lunedì 10 marzo 2014

FORMIGONI, CROZZA E LA TRUFFA DA 70 MILIONI DI EURO




Sabato sera, ho visto su la 7, la bellissima imitazione del senatore  Roberto Formigoni fatta dal comico genovese Maurizio Crozza.  Formigoni, ex Movimento popolare,  ex Dc, ex Forza Italia, ex Pdl e ora approdato ai lidi del N.C.D. (Nuovo Centro Destra) di Angelino Alfano, non ha gradito e ha preannunciato una causa civile per danni all'immagine.  Il cattolicissimo e devotissimo Formigoni che convive in un appartamento a Milano con altri Memores Domini, che ha fatto il voto di povertà, castità e obbedienza,   sta in una formazione politica nuova (ma in realtà vecchia) perchè si tratta di fuori-usciti da Forza Italia tutti ingrati verso l'Imperatore di Arcore che li ha valorizzati, candidati ed eletti nelle fila dei suoi governi o in Parlamento. Costoro facevano ore di anticamera nelle stanza di Arcore poi facevano il bacio della pantofola per avere posti e prebende. Ah, che brutta cosa è l'ingratitudine... Ma l'Imperatore di Arcore, che sa come vanno le cose a questo mondo, aspetta le prossime elezioni  politiche per la vendetta. Ora è seduto sulla riva del fiume e aspetta che passino i cadaveri.   Formigoni, per la verità, era stato beneficato come candidato del Polo  al Pirellone dove  poi è rimasto per 17 anni consecutivi raggiunto spesso da informazioni di garanzia ma abile a schivarle. Questa volta gli è andata male. E' accusato di associazione per delinquere e corruzione, è stato rinviato a giudizio con altri 9 imputati tra cui l'ex assessore regionale ciellino  Antonio Simone e il faccendiere Pierangelo Daccò per il caso Maugeri. Lo ha deciso il gup di Milano Paolo Guidi. E il processo si aprirà il prossimo 6 maggio, davanti alla Decima Sezione Penale del Tribunale di Milano.Oltre al senatore del Nuovo Centrodestra e presidente della Commissione agricoltura Roberto Formigoni, il gup di Milano ha rinviato a giudizio, nell’ambito della vicenda Maugeri, anche l’uomo d’affari Pierangelo Daccò già condannato a 10 anni per il crac del san Raffaele, l’ex assessore regionale alla Sanità Antonio Simone, sua moglie Carla Vites, e lo «storico» amico e collaboratore di Formigoni Alberto Perego.  Cos'è la Compagnia delle Opere?  Il presidente è il tedesco Bernhard Scholz. Il loro giro d’affari è imponente: 70 miliardi di euro, realizzati da 35 mila aziende e professionisti, il 69% delle quali opera nel Nordovest italiano.
L’adesione alla Compagnia delle Opere tocca annualmente una crescita del 10% e questo perché qualunque imprenditore nasca e intenda lavorare in quella zona deve fare parte di certi circoli, altrimenti resta tagliato fuori dagli appalti e dagli interessi economici, sopratutto tra le medio – piccole imprese dove il fatturato è di circa 2 milioni di euro l’anno, i settori sono vari: edilizia, sanità, fiere, servizi ect.

A livello manageriale, come vedremo, cresce la presenza di uomini targati Comunione e liberazione e Compagnia delle Opere. In campo internazionale, la Cdo ha già uffici in 12 Paesi stranieri e sta preparando lo sbarco in grande stile negli Stati Uniti. Tutto questo, nonostante la crisi economica, ed è nei momenti di recessione che il peso di certi ambienti si fa schiacciante e di vitale importanza per la sopravvivenza di alcune imprese. Gli uomini che nella rocca forte di Formigoni dettano legge in campo finanziario ed economico, intrecciando pericolose amicizie politiche ad amicizie imprenditoriali, bancarie fino a congiungersi, talvolta, in quel di San Marino.
Ogni settore ha una sua associazione, ognuna di queste piccole associazioni fa capo alla setta che le guida e le istruisce. Principali partner sono Bombardier, Finmeccanica, Sai e Intesa Sanpaolo.
Il Cofidi-Compagnia delle opere, in collaborazione con Banca Intesa, facilitano l’accesso al credito da parte delle pmi. Alcune attività si appoggiano al partner pubblico come il Coexport, il consorzio della Compagnia delle Opere per l’esportazione, che è il punto operativo di Regione Lombardia in Argentina, Cile, Cuba, Germania, Kazakhstan, Romania e Stati Uniti.
SISTEMA — Dei 200 milioni, 61 milioni sarebbero stati distratti dalle casse della Maugeri, tramite Daccò e Simone. In cambio delle delibere, Formigoni sarebbe stato ricompensato con benefit per oltre 8 milioni di euro: viaggi, vacanze ai Caraibi, l’utilizzo di tre yacht, un maxi sconto sull’acquisto di una villa in Sardegna, finanziamenti per cene e soggiorni al meeting di CL, e 270 mila euro in contanti. Rinviati a giudizio anche Nicola Maria Sanese, ex segretario generale della Regione Lombardia, Carlo Lucchina, ex direttore generale dell’assessorato alla Sanità del Pirellone e l’ex dirigente regionale Alessandra Massei.                                                           


SOCIETA’ DI COMODO — Un’organizzazione, si legge nel capo di imputazione, finalizzata a «commettere plurimi delitti di corruzione di pubblici ufficiali per atti contrari ai doveri di ufficio, frode fiscale, trasferimento fraudolento di valori, appropriazione indebita pluriaggravata ai danni della Fondazione Salvatore Maugeri, riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza illecita, attraverso una collaudata e stabile organizzazione interna, un’articolata struttura di società di comodo italiane ed estere, e una precisa ripartizione di funzioni». In questa ripartizione di funzioni, a Formigoni è contestato in particolare che «in qualità di presidente della Regione Lombardia, garantiva alla Fondazione Salvatore Maugeri, a fronte delle illecite remunerazioni, una `protezione globale´ e si adoperava affinché fossero adottati da parte della Giunta, in violazione della legge e dei doveri di imparzialità ed esclusivo perseguimento dell’interesse pubblico, di anno in anno, provvedimenti diretti ad erogare consistenti somme di denaro e procurare agli altri indebiti vantaggi economici alla Fondazione». Formigoni è poi accusato di corruzione, «perché in qualità di presidente della Regione» insieme al segretario generale Nicola Sanese; al direttore generale della Sanità, Carlo Lucchina; alla dirigente regionale Maria Alessandra Massei; e ad Albergo Perego, definito dai magistrati «persona di fiducia di Formigoni con cui convive», «si accordavano, fin dal 1997 e sino al 2011», affinché il presidente della Fondazione Umberto Maugeri; il direttore amministrativo Costantino Passerino e un collaboratore di quest’ultimo, Gianfranco Mozzali, «corrispondessero negli anni ingenti somme di denaro, per un complessivo importo di oltre 61 milioni di euro, agli intermediari Simone e Daccò e, per loro tramite, a Formigoni per il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare per l’adozione, in violazione della legge, di provvedimenti amministrativi della Giunta della Regione Lombardia, presieduta da Formigoni, diretti a trasferire ingenti risorse pubbliche, ulteriori rispetto ai rimborsi dei drg e, comunque, a procurare alla Fondazione Salvatore Maugeri indebiti vantaggi, con il sistematico asservimento della funzione pubblica agli interessi della Fondazione, così da assicurarle una `protezione globale, in relazione, tra l’altro, all’adozione delle delibere annuali della Giunta regionale cosiddette di remunerazione di funzioni non tariffabili, di provvedimenti di accreditamento di strutture sanitarie quali quelle di via Camaldoli e via Dardanoni a Milano, all’attivazione di posti di letto nell’ambito di sperimentazioni sanitarie, al finanziamento di progetti non profit ai sensi della legge regionale 34/2007, all’adozione di bandi di gara redatti in modo da assicurarne l’aggiudicazione alla Fondazione Maugeri, all’indebita comunicazione alla Fondazione di informazioni riservate sulla politica sanitaria della Regione Lombardia, a transazioni vantaggiose e ad altri eventuali provvedimenti di competenza regionale comunque finalizzati a privilegiare la Fondazione anche nel rapido pagamento di rimborsi e altre erogazione».


Di questi 61 milioni di tangenti, che secondo la procura sono state «calcolate quale percentuale delle erogazioni riconosciute alla Fondazione dagli organi della Regione Lombardia, 8 secondo gli inquirenti sono serviti «per procurare a Formigoni, suoi familiari e amici, nonché a Perego, utilità economiche», quali 270mila euro in contanti e «spese di viaggio, vitto e alloggio relative» a cinque vacanze di capodanno in Sudamerica e ai Caraibi, altri viaggi aerei, l’uso esclusivo di tre imbarcazioni, l’organizzazione di cene e convention, il finanziamento della campagna elettorale del 2010, l’acquisto di una villa in Sardegna «a un prezzo notevolmente inferiore a quello di mercato». L'imitazione di Crozza mi è piaciuta molto: Formigoni all'interno di  una discoteca come nel film di Sorrentino a ballare con sottofondo una canzone della icona degli italiani: Raffaella Carrà.  Durante il ballo frenetico baci e abbracci di personaggi  ambigui, donne che attorniavano il Roberto nazionale che, quand'era al Pirellone (poveretto!), si faceva le vacanze nelle isole più belle del mondo in resort favolosi e in yacht. Questa volta sto con Crozza anche se il suo linguaggio è sempre duro, pesante e tagliente. Crozza, del resto,  è un uomo deciso, risoluto e grintoso. La passione, l'energia e la forza ce le mette tutte nel suo lavoro. Non si lascia certo intimorire da Formigoni quando sa che milioni di italiani la pensano esattamente come lui.   La causa civile  di Formigoni ci sta tutta. Però gli italiani stanno con Crozza che ha denunciato apertamente ciò che nessuno dice sul ciellino che ha dominato la Regione che ha 10 milioni di abitanti e che è più grande di molti Stati europei. Non a caso, la Lega Nord vuole la secessione perchè la Lombardia, la Liguria, il Piemonte e il Veneto e il Friuli  insieme sono ricchi e l'economia avrebbe uno sviluppo e un cambio di rotta. A Brescia ogni  8 persone c'è un'azienda.  Formigoni ha regnato come un monarca, non ha mai consentito un ricambio, non dico generazionale,  ma della classe dirigente, ha piazzato i suoi uomini nei posti chiave, ha favorito Bernardo, Lupi, Simone, Intiglietta, la Bertani, e molti, troppi ciellini.


                 L'ex assessore regionale ciellino Simone

Possiamo dire che i ciellini hanno perseguito il bene comune durante la gestione di assessorati ed enti? Mah, Simone  che non è l'ultimo arrivato è stato in carcere due volte, il faccendiere Daccò, l'imprenditore miliardario Giuseppe Grossi, Oreste Ceriani e Massimo Vanzulli, Franco Nicoli Cristiani, Massimo Guarischi, Carlo Lucchina, Giancarlo Grenci, Costantino Passerino pure. Alcuni di questi personaggi devono rispondere dei 70 milioni di euro sottratti e  occultati all'estero derivanti dai finanziamenti regionali. Per quanto mi riguarda Formigoni può proclamarsi innocente fin che vuole, ma io non gli credo. Da sempre si è circondato di Antonio Simone, 60 anni, una casa di  310 mq a Milano ( low cost  perchè avuta dal Pio Albergo Trivulzio)vicino all'Arco della pace pagata a un prezzo  di 1,5 milioni di euro. E' proprietario di un aereo del  valore  di 3,5 milioni. Ha interessi economici  in Olanda (Karmal e Simone corporation) e nella Repubblice Ceca. Di Antonio Simone si dice negli ambienti giornalistici e politici che sia il cassiere di  Formigoni. Non è dato sapere. Però questo sessantenne arrivato a Milano dalle Puglie con residenza a Piazza Prealpi (case popolari) di strada ne ha fatta molta e di soldi ne ha fatti tanti. Come ha fatto se è partito da Piazza Prealpi con belle speranze? Lo stipendio dei genitori non è certo una spiegazione plausibile.   Ritorniamo a Crozza che ha osato sfidare il Celeste. Quest'ultimo ancora non ha capito che per lui non c'è più posto nella politica. Non ha ancora capito che la gente è stanca di tutti  i ladri che depredano gli italiani. Formigoni viveva al 30 piano del Pirellone e da 20 anni  ha perso il contatto con la gente. Non sa cosa significhi non avere un lavoro, una pensione, una casa. Non ha ancora capito che dopo un'eventuale  condanna della Cassazione la Giunta per le autorizzazioni lo dichiarerà decaduto. E che gli italiani lo riempiranno di monete per non avere contrastato la sporcizia morale dentro la Regione.  Il comico e imitatore Crozza, viceversa,  vive in mezzo alla gente, sa che esiste una separazione, uno scollamento  tra società civile e società politica. Crozza ha il polso della situazione, sa che gli italiani sono stanchi di questa classe politica corrotta, illegale,  e impresentabile. Sa che ci sono 3,3  milioni di disoccupati pronti a scendere nelle piazze per protestare contro chi ci ha rubato la speranza e contro chi ci ha tolto il sorriso  all'inizio di questo Terzo millennio. Per queste ragioni, anche se Crozza è andato sopra le righe, io sto con lui senza se e senza ma. Anzi, sai che ti dico Formigoni? Vogliamo essere tutti querelati come Maurizio Crozza.                                                              
  Post scriptum: se tutti questi ciellini hanno fatto il voto di povertà perchè molti di loro  sono accusati di avere sottratto soldi alla comunità? Oltre al precetto c'è il comandamento: Non rubare. Ma perchè prendete in giro migliaia di giovani ingenui e puri? Non vi vergognate? Come è possibile rubare e pregare? La vostra regola è quella di San Benedetto: ora et labora. Ma avete ingannato il prossimo e avete scelto non Dio come esortava Gesù, ma mammona.          

giovedì 6 marzo 2014

PAPA FRANCESCO E IL CASO SERIO DI BOLOGNA











A Roma, nei Sacri Palazzi, si è scatenata la guerra per la successione del cardinale arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra che, tra poco, compirà i 76 anni d'età. Bologna con 1 milione di abitanti, ha 412 parrocchie, 608 sacerdoti, 868 suore, 275 religiosi, 123 diaconi permanenti e il 99% degli abitanti tutti battezzati.  Caffarra lascia la città di san Petronio che ha guidato per 10 anni consecutivi tenendo un profilo pastorale basso rispetto a quando era Arcivescovo di Ferrara-Comacchio dove si è battuto con determinazione per il rispetto dei valori della vita, della famiglia e della libertà d'educazione, ma a Bologna ha privilegiato l'ascolto e il dialogo evitando scontri e polemiche. Caffarra ha conseguito il Dottorato in Diritto Canonico alla Gregoriana e un Diploma di specializzazione in Teologia morale alla Pontificia Accademia Alfonsiana e, grazie a questi titoli accademici, imposterà il suo magistero episcopale sulla difesa della vita e della famiglia contro le unioni di fatto e i matrimoni gay. Lo farà con competenza, conoscenza e coraggio. Tutte le contraddizioni delle coppie gay, dei loro presunti diritti e del far west nella bioetica Caffarra le evidenzierà mettendo in difficoltà le associazioni che si battono da sempre per questi cosiddetti diritti.





Adesso, Carlo Caffarra, lascia Bologna dopo un lungo periodo sotto la guida luminosa del cardinale milanese Giacomo Biffi (mio ex parroco a Milano alla Parrocchia di Sant'Andrea Apostolo che saluto con affetto). Dicevo che sulla successione a Caffarra si è scatenata una guerra tra i ciellini e l'Azione cattolica perchè, Bologna come Palermo, è, guardacaso,  una sede cardinalizia. Tra i ciellini ci sono due vescovi che ambiscono alla sede bolognese: uno è Luigi Negri, milanese, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, 72 anni, una laurea in filosofia e una vocazione adulta e già vescovo di San Marino-Montefeltro. L'età non gioca a suo favore. Pertanto Negri è fuori dai giochi e stia sereno. L'altro vescovo ciellino è il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, Massimo Camisasca, 68 anni, milanese, laurea in Filosofia, esponente di spicco del movimento ecclesiale cattolico Comunione e Liberazione, dal 1985 superiore generale della “Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo”. Camisasca ha dichiarato quando ha fatto il suo ingresso a Reggio Emilia che « la ragione fondamentale del mio episcopato: è annunciare che Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, che ha subìto per amore nostro la Passione e la Croce, è risorto e perciò è vivo, e agisce nella storia degli uomini con la forza attrattiva della sua divina umanità attraverso il suo Corpo nella storia, che è il popolo cristiano, la sua Chiesa…».



Ci sono, infine, due esponenti vicini all'Azione cattolica (che è fatta di mummie e c'è una psicologia di morte che aleggia attorno ad essa). A scanso di equivoci il sottoscritto non è un esponente nè di Cl nè di Ac. E' un umile giornalista professionista cattolico apostolico romano che ama studiare la teologia la filosofia e la letteratura italiana. Un altro vescovo che aspira fortemente alla sede di san Petronio è il vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi, 66 anni, laurea in Teologia alla Gregoriana. Per 6 anni consecutivi Lambiasi ha guidato l'Azione cattolica nazionale. Poi, come outsider, ci sarebbe il vescovo di Carpi, Francesco Cavina, 59 anni, dottore in Diritto Canonico e Licenza in Teologia, è stato 5 anni nella Curia Romana, ha esperienze nel Seminario e nella docenza. Che mi pare un'ottima candidatura sia per la sua cultura che per la sua umiltà. Non mi sembra un arrampicatore sociale e Bologna ha bisogno di Pastori che sappiano essere Maestri e Sacerdoti, non di affaristi. Il nuovo arcivescovo di Bologna che sceglierà Papa Francesco ha davanti due sfide importanti. La prima. La città di Bologna saprà affrontare con serena fiducia le difficili sfide del nostro tempo se riuscirà a conservare "la bellezza antica e sempre affascinante del suo volto e della sua anima". Ma perché ciò avvenga, occorre un risveglio della fede: una fede che deve essere personale, continuamente alimentata e operosa. La città offre "cinque capisaldi spirituali", "cinque luoghi forti della fede, dove i credenti possono attingere quei supplementi di energia soprannaturale di cui ritengono dí avere bisogno": la Cattedrale, San Petronio, il santuario della Madonna di San Luca, il complesso di Santo Stefano, il Seminario di Villa Revedin.



L' altra sfida è il diffondersi di una cultura non cristiana, tra le popolazioni di antica fede cristiana. Davanti all' affermarsi di una tendenza culturale, animata da una razionalità scientifico-tecnologica, dalla "globalizzazione", dallo sviluppo sofisticato dei mezzi di comunicazione, dalla ricerca della "libertà senza verità", "molti aspetti non sono accettabili". "Occorre dunque un' abitudine alla valutazione e al discernimento, che ci dica di volta in volta che cosa si possa accogliere, che cosa si debba apertamente contrastare e che cosa sia plausibile orientare cristianamente; valutazione e discernimento che dovranno obbedire non a criteri politici , ma all' assoluta fedeltà nei confronti dell' immutabile verità rivelata e della nostra identità di credenti". La ciellinizzazione dell'Emilia Romagna è inopportuna. Chi l'ha detto che ogni movimento ecclesiale deve avere dei riferimenti nelle Diocesi o, peggio, in una Regione? Sarebbe un caso simile alla Lombardia in cui (eccetto il cardinale Scola) gli altri vescovi sono tutti di stretta osservanza martiniana. L'Emilia Romagna ha bisogno, invece, di un Pastore che stigmatizzi la società materialista, gaudente, libernista, individualista e consumista che dilaga non solo sulla Riviera ma anche nelle città con le discoteche che accolgono giovani di tutta Italia. Mi sembra che i ciellini vogliano fare dell'Emilia Romagna una terra di conquista. E' questo non è bene. Bisogna, prima dell'arrivismo, del potere, della carriera e del denaro pensare al gregge e mettere al primo posto l'incontro con una Persona: cioè Gesù Cristo crocifisso e risorto. E, ai Pastori troppo ambiziosi, farebbe bene una nomina nei Paesi del Terzo e Quarto mondo a contatto con gli ultimi della terra. Altro che cardinalato! Questo va conquistato ogni giorno con la preghiera, la carità
 e l'annuncio di Cristo e del suo Vangelo.


a


aalberto.giannino@gmail.com

mercoledì 5 marzo 2014

PAPA FRANCESCO VUOLE LE DONNE DIACONESSE. E' UNA FORZATURA? SI!





 Papa Francesco all' Angelus del 14 agosto 2013 ha  affermato: "La donna e la sua “dignità” vanno comprese nella Chiesa ed esaltate". Mentre al Centro Italiano Femminile il  24 gennaio 2014 ha detto: "Negli ultimi decenni per le donne si sono aperti "nuovi spazi e responsabilità" e "auspico vivamente possano ulteriormente espandersi". Francesco credo pensi al ruolo di diaconesse per le donne come lo erano nel I° sec. d.C.  Febe, Priscilla, Maria, Trifena, Trifosa, Perside, Giulia e Olimpa.La donna oggi nella Chiesa partecipa al sacerdozio comune dei fedeli (cf. Lumen gentium,10) in molte forme, ma specialmente con la maternità: non solo quella spirituale, ma anche quella che molte donne scelgono come naturale funzione loro propria, in ordine al concepimento, alla generazione e all’educazione dei figli: “dare al mondo un uomo”!  E' un compito, che nell’ambito della Chiesa include un’alta vocazione e diventa una missione, con l’inserimento della donna nel sacerdozio comune dei fedeli. In tempi abbastanza recenti è venuta affermandosi, anche in ambito cattolico, la rivendicazione da parte di alcune donne del sacerdozio ministeriale. E una rivendicazione che poggia, in realtà, su di un presupposto non sostenibile: il ministero sacerdotale non è infatti una funzione a cui si acceda in base a criteri sociologici o a procedure giuridiche ma solo in obbedienza alla volontà di Cristo.



Ora, Gesù ha affidato solo a persone di sesso maschile il compito del sacerdozio ministeriale. Pur avendo invitato anche alcune donne a seguirlo, e pur chiedendo la loro cooperazione, non ha chiamato o
ammesso alcuna di loro a far parte del gruppo al quale avrebbe affidato il sacerdozio ministeriale nella sua Chiesa. La sua volontà appare dall’insieme del suo comportamento, oltre che da gesti significativi, che la tradizione cristiana ha interpretato costantemente come indicazioni da seguire. Così risulta dai Vangeli
che Gesù non ha mai mandato le donne in missioni di predicazione, come ha fatto per il gruppo dei Dodici, che erano tutti di sesso maschile (cf. Lc 9, 1-6), e anche per i Settantadue, tra i quali non viene
menzionata nessuna presenza femminile (cf. Lc 10, 1-20). Solo ai Dodici Gesù dà l’autorità sul regno: “Io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me” (Lc 22, 29). Solo ai Dodici
conferisce la missione e il potere di rifare l’eucaristia in suo nome (cf. Lc 22, 19): essenza del sacerdozio ministeriale. Solo agli Apostoli, dopo la sua risurrezione, dà il potere di rimettere i
peccati (cf. Gv 20, 22-23) e di intraprendere l’opera di evangelizzazione universale (cf. Mt 28, 18-20; Mc 16, 16-18).  La volontà di Cristo è stata seguita dagli Apostoli e dagli altri responsabili delle prime comunità, che hanno dato inizio alla tradizione cristiana, da allora sempre vigente nella Chiesa. Questa tradizione Giovanni Paolo II ha sentito il dovere di ribadire con la Lettera Apostolica Ordinatio sacerdotalis ( Ordinatio sacerdotalis, 22 maggio 1994: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVII, 1 (1994) 1107s.), dichiarando che “la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa”. E qui in gioco la fedeltà al ministero pastorale come è stato istituito da Cristo. E quanto già affermava Pio XII, il quale, nel rilevare che “la Chiesa non ha alcun potere sulla sostanza dei sacramenti, cioè su tutto quello che il Cristo Signore, a testimonianza delle fonti della Rivelazione, ha voluto che si mantenga nel segno sacramentale”, concludeva che essa è tenuta ad accogliere come normativa “la sua pratica di conferire solo a degli uomini l’ordinazione sacerdotale” (cf. AAS 40 [1948] 5). Non si può contestare il valore permanente e normativo di questa pratica dicendo che la volontà manifestata da Cristo è dovuta alla mentalità vigente nell’epoca sua e ai pregiudizi allora e anche in seguito diffusi a detrimento della donna. In realtà, Gesù non si è mai conformato a una mentalità sfavorevole alla donna ed ha, anzi, reagito contro le ineguaglianze dovute alla differenza dei sessi: chiamando delle donne a seguirlo, ha mostrato il suo superamento del costume e della mentalità dell’ambiente. Se egli riservava il sacerdozio ministeriale agli uomini, lo faceva con tutta libertà, e nelle sue disposizioni e scelte non vi era alcuna presa di posizione sfavorevole nei confronti delle donne. Se si cerca di afferrare il motivo per il quale Gesù ha riservato agli uomini l’accesso al ministero sacerdotale, lo si può
scoprire nel fatto che il Sacerdote rappresenta Cristo stesso nel suo rapporto con la Chiesa. Orbene, questo rapporto è di genere sponsale: Cristo è lo sposo (cf. Mt 9, 15; Gv 3, 29; 2 Cor 11, 2; Ef 5, 25), la
Chiesa è la sposa (cf. 2 Cor 11, 2; Ef 5, 25-27.31-32; Ap 19, 7; 21,9). Perché il rapporto tra Cristo e Chiesa sia validamente espresso nell’ordine sacramentale, è quindi indispensabile che Cristo sia
rappresentato da un uomo. La distinzione dei sessi è molto significativa in questo caso e non può essere ignorata senza che sia intaccato il sacramento. Infatti la specificità del segno adoperato è essenziale nei sacramenti. Il battesimo si deve fare con l’acqua che lava; non lo si può fare con l’olio, che unge, benché l’olio sia più costoso dell’acqua. Analogamente, il sacramento dell’ordine si celebra con gli uomini, senza che questo ponga in questione il valore delle persone. Così si può capire la dottrina conciliare secondo la quale i
Presbiteri, ordinati “in modo da poter agire in nome personale di Cristo, Capo della Chiesa” (Presbyterorum ordinis, 2), “esercitano la funzione di Cristo Capo e Pastore per la parte di autorità che loro
spetta” (n. 6).                                             

 Anche nella Lettera Apostolica Mulieris dignitatem Giovanni Paolo II  spiega il perché della scelta di Cristo, conservata fedelmente dalla Chiesa Cattolica nelle sue leggi e nella sua disciplina (cf. nn. 26-27).  Occorre del resto rilevare che la vera promozione della donna consiste nel promuoverla a ciò che le è proprio e le conviene nella sua qualità di donna, cioè di creatura differente dall’uomo, chiamata ad essere essa stessa, non meno dell’uomo, modello di personalità umana. E questa la “emancipazione” corrispondente alle indicazioni e alle disposizioni di Gesù, il quale ha voluto attribuire alla donna una missione a lei propria, in rispondenza alla sua naturale diversità dall’uomo. Nell’adempimento di questa missione viene aperta la via dello sviluppo di una personalità di donna, che può offrire all’umanità, e in particolare alla Chiesa, un servizio
conforme alla sue qualità.  Possiamo dunque concludere affermando che Gesù, non attribuendo il sacerdozio ministeriale alla donna, non l’ha posta in una condizione di inferiorità, non l’ha privata di un diritto
che le sarebbe appartenuto, non ha infranto l’uguaglianza della donna con l’uomo, ma piuttosto ha riconosciuto e rispettato la sua dignità. Istituendo il ministero sacerdotale per gli uomini, non ha inteso conferire loro una superiorità, ma chiamarli a un umile servizio, conforme al servizio di cui il Figlio dell’uomo è stato il modello (cf. Mc 10, 45; Mt 20, 28). Destinando la donna a una missione corrispondente alla sua personalità, ne ha elevato la dignità e ne ha ribadito il diritto a una propria originalità anche nella Chiesa.
L’esempio di Maria, madre di Gesù, completa la dimostrazione del rispetto della dignità della donna nella missione affidatale nella Chiesa.  Maria non è stata chiamata al sacerdozio ministeriale: eppure la missione da lei ricevuta non aveva meno valore di un ministero pastorale, gli era anzi ben superiore. Essa ha ricevuto una missione materna a livello eccelso: essere madre di Gesù Cristo, e quindi Theotokos ( Madre di Dio). Missione che si dilaterà in maternità nei riguardi di tutti gli uomini nell’ordine della grazia. Lo stesso si
può dire della missione di maternità che molte donne assumono nella Chiesa (cf. Giovanni Paolo II, Mulieris dignitatem, 47). Esse sono collocate da Cristo nella mirabile luce di Maria che splende al vertice della Chiesa e del creato.                       

martedì 4 marzo 2014

PAPA FRANCESCO E L' AGNOSTICISMO MODERNO


Francesco è ritornato a parlare nella nostra società postmoderna, relativista e nichilista del tema di Dio nell'Evangelii gaudium ( par. 80) e  nell'Udienza generale del 14 gennaio 2014. Secondo il Papa  molte persone, oggi,  nella nostra società materialista, consumista e individualista (par. 83  Evangelii gaudium) sono senza Dio e  vogliono essere come Dio e arrivare alla sua altezza. E qui Francesco   ha fatto riferimento alla logica umana che   ricerca spesso la realizzazione di se stessi nel potere, nel dominio, nei mezzi potenti. Dio - secondo il Pontefice - deve essere invece  ''l'unico Signore della nostra vita'' anche se sono tanti i ''dominatori'' che la vorrebbero ''indirizzare e guidare''.  In questa società  plurale, relativista e nichilista contano soprattutto i valori dell'apparire,  del denaro, del successo e del potere perché sono  diffusi  l’indifferenza religiosa e l’ateismo.   Una società  dove vengono accantonati  il mistero, il sacro e la trascendenza è indifferente a Dio, è agnostica, è senza fede cioè in stati di dubbio, di arbitrio, di particolarismo, di debolezza nella Chiesa di Dio. L’uomo vive (vedi par. 80 dell'Evangelii Gaudium)  come se Dio non esistesse: non è contro Dio ma vive senza Dio. Senza i valori del bello, del vero, del giusto, dell’amore, dell’amicizia, della giustizia e della verità. Ma come fare per contrastare i dominatori di quest’ epoca? La sua ricetta è semplice: seguire e imitare Cristo. Quel Cristo che però ha due nature: umana e divina. Cioè è  Uomo e Dio.  Un Maestro, un Profeta, un Salvatore,  e Dio.  E non già solo un Rivoluzionario, un Leader e un Personaggio storico come asseriscono alcuni teologi e preti in odore di eresia. Secondo Francesco in qualunque forma di evangelizzazione il primato è sempre di Dio, che ha voluto chiamarci a collaborare con Lui e stimolarci con la forza del suo Spirito. La vera novità è quella che Dio stesso misteriosamente vuole produrre, quella che Egli ispira, quella che Egli provoca, quella che Egli orienta e accompagna in mille modi. In tutta la vita della Chiesa si deve sempre manifestare che l’iniziativa è di Dio, che «è lui che ha amato noi» per primo (1 Gv 4,10) e che «è Dio solo che fa crescere» (1 Cor 3,7). Questa convinzione ci permette di conservare la gioia in mezzo a un compito tanto esigente e sfidante che prende la nostra vita per intero. Ci chiede tutto, ma nello stesso tempo ci offre tutto. (par. 12)  "L’isolamento, che è una versione dell’immanentismo, si può esprimere in una falsa autonomia che esclude Dio e che però può anche trovare nel religioso una forma di consumismo spirituale alla portata del suo morboso individualismo. Il ritorno al sacro e la ricerca spirituale che caratterizzano la nostra epoca sono fenomeni ambigui. Ma più dell’ateismo, oggi abbiamo di fronte la sfida di rispondere adeguatamente alla sete di Dio di molta gente, perché non cerchino di spegnerla con proposte alienanti o con un Gesù Cristo senza carne e senza impegno con l’altro. Se non trovano nella Chiesa una spiritualità che li sani, li liberi, li ricolmi di vita e di pace e che nel medesimo tempo li chiami alla comunione solidale e alla fecondità missionaria, finiranno ingannati da proposte che non umanizzano né danno gloria a Dio." (par. 89)

                                                                       

Pertanto  bisogna credere sia al Cristo della fede sia  al Gesù storico. Mentre oggi sono molti coloro che credono solo al Gesù storico proclamando di fatto la morte di Dio come  il vescovo anglicano J.A.T. Robinson,  e i teologi Hamilton, Th. Altizer, G. Vahnian, H. Cox e  P. Van Buren.  Francesco  critica sovente nei suoi interventi  l’arrivismo, il potere, la carriera,  la superbia, la zizzania,  non solo nella Chiesa ma nella società e lo fa con grande onestà intellettuale. Da diverso tempo richiama i credenti a non essere mondani:  «La mondanità spirituale, che si nasconde dietro apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa”, e che consiste “nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana ed il benessere personale».  Questa mondanità si esprime nel “fascino dello gnosticismo, una fede rinchiusa nel soggettivismo” e nel “neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico di coloro che fanno affidamento unicamente sulle proprie forze”, nell’essere “irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato”. Si tratta – scrive papa Francesco - di “una presunta sicurezza dottrinale o disciplinare che dà luogo ad un elitarismo narcisista e autoritario, dove invece di evangelizzare si analizzano e si classificano gli altri, e invece di facilitare l'accesso alla grazia si consumano le energie nel controllare”  ma da un po’ di tempo insiste sulla fede affinchè questi concetti siano recepiti dai credenti. Il “caso serio” della Chiesa oggi  è la scristianizzazione, il neopaganesimo e la secolarizzazione (ma forse è meglio parlare di secolarismo). Percio’ Francesco  ci richiama alla sequela di Cristo (Uomo e Dio).  Non certo al Dio "totalmente Altro" di Barth, al Gesù inteso come "Uomo per gli altri" di Bonhoeffer o al Dio di Gesù Cristo di Bruno Forte e Kasper;  teologi avventati propagandano fra i loro alunni negando, di fatto, la libertà di apprendimento in nome della libertà di insegnamento.  Percio’ ha dato un impulso nuovo e dinamico al  Dicastero per la nuova evangelizzazione affidato all’umile, colto e raffinato arcivescovo  mons. Rino Fisichella. Francesco  è consapevole che senza un’adeguata cultura religiosa gli uomini e le donne del nostro tempo non potranno accrescere dentro il loro cuore la fede. Cioè l’adesione piena e totale a Cristo e al Vangelo. Francesco  nel suo cuore pensa certamente che “Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio; chi infatti gli s'accosta deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano”. (Lettera agli Ebrei).



 E con Dante nel Paradiso (canto XXIV) direbbe anche  "...e credo in tre persone etterne, e queste credo una essenza sì una e sì trina, che soffera congiunto 'sono' ed 'este'..." Gesu' -dice il Papa - invita a non fermarsi all'orizzonte umano e ad aprirsi all'orizzonte di Dio, all'orizzonte della fede. Egli esige un'unica opera: accogliere il piano di Dio, cioe' 'credere a colui che egli ha mandato.  Gesù  ha spiegato papa Francesco - vuole aiutare la gente ad andare oltre la soddisfazione immediata delle proprie necessità materiali, pur importanti. Vuole aprire ad un orizzonte dell’esistenza che non è semplicemente quello delle preoccupazioni quotidiane del mangiare, del vestire, della carriera. Gesù parla di un cibo che non perisce, che è importante cercare e accogliere. Gesù – prosegue il Papa - : ‘Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’Uomo vi darà’”.E alla gente meravigliata che pensa solo alla osservanza della legge come automatismo per ottenere il pane materiale spiega che cosa è la vera osservanza della legge che è l’amore: "Il centro dell’esistenza,- continua il Papa- ciò che dà senso pieno e ferma speranza al cammino spesso difficile è la fede in Gesù, è l’incontro con Cristo. Non si tratta di seguire un’idea, un progetto, ma di incontrarlo come una Persona viva, di lasciarsi coinvolgere totalmente da Lui e dal suo Vangelo."  Perchè «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva». Solo grazie a quest’incontro – o reincontro – con l’amore di Dio, dice Francesco, che si tramuta in felice amicizia, siamo riscattati dalla nostra coscienza isolata e dall’autoreferenzialità. Giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo più che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di là di noi stessi perché raggiungiamo il nostro essere più vero. Lì sta la sorgente dell’azione evangelizzatrice.
Nelle giornate cariche di occupazioni e di problemi, ma anche in quelle di riposo e di distensione, ci rammentava  papa Benedeto che  il Signore ci invita a non dimenticare che se e' necessario preoccuparci per il pane materiale e ritemprare le forze, ancora piu' fondamentale e' far crescere il rapporto con Lui, rafforzare la nostra fede in Colui che e' il 'pane di vita', che riempie il nostro desiderio di verità e di amore". Il Papa, in un anno di pontificato, ci ha abituati a esprimere grandi concetti teologici in poche parole che dimostrano notevole capacità di sintesi. Nell' Evangelii gaudium  il Papa ci ricorda che le cose materiali sono antitetiche a quelle spirituali. non si puo' parlare di spiritualismo, metafisica o trascendenza, l' Assoluto, il Mistero se ci si riconosce nel materialismo. Dunque è netta la condanna del Papa al materialismo. Come non ricordare, a questo riguardo, per esempio, due grandissimi poeti materialisti come Foscolo e Leopardi? oppure filosofi del livello di Boyle, Vanini, Pomponazzi, Newton, Diderot, Helvetius, d'Holbach, Comte, Marx, Hegel, Lamarck, Darwin, ecc. Il materialismo per tutti costoro è  la concezione filosofica per la quale l'unica realtà che può veramente essere detta esistere è la materia e tutto deriva dalla sua continua trasformazione. Ciò vale a dire che, fondamentalmente e sostanzialmente, tutte le cose hanno una natura materiale; ovvero che il fondamento e la sostanza della realtà sono materiali. Come si vede, il materialismo si coniuga con l'ateismo, cioè la negazione di Dio,  oppure l'agnosticismo cioè l'indifferenza religiosa. Ecco perchè Francesco  vede nel materialismo un'insidia pericolosa per il Cattolicesimo.  Tutte le verità di fede vengono messe in discussione.  Gesù non è Dio, il Messia e il Risorto, ma solo un Uomo! E nell'anno della fede voluto e promosso da Benedetto XVI ( e concluso da Francesco) era  impensabile negare la  Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero. Certo,  la nostra è una religione che contiene diversi misteri, ostica, difficile ma se rifiutiamo la Chiesa voluta e fondata da Cristo, e se propaliamo eresie in alcune  Facoltà Teologiche o in alcuni Seminari,  ci avviciniamo alla mentalità scientista, positivista, e relativista che ama il potere, lo snobismo, il sofisma, il vuoto e la desolazione. Niente a che vedere con la carità e l'umiltà.




 PREGHIERA A MARIA MADRE DELLA CHIESA

Aiuta, o Madre, la nostra fede!
Apri il nostro ascolto alla Parola, perché riconosciamo la voce di Dio e la sua chiamata.
Sveglia in noi il desiderio di seguire i suoi passi, uscendo dalla nostra terra e accogliendo la sua promessa.
Aiutaci a lasciarci toccare dal suo amore, perché possiamo toccarlo con la fede.
Aiutaci ad affidarci pienamente a Lui, a credere nel suo amore, soprattutto nei momenti di tribolazione e di croce, quando la nostra fede è chiamata a maturare.
Semina nella nostra fede la gioia del Risorto.
Ricordaci che chi crede non è mai solo.
Insegnaci a guardare con gli occhi di Gesù, affinché Egli sia luce sul nostro cammino. E che questa luce della fede cresca sempre in noi, finché arrivi quel giorno senza tramonto, che è lo stesso Cristo, il Figlio tuo, nostro Signore!

                                                                                      FRANCISCUS P.P.

lunedì 3 marzo 2014

PAPA FRANCESCO E I BIBLICISTI DEL LIBERO ESAME










 

"Occorre leggere la Sacra Scrittura non come un qualunque libro storico, come leggiamo, ad esempio, Omero, Ovidio, Orazio; occorre leggerla realmente come Parola di Dio, ponendosi cioè in colloquio con Dio. Si deve inizialmente pregare, parlare con il Signore: “Aprimi la porta”. E’ quanto dice spesso sant’Agostino nelle sue omelie: “Ho bussato alla porta della Parola per trovare finalmente quanto il Signore mi vuol dire”. Questo mi sembra un punto molto importante. Non in un clima accademico si legge la Scrittura, ma pregando e dicendo al Signore: “Aiutami a capire la tua Parola, quanto in questa pagina ora tu vuoi dire a me”. (Benedetto XVI). Molti cristiani - diceva durante il suo pontificato  Papa Benedetto XVI - non leggono mai la Bibbia, e hanno di essa una conoscenza molto limitata e superficiale. La Bibbia  è una raccolta di libri, una piccola “biblioteca”, nata nel corso di un millennio. Alcuni di questi “libretti” che la compongono rimangono quasi sconosciuti alla maggior parte delle persone, anche buoni cristiani. Alcuni sono molto brevi, come il Libro di Tobia, un racconto che contiene un senso molto alto della famiglia e del matrimonio; o il Libro di Ester, in cui la Regina ebrea, con la fede e la preghiera, salva il suo popolo dallo sterminio; o, ancora più breve, il Libro di Rut, una straniera che conosce Dio e sperimenta la sua provvidenza. Questi piccoli libri si possono leggere per intero in un’ora. Più impegnativi, e autentici capolavori, sono il Libro di Giobbe, che affronta il grande problema del dolore innocente; il Qoèlet, che colpisce per la sconcertante modernità con cui mette in discussione il senso della vita e del mondo; il Cantico dei Cantici, stupendo poema simbolico dell’amore umano. Come vedete, questi sono tutti libri dell’Antico Testamento. E il Nuovo? Certo, il Nuovo Testamento è più conosciuto, e i generi letterari sono meno diversificati. Però, la bellezza di leggere un Vangelo tutto di seguito è da scoprire, come pure  gli Atti degli Apostoli, o una delle Lettere. 
Nel mondo esistono quarantamila manoscritti della Bibbia, contro i millecinquecento dell’Iliade, ed essa è stata tradotta in ben duemilaquattrocento lingue. E’ stato senza dubbio il libro più venduto nel corso dei secoli, letto, tramandato, dibattuto e a volte proibito. La Bibbia, sacra nella religione ebraica e in quella cristiana, è formata da libri differenti per origine, genere, composizione e datazione, scritti in un ampio lasso di tempo ampio, preceduti da una tradizione orale più o meno lunga e comunque difficile da identificare, racchiusi in un canone stabilito a partire dai primi secoli della nostra era. Si definisce Sacra Scrittura, perché composta da scritti che leggono l’azione e la presenza di  Dio nella Storia e che sono finalizzati a orientare il popolo e la cultura in senso sacro. E si chiama anche Parola di Dio, poiché attraverso essa Dio ha comunicato e rivelato Se stesso e la sua parola di verità.
Oggi l’uomo conosce principalmente per via dei sensi ( cfr. empirismo e anche scetticismo, scientismo, razionalismo); si parla di civiltà dell’immagine e dell'informazione, di era digitale, postmoderna, plurale e globalizzata; ogni conoscenza è tradotta in figure, simboli e in segni; la realtà è misurata da ciò che si vede e da ciò che si ode; mentre la fede esige l’impiego della mente, la quale si rivolge in una sfera di realtà, che sfuggono alla osservazione sensibile. E diciamo, inoltre, che le difficoltà sorgono anche dagli studi filologici, esegetici, storici, applicati a quella prima fonte della verità rivelata, che è la sacra Scrittura con i suoi 73 libri di cui 46 dell'AT e 27 del NT, scritta in aramaico, ebraico e greco. I generi letterari sono tre: poetici, profetici e storici. Il periodo storico va dal XIII sec. a.C al I d.C. I molteplici autori sono ispirati divinamente dallo Spirito Santo. Per quanto riguarda l'interpretazione va ricordato che privo del complemento fornito dalla Tradizione e dell’autorevole assistenza del magistero ecclesiastico, anche lo studio della sola Bibbia (e lo diciamo soprattutto ai biblicisti vedi la bellissima Enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II ) è pieno di dubbi e di problemi, che più sconcertano che non confortino la fede; e lasciato all’iniziativa individuale, ( nella Lombardia per 30 anni abbiamo allevato una generazione di preti confusi e disorientati ndr)  genera un pluralismo tale di opinioni da scuotere la fede nella sua soggettiva certezza, e da toglierle la sua sociale autorevolezza (cfr. soggettivismo); così che una tale fede produce ostacoli all’unità dei credenti, mentre la fede deve essere la base della ideale e spirituale convergenza: una è la fede (Ef  4, 5). Purtroppo vorremmo che la realtà fosse diversa, ma è così. Anche perché i rimedi, che da tante parti si cerca di apprestare alle moderne crisi di fede, sono spesso fallaci. V’è chi per ridare credito al contenuto della fede lo restringe ad alcune proposizioni basilari, che pensa siano l’autentico significato delle fonti del cristianesimo e della stessa sacra Scrittura: non è da dire quanto sia arbitrario, anche rivestito di apparenze scientifiche, e quanto disastroso un tale procedimento. Vi è chi invece, come alcuni teologi à la page (affascinati dai teologi protestanti:  Bonhoeffer, Bultmann, Barth, Tillich, Canaris, Niebuhr, Moltmann, Pannenberg e Niemoller) con criteri di uno sconcertante empirismo, si arroga di fare una selezione fra le molte verità insegnate dal nostro Credo, per respingere quelle che non piacciono, e per mantenerne alcune ritenute più gradevoli. E vi è poi chi cerca nella Chiesa  di adattare le dottrine della fede alla mentalità moderna, facendo spesso di questa mentalità, profana o spiritualista che sia, il metodo ed il metro del pensiero religioso: lo sforzo, ben degno per sé di lode e di comprensione, operato da questo sistema, di esprimere le verità della fede in termini accessibili al linguaggio e alla mentalità del nostro tempo, ha talora ceduto al desiderio d’un più facile successo, tacendo, temperando o alterando certi «dogmi difficili». Pericoloso, anche se doveroso, tentativo; e meritevole di favorevole accoglienza soltanto allorquando alla più accessibile presentazione della dottrina esso le conserva la sua sincera integrità; «Sia il vostro discorso, dice il Signore, si, si, no, no» (Mt  5, 37; Gc 5, 12), escludendo ogni ambiguità artificiosa.

Il Concilio afferma che "la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti da non potere indipendentemente sussistere" (Dei Verbum, n. 10). Questo sforzo di adattamento della Parola rivelata alla comprensione dei discepoli di Dio (cfr. Gv  6, 45) è esposto al pericolo di andare oltre l’intenzione che lo rende lodevole, e oltre la misura, che lo mantiene fedele al messaggio divino; cioè al pericolo di ambiguità, di reticenza, o di alterazione dell’integrità di tale messaggio; quando non sia addirittura indotto nella tentazione di scegliere nel tesoro delle verità rivelate quelle che piacciono, tralasciando le altre, ovvero nella tentazione di modellare queste verità secondo concezioni arbitrarie e particolari, non più conformi al senso genuino di quelle verità come è avvenuto per 30 anni nella Arcidiocesi di Milano sia con Martini sia con Tettamanzi). Pericolo e tentazione, che sono di tutti, perché tutti, venendo a contatto con la Parola di Dio, cercano di adattarla alla propria mentalità, alla propria cultura; di sottoporla cioè a quel libero esame, che toglie alla medesima Parola di Dio il suo univoco significato e la sua obbiettiva autorità, e finisce per privare la comunità dei credenti dell’adesione ad una identica verità, ad una medesima fede: la «una fides» (Ef  4, 5) si disintegra, e con essa quella stessa comunità, che si chiama la Chiesa unica e vera. Basterebbe questa osservazione per convincersi della bontà del disegno divino che vuole protetta la Parola rivelata, contenuta nella Scrittura e nella tradizione apostolica, da un canale trasmittente, vogliamo dire da un magistero visibile e permanente, autorizzato a custodire, a interpretare, a insegnare quella Parola. Le deviazioni possibili da parte di alcuni vescovi o docenti di sacra Scrittura in questo campo  sono principalmente due, com’è noto: la prima è quella che restringe alla sola Sacra Scrittura l’ambito della fede, quando si sa che la Sacra Scrittura stessa è nata dall’insegnamento orale, dalla Tradizione della Chiesa primitiva; la seconda poi è quella di pretendere di dare alla fede cristiana, come fanno molti biblicisti di casa nostra, un’interpretazione propria, originale, arbitraria, un «libero esame» incurante dell’insegnamento di chi ha l’obbligo di «custodire il deposito» (1 Tim  6, 20), e di «evitare le novità profane di espressioni e le contraddizioni di quella che falsamente si chiama scienza» (Ibid. 1 Tim 1, 6). Con questo non è detto che le verità della fede non possano e non debbano essere oggetto di studio, di ricerca, di approfondimento ed anche di enunciazione a dati ambienti culturali e a dati momenti spirituali. La dottrina della fede non è priva di sviluppo logico e coerente, ché anzi obbedisce volentieri ai bisogni del pensiero e ai doveri della contemplazione, secondo l’esortazione di S. Paolo stesso «di crescere nella cognizione di Dio» (Col  1, 10; cfr. Ef  1, 17); ma rimane univoca e fedele al suo essenziale ed originario significato, -eguale a se stessa, quale Cristo la annunciò, e quale la Chiesa, auspice lo Spirito Santo, per la salvezza degli uomini, ancor oggi proclama, difende, e allarga verso la sconfinata visione della divina e ineffabile realtà.
Ma qui - come affermava profeticamente  papa Paolo VI - il discorso dev’essere molto più prudente, per le leggi stesse della verità rivelata, dell’interpretazione della Parola di Dio. Si può sostenere l’inadeguatezza d’ogni parola umana a esprimere la profondità insondabile del contenuto teologico d’una formula dogmatica (cfr. Rm  11, 33 ss); e sostenere la virtuosità interpretativa di una medesima verità dogmatica nell’annuncio cherigmatico, cioè apologetico, catechistico, oratorio, parenetico, e cioè la legittimità delle varie scuole teologiche e spirituali; ma non saremmo fedeli all’univocità della Parola di Dio, al magistero, che ne deriva, della Chiesa, se come abbiamo già ribadito sopra qualche teologo stravagante si arrogasse  la licenza d’un «libero esame», di un’interpretazione soggettiva, d’una subordinazione della dottrina definita ai criteri delle scienze profane, e tanto meno alla moda dell’opinione pubblica, ai gusti e alle deviazioni (oggi tanto pronunciate in Facoltà teologiche e Seminari ) della mentalità speculativa e pratica della letteratura corrente. Sappiamo quanto sia esigente la Chiesa cattolica su questo punto decisivo dei nostri rapporti con Cristo, con la tradizione, col destino relativo alla nostra salvezza. La tradizione, quella vera, è una radice, non un vincolo; è un patrimonio insostituibile, un alimento, una risorsa, una coerenza vitale. Quale sia questo tesoro, dal quale il cristiano sapiente estrae le cose antiche e le cose nuove, come c’insegna il Signore, non è cosa facile e breve a dirsi; apposta occorre un carisma speciale, il magistero ecclesiastico, al quale è assicurata, specialmente nei momenti decisivi, l’assistenza dello «Spirito di verità» ( Gv 14, 17; 16, 13); esso avrà la missione d’insegnare, di custodire, d’interpretare la dottrina della fede e di precisarne le applicazioni alla vita vissuta (Cfr. Cost. Dei Verbum, 8-10). La fede non è pluralistica. La fede, anche per quanto riguarda l’involucro delle formole che la esprimono, è molto delicata ed esigente; e la Chiesa vigila ed esige che la parola enunciante la fede non ne tradisca la verità sostanziale. Dovremmo chiederle  d’essere osservante della lineare esigenza del Vangelo.



Preghiera alla Vergine Maria 

Ave Maria, Donna povera e umile,
benedetta dall'Altissimo!
Vergine della speranza, profezia dei tempi nuovi,
noi ci associamo al tuo cantico di lode
per celebrare le misericordie del Signore,
per annunciare la venuta del Regno di Dio
e la piena liberazione dell’uomo.

Ave Maria, umile serva del Signore,
gloriosa Madre di Cristo!
Vergine fedele, dimora santa del Verbo,
insegnaci a perseverare nell'ascolto della Parola,
a essere docili alla voce dello Spirito,
attenti ai suoi appelli nell'intimità della coscienza
e alle sue manifestazioni negli avvenimenti della storia.

Ave Maria, Donna del dolore,
Madre dei viventi!
Vergine sposa presso la Croce, Eva novella,
sii nostra guida sulle strade del mondo,
insegnaci a vivere e a diffondere l'amore di Cristo,
a portare con umiltà la nostra croce
e stare con te presso la croce di Cristo 

presso i deboli, i sofferenti,gli emarginati, i poveri
ed a conoscere nel loro volto il volto di Cristo.

Ave Maria, Donna della fede,
prima dei discepoli!
Vergine Madre della Chiesa, aiutaci a rendere sempre ragione
della speranza che è in noi,
confidando nella bontà dell'uomo creato da Dio a sua immagine
e nell’ amore del Padre.

Insegnaci a rinnovare il mondo dal di dentro:
nella profondità del silenzio e dell'orazione,
nella gioia dell'amore fraterno,
nella fecondità insostituibile della Croce.
Santa Maria, Madre dei credenti,
prega per noi.

Amen.

                                        
                       Benedetto XVI

domenica 2 marzo 2014

PAPA FRANCESCO E IL CARDINALE "ERETICO" KASPER

                                          Il  cardinale "eretico"  Walter Kasper


L' avanzare delI'Islam (53  milioni in Europa di cui 16 nella UE), gli attacchi ripetuti, strumentali, ed artificiosi sulla presunta copertura della pedofilia di una minoranza estremamente esigua del clero, il Far West nella bioetica (le mamme nonne, l'inseminazione artificiale da parte di sconosciuti, donne  che partoriscono figli eliminando scientemente la figura paterna per puro egoismo, la maternità surrogata, la locazione d'utero,  la ginecologia self- service, il turismo procreativo, aborto, eutanasia, pratiche anticoncezionali cure della sterilità della coppia, sperimentazione sulle cellule staminali embrionali dichiarazione anticipata di trattamento o testamento biologico, ecc.), le unioni di fatto, i matrimoni fra  uomini e donne omosessuali, la negazione della divinita' di Cristo (in alcune Facoltà Teologiche in odore di eresia( vedi Milano  e Napoli)  nei film, nella letteratura moderna (cfr. Saramago, Sartre, Soyinka, Pamuk, Russel, Pasolini, Parise, Pascoli, De Crescenzo, Umberto Eco, Calvino, Cassola, Camilleri, Bufalino, Bobbio,   Leopardi,  Pavese, Neruda, Mann, Costa, Dario Fo, Camus, Giuseppe Prezzolini, Augias -Pesce- Vannini- Cacitti) del  matematico Odifreddi e  degli scienziati come Margherita Hack, Stephen Hawking, Murray Gell-Mann,  Richard Dawkins , Godfrey Harold Hardy, Ernst Mayr, Massimo Pigliucci, Baruj Benacerraf,  Linus C. Pauling, Jack Steinberger,  Maria Skłodowska Curie, Alan Turing,  James Watson, Steven Weinberg, o dei filosofi come il pareysoniano Vattimo, di Giorello, di  Galimberti, Colletti, Giorello, Cacciari,  del parmenideo Severino, Hume, Heidegger, Croce. Inoltre ci sono problemi sul tappeto che riguardano il nostro contesto storico e culturale segnato dal relativismo, dal nichilismo e dal soggettivismo:  l' ecclissi di Dio, il libero esame della "sola Scriptura", l'accesso della donna al sacerdozio, l'elezione popolare dei Vescovi,  l'abolizione del celibato dei preti,  la negazione di alcuni dogmi cattolici ( il peccato originale, la dottrina della creazione, la resurrezione di Cristo e la salvezza che viene da Dio). E ancora: la negazione del peccato e della redenzione ( l'uomo si salva da sè dice lo gnostico,  ex sacerdote, e dottor Vito Mancuso docente a contratto di Teologia moderna e contemporanea in una Università che - guardacaso - non ha nulla a che vedere con la Chiesa cattolica), la negazione  di satana e dell' eternità dell' inferno, la negazione dell'immortalità dell'anima,  il dissenso dottrinale, un magistero parallelo, la critica corrosiva,  il dubbio sistematico, il sofisma,  le moderne eresie, l'autosufficienza  con la quale l'uomo moderno si compiace e si illude di poter qualificare come superata una mentalità religiosa, ritualizzata per di più, quale la santa Chiesa non cessa di predicare come necessaria e sublime, per dirsi ormai emancipato dalla fede cristiana e per professarsi pago della propria fede nella scienza, nella ragione, quasi che proprio dalla scienza e dalla ragione non sorgesse una implorazione insopprimibile alla sfera religiosa e alla certezza cristiana.  L' 'Eucarestia considerata - a torto - solo Memoriale,  e non già Presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo, un malinteso pluralismo, la contestazione dei preti di base,  la crescita  delle sette o dei nuovi movimenti religiosi, l'accorpamento di parrocchie,  il terrorismo internazionale,  la richiesta di maggiore collegialita' e  il ridimensionamento del Primato di Pietro,  il relativismo etico e  religioso, i Seminari semi vuoti in alcune Diocesi (perchè, invece, non ci domandiamo perchè  i Neocatecumenali, i Legionari di Dio,  l'Opus Dei, la Comunità di san Pio X , fanno il pieno di seminaristi?),  i giovani che non si accostano ai Sacramenti, alla Messa domenicale, che non pregano più e non conoscono le verità religiose o Gesù Cristo.  Sono queste alcune minacce che insidiano il Pontificato di papa Francesco. Anche se  Egli porta avanti con determinazione non già  la difesa della vita, della famiglia e della liberta' di educazione dei figli e del bene comune ma l'annuncio di Gesù e del suo Vangelo (per il Pontefice  tali valori non sono l’essenza del cristianesimo e considerarli tali sarebbe una nuova, pericolosa ideologia).


 Al centro del suo ministero petrino Francesco ha messo la teologia della misericordia tanto cara anche all'anziano cardinale tedesco, Walter Kasper,  81 anni, autore dei volumi  "Il Dio di Gesù Cristo", e "Gesù, il Cristo" e che chiede nella Chiesa  un ruolo (senza passare da Concilii Ecumenici)  anche per le donne ( magari come diaconesse)  e la comunione per i divorziati risposati; una riflessione svolta con un approccio «oltre il rigorismo e il lassismo», per «coniugare fedeltà alla parola di Dio e misericordia . Kasper ha sempre negato  i miracoli, la Resurrezione corporea di Cristo, l'Ascensione di Cristo in cielo, ha affossato tutta la mariologia, nega il primato e l'infallibilita del Pontefice ex cathedra. Eppure è il teologo piu' apprezzato in Vaticano.
  Francesco esorta tutti a ripartire dalle periferie, a non praticare la cultura dello scarto che purtroppo  produce avanzi umani  e ad aiutare gli ultimi, i più poveri, i non tutelati. Tiene un profilo pastorale, meno dottrinale, vuole una Chiesa senza lussi  e senza sfarzi ma basata sulla carità, quella di cui parla San Paolo nella 1° Lettera ai Corinzi. Dogmi, magistero e Tradizione non sono poi cosi' importanti...  Non vuole vedere preti e vescovi mondani, "chiese chiuse" o, peggio,  con "dogane" che portano a un cristianesimo inclusivo   in cui spesso  si sviluppa una "psicologia da tomba" con "cristiani mummie".  Francesco condanna : carriera, prestigio,  potere, piacere, e sicurezza economica.  Nell'Esortazione apostolica Evangelii Gaudium invita a superare l'odio, la vendetta, la gelosia, il desiderio di imporre le proprie idee a qualsiasi costo fino a persecuzioni che sembrano una umplacabile caccia alle streghe. Ed esorta il clero a tenere omelie che non siano uno spettacolo da intrattenimento. Sulla teologia. Ci sono due modi pericolosi di intendere la teologia profondamente connessi tra loro. Uno è il fascino dello gnosticismo, una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze che si ritiene possano confortare e illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nell’immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti. L’altro è il neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico di coloro che in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato. È una presunta sicurezza dottrinale o disciplinare che dà luogo ad un elitarismo narcisista e autoritario, dove invece di evangelizzare si analizzano e si classificano gli altri, e invece di facilitare l’accesso alla grazia si consumano le energie nel controllare. In entrambi i casi, né Gesù Cristo né gli altri interessano veramente. Sono manifestazioni di un immanentismo antropocentrico. Non è possibile immaginare che da queste forme riduttive di cristianesimo possa scaturire un autentico dinamismo evangelizzatore.
                                                                 

                      
 Naturalmente,  il contesto culturale odierno che rende difficile la missione di  Papa Bergoglio  e' il seguente: materialismo,  nichilismo,  scientismo, scetticismo, razionalismo, neo positivismo logico, soggettivismo, strutturalismo, storicismo,   indifferentismo religioso,  secolarismo, neopaganesimo  e l'ateismo;  temi di estrema  attualita' e all'ordine del giorno nella Chiesa di papa Francesco.  Il grande teologo domenicano francese, Yves Congar, morto nel 1995,  esiliato a Gerusalemme e a Cambridge,  per le sue posizioni  sul laicato e sul'ecumenismo,   ritenute troppo progressiste all'interno della Chiesa degli anni 50, e poi  promosso perito conciliare negli anni 60 , parlò   della Chiesa  cattolica  come di una "cittadella assediata". Un termine coniato dal teologo domenicano che ha avuto tanta fortuna nella Chiesa. Possiamo dire, oggi,  con onestà intellettuale, che la Chiesa  cattolica guidata da papa Bergoglio nel 2014 è  una cittadella assediata? Io credo di si.  Per certi versi, è assediata da un  laicismo ideologico e intollerante,  intriso di  menzogne e pregiudizi.  Incominciamo dalla Chiesa. Per  essi è  solo  peccatrice, è  "meretrix",  non  si evidenzia volutamente che è   "santa, casta e immacolata", come diceva san Paolo nelle sue Lettere :  intravediamo nella loro concezione di Chiesa   la tanto declamata dicotomia tra Gesù e la Chiesa che piace cosi tanto  ai laicisti e ai "cattolici filo protestanti" del  nostro tempo. Ci  si dimentica che  essa  fu  fondata da  Gesù Cristo che, rivolgendosi a Pietro, gli disse : "Tu sei  Pietro e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa".  E ci piace sottolineare che Gesù usa un aggettivo possessivo: "la mia" Chiesa. Da qui l'origine divina della Chiesa che, appunto, è santa.    Il  non  riconoscere  che essa è Mistero, che la santità della Chiesa deriva dal suo fondatore che l'ha edificata,  significa favorire una teologia molto vicina ad alcune sette protestanti eretiche.  Sant'Agostino diceva molto bene che Cristo e Chiesa formano il "Cristo totale",  e questo dovrebbe valere soprattutto per chi critica la Chiesa cattolica generalizzando, criminalizzando, e omettendo le verità storiche oggettive. Questi laicisti  vedono,  nella loro  analisi storica, sbrigativa e rozza  di oltre   2000 anni del Cristianesimo,  solo le "nefandezze" e " l'impressionante sequela di misfatti, tutti dovuti  a commistioni di fede e potenza mondana."  Vedono solo le ombre della Chiesa cattolica (crociate, inquisizione, vendita delle indulgenze, caccia alle streghe,  corruzione e avarizia del clero)  e tralasciano volutamente le luci.   E allora gli rinfreschiamo la memoria: i Martiri che, piuttosto che rinnegare la loro fede in Cristo, morirono  sbranati dalle bestie feroci, i Santi, i Beati,  i  Padri  e  i Dottori della Chiesa, l'arte e l'architettura cristiana , la presenza dei segni cristiani come il  Campanile e  il Crocifisso,   i missionari (preti, diaconi, religiosi e religiose)  e i volontari in terra di missione accanto ai malati di lebbra e di Aids. Padre Damiano, lebbroso con i lebbrosi all’isola Molokai in Oceania, i Petits Frères e delle Petites Sœurs de Charles de Foucauld, ormai sparse per il mondo, e le tante, tante Figlie e Suore e Ancelle della Carità d’innumerevoli Famiglie religiose, e di tante iniziative benefiche, dicono con l’eroismo della loro immolazione che cosa fa la Chiesa nel mondo; lo dicono, disseminate nelle grandi Città e nei sobborghi delle periferie urbane, con ammirabile perseveranza, le schiere di Dame, di Compagnie, di Conferenze e di gruppi derivati da San Vincenzo de’ Paoli, di laici e di giovani anche, che insigniti di tale nome, o di quelli d’altri Santi o Sante, e di innumerevoli buoni cristiani dappertutto nel mondo, vanno cercando il Povero, dovunque si trovi, con lo sguardo avido di scoprirvi la trasparenza evangelica rivelatrice del volto umiliato di Cristo: "ogni volta che avete fatto opera di carità anche ad uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me", Gesù Cristo che parla (Cfr. Mt  25, 35-45). Chi è questo Me, che si presenta nel volto dolente dell’uomo qualunque per farsi oggetto d’un superlativo e inestinguibile amore? È il Cristo che ispira, guida, sostiene, trasfigura, santifica il programma, nella sua parte più impegnativa ed espressiva, della sua Chiesa: perché tale è il suo programma, tale il suo genio; amare e servire Cristo-Dio nell’Uomo che soffre. Madre Teresa, che ha speso la sua vita  fra i Poveri senza numero a Calcutta,  San Giovanni Bosco e l'educazione impartita ai tantissimi  giovani per  fargli avere almeno una alfabetizzazione e una  cultura professionale; San Francesco d'Assisi e il suo stile di povertà. Bastino questi  santi come esempio fra migliaia di essi. E ancora: il lavoro dei monaci per trasmetterci opere letterarie di immenso valore e pregio;  le opere di carità, la solidarietà verso gli ultimi della terra , gli ordini religiosi  che operano nel campo della sanità, dell'assistenza e dell' istruzione, e la difesa dei diritti umani. Da ultimo il contributo fondamentale  alla costruzione dell'Europa. Tutte cose che gli anticlericali  trascurano volutamente.  Per loro  la Chiesa è fatta solo di ombre, e  i lati positivi,  il bene che essa ha fatto e  che continua a fare non  bisogna mai   menzionarli. Essi non contestualizzano mai i fatti storici. L'importante è denigrare: qualche cosa resterà.
                      

Ma Papa Francesco ci suggerisce  un' azione pastorale che deve mostrare ancora meglio che la relazione con il nostro Padre esige e incoraggia una comunione che guarisca, promuova e rafforzi i legami interpersonali. Mentre nel mondo, specialmente in alcuni Paesi, riappaiono diverse forme di guerre e scontri, noi cristiani insistiamo nella proposta di riconoscere l’altro, di sanare le ferite, di costruire ponti, stringere relazioni e aiutarci «a portare i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2).  
Chiudo citando San Paolo che  ci ha detto parole bellissime sulla misericordia: Dio è  "il Padre di ogni consolazione" (2 Cor 1, 3). Mentre egli  afferma misteriosamente nella Lettera ai Romani 11,32: "Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia".  Il beato Giovanni Paolo II, invece, nella Lettera Enciclica  Dives in misericordia, nel 1980,  ha scritto parole stupende:  "la misericordia è la dimensione indispensabile dell'amore, è come il suo secondo nome e, al tempo stesso, è il modo specifico della sua rivelazione ed attuazione nei confronti della realtà del male che è nel mondo, che tocca e assedia l'uomo". E' ciò che fa Papa  Francesco ogni giorno e a cui voglio bene come un Padre perchè ci insegna la misericordia verso il nostro prossimo e a  perdonare. Nella Curia Romana, purtroppo, ho constatato personalmente con amarezza, dolore e grande delusione  che ci sono alcuni ecclesiastici (successori degli Apostoli) che pensano solo alla mondanità:  carriera, potere e  denaro.  Le parole dell'Apostolo, del beato Giovanni Paolo II e di papa Francesco vanno, pertanto, meditate, approfondite e attuate.


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