mercoledì 16 aprile 2014

POLIZIOTTO CALPESTA E CAMMINA SULLA PANCIA DI UNA DONNA. INDAGATO DALLA PROCURA


 


"Abbiamo avuto un cretino che dobbiamo identificare e va sanzionato". Lo ha detto il capo della Polizia Alessandro Pansa parlando del poliziotto che si è visto nelle foto sul corteo di sabato a Roma con il piede su una manifestante a terra. "Tutti gli altri che hanno lavorato - ha aggiunto Pansa - vanno invece applauditi per come hanno operato e agito, con grandissima correttezza e mantenendo l'ordine pubblico. Non eccedendo assolutamente nell'esercitare la forza nei limiti della correttezza".Si è presentato in Questura l'agente in borghese che, durante il corteo di sabato a Roma, è stato ripreso mentre calpesta una manifestante stesa a terra. "In Questura - si legge in una nota - era stata avviata un'inchiesta interna finalizzata alla ricostruzione dell'accaduto e all'individuazione del responsabile. Nelle more di tale attività, un operatore della Questura di Roma si è presentato, essendosi riconosciuto. I relativi atti saranno trasmessi all'autorità giudiziaria e valutati per gli aspetti disciplinari". Sull'accaduto la procura di Roma ha aperto un'inchiesta e ha chiesto alla Digos un'informativa che farà parte di un fascicolo diverso dal primo aperto sugli scontri.
Lesioni volontarie aggravate dall'abuso di posizione. E' questo il reato per cui è stato iscritto sul registro degli indagati l'agente di polizia che, con casco e manganello, si avvicina a una coppia abbracciata sull`asfalto e con un piede sale sull`addome di una ragazza durante i tafferugli avvenuti a margine della manifestazione dei movimenti per il diritto all'abitare di sabato. Ma Debora Deborah Angrisani, la ragazza calpestata non lo denuncerà: "Non voglio infilarmi in un processo che non porterebbe a nulla".                              

Relazione fatta dalla Digos - Secondo quanto si è appreso a piazzale Clodio la formalizzazione dell'accusa da parte del pm Eugenio Albamonte è dovuta alla relazione fatta dalla stessa Digos. Allo stato - si sottolinea - la donna che ha subito la lesione non ha presentato alcuna denuncia. Questo potrebbe rappresentare un problema visto che le ferite riportate non arrivano a formare un referto con oltre venti giorni di prognosi, quindi perseguibile d'ufficio. Il funzionario indagato, un artificiere, ieri si è presentato dai colleghi della Questura dopo essersi riconosciuto nel video che mostra quanto accaduto. E' indagato per lesioni l'agente di polizia che sabato, durante la manifestazione a Roma, ha calpestato una manifestate che si trovava già a terra bloccata assieme al suo fidanzato. Il fatto è stato documentato da alcuni video e foto. Il pm Eugenio Albamonte, che ha ricevuto una relazione sull'accaduto da parte della Digos, contesta all'agente, un artificiere, anche l'aggravate dall'abuso di potere. Al momento all'attenzione del magistrato non è arrivata alcuna denuncia da parte della giovane manifestante. Il reato di lesioni è perseguibile d'ufficio solo in caso di ferite giudicate guaribili in oltre venti giorni. L'agente si è ieri presentato dai colleghi della Questura dopo essersi riconosciuto nel video che mostra quanto accaduto. "Pensavo di aver calpestato uno zainetto abbandonato in strada, non ho visto la persona" dice l'artificiere. Mente o dice il vero? Sta di fatto che non è un cretino, ma un violento.  Nella relazione della Digos è stata allegata anche la ricostruzione del poliziotto. "Stavo guardando in aria - ha detto - per controllare che nella nostra direzione non stessero arrivando bombe carta. Non ho visto la manifestante continua il suo racconto poco credibile."                                   

"Guardavo da un'altra parte" - La versione del poliziotto è del tutto inverosimile.  Guardava da un'altra parte, in alto, cercando ordigni inesplosi o pericolosi. Credeva di aver calpestato uno zainetto abbandonato in strada, non credeva certo che fosse una persona. E magari pretenderebbe di essere creduto.  Ma si è giustificato così l'agente di polizia che ha calpestato una ragazza stesa a terra durante i tafferugli avvenuti a margine della manifestazione di sabato dei movimenti di lotta per la casa.                                                            

La ragazza calpestata non lo denuncerà - "Non mi interessa denunciare, non voglio infilarmi in un processo che non porterebbe a nulla". Parla la ragazza calpestata da un poliziotto sabato scorso durante gli scontri al corteo per la casa a Roma. Si chiama Deborah Angrisani, ha 22 anni, è di Viareggio e studia all'Università di Pisa. E' stata intervistata assieme al ragazzo che nelle immagini finite su tutti i media cercava di proteggerla - Andrea Coltelli, 19 anni, che non é il fidanzato - dal quotidiano il Tirreno e dal sito popoff.globalist.it. Entrambi militano nella Brigata Antisfratto di Viareggio ed erano venuti a Roma per manifestare. "Non ero consapevole della violenza della polizia" - "Non ero consapevole della violenza della polizia - dice Deborah al sito di controinformazione -. Era la mia prima manifestazione e dopo sabato ho dovuto aprire gli occhi. Non stavamo facendo niente. A me non piace la violenza, sono contro la violenza". "Ero in mezzo alla folla con la mia amica - racconta -. La polizia ha cominciato a caricare e ci siamo riparate dietro ai giornalisti. A un certo punto ho visto Andrea sanguinante. Ero spaventata, l'ho rincorso cercando di tamponargli la ferita alla testa. Poi ci siamo sentiti prendere da dietro, ci hanno buttati per terra e hanno cominciato a picchiarci". "Mi ha preso a calci sullo stomaco" -  "Un poliziotto mi ha ferito col manganello sul braccio e sulla schiena - continua Deborah -. Poi, quando ero bloccata a terra mi è salito addosso e mi ha preso a calci sullo stomaco, sul fianco, sul petto - ho ancora le costole doloranti -, mentre Andrea cercava di proteggermi". "Quando finalmente ci siamo rialzati e abbiamo chiesto 'Ma cosa fate? Perché?' - prosegue - i poliziotti intorno hanno cominciato a insultarci". "Vorrei che la nostra vicenda sia davvero utile a far conoscere la realtà", conclude la studentessa, non che serva "solo a fare immagine e vendere qualche copia in più". Intanto, secondo quanto si apprende, il poliziotto violento potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Roma, una volta che i pm avranno ricevuto il rapporto della Digos. L'ipotesi di reato sarebbe .
quella prevista dell'articolo 347 del vigente codice penale "chiunque usurpa una funzione pubblica o le attribuzioni inerenti a un pubblico impiego è punito con la reclusione fino a due anni.    

venerdì 11 aprile 2014

IL TESORETTO DI FORMIGONI: 100 MILIARDI DI LIRE

NELLA GESTIONE FORMIGONI, LA LOMBARDIA, IN 10ANNI HA EROGATO ALLA CLINICA MAUGERI DI PAVIA 200 MILIONI DI EURO ( I PARLAMENTARI PAVESI DOV'ERANO?)  SECONDO LA PROCURA DI MILANO BEN 61 MILIONI SONO STATI DIROTTATI SU CONTI ESTERI DA ANTONIO SIMONE  (CL) E  DAL FACCENDIERE DACCO'. FORMIGONI HA GIA' UTILIZZATO 8,5 MILIONI PER DIVERTIMENTI, VIAGGI, VACANZE, YACHT, CENE, LIQUIDITA' PERSONALE, CAMPAGNA ELETTORALE,  ECC.   C'E' UN PROBLEMA PERO' : IN QUALE PARADISO FISCALE  HANNO PORTATO I SOLDI (I FONDI NERI)  DACCO' E SIMONE (CL) CHE SONO I TESORIERI DI FORMIGONI? IN BANCHE, SOCIETA' OFFSHORE. IO PENSEREI AD ARUBA DAVANTI AL VENEZUELA NEL MAR CARAIBICO POCO LONTANO DA ANTIGUA...


                         La dolce  vita di Roberto Formigoni

I giudici della Procura di Milano, dopo aver rinviato a giudizio Roberto Formigoni per i reati di corruzione e associazione per delinquere nell'ambito del processo sulle presunte tangenti della Clinica Maugeri di Pavia, hanno disposti il sequesto per 49 milioni di euro riconducibili all'ex Presidente della Regione Lombardia e ai suoi sodali. Il gup Paolo Guidi ha rinviato a giudizio anche altre nove persone, tra cui l'uomo d'affari Pierangelo Daccò, già condannato a 10 anni per il crac del San Raffaele: è arrivato in tribunale in manette, scortato dagli agenti della polizia penitenziaria. Dovranno affrontare il processo anche l'ex assessore regionale alla Sanità Antonio Simone, sua moglie Carla Vites, lo storico amico di Formigoni Alberto Perego. Sono stati rinviati a giudizio, tra gli altri, anche Nicola Maria Sanese, ex segretario generale della Regione Lombardia, Carlo Lucchina, ex direttore generale alla Sanità lombarda, anche lui in aula, e l'ex dirigente regionale Alessandra Massei.


La passione per gli yachts


 Formigoni nell'isola di Antigua il 3 gennaio 2009

 La prima udienza è stata fissata per il prossimo 6 maggio davanti alla decima sezione penale del Tribunale di Milano. Prosciolto, invece, l'avvocato Mario Cannata, consulente della Fondazione Maugeri. Il gip ha anche dichiarato il non doversi procedere per alcuni capi di imputazione relativi a reati fiscali. Secondo l'accusa la Maugeri sarebbe stata favorita per anni dal Pirellone con delibere che avrebbero portato nelle casse della fondazione di Pavia circa 200 milioni di euro di rimborsi per prestazioni sanitarie. Ben 61 milioni di euro sarebbero stati distratti tramite Daccò e Simone, e 8,5 milioni di euro sarebbero serviti ad acquistare benefit di lusso per Formigoni, tra cui viaggi, voli in aereo per 18 mila euro e le celebri vacanze ai Caraibi.  L'ex governatore poteva disporre anche di tre yatch, avrebbe anche ottenuto un maxi sconto di due milioni sull'acquisto di una villa in Sardegna ad Arzachena del valore di 5 milioni, oltre a finanziamenti per cene e soggiorni al meeting di Cl a Rimini e 270 mila euro in contanti.  Nei prossimi mesi verranno definiti i patteggiamenti per altri sette indagati che hanno già trovato un accordo con i pm, tra cui il fiduciario svizzero Giancarlo Grenci e il commercialista Claudio Massimo. La Guardia di finanza ha eseguito un sequestro preventivo di conti correnti e immobili per un valore di 49 milioni di euro (tra cui la favolosa villa in Sardegna ad Arzachena, in via dei Ginepri 9, località Li Liccioli, con superficie di 400 mq, piscina, 13 vani e circondata da tanto verde) dell'ex presidente regionale Roberto Formigoni e del suo amico Alberto Perego nell'ambito del procedimento sul caso Maugeri. Il sequestro è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari Paolo Guidi su richiesta dei pubblici ministeri Laura Pedio, Gaetano Ruta e Antonio Pastore.  
            Formigoni al Senato col ministro ciellino Lupi
 


L'ordine di sequestro per un valore equivalente a 49 milioni di euro è stato disposto dal gip a recupero del presunto profitto illecito di Formigoni in ordine ai reati di associazione per delinquere e corruzione di cui è accusato insieme al suo convivente Paolo Perego nell'ambito del procedimento della Clina Maugeri di Pavia. e per i quali è stato rinviato a giudizio lo scorso 3 marzo.
Il «prezzo» della corruzione nel caso Maugeri contestata all'ex Presidente lombardo Roberto Formigoni, al suo amico Alberto Perego e ad altre persone, tra cui i presunti intermediari Pierangelo Daccò e Antonio Simone, sarebbe di circa 49 milioni di euro. È quanto emerge in relazione al sequestro per equivalente (per 49 milioni appunto) disposto dal gip di Milano Paolo Guidi a carico di Formigoni e Perego. Al senatore del Ncd, da quanto si è saputo, sono stati sequestrati conti correnti, la villa di Arzachena (che dichiara non essere di sua proprietà) e alcuni immobili a Lecco e a San Remo.



    la villa di 400 mq. ad Arzachena: valore 5 milioni di euro


«Leggo che mi avrebbero sequestrato o starebbero sequestrandomi beni fino a 49 milioni di euro. Tranquillizzo tutti, non ho mai posseduto nemmeno la centesima parte di 49 milioni di euro»: così l'ex presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, commenta la notizia dei sequestri di beni e immobili. «Su uno dei miei due conti correnti - spiega il senatore di Ncd- figura un attivo di 18 euro e 20 centesimi, sull'altro un passivo di 75mila euro. Le mie tre auto sono: una Alfa Mito del 2012 per uso personale, una Panda del 2009 e una Multipla del 2008 in dotazione ai miei collaboratori».
E inoltre «non ho mai posseduto ne posseggo - sottolinea - una casa in Sardegna. Le proprietà immobiliari sono: un micro appartamento nella periferia di Sanremo di 36 metri quadrati e tre appartamenti in Lecco di 400 metri quadrati complessivi, che sono stati ereditati dai miei genitori. Di tutti questi immobili condivido la proprietà con i miei due fratelli».


La piscina all'interno della Villa

Il faccendiere Pierangelo Daccò e l'ex assessore Antonio Simone, ma in particolare Daccò, «venivano ad essere gestori di un 'tesorettò (dell'ordine di decine di milioni di euro)che in parte, negli anni, veniva messo a disposizione del presidente Formigoni e del suo entourage, in relazione per spese per ville, imbarcazioni di alto bordo, lussuose vacanze, cene, appuntamenti elettorali, etc.». È quanto scrive il gup di Milano Paolo Guidi nel provvedimento con cui ha disposto il sequestro preventivo di beni immobili e conti correnti fino a un valore di 49 milioni all'ex Presidente della Lombardia e ora senatore di Ncd Roberto Formigoni e al suo amico di vecchia data Alberto Perego, imputati per associazione per delinquere e corruzione per il caso Maugeri. In un altro passaggio del decreto il giudice ha osservato che Daccò e Simone a partire dagli anni '90, «erano sempre stati in stretto contatto (per rapporti di amicizia e per comuni interessi elettorali prima, e via via a seguire anche per interessi affaristici, lobbistici e vacanzieri) col Formigoni e con un soggetto (Perego Alberto)a sua volta in stretti rapporti di vita e di affari con quest'ultimo».

   Formigoni in un momento di relax al Salone del mobile di Milano dopo aver messo il fieno in cascina...
 


La «gestione dei finanziamenti nel campo della sanità» lombarda era «sotto il controllo di un tavolo della sanita di cui facevano parte l'allora dg, Carlo Lucchina e il segretario generale della Regione Lombardia (Sanese), oltre naturalmente al Presidente della Regione Lombardia (Formigoni)». Lo scrive il gup di Milano Paolo Guidi nel provvedimento con cui ha disposto il sequestro di 49 milioni di euro a carico dell'attuale senatore del Ncd e del suo amico Alberto Perego e per una parte di quella cifra anche a carico di altre tre persone, tra cui il faccendiere Pierangelo Daccò. In questo «tavolo della sanità», secondo il gup, avevano un «ruolo continuo di intermediazione» Daccò e l'ex assessore Dc Antonio Simone, «il primo dei quali frequentava con continuità sia il Presidente Formigoni che i competenti uffici della Regione». In questo tavolo facevano parte due parlamentari di Pavia il cui nome non è emerso dalle cronache giudiziarie ma che hanno avuto un ruolo pressoché determinante a questo tavolo della sanità. Come spiega il giudice poi, il presidente della Clinica Maugeri, Umberto Maugeri, e il consulente Gianfranco Mozzali, «hanno confermato in sede di incidente probatorio il sistema di pagamenti di tangenti» affinchè «si aprissero le porte in Regione Lombardia». Un contesto in cui, «fortissimo, e confermato dallo stesso Sanese, era l'intervento di Formigoni per sostenere ed imporre, in contrasto con i pareri tecnici, le soluzioni volte a soddisfare le fondazioni». E poi ancora i «costi sostenuti da Daccò e Simone per procurare a Roberto Formigoni vantaggi e utilità economiche - scrive il gup - provenienti dalle somme drenate dalle fondazioni sono ampiamente documentati e ripercorribili». Ad esempio, chiarisce il gup, «i costi per sopperire all'acquisto ed alla gestione delle costose imbarcazioni messe a completa disposizione di Formigoni e Perego derivavano pacificamente da Mtb, la società austriaca di Daccò».



                            La villa di Arzachena con 13 vani
 
L'ex Presidente lombardo e ora senatore di Ndc Roberto Formigoni «ha avuto la disponibilità di ingenti somme di denaro in contante non giustificate dai suoi legittimi introiti». Lo scrive il gup di Milano Paolo Guidi nel provvedimento con cui ha disposto il sequestro preventivo di beni immobili e conti correnti fino a 49 milioni di euro a Formigoni e al suo amico di lunga data Alberto Perego, entrambi tra gli imputati per il caso Maugeri. Il giudice in un altro passaggio del suo decreto ha osservato che Formigoni e Perego «non hanno prodotto indagini difensive o indicato fonti di prova o dati indiziari che portino ad una lettura di segno opposto o anche solo diverso» rispetto alle accuse contestate, «limitandosi a una lettura diversa dei fatti che dovrà essere valutata in sede naturale», cioè in sede dibattimentale. «In particolare il Formigoni non ha contestato - si legge ancora - il fatto materiale di aver ricevuto tutto una serie di utilità da Daccò e Simone», viaggi lussuosi, vacanze su yacht e voli aerei, (vacanze nei resort a 7 stelle nelle Antille, viaggi in aereo per 18.000 euro, tre yacht, cene, campagne elettorali e 270 mila euro a titolo personale, quantificati in 8,5 milioni di euro «limitandosi a sostenere che si trattava di somme e utilità erogate per mera stima ed amicizia».
                                   Formigoni in elicottero
 
«Fortissimo era l'intervento di Formigoni per sostenere e imporre, in contrasto con i pareri tecnici, le soluzioni volte a soddisfare le fondazioni» Maugeri e San Raffaele. Lo sostiene il gup Paolo Guidi nel decreto di sequestro per equivalente di 49.883.208 milioni di euro all'ex presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, al suo convivente dei Memores Domini Alberto Perego, e a altri imputati, nella nota in cui cita le testimonianze raccolte in merito. Secondo quanto scrive Guidi, a far luce su questo aspetto sono stati Renato Botti e Luca Merlino della fondazione Maugeri e in particolare il segretario generale della Regione Lombardia Nicola Maria Sanese. Quando leggiamo le storie di cronaca giudiziaria di Pavia, della clinica Maugeri e di Formigoni non possiamo non rilevare la necessità di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile. La classe politica cattolica che ha governato l'Italia ha fallito (vedi il caso Moioli a Bergamo e quello di Formigoni a Milano)


                      Particolari esterni della villa di Arzachena


Riprendendo l’espressione del Papa emerito Benedetto XVI possiamo affermare che la politica è un ambito molto importante dell’esercizio della carità. Essa richiama i cristiani a un forte impegno per la cittadinanza, per la costruzione di una vita buona nelle nazioni, come pure ad una presenza efficace nelle sedi e nei programmi della comunità internazionale. C’è bisogno di politici autenticamente cristiani, ma prima ancora di fedeli laici che siano testimoni di Cristo e del Vangelo nella comunità civile e politica. Che lavorino per il bene comune e gestiscano la cosa pubblica con rigore e trasparenza.
              Formigoni alla guida di un auto d'epoca
 

Si tratta di una sfida esigente. I tempi che stiamo vivendo ci pongono davanti a grandi e complessi problemi, e la questione sociale è diventata, allo stesso tempo, questione antropologica. Sono crollati i paradigmi ideologici che pretendevano, in un passato recente, di essere risposta "scientifica" a tale questione. Il diffondersi di un confuso relativismo culturale e di un individualismo utilitaristico ed edonista indebolisce la democrazia e favorisce il dominio dei poteri forti. Bisogna recuperare e rinvigorire un’autentica sapienza politica; essere esigenti in ciò che riguarda la propria competenza; servirsi criticamente delle indagini delle scienze umane; affrontare la realtà in tutti i suoi aspetti, andando oltre ogni riduzionismo ideologico o pretesa utopica; mostrarsi aperti ad ogni vero dialogo e collaborazione, tenendo presente che la politica è anche una complessa arte di equilibrio tra ideali e interessi, ma senza mai dimenticare che il contributo dei cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà, chiave di giudizio e di trasformazione. È necessaria una vera "rivoluzione dell’amore". L' impegno sociale e politico, un impegno fondato non su ideologie o interessi di parte, ma sulla scelta di servire l’uomo e il bene comune, alla luce del Vangelo non c'è stato da parte di Formigoni, nonostante egli appartenga a un movimento ecclesiale laicale quello dei Memores Domini.                             
                                     Formigoni animalista?

Abbiamo visto nel cattolico Formigoni che i suoi idoli sono: il consumismo, il denaro, e il successo. Formigoni ci ha deluso perchè ha dato la priorità al possesso dei beni materiali, all’individualismo, al nichilismo moderno che predica che non è la libertà a renderci veri. C’è anzi chi sostiene che non esiste nessuna verità, aprendo così la strada allo svuotamento dei concetti di bene e di male e rendendoli addirittura interscambiabili.

Concludo ricordando a Formigoni il libro della Sapienza cap. 6 : “Terribile sarà il giudizio di Dio verso coloro che stanno in alto che non hanno governato rettamente e osservato la legge ”.

                                 
don Julian Carron, teologo, preparato e competente, è il
capo mondiale di Comunione e Liberazione, ha più volte rimproverato ufficialmente alcuni ciellini per la gestione disinvolta della cosa pubblica. Che fine hanno fatto le sue ramanzine?


                                                  

   Il cardinale Angelo Scola una volta vicino a CL (ora distinto e, forse, distante)

                          REPLICA DI ROBERTO FORMIGONI

AGENZIA ANSA: CONFERENZA STAMPA DI FORMIGONI 11-4-2014
 "I 49 milioni che sarebbero stati sequestrati a me, non li hanno sequestrati perché non li ho", ma dalle carte emerge "che devono essere sequestrati a una serie di soggetti, come tale signor Maugeri". Lo ha detto l'ex presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, in una conferenza stampa svoltasi su una terrazza con vista sul palazzo della Regione.
"Formigoni - ha aggiunto parlando di se stesso - questa volta è solidale con la stampa indotta in errore da una comunicazione ambigua fatta dagli uffici" della Procura di Milano.   Formigoni ha spiegato che ''questi 49 milioni devono o dovranno essere sequestrati a una serie di soggetti: si parla di tale signor Maugeri, tale signor Mazzali, Daccò, Simone... e si dice che 25 milioni sono già stati sequestrati''. Da qui, per il senatore di Ncd, l'inganno alla stampa, che ha titolato sull'intera cifra che sarebbe stata sequestrata a lui stesso. ''Una calunnia'', ha aggiunto, tornando a smentire come già più volte in passato la ricostruzione della Procura di Milano che lo accusa di corruzione nei rapporti con la Fondazione Maugeri. Secondo Formigoni anche i magistrati riconoscono che "non ha intascato un euro ed è per questo che devono arrampicarsi sugli specchi e inventare le famose presunte utilità" di cui avrebbe beneficiato, come vacanze e case.
''Formigoni - ha dunque concluso - è una sorta di Re Mida al contrario. Basta che trascorra un week-end in una casa in Sardegna e la casa diventa sua. O basta che trascorra un week-end in barca e la barca diventa sua''.


  (Agenzia Adnkronos 11-4-2014) - "Questi 49 milioni che i pm ritengono sottratti alla clinica Maugeri sono corrispondenti a fatture in cui non appare il mio nome". L'ex presidente della Regione Lombardia , Roberto Formigoni, risponde così al sequestro su conti, abitazioni e auto disposto ieri dal gup di Milano nell'ambito dell'inchiesta sul caso Maugeri. "La magistratura", prosegue il senatore del Nuovo centro destra, "è costretta a riconoscere che Formigoni non ha intascato un centesimo".
Durante una conferenza stampa tenuta a Milano sul tetto della Fondazione europa e civiltà, Formigoni ha ripercorso l'impianto accusatorio elaborato dalla magistratura contestando le accuse: "Secondo gli atti", commenta l'ex governatore lombardo, "la corruzione è iniziata nel 1997, ma Formigoni entra in scena solo nel 2006, quando emergono le utilità da otto milioni di cui avrei goduto. Di queste", prosegue Formigoni", quattro milioni e mezzo sarebbero stati per le barche su cui ho trascorso qualche weekend, 600 mila per un contributo elettorale, poi cene per centinaia di persone e i costi di vacanze per intere famiglie. E' evidente che il totale è costruito arrampicandosi sugli specchi". Il senatore del centro destra ricostruisce poi la vicenda amministrativa al centro dell'accusa di corruzione, per la quale, sostiene l'ex presidente, "secondo la procura la corruzione coincide con le 15 delibere della giunta che avrebbero favorito la fondazione Maugeri. Le delibere non sono state proposte da me, ma dall'assessore competetente e votate da una giunta di 17 elementi", commenta Formigoni. "Queste delibere", aggiunge, "sono state già sottoposte al Tar, alla Corte dei Conti e al Consiglio di Stato, da tutti giudicate perfettamente corrette."

giovedì 10 aprile 2014

IL CASO SERIO DI MARIOLINA MOIOLI



   L'ex assessora della Giunta Moratti Mariolina Moioli


Il capo della 'ndrangheta al Nord è il boss Franco Coco Trovato detenuto dal 1993. Prima della cattura si occupava di narcotraffico con il boss calabrese della Comasina Giuseppe Flachi detto Pepè, Antonio Papalia di Buccinasco e al clan camorrista dei Batti. Sua figlia Giuseppina si sposò con Carmine De Stefano primogenito del boss Paolo De Stefano ammazzato nel 1985 (la famiglia più potente nella Calabria ndr) L'alleanza tra i Coco e i De Stefano, aumenta notevolmente la potenza di queste famiglie nell'ambito degli interessi malavitosi. Ma soprattutto vengono lanciate le prime basi per creare quelle alleanze tra 'ndrine del nord con 'ndrine del sud, facendo di Milano il vero centro degli interessi economici dell'ndragheta. Ora in carcere dal 2002 c'è il figlio Emiliano e da 5 giorni il fratello Mario Coco Trovato. 

                                                      


La Gdf di Milano ha arrestato 10 persone nel Lecchese, nell'ambito di un'inchiesta della Dda milanese contro la 'ndrangheta in Lombardia. L'operazione, chiamata 'Metastasi', è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini e dal pm Claudio Gittardi ed eseguita dai finanzieri del comando provinciale di Milano. I dieci arrestati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, corruzione e turbativa d'asta. Nell'operazione  sono stati arrestati Mario Coco Trovato, fratello di Franco Coco Trovato, già in carcere per un ergastolo, il sindaco di Valmadrera, centro del lecchese, Marco Rusconi e il consigliere comunale di Lecco Franco Palermo.
Dalle intercettazioni sull'inchiesta è emerso che uno degli arrestati, il consigliere comunale Ernesto Palermo, accusato di associazione mafiosa, si definiva, parlando con altre persone al telefono, uno dei "nuovi uomini dei Trovato", ossia il clan dominante nella zona. Inoltre il consigliere è anche accusato di estorsione per l'episodio relativo ad un attentato ad un ristorante. E sempre Palermo non solo sarebbe stato eletto con i voti dei Trovato e puntava a fare l'assessore, ma si sarebbe dato da fare anche per "incidere sulla raccolta dei voti e sull'andamento delle consultazioni elettorali locali". Tanto che in accordo con Mario Trovato, il consigliere "pur appartenendo a diversa forza politica" nel 2011 si offrì di "procurare voti alla candidata per il Pdl al consiglio comunale milanese Moioli Maria Mariolina", anche ex assessore milanese alla Famiglia nella giunta di Letizia Moratti. Si sarebbe offerto di mettere a "disposizione" di Moioli, che non è indagata, il "proprio bacino elettorale e quello di altri politici in collegamento con famiglie calabresi" come Antonio Oliverio, ex assessore provinciale di Milano, e Luigi Calogero Addisi, ex consigliere comunale a Rho (Milano).


                                     Palazzo Marino
"Questa indagine conferma l'esistenza di una 'locale' a Lecco ed evidenzia il connubio fra l'organizzazione criminale con esponenti delle istituzioni". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, illustrando, nel corso di una conferenza stampa, i risultati dell'operazione 'Metastasi'.
Nell'ambito dell'operazione sono stati sequestrati 17 immobili, tra abitazioni e box, 5 autoveicoli, quote di partecipazione in tre societa', due bar e circa 700 mila euro distribuiti in otto depositi titoli. 
Nelle 566 pagine di intercettazioni che sono sull'ordinanza firmata dal Gip Alfonsa Ferraro c'è la disponibilità del consigliere comunale di Lecco, Ernesto Palermo, ( ex Pd e ora Gruppo misto, docente in un Istituto Statale, e residente a Galbiate) con il boss Mario Coco Trovato di sostenere la campagna elettorale di Mariolina Moioli pur appartenendo ad aree politiche diverse. Nelle 566 pagine non c'è traccia di un colloquio tra Moioli e Palermo e Mario Coco Trovato. Ma ci sorprende che su 48 candidati al Consiglio comunale di Milano l'esponente della 'ndrangheta Palermo indichi il nome della Moioli . Perchè proprio lei su 48 consiglieri? Non è dato sapere.
                                     Carmelina Madaffari   

Già nel 2006 la signora Moioli assunse come Direttore centrale del suo assessorato la signora Carmela Madaffari con un contratto favoloso di 217 mila euro l'anno. E qui non si capisce perchè Moioli assuma la Madaffari che in Calabria è stata  pesantemente criticata e allontanata dalle ASL di Locri, Crotone e di Lamezia Terme. E l'esponente calabrese dell'Ulivo il medico Francesco Fortugno che aveva chiesto pubblicamente le sue dimissioni per incapacità gestionali, sperpero del denaro pubblico, vantaggi, clientele, irregolarità e illegalità nell'ottobre 2005,  verrà assassinato dalla 'ndrangheta e la Madaffari candidata al Senato per l'Udc dove verrà trombata e avrà un risarcimento politico a Milano. Ora ci domandiamo, non senza angoscia e preoccupazione, perchè la Moioli prenderà proprio la Madaffari come n 2 dell'assessorato che a Locri (RC) aveva lavorato malissimo? Chi gliela segnalò? Qualcuno, calabrese, da Roma? O le due signore dell'alta borghesia (si fa per dire) si conoscevano già da tempo? Sono inquietanti la morte di Fortugno nel 2005, l'assunzione nel 2006 della Madaffari a Milano e il consigliere comunale di Lecco Palermo vicino alla 'ndrangheta che davanti al nuovo boss Mario Coco Trovato (fratello dell'ergastolano Franco Coco Trovato ndr) dice: potrei mettermi a servizio di Mariolina Moioli per la sua campagna elettorale.
Si, è vero, la Moioli non ha cercato esplicitamente o direttamente i voti né a Coco Trovato né a Palermo questo risulta dall'ordinanza di 566 pagine del Gip Ferraro. Ma ci sono mille modi per eludere le intercettazioni telefoniche o ambientali. In ogni caso, la Moioli se risulta estranea al clan di Coco Trovato, deve spiegare perchè i calabresi sono interessati alla sua persona. Certo, non puo' addurre motivazioni poco credibili  e scarsamente attendibili una donna che è in politica da oltre 40 anni e che è inquisita dalla magistratura corruzione, truffa aggravata, finanziamento illecito a partiti, peculato e falso. Moioli non può raccontarci le favole pensando di avere a che fare con dei cretini. Se la 'ndrangheta puntava su di lei  evidentemente una ragione c'era. Su 48 Consiglieri i Coco Trovato vorrebbero aiutare la Moioli.  Ed è la sua più stretta collaboratrice Carmela Madaffari, originaria dell' Aspromonte, che è contigua alla 'ndrangheta (i dirigenti della sanità in Calabria vengono a contatto con la 'ndrangheta)  che potrebbe essere l'anello di congiunzione con le 'ndrine di Reggio Calabria, Catanzaro e Crotone. Non ci sono le prove, sono tutte calunnie dirà.  Se voi però  leggete gli interventi durissimi al Consiglio regionale della Calabria fatti dal medico Fortugno  sulla Asl 9 di Reggio Calabria ( che dirigeva la Madaffari) il quadro affaristico  di corruzione e di associazione a delinquere che emerge col senno di poi è inquietante che Moioli abbia inserito la Madaffari  come direttore centrale dell'assessorato più importante di Milano. Tutti si domandarono dopo tale scelta: ma è possibile che a Milano non esista un Direttore centrale  ebisogna andare a cercarlo in Calabria a 1.200 Km? Ottima domanda. C'erano e ci sono degli interessi. Il braccio destro del sindaco Moratti aveva persone colluse con la 'ndrangheta e il consigliere comunale di Lecco Palermo lo dimostra col suo intervento al boss Mario Coco Trovato: "se vuoi mi metto a disposizione dell'assessora Moioli anche se sono di un'altra area politica..." Indubbiamente il Palermo è un uomo che non fa niente per niente ed fa solidarietà. Ma poichè è legato alla famiglia dei Coco Trovato e dei De Stefano la sua gratuità e il suo impegno (a voce) ci sorprendono notevolmente perchè vogliono "aiutare" donna Moioli.
L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e dal pm Tiziana Siciliano, è una tranche dell'indagine che nell'ottobre 2012 ha portato all'arresto di una serie di persone, tra cui Patrizio Mercadante, ex direttore del settore Minori dell’assessorato comunale milanese alla Famiglia, guidato da Moioli, per una
a vicenda di presunti appalti truccati per oltre 30 milioni di euro sulle cosiddette «case vacanza», ossia le colonie estive per bambini.
Mercadante è già stato rinviato a giudizio nelle settimane scorse con le accuse di corruzione e turbativa d’asta per la vicenda degli appalti pilotati, assieme all’ex manager della Cisl di Bergamo, Dario Zambelli, mentre alcuni imprenditori hanno patteggiato e uno è stato condannato. Mercadante è indagato, assieme a Moioli e altre 12 persone, anche nel nuovo filone di indagine appena chiuso perché, secondo l’accusa, era lui a gestire i presunti finanziamenti illeciti concessi dall’assessorato alla Famiglia ad una serie di associazioni. Nell’ambito dell’inchiesta nei mesi scorsi è stata anche sentito come testimone l’ex sindaco di Milano, Letizia Moratti, e a più riprese è stato interrogato lo stesso Mercadante.
            Il Procuratore Aggiunto di Milano Robledo

martedì 8 aprile 2014

LA SECESSIONE IN ITALIA



La Procura di Brescia ha fatto arrestare 24 veneti con le accuse di terrorismo (art. 270 bis CP) e fabbricazione e detenzione di  armi da guerra. Altre 2 persone sono detenute agli arresti domiciliari per l'età e ben 27 persone sono indagate. Il tutto per aver costituito un gruppo separatista denominato l'Alleanza. In carcere è finito anche l'ex Sottosegretario agli Esteri Rocchetta. Tra le accuse spicca quella ridicola di avere fabbricato un carro armato artigianale attrezzato con un cannoncino. Il Gip per convalidare l'arresto ha scritto: "Disegno eversivo, pronti a deriva violenta per una rivolta popolare in armi". Mentre l'intercettazione ritenuta inquietante dai magistati è la seguente: "Caricare i candelotti di dinamite". I Carabinieri stanno anche eseguendo perquisizioni a carico di altri 27 indagati. Secondo le indagini del Ros, le persone arrestate avrebbero fatto parte di un «gruppo riconducibile a diverse sigle di ideologia secessionista che aveva progettato varie iniziative, anche violente, finalizzate a sollecitare l'indipendenza del Veneto e di altre parti del territorio nazionale dallo Stato italiano».Tra gli indagati figurerebbero anche un leader del Forconi e un ex deputato. Fra i primi nomi che si fanno on-line (sul sito L'indipendenza) ci sarebbero Lucio Chiavegato e Patrizia Badii, rispettivamente presidente e segretaria della Life, e anche il direttore del quotidiano l’Indipendenza” Gianluca Marchi (primo direttore de La Padania ndr)  a cui hanno sequestrato il computer. I soggetti nel mirino della procura sono “Alleanze tra i popoli”, “Veneto Serenissimo Governo”, “Veneta Seressima armata”.
 «Velleitari», ma non per questo meno pericolosi perché, a carico dei 24 secessionisti arrestati  sull’asse Brescia-Venezia, ma con rapporti anche con la “Disubbidientzia” dei sardi di Salvatore «Doddore» Meloni e desiderosi di riconoscimenti formali da Paesi ritenuti amici come Serbia e Svizzera, secondo il gip di Brescia, esiste «un quadro indiziario nitido, composito e gravissimo in ordine all’effettiva sussistenza di uno stabile vincolo associativo» con il fine «senza dubbio eversivo dell’ordine democratico e costituzionale». 


Il fine, la cui realizzazione prevedeva l’assalto a piazza San Marco, a Venezia, con un “Tanko”, un carro armato rudimentale assurto a totem, dopo lo spettacolare attacco dei serenissimi nel ‘97, era «intaccare l’unità dello stato e creare un nuovo Stato regionale», «a regime almeno provvisoriamente autoritario e con un governo autoproclamato del tutto privo di legittimazione democratica».
Il bresciano Giancarlo Orini, ex candidato sindaco a Brescia nel ’98 per la lista “Liberi bresciani”, gli ex Serenissimi Luigi Faccia e Flavio Contin, tutti arrestati, per i carabinieri del Ros, coordinati dal procuratore aggiunto Fabio Salamone e dal pm Leonardo Lesti, erano «pienamente consapevoli della necessità di alzare il livello di scontro per conseguire gli obiettivi prefissati». 
 

Orini e Contin sono ai domiciliari perché ultrasettantenni. Il Tanko,  a differenza del ‘97, questa volta poteva sparare davvero e la pala cingolata Fiataallis modello Fl 20 blindata e armata, era già stata testata con spari a salve nel capannone di Casale di Scodosia, nel Padovano, chiamato Arsenale. Anche il programma si rifaceva a quello dei Serenissimi ma con modalità più «aggressive e violente» e, oltre all’occupazione della piazza, era prevista anche «l’insurrezione degli stati della popolazione del Nord Italia maggiormente esasperati dalla crisi economica».
E in carcere è finito anche Lucio Chiavegato, portavoce del “Coordinamento 9 Dicembre”, considerato anche l’ala moderata dei forconi, che ha ancora il presidio a Soave. Arrestati anche Patrizia Badii, 50 anni, veronese, candidata sindaco nella sua città nel 2012 per la lista “Veneto Stato”, e il marito Luca Vangelista che per gli investigatori avrebbe contribuito e non poco alla costruzione del Tanko (dalle intercettazioni il gruppo aveva intenzione di fabbricarne sei).
In carcere anche il fondatore della Liga Veneta, poi confluito nella Lega Nord che lasciò sbattendo la porta, Franco Rochetta, un pò l’ideologo dell’Alleanza, con il suo carisma e la sua storia politica. Stessa sorte per l’ex parlamentare leghista milanese Roberto Bernardelli, considerato il finanziatore del gruppo e chiamato «il facoltoso» nelle intercettazioni.            

L’organizzazione, hanno ricostruito i pedinamenti, le riprese filmate, le intercettazioni telefoniche e ambientali, era nata il 26 maggio del 2012 a Erbusco. C’erano quelli di Brescia patria, di Veneto Stato, di Disubbidientzia e alcuni dei venerati Serenissimi. Le riunioni avvenivano in particolare in un ristorante di Leno, nella Bassa bresciana, El Graner, oppure nel loro arsenale. In previsione del blitz era già stato costituito un Direttorio, ed era stato nominato anche un «comandante della piazza per la Venezia serenissima armata» .

Dopo il blitz anche una conferenza stampa («in una capitale europea da individuare») per avere la massima visibilità. All’iniziativa della magistratura bresciana ha risposto con la sua consueta veemenza il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini: «Aiutano i clandestini, cancellando il reato di clandestinità, liberano migliaia di delinquenti con lo svuota-carceri, e arrestano chi vuole l’Indipendenza. Siamo alla follia. Se lo Stato pensa di fare paura a qualcuno, sbaglia».
Il procuratore di Brescia, Tommaso Buonanno precisa: «Non vi sono elementi che evidenzino collegamenti fra queste persone e la Lega Nord». Anzi, si tratta di uomini e donne che con il Carroccio «avevano avuto contrasti» perché ritenevano quella dei leghisti una linea troppo morbida.
I secessionisti: “questa volta spariamo”
Nel capannone abbandonato di un paesino in provincia di Padova ribattezzato l’Arsenale, davanti ad un trattore trasformato grazie al progetto di un moldavo in un «potente e poderoso» Tanko «destinato ad attaccare il regime che da troppo tempo ci affligge e ci umilia», i nostalgici dei Serenessimi che 17 anni fa assaltarono San Marco, progettavano l’indipendenza dall’Italia: «verranno a prenderci le teste di cuoio come accaduto nel 1997... potrebbe essere, ma questa volta i mezzi sono molto più grossi e sparano davvero».        
      
Perché «contro uno stato di merda del genere cosa puoi fare...c’è da stare solo alla regola del fucile». Le carte dell’inchiesta che ha portato al blitz contro i secessionisti lombardo-veneti sono lo specchio delle parole del comandante del Ros, il generale Mario Parente: gli esponenti dell’Alleanza sono «velleitari ma pericolosi». Gente che al telefono parla della necessità di passare dalle parole ai fatti, «caricando i candelotti di dinamite» e instaurando un «clima di terrore» e che allo stesso tempo teme le conseguenze delle proprie azioni, perché «la gabbia (la prigione, ndr) non è proprio che sia l’obiettivo».

Personaggi che ipotizzano di emulare gli eco-terroristi dell’Alto Adige attaccando i tralicci dell’alta tensione ma subito si fermano: perché «non è che danneggi il Quirinale - dice il leader indiscusso dei veneti Luigi Faccia in una delle tante riunioni “operative” nel ristorante El Grenor di Leno -... danneggi il coglione che si sta guardando la partita e che si incazza come una iena».
Rivoluzionari che arrivano all’aeroporto di Linate dalla Sardegna per andare alla riunione fondativa dell’Allenza tra secessionisti di Veneto, Lombardia e, appunto, Sardegna, ma rimangono bloccati perché senza patente: «Hanno prenotato una macchina - dice il `presidente´ Giancarlo Orsini al telefono con Faccia - ma uno ha la patente scaduta e il leader si è dimenticato la patente a casa».
Ma non vanno sottovalutati, i moderni Serenissimi. Perché, come scrive il Gip, «la realizzazione del cannoncino ad hoc» che doveva essere montato sul Tanko, non più il calibro 50 usato dalla Nato che era nelle intenzioni ma un più modesto e comunque letale 19-20, «era in fase avanzatissima»: «quando gli metteremo le galline (munizioni, ndr) dentro sai che soddisfazione» diceva ridendo l’ ambasciatore del governo secessionista, Tiziano Lanza, l’uomo che avrebbe dovuto trattare con gli altri paesi che nelle intenzioni dei secessionisti avrebbero riconosciuto il “Veneto libero”.



E perché le elezioni europee erano ormai imminenti ed era quello, è la conclusione di Orsini, «il momento magico» per il gesto eclatante, visto che «non siamo cacciatori di poltrone». Perché, ancora, l’unico serio limite” incontrato dall’organizzazione è stato «di tipo finanziario», mentre «l’ostentata certezza di un largo seguito popolare è effettivamente coerente ai successi dell’organizzazione» nella fase di reclutamento. E ci credevano davvero, i secessionisti, di poter avere un seguito popolare ben più ampio di quello di 17 anni fa.
«Pensiamo di pescare in questo mare infinito di invisibili» ragionava Faccia ricordando gli effetti della crisi, le tasse, la classe politica «marcia», Equitalia. Oppure nei delusi della Lega: «si sono lasciati arrendere senza lottare - attacca Lanza parlando del Carroccio - è stato quello (Bossi, ndr) che ha tradito la gente semplice». Gente che invece, prosegue Lanza, va convinta: «se incidi il cristallo dell’individualità...l’impatto mediatico sarà una roba bestiale».
Il Comandante prov.  dei Carabinieri di Brescia Col. Giuseppe Spina

Davanti al Tanko, il ministro del Tesoro del governo secessionista Corrado Manessi, diceva così: «è ora che i nostri popoli la smettano di subire la Storia, noi dobbiamo cominciare a riscriverla». Parole molto simili a quelle dell’ex Serenissimo Flavio Contin, convinto che «bisogna essere realisti in maniera fanatica...ci siamo solo noi altri che possiamo cambiare la storia...abbiamo 2 nemici: lo Stato italiano e il tempo che abbiamo a disposizione».
E Lanza: «l’unico modo per reclamare l’indipendenza bisogna che tu fai un atto di forza». Li hanno fermati i carabinieri. Ma non finirà come ipotizza Mario Mainetti, altro ex della frangia più radicale della Lega, al telefono con Orini: male che vada, nella peggiore delle ipotesi ci troviamo a casa mia a tagliare su un salame». 
A mio avviso questi 24 secessionisti non meritavano il carcere. E' una forzatura e una lettura del Codice Penale con alcuni eccessi. Privare della libertà chi costruisce un carro armato scassato per entrare in San Marco e fare un'azione dimostrativa non merita il carcere. E' un eccesso di zelo da parte di magistrati. Un ferro vecchio non fa paura a nessuno e neanche delle munizioni arcaiche di guerra. Lo Stato ha risposto con la repressione dura e spietata  invece di ascoltare i problemi dei Nord che paga le tasse e dà lavoro a centinaia di migliaia di cittadini.  Questo blitz è solo l'inizio e galvanizzerà milioni di persone al Nord fino alla guerra civile. Ormai è troppo tardi per fermarli. I cittadini sono spremuti come limoni, altri  si tolgono la vita per le cartelle di Equitalia, moltissimi pagano imposte insostenibili, 
altri perdono il lavoro, altri non riescono ad arrivare alla fine del mese. Senza contare che le banche non aiutano più le famiglie ma solo i vari imprenditori come Ligresti e i De Benedetti. Il Nord, piaccia o no, farà la secessione, ma sarà un bagno di sangue perchè quando la gente ha fame scende in piazza. Altro che ferrivecchi o munizioni della seconda guerra mondiale o il carcere. Questi 24 uomini e donne sono già degli eroi nelle loro terre.

                                   L'Italia senza il Veneto (circa 5 milioni di abitanti)

domenica 6 aprile 2014

RAVENNA, PARROCO IN CARCERE PER PEDOFILIA


       Il prete della Diocesi di Ravenna Giovanni Desio (sospeso)


Un parroco, don Giovanni Desio, è stato arrestato per atti sessuali con minori e adescamento a Ravenna. E' in carcere. Per il gip,il sacerdote ha una 'spiccata spregiudicatezza e capacità a delinquere con totale assenza di freni inibitori", la sua condotta "poteva essere contrastata solo attraverso la misura estrema di cautela".

Dopo perquisizione sigillata canonica parrocchia Casalborsetti - La canonica della parrocchia di Casalborsetti, alloggio di don Giovanni Desio, è stata sigillata dopo la perquisizione eseguita dagli inquirenti, che hanno sequestro diverso materiale appartenente al sacerdote tra cui il suo computer, i telefonini, diverse foto, materiale tecnologico, appunti, agende e perfino alcuni palloni. L'interrogatorio di garanzia è fissato per lunedì davanti al Gip Rossella Materia. Per ora il sacerdote raggiungerà una cella del carcere di Ravenna. Chi lo ha visto, ha descritto una persona trincerata nel silenzio e prostrata. Oggi, a dire messa nella piccola località della riviera, è andato personalmente l'Arcivescovo mons.  Lorenzo Ghizzoni  titolare della Diocesi di Ravenna-Cervia.
Lo stesso prete due mesi fa era finito di sera in un canale con il suo suv Bmw 'X1-18', acquistato da poche settimane, e si era salvato in extremis, grazie all'intervento di tre abitanti della zona che lo hanno estratto fradicio dall'abitacolo. Grande lo stupore degli 'angeli custodi' quando hanno scoperto che il conducente era il parroco del paese, Casalborsetti, sui lidi nord della riviera ravennate. Portato all'ospedale, era stato dimesso subito. Le sue condizioni non erano gravi. Intanto nei suoi confronti erano scattati, come da routine, gli accertamenti tossicologici; la dinamica dell'incidente è passata al vaglio della Polizia municipale, che aveva  eseguito i rilievi.
Bmw da 35mila euro - E c'è già chi ha fatto notare che don Giovanni Desio, 52 anni, si è fatto cogliere in controtendenza rispetto a quanto aveva detto con vigore Papa Francesco la scorsa estate, incontrando in Vaticano seminaristi e novizi: "A me fa male quando vedo un prete o una suora con un'auto di ultimo modello: ma non si può!". Un messaggio di sobrietà che  papa Bergoglio ha applicato in prima persona, usando per gli spostamenti interni un'utilitaria Ford Focus azzurro metallizzato, non la classica berlina extra-lusso. Il sacerdote viaggiava invece con un nuovo Suv nero, un modello del valore di 35.000 euro, acquistato a km zero meno di un mese fa da una concessionaria di Ravenna. Prima, raccontano i vicini, aveva una Golf 'datata'. Il 'don' è molto conosciuto in zona: fa parte del Consiglio pastorale diocesano, è direttore del settimanale 'Risveglio Duemila'.

            
                Il suv della BMV da 35 mila euro del prete
                          (uno schiaffo alla miseria...)

Veste casual - Una vocazione in età adulta, da 13 anni è parroco di Casalborsetti, oggi 900 abitanti scarsi, dove ha dato vita a diverse iniziative tra i parrocchiani. Non veste l'abito talare ma in stile casual, era amico di Franco Califano, ama la musica e non disdegna il festival di Sanremo, è conosciuto da anni anche come critico cinematografico e ha frequentato i festival di Mar del Plata, Locarno, Venezia dove è stato tra l'altro in giuria per il premio 'Ragazzi e cinema'. "Esprimere modernità e cultura - si legge in una sua intervista on line di tre anni fa ad un settimanale locale - ad alcuni ha dato fastidio. E' stata dura infrangere la barriera del provincialismo".
L'incidente - Il prete aveva urtato a velocità sostenuta una vettura in sosta sulla strada, nei pressi di un ristorante, proiettandola diversi metri più avanti e provocando forti danni, poi con la Bmw è finito nell'adiacente canale Destra Reno, sfondando la balaustra del canale e rimanendo sospesa per qualche momento sugli ormeggi di una barca, prima di scivolare verso l'acqua. Fortunatamente il rumore del botto, amplificato in una silenziosa sera di febbraio, ha attirato sulla via il proprietario dell'auto semidistrutta, una Golf, un altro residente e il titolare di un vicino bar. Con un martello sono riusciti a sfondare il parabrezza e hanno tirato fuori dall'abitacolo e dall'acqua il prete, che era rimasto sempre cosciente. Soccorso dal 118, era stato condotto all'ospedale. Il Suv è stato imbragato e recuperato dai vigili del fuoco. Il fuoco non sembra significa inferno, in effetti.
Nel 2008 alcune polemiche avevano interessato don Giovanni Desio circa il contenuto, ritenuto da taluni velatamente erotico, di una poesia che il parroco di Casalborsetti aveva pubblicato sul supplemento di «Risveglio», il settimanale diocesano di informazione locale, uscito in occasione dell'apertura del Ravenna Festival dedicato alla figura femminile «errante, erotica, eretica». Tra i versi di «Avevi detto... per sempre», comparivano: «Amore bacia / la mia bocca / Bocca taci di / quell'amore, / che non si dice, / se non nella sera / brulicante / d'ingenuità... / non d'innocenza». E ancora: «Fra l'acque turbinose / tu m'afferri con candida mano / e m'attanagli nell'imbrunire sulfureo, / con il soffio carezzevole / del tuo sguardo (s)fuggevole». Il sacerdote, interpellato in merito, aveva a suo tempo precisato che quando «si legge un testo, ognuno è libero di interpretarlo come vuole». Aveva pure sottolineato che «quello è un testo vecchio, la passione per la poesia l'ho sempre avuta. Quella è di un paio di anni fa».








 L'arcivescovo Lorenzo Ghizzoni: "Sincera vicinanza alle vittime"

L’arcivescovo di Ravenna-Cervia monsignor Lorenzo Ghizzoni, sconcertato per la notizia relativa a Don Giovanni Desio, accusato di abusi sessuali nei riguardi di minorenni, esprime sincera vicinanza alle vittime e alle famiglie di quanti risultassero avere subito violenza. Nel contempo nutre piena fiducia nella magistratura al fine di un sollecito chiarimento dei fatti realmente accaduti, mentre conferma la totale disponibilità a collaborare con gli inquirenti per ogni fine di giustizia. Infine invita tutta la comunità cristiana a un momento di preghiera per affrontare insieme lo sconcerto e il dolore per un così grave scandalo.

sabato 5 aprile 2014

BERLUSCONI E I CATTOLICI LIBERALI

                                
                                            Duc in altum!
                                            
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, dopo 20 anni ritorna ad essere protagonista nelle Elezioni europee. Ma questa volta con due soggetti politici nuovi: il partito democratico di Matteo Renzi e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. I sondaggi danno il PD al 31.9%, il M5S al 23% (Grillo ha promesso di ritornare a Genova se vince il PD)   e F.I al 20,9 %, la lega Nord al 5%, Fratelli d'Italia al 3,5%, Ncd al 4%, Popolari per l'Italia al 2%, il Psi all'1%, Scelta civica all'1%. In questa prospettiva, Forza Italia, se non ha il consenso dei cattolici potrebbe diventare il terzo partito anche perchè gli ex alleati corrono tutti da soli (la Lega, Fratelli d'Italia, Ncd, Popolari per l'Italia, e il Psi) senza contare quei partitini dello 0,5%.
Berlusconi, dal 10 aprile p.v.  andrà probabilmente  agli arresti domiciliari senza uscire dalla sua abitazione e senza ricevere persone che non siano avvocati o medici o i figli, oppure sarà affidato in prova ai servizi sociali. A prendere la decisione sarà il Tribunale di Sorveglianza di Milano essendo la pena ormai definitiva. Berlusconi non potrà fare la campagna elettorale a tempo pieno. Sarà Giovanni Toti a coordinarla e a dire l'ultima parola sulle liste e sugli uomini e donne che ne faranno parte nelle circoscrizioni del sud, del centro e del nord ovest e nord est. Antonio Tajani, Lara Comi, Licia Renzulli e Barbara Matera. E' probabile, dopo l'assoluzione, il ritorno di Claudio Scajola. A Sud dovrebbe esserci Clemente Mastella ma ci sta pensando anche Raffaele Fitto.Per la prima volta dopo 20 anni ci saranno solo i suoi esponenti a fare la campagna elettorale senza il loro leader.  Gli elettori saranno deprivati del loro leader che tra le altre cose non potrà neanche  recarsi a votare. Un diritto conculcato, violato e rubato.  Berlusconi  avrà libertà di movimento se il Tribunale sorveglianza gli concederà l'obbligo di firma come a tantissimi condannati. Ma non ne sono così sicuro. La partita elettorale si giocherà su chi sarà il secondo partito dopo il PD che i sondaggi danno vincente. Potrebbe essere il movimento di Grillo o Forza Italia. Forza Italia deve però recuperare i voti dei cattolici che sono andati con Comunione e Liberazione  cioè con NCD oppure sono confluiti col PD con Rosy Bindi, Renzi, Franceschini, Letta, Fioroni, ecc. Forza Italia deve spiegare che accetta i valori non negoziabili (vita, famiglia e libertà di educazione). Che accetta una famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e non già una famiglia allargata o figlie di lesbiche o omosessuali come genitori. Forza Italia deve dire no ai matrimoni gay, al far west nella bioetica, e no all'aborto. Forza Italia deve impegnarsi a mettere in pratica la dottrina sociale della Chiesa, la cultura della solidarietà e quella della sussidiarietà. E aiutare le scuole private gestite dai religiosi con buoni per le famiglie bisognose e desiderose della libertà di apprendimento per i loro figli.  Non solo: la recessione economica ha creato le nuove povertà (i disoccupati, le madri abbandonate, gli anziani soli, i minori allontanati da casa, gli alcolisti, i tossicodipendenti, gli ammalati psichici, i disabili, gli ex detenuti, i single che non hanno più casa, gli sfrattati, ecc. Forza Italia deve aiutare gli emarginati coloro che rischiano di essere scartati dalla società e che papa Francesco chiama tale fenomeno  cultura dello scarto. "Viviamo in una societa che esclude Dio dall'orizzonte; e questo, giorno per giorno, narcotizza il cuore". E' il messaggio che Papa Francesco ha lanciato su Twitter. Nell'incontro con 8mila tra ciechi e sordomuti, papa Bergoglio ha denunciato che ci sono "due culture opposte: la cultura dell'incontro e la cultura dell'esclusione, del pregiudizio. Si pregiudica e si esclude".  "La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilita, dal suo limite, puo diventare - ha detto - testimone dell'incontro: l'incontro con Gesù, che apre alla vita e alla fede, e l'incontro con gli altri, con la comunita". Secondo papa Bergoglio, "solo chi riconosce la propria fragilita, il proprio limite puo costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella societa". Rivolgendosi ai disabili presenti nell'Aula Nervi, Papa Francesco li ha esortati: "Lasciarsi incontrare da Gesù: solo Lui conosce veramente il cuore dell'uomo, solo Lui può liberarlo dalla chiusura e dal pessimismo sterile e aprirlo alla vita e alla speranza".
Parlando di alcuni cattolici il Papa ha detto che sono malati di ''accidia'' spirituale altri affetti da ''formalismo'', che porta a vite ''ferme e tranquille'', e ad una sorta di ''anestesia'' dello spirito. Lo ha detto papa Francesco nel corso della sua omelia nella messa a Casa Santa Marta. ''Io penso a tanti cristiani, tanti cattolici: - ha spiegato papa Bergoglio - si', sono cattolici ma senza entusiasmo, anche amareggiati! 'Si', e' la vita e' cosi', ma la Chiesa... Io vado a Messa tutte le domeniche, ma meglio non immischiarsi, io ho la fede per la mia salute, non sento il bisogno di darla ad un altro...'. Ognuno a casa sua, tranquilli per la vita... - ha notato papa Francesco - Ma, tu fai qualcosa e poi ti rimproverano: 'No, e' meglio cosi', non rischiare...'''. Questa, ha poi aggiunto ''e' la malattia dell'accidia, dell'accidia dei cristiani. Questo atteggiamento che e' paralizzante dello zelo apostolico, che fa dei cristiani persone ferme, tranquille, ma non nel buon senso della parola: che non si preoccupano di uscire per dare l'annuncio del Vangelo! Persone anestetizzate''. Quel non immischiarsi, ha continuato il pontefice, diventa ''accidia spirituale''. E ''l'accidia e' una tristezza'', e questi cristiani sono tristi, ''sono persone non luminose, persone negative. E questa e' una malattia di noi cristiani''. Andiamo a Messa ''tutte le domeniche, ma - diciamo - per favore non disturbare''. Ma il papa ha voluto anche mettere in guardia da quelloche ha definito il peccato del formalismo. ''Cristiani che non lasciano posto alla grazia di Dio. E la vita cristiana, la vita di questa gente e' avere tutti i documenti in regola, tutti gli attestati''. ''Cristiani ipocriti, come questi ai quali interessavano soltanto le formalita'. Era sabato? No, non si possono fare miracoli il sabato, la grazia di Dio non puo' lavorare il sabato. Chiudono la porta alla grazia di Dio!''. ''Ne abbiamo tanti nella Chiesa: ne abbiamo tanti! - e' stata la triste constatazione di Francesco - E' un altro peccato. I primi, quelli che hanno il peccato dell'accidia, non sono capaci di andare avanti con il loro zelo apostolico, perche' hanno deciso di fermarsi in se stessi, nelle loro tristezze, nei loro risentimenti. Questi non sono capaci di portare la salvezza perche' chiudono la porta alla salvezza''.
Ecco perchè non possiamo lasciare a Comunione e liberazione e al Partito democratico l'esclusiva di rappresentare i cattolici. In Cl abbiamo visto troppi esponenti che sarebbero coinvolti in scandali ( Antonio Simone, Formigoni, Daccò, Alberto Perego, Alberto Villa, Fabrizio Rota, ecc.). Ora, i loro referenti politici sono Alfano,  Lupi e Formigoni del NCD. Infine ci sono i cattolici adulti come Bindi, la sinistra democristiana ma loro occupano i posti e non rubano. Casini invece era l'uomo del centro ma con l'arrivo del movimento di Grillo è sparito politicamente col suo UDC.
Ecco perchè Silvio Berlusconi deve allearsi con un partito cattolico nuovo e moderno che aderisca ai valori morali cristiani e sociali in sintonia con i moderati di Forza Italia che gli consenta di arrivare al secondo posto dopo il Pd. Diversamente, Forza Italia, senza i cattolici sarà il terzo partito alle europee. Il che non è una bella prospettiva.