuali che riguardavano vescovi e cardinali, privilegi, arricchimenti illeciti, sante alleanze tra massoni ed ecclesiastici e servizi segreti. Tutto ciò senza lavare i panni sporchi in famiglia ma sui media di tutto il mondo.  E, infine,  lo scandalo della pedofilia che ha sfiorato il Collegio cardinalizio. Ora, questo signore,  vuole essere riabilitato dopo il male che ha causato alla Chiesa. Secondo me deve andare in analisi perchè ha grossi problemi e valorizzarlo è un azzardo. Certo,  papa Bergoglio parlerà della misericordia e del perdono. Ma mi permetto di dire con pacatezza e serenità   che la grazia non può supplire la natura. Questo vescovo è pericolosissimo. Se poi pensiamo che ha arrecato danni alla Chiesa e al Santo Padre per  arrivismo, carriera, e potere   restiamo senza parole. Bergoglio fino al 14  incontra ad Ariccia 82 ecclesiastici tra vescovi e cardinali della Curia Romana. Lui è il successore di Pietro e il Vicario di Cristo in terra e deve avere un atteggiamento di compassione e di tenerezza verso chi ha sbagliato. Ma non puo' dimenticare tutte le sue catechesi rivolte a preti vescovi e cardinali che anzichè tendere a Dio, al Mistero, all'Assoluto e al Trascendente sono materialisti e individualisti.  Non pregano e sono consumisti in questa era digitale, globalizzata e postmoderna.  Essi privilegiano proprio quei valori che Francesco ha sempre stigmatizzato. Devono essere uomini umili e di carità. Devono ricordarsi che sono alter Christus e persone che agiscono in nome di Cristo Capo. E i Vescovi sono successori degli Apostoli. Tutti hanno un ovile e delle pecore. Devono essere quindi dpunti di riferimento per il gregge, modelli autorevoli e guide spirituali e morali. Chi non è grado di essere Pastore  zelante rimetta il mandato. La Chiesa non ha bisogno di arrampicatori sociali e di sepolcri imbiancati.  Chi meglio di Papa Francesco può spiegarlo ai suoi preti, vescovi e cardinali?  La Chiesa ha molte risorse e se dopo 2000 anni resiste significa che c'è il soffio dello Spirito Santo. La Chiesa è santa e immacolata, senza macchia nè ruga dice San Paolo. Ecco dobbiamo guardare a questo modello di Chiesa per essere credibili dopo uno scandalo che ha coinvolto oltre 80 Vescovi e 400 sacerdoti per pedofilia.