Le prime coppie di persone dello stesso sesso si sono sposate in New Jersey, pochi minuti dopo che lo Stato è diventato il 14esimo negli Usa a riconoscere i matrimoni gay. A costringere al cambiamento un verdetto di tribunale. Venerdì sera la Corte suprema ha infatti respinto la richiesta dell'amministrazione del governatore Chris Christie, che voleva fosse posticipata l'entrata in vigore dell'ordine con cui lo scorso mese un giudice ha dichiarato le nozze gay legali nello Stato. La Corte dovrà esaminare ancora la questione a gennaio, ma ha stabilito che le nozze nel frattempo debbano essere celebrate. A Lambertville, tra quanti si sono sposati ci sono Beth Asaro e Joanne Schailey, che sette anni fa furono tra le prime a registrare la propria unione civile nello Stato. Le due donne sono insieme da 27 anni e hanno una figlia di 13, che ha fatto loro da damigella d'onore. Nel municipio di Newark le coppie sposate sono state nove, sette delle quali omosessuali. Piccole proteste hanno segnato le cerimonie, che a parte qualche interruzione sono però proseguite tra i festeggiamenti. Otto le coppie sposate a Jersey City, in una cerimonia di gruppo. Quanti si sono sposati oggi potranno ricevere tutti i sussidi e benefit a livello statale e federale.
lunedì 21 ottobre 2013
PRIME NOZZE GAY IN NEW JERSEY
Le prime coppie di persone dello stesso sesso si sono sposate in New Jersey, pochi minuti dopo che lo Stato è diventato il 14esimo negli Usa a riconoscere i matrimoni gay. A costringere al cambiamento un verdetto di tribunale. Venerdì sera la Corte suprema ha infatti respinto la richiesta dell'amministrazione del governatore Chris Christie, che voleva fosse posticipata l'entrata in vigore dell'ordine con cui lo scorso mese un giudice ha dichiarato le nozze gay legali nello Stato. La Corte dovrà esaminare ancora la questione a gennaio, ma ha stabilito che le nozze nel frattempo debbano essere celebrate. A Lambertville, tra quanti si sono sposati ci sono Beth Asaro e Joanne Schailey, che sette anni fa furono tra le prime a registrare la propria unione civile nello Stato. Le due donne sono insieme da 27 anni e hanno una figlia di 13, che ha fatto loro da damigella d'onore. Nel municipio di Newark le coppie sposate sono state nove, sette delle quali omosessuali. Piccole proteste hanno segnato le cerimonie, che a parte qualche interruzione sono però proseguite tra i festeggiamenti. Otto le coppie sposate a Jersey City, in una cerimonia di gruppo. Quanti si sono sposati oggi potranno ricevere tutti i sussidi e benefit a livello statale e federale.
DON SALVATORE, VINCENZO E FAUSTO: TRE AMICI PATERNO'
Salvatore Ligresti
Si estende anche ai revisori il fronte degli indagati sul “buco” di oltre 600 milioni di euro occultato nel bilancio 2010 di Fondiaria SAI, all’epoca sotto il controllo della famiglia Ligresti.
Le indagini proseguono seguendo gli anelli della catena di controllo e si estendono, così, anche ai certificatori del bilancio: si tratta del responsabile della revisione, Ambrogio Virgilio, socio della «Reconta Ernst & Young S.p.A.», nonché di Riccardo Ottaviani, attuario revisore. L’accusa per entrambi è di concorso in falso in bilancio aggravato; pertanto, diventano 20 i soggetti (persone fisiche ed enti) coinvolti nel caso.
L’ipotesi investigativa è quella di aver concorso alla falsificazione del bilancio del 2010, certificandone rispettivamente, sia la correttezza delle poste sia la congruità delle riserve, con l’aggravante di aver recato, a non meno di 12.000 risparmiatori, un danno pari a 251 milioni di euro.
In ogni caso, i revisori non avrebbero impedito l’evento, esprimendo un giudizio di conformità del bilancio alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione ed evidenziando, in particolare, che lo stesso rappresentava in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria, nonché il risultato economico di Fondiaria SAI. Al riguardo, avrebbero anche certificato la congruità delle riserve tecniche.
Salgono così a venti, tra persone fisiche ed enti, i soggetti coinvolti nell'inchiesta che lo scorso luglio ha portato, tra gli altri, all'arresto di Salvatore Ligresti )originario di Paternò e ad indagare, fra gli altri, l'avvocato paternese Vincenzo La Russa (ex CCD) residente a Milano il quale nonostante fosse consigliere d'amministrazione della FONSAI ha percepito dalla stessa la ragguardevole e significativa somma di 561 mila euro solo nel 2011. Mentre i servizi ricevuti da “altre parti correlate” ammontano a 5,6 milioni di euro: il bilancio di Fonsai ricorda gli 1,42 milioni riservati a Fausto Rapisarda (anch'egli originario di Paterno') gli 0,6 milioni allo studio d’Urso Gatti e Bianchi (studio dell’avvocato Carlo d’Urso), gli 0,35 milioni a Geronimo La Russa, consigliere di Premafin. Ammontano a quasi 31 milioni di euro i compensi corrisposti nel 2011 al consiglio d’amministrazione e ai dirigenti strategici da Fondiaria Sai (Fonsai), la compagnia assicurativa della famiglia Ligresti che ha chiuso l’esercizio con una perdita di 1,03 miliardi di euro (2,4 miliardi il rosso accumulato nell’ultimo triennio) e che si appresta a varare la seconda ricapitalizzazione in meno di un anno.
I tre figli del presidente onorario Salvatore Ligresti hanno ricevuto complessivamente quasi 5,5 milioni: 2,51 alla presidente Jonella, 2,14 al vicepresidente Paolo e 837 mila all’ex vicepresidente Giulia che riceverà un compenso, al momento non ancora noto, come presidente Premafin (lo scorso anno pari a 2,12 milioni).
SUPER LIQUIDAZIONE PER MARCHIONNI. La parte del leone, secondo la relazione sulla remunerazione della compagnia, l’ha fatta però l’ex amministratore delegato Fausto Marchionni, uomo di fiducia della famiglia Ligresti dimessosi all’inizio del 2011: a lui sono andati 11,4 milioni di euro di cui 10,5 milioni come buonuscita. Marchionni per un mese da direttore generale (gennaio 2011) ha percepito 626 mila euro, cifra vicina a quanto ricevuto per sette mesi di lavoro dal neo direttore generale Piergiorgio Peluso (661 mila euro), arrivato nel gruppo a giugno 2011.
Sopra i due milioni di euro si attestano anche gli stipendi del vicepresidente Antonio Talarico (2,2 milioni) e dell’amministratore delegato e direttore generale Emanuele Erbetta (2,26 milioni).
L’AVVOCATO D’URSO, IL CONSULENTE PIÙ PAGATO. Grazie a 1,85 milioni di consulenze professionali porta a casa 1,907 milioni il consigliere e avvocato Carlo d’Urso (che ora ha deciso di rinunciare al borad della compagnia per quello di Banca Leonardo). Il vicepresidente Massimo Pini, a cui i Ligresti hanno da sempre delegato i rapporti con le istituzioni e la politica, incassa 1,15 milioni.
Complessivamente il consiglio d’amministrazione è costato 25,7 milioni di euro a cui si aggiungono 5,2 milioni di euro riservati ai dirigenti strategici, per un costo complessivo di 30,9 milioni.Gli inquirenti
Vincenzo La Russa (fratello del più noto Ignazio)
ipotizzano che i revisori abbiano concorso alla falsificazione del bilancio del 2010, certificandone rispettivamente sia la correttezza delle poste sia la congruità delle riserve. Con l'aggravante di aver recato, a non meno di 12 mila risparmiatori, un danno pari a 251 milioni di euro.
Oggi sono stati notificati anche i
provvedimenti di chiusura delle indagini nei confronti dei membri del
collegio sindacale della compagnia assicurativa - il presidente Benito
Giovanni Marino e i sindaci titolari Marco Spadacini e Antonino
D'Ambrosio - colpiti da avviso di garanzia lo scorso 24 luglio per
avere concorso al falso in bilancio aggravato e alla manipolazione del
mercato.
"Si tratta - si legge nel comunicato - del responsabile della
revisione, Ambrogio Virgilio, socio della 'Reconta Ernst & Young
S.p.A.', nonché di Riccardo Ottaviani, attuario revisore. Pertanto,
diventano 20 i soggetti (persone fisiche ed enti) coinvolti nel caso"."L'ipotesi investigativa - scrive la Gdf di Torino - è quella di aver concorso, unitamente agli altri soggetti penalmente responsabili nella vicenda, alla falsificazione del bilancio del 2010, certificandone rispettivamente, sia la correttezza delle poste sia la congruità delle riserve, con l'aggravante di aver recato, a non meno di 12.000 risparmiatori, un danno pari a 251 milioni di euro".
"In ogni caso, i revisori non avrebbero impedito l"evento, esprimendo un giudizio di conformità del bilancio".
La nota si conclude aggiungendo che, sempre oggi, "sono stati notificati anche i provvedimenti di chiusura delle indagini nei confronti dei membri del collegio sindacale della compagnia assicurativa (Benito Giovanni Marino, quale presidente, Marco Spadacini e Antonino D'Ambrosio, sindaci titolari)".
Nell'ambito di questa inchiesta il 15 ottobre scorso il gip di Torino aveva accolto la richiesta di processo immediato per Salvatore Ligresti, la figlia Jonella e tre ex manager di Fonsai. La prima udienza è fissata il prossimo 4 dicembre.
Lo scorso 17 luglio, i Ligresti - compresa l'altra figlia Giulia, che ha già patteggiato una pena a 2 anni e otto mesi di reclusione - e gli ex manager sono stati arrestati con le ipotesi di reato di falso in bilancio aggravato e aggiotaggio.
Fausto Rapisarda
Un mandato d'arresto è stato spiccato anche per il terzo figlio di Ligresti, Paolo, che però è ancora libero perché cittadino svizzero e che resta fuori dal rito immediato. Fonti gudiziarie riferiscono che la procura sta valutando per lui la notifica dell'avviso di chiusura indagini.Si riducono a 0,25 milioni le consulenze tecnico-immobiliari pagate a Salvatore Ligresti, presidente onorario del gruppo, dopo che all’inizio dell’anno la compagnia assicurativa ha deciso di interrompere il rapporto con il consulente “d’oro” (40 milioni nel periodo 2003-2010). Il presidente onorario di Fonsai arrotonda con i 120 mila euro della So.ge.pi, società appartenente alla galassia della famiglia siciliana. Fonsai ha pagato 200 mila euro all’avvocato Barbara De Marchi, moglie di Paolo Ligresti, mentre ammontano a 320 mila euro le spese corrisposte a Gilli per servizi di marketing e acquisto omaggistica.
venerdì 18 ottobre 2013
CHOC IN CASA AGNELLI. LAPO ELKANN VIOLENTATO IN COLLEGIO A 13 ANNI
Alla fine Lapo Elkann, il rampollo
"turbolento" di casa Agnelli che frequentava travestiti e consumava cocaina si libera di un peso. "È il momento di dire
la verità: dai 13 anni, in collegio, ho vissuto cose brutte. Parlo di
abusi fisici. Sessuali. Non ne ho mai parlato perché voglio che questa
storia serva a qualcuno. Sto pensando a una fondazione". Quella affidata
alle pagine del Fatto Quotidiano è un a rivelazione dura e coraggiosa.
Elkann si racconta a 360 gradi, si apre e delinea le brutte esperienze
che gli hanno condizionato la vita.
"Il mio migliore amico si è tolto la vita"
- "Da quando ho compiuto 13 anni ho vissuto cose dolorose che poi mi
hanno creato grosse difficoltà nella vita", spiega Lapo. "Cose capitate a
me e ad altri ragazzi. Parlo di abusi fisici, sessuali. Mi è accaduto,
li ho subiti. Altre persone che hanno subito cose simili non sono
riuscite ad affrontarle. Il mio migliore amico, che era in collegio con
me per quasi 10 anni e ha vissuto quello che ho vissuto io, si è
ammazzato un anno e mezzo fa". Ora, aggiunge Elkann, "voglio aiutare chi
ha passato quello che ho passato io. Parlare è giusto, ma facendo
qualcosa di utile, di positivo". Per questo Lapo sta pensando di aprire
una "fondazione", "fare qualcosa di utile".
"Fatto un enorme lavoro su me stesso"
- Per affrontare un trauma simile - spiega - "ho dovuto fare un enorme
lavoro su me stesso, anche vedere cose che non avevo voglia di vedere.
Non nasconderle più. Non nascondermi. Ho dovuto essere sincero con me
stesso e con gli altri. Anche perché - aggiunge - quando si ammazza il
tuo miglior amico ti metti in discussione. Ti fai delle domande. Avrei
potuto fare qualcosa? Stargli più vicino? Me lo sono chiesto anche
quando è morto mio zio Edoardo".
"Mi manca Edoardo" - Un
dolore ancora vivo. "A mio zio penso molto spesso. Mi manca. Mi mancano
anche tutti gli altri: mio nonno, Giovannino, Umberto, mio cugino
Filippo, che se ne è appena andato. Tutti. Però Edoardo era una persona
speciale. Atipica. Che ha vissuto una vita estremamente travagliata.
Certe cose dure che ha vissuto, oggi le capisco ancora meglio di ieri. E
ho sempre un gran dolore nel pensare che si sarebbe potuto fare di
più". Oggi Lapo si sente un uomo più risolto, libero di sentirsi
diverso. Il mito del nonno, Gianni Agnelli, l'Avvocato, non lo ha
abbandonato, ma non lo assilla più. A un certo punto - racconta - "ho
capito che il nonno era il nonno e io sono io. Oggi non ho più nessuna
voglia di essere come lui, il che non vuol dire che non lo rispetti.
Però io sono diverso".
"Francesco è fantastico, modeerno, umano" -
Nell'intervista c'è spazio anche per una riflessione sull'Italia, un
Paese in cui "i problemi ci sono, ma anche i segnali positivi". Per
esempio il Papa, il cui "schema" - suggerisce Elkann - dovrebbe essere
"replicato in politica". Francesco, secondo l'imprenditore, "è
fantastico, moderno, umano". "E anche se il Vaticano non è l'Italia -
aggiunge - la sua influenza si sente parecchio. L'Italia soffre, ma non è
sconfitta. Solo che dovremmo evitare di prenderci a schiaffi da soli.
C'è un enorme potenziale inespresso".
"Berlusconi? L'ho votato, non lo voto più" -
Quanto alla politica, Elkann non nasconde di aver votato, nel lontano
1994, il nuovo che avanzava, Silvio Berlusconi. Poi però - spiega -
"molto di quel che era stato promesso non è stato fatto, e io non l'ho
votato più. Come imprenditore e italiano il mio scopo non è dimenticarmi
delle tasse. Guadagno e sono contento di pagarle". Detto questo,
"Berlusconi non mi sta affatto sulle palle", pur non essendo "un mio
amico [...]. Non partecipo al tiro al bersaglio. Qui da sempre prima si
fa un applauso, poi si prepara il plotone di esecuzione. Troppo comodo".
"Il futuro? Renzi" - Al
contrario, per Elkann se non Grillo il futuro potrebbe essere quello
proposto da Renzi. "Non ho mai parlato male di Renzi", dice. "Mi pare
uno che si comporta nello stesso modo che abbia davanti un cameriere o
il presidente della Repubblica. Un atteggiamento che mi piace. Troppo
facile giocare a fare il duro con chi lavora per te, meno semplice farlo
con chi ha più capacità, intelligenza o palle di te".
giovedì 17 ottobre 2013
PRETE STUPRA UNA RAGAZZINA DI 14 ANNI E LEI PARTORISCE UN FIGLIO CHE ORA HA 33 ANNI; IL PRETE CHE HA 54 ANNI e' NASCOSTO IN UNA CASA DI RIPOSO DI FERRARA SENZA SANZIONI DISCIPLINARI
Violentata a 14 anni da un prete di 54 e rimasta incinta di un maschio. Ed è proprio lui, Erik Zattoni, oggi 33enne, a raccontare la storia ai microfoni de Le Iene,
su Italia Uno: "Un giorno le dissi, 'Mamma, ho bisogno che mi spieghi
esattamente una cosa. Cosa è successo quando sei rimasta incinta di
me?'. E lei disse: ‘Sono stata violentata da don Pietro. Sono stata
minacciata. Siamo stati sfrattati. Mi hanno tolto la voglia di vivere’".
Una storia sconvolgente che arriva da Ferrara, dove la mamma di Erik
viveva con la sua famiglia in una casa della parrocchia. Parrocchia
officiata proprio da don Pietro, che avrebbe portato la ragazzina, che
di lui aveva fiducia cieca, nel suo studio, dove, come racconta la
donna: "Mi ha trattenuto, mi ha abbassato il vestitino, poi ha fatto i suoi comodi". Inizialmente Cinzia, oggi 47enne, non ha raccontato nulla, per evitare che lei e i suoi 14 fratelli venissero sfrattati in seguito alle minacce del prete. Ma è riuscita a resistere solo per cinque mesi; poi, nel febbraio del 1981, ha deciso di dire tutto ai suoi familiari. Uno dei fratelli maggiori della ragazzina decide di recarsi dal parroco, che parla di un "segreto che mi porterà nella tomba". Risultati non migliori li ottiene recandosi dal vescovo di Ferrara, che chiede di tenere nascosta la storia per non danneggiare la diocesi.
Ma le minacce di sfratto non rimangono carta morta, è addirittura un avvocato del Vaticano a presentarsi alla famiglia - che nel frattempo è cresciuta arrivando a 18 componenti, vista la nascita di Erik - per chiedere che le accuse vengano ritrattate. Ma nessuno firma niente, e così, nel 1986, tutta la famiglia si trova sotto sfratto.
Il prete invece ha continuato per altri 25 anni a
gestire la sua parrocchia, e nemmeno il test del dna che ha confermato
la sua paternità l'ha scosso dalle sue granitiche certezze: "Non devo chiedere perdono a nessuno,
l'ho chiesto a Dio e lui mi ha assolto", dice don Pietro a Le Iene. E
adesso? L'arcivescovo di Ferrara sostiene che quanto accaduto non basta
per farlo dimettere da prete (don Pietro al momento vive in una casa di
riposo) e che non sarà la Chiesa a fornire un risarcimento. La famiglia
di Erik sta pensando di rivolgersi direttamente a Papa Francesco.
NO AI CRISTIANI IDEOLOGICI CHE SI ALLONTANANO DALLA FEDE
“Guai a voi, dottori della legge, che avete portato via la chiave della conoscenza!”. Papa Francesco ha svolto la sua omelia, muovendo dall’avvertimento di Gesù, di cui parla il Vangelo odierno. Il Papa ha attualizzato questo monito. “Quando andiamo per strada e ci troviamo davanti una chiesa chiusa – ha affermato – sentiamo qualcosa di strano”, perché “una chiesa chiusa non si capisce”. A volte, ha sottolineato, “ci dicono spiegazioni” che non sono tali: “sono pretesti, sono giustificazioni, ma la realtà è che la chiesa è chiusa e la gente che passa davanti non può entrare”. E, ancora peggio, “il Signore che è dentro non può uscire”. Oggi, ha detto il Papa, Gesù ci parla di questa “immagine della chiusura”, è “l’immagine di quei cristiani che hanno in mano la chiave, ma la portano via, non aprono la porta”. Anzi peggio, “si fermano sulla porta” e “non lasciano entrare”, e così facendo “neppure loro entrano”. La “mancanza di testimonianza cristiana – ha osservato – fa questo” e “quando quel cristiano è un prete, un vescovo o un Papa è peggio”. Ma, si chiede Papa Francesco, come succede che un “cristiano cade in questo atteggiamento di chiave in tasca e porta chiusa?”:
“La fede passa, per così dire, per un alambicco e diventa ideologia. E l’ideologia non convoca. Nelle ideologie non c’è Gesù: la sua tenerezza, amore, mitezza. E le ideologie sono rigide, sempre. Di ogni segno: rigide. E quando un cristiano diventa discepolo dell’ideologia, ha perso la fede: non è più discepolo di Gesù, è discepolo di questo atteggiamento di pensiero, di questo... E per questo Gesù dice loro: ‘Voi avete portato via la chiave della conoscenza’. La conoscenza di Gesù è trasformata in una conoscenza ideologica e anche moralistica, perché questi chiudevano la porta con tante prescrizioni”.
Gesù, ha proseguito il Papa, ce l’ha detto: “Voi caricate sulle spalle della gente tante cose; solo una è necessaria”. Questo è, dunque, il processo “spirituale, mentale” di chi vuole la chiave in tasca e la porta chiusa:
“La fede diventa ideologia e l’ideologia spaventa, l’ideologia caccia via la gente, allontana, allontana la gente e allontana la Chiesa dalla gente. Ma è una malattia grave, questa dei cristiani ideologici. E’ una malattia, ma non è nuova, eh? Già l’Apostolo Giovanni, nella sua prima Lettera, parlava di questo. I cristiani che perdono la fede e preferiscono le ideologie. Il suo atteggiamento è: diventare rigidi, moralisti, eticisti, ma senza bontà. La domanda può essere questa, no? Ma perché un cristiano può diventare così? Cosa succede nel cuore di quel cristiano, di quel prete, di quel vescovo, di quel Papa, che diventa così? Semplicemente una cosa: quel cristiano non prega. E se non c’è la preghiera, tu sempre chiudi la porta”.
“La chiave che apre la porta alla fede – ha aggiunto il Papa – è la preghiera”. E ha avvertito: “Quando un cristiano non prega, succede questo. E la sua testimonianza è una testimonianza superba”. Chi non prega è “un superbo, è un orgoglioso, è un sicuro di se stesso. Non è umile. Cerca la propria promozione”. Invece, ha affermato, “quando un cristiano prega, non si allontana dalla fede, parla con Gesù”. E, ha precisato, “dico pregare, non dico dire preghiere, perché questi dottori della legge dicevano tante preghiere” per farsi vedere. Gesù, invece, dice: “Quando tu preghi, va nella tua stanza e prega il Padre di nascosto, da cuore a cuore”. “Una cosa – ha detto ancora il Papa – è pregare e un’altra cosa è dire preghiere”:
“Questi non pregano, abbandonano la fede e la trasformano in ideologia moralistica, casuistica, senza Gesù. E quando un profeta o un buon cristiano li rimprovera, fanno lo stesso che hanno fatto con Gesù: ‘Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile – questi ideologici sono ostili – e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie – sono insidiosi – per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca’. Non sono trasparenti. Eh, poverini, sono gente sporcata dalla superbia. Chiediamo al Signore la grazia, primo: non smettere di pregare, per non perdere la fede, rimanere umili. E così non diventeremo chiusi, che chiudono la strada al Signore”.
PAPA FRANCESCO ALLA FAO : E' UNA VERGOGNA CHE CI SIA ANCORA FAME E MALNUTRIZIONE NEL MONDO !
"È
uno scandalo che ci sia ancora fame e malnutrizione nel mondo!". Papa
Francesco lo grida nel messaggio inviato a Josè Graziano da Silva,
direttore generale della Fao, in occasione della Giornata mondiale
dell'alimentazione che, sottolinea il pontefice, "ci pone davanti a una
delle sfide più serie per l'umanità: quella della tragica condizione
nella quale vivono ancora milioni di affamati e malnutriti, tra i quali
moltissimi bambini".
Questa condizione di fame e denutrizione, osserva il Papa, "assume ancor maggiore gravità in un tempo come il nostro, caratterizzato da un progresso senza precedenti nei vari campi della scienza e da una crescente possibilità di comunicazione". Quindi, "non si tratta solo di rispondere ad emergenze immediate, ma di affrontare insieme, a tutti i livelli, un problema che interpella la nostra coscienza personale e sociale, per giungere a una soluzione giusta e duratura". Invece, lamenta Francesco, "sembra crescere la tendenza all'individualismo e alla chiusura in se stessi, che porta a un certo atteggiamento di indifferenza a livello personale, di istituzioni e di Stati, verso chi muore per fame o soffre per denutrizione, quasi fosse un fatto ineluttabile. Ma fame e denutrizione non possono mai essere considerati un fatto normale al quale abituarsi, quasi si trattasse di parte del sistema. Qualcosa deve cambiare in noi stessi, nella nostra mentalità, nelle nostre società".
Si chiede Papa Bergoglio: "Cosa possiamo fare? Un passo importante - suggerisce - è abbattere con decisione le barriere dell'individualismo, della chiusura in se stessi, della schiavitù del profitto a tutti i costi; e questo - aggiunge - non solo nelle dinamiche delle relazioni umane, ma anche nelle dinamiche economico-finanziarie globali". Per il Papa, "è necessario, oggi più che mai, educarci alla solidarietà, riscoprire il valore e il significato di questa parola così scomoda e messa molto spesso in disparte; e fare che diventi atteggiamento di fondo nelle scelte a livello politico, economico e finanziario, nei rapportio tra le persone, tra i popoli e tra le Nazioni". Infatti, spiega Francesco nel messaggio alla Fao per la Giornata mondiale dell'alimentazione, "solo se si è solidali in modo concreto, superando visioni egoistiche e interessi di parte, l'obiettivo di eliminare le forme di indigenza determinate dalla mancanza di cibo potrà finalmente essere raggiunto".
"Nessuno sia costretto a lasciare la propria terra e il proprio ambiente culturale per la mancanza dei mezzi essenziali di sussistenza!". È l'auspicio di Papa Francesco che torna con forza sul tema degli immigrati nel
Messaggio per la Giornata dell'Alimentazione. Secondo il Pontefice un "passo importante" sarà quello di "abbattere con decisione le barriere dell'individualismo, della chiusura in se stessi, della schiavitù del profitto a tutti i costi e questo non solo nelle dinamiche delle relazioni umane, ma anche nelle dinamiche economico-finanziarie globali". Ma siamo lontani.
I nostri genitori ci educavano al valore di quello che riceviamo e che abbiamo, considerato come dono prezioso di Dio". Con queste parole Papa Francesco accompagna il suo "invito a ripensare e rinnovare i nostri sistemi alimentari, in una prospettiva solidale, superando la logica dello sfruttamento selvaggio del creato ed orientando meglio il nostro impegno di coltivare e custodire l'ambiente e le sue risorse per garantire la sicurezza alimentare e per camminare verso una nutrizione sufficiente e sana per tutti". "Questo - spiega il Pontefice nel Messaggio alla Fao per la Giornata Alimentare - comporta un serio interrogativo sulla necessità di modificare concretamente i nostri stili di vita, compresi quelli alimentari, che, in tante area del pianeta, sono segnati da consumismo, spreco e sperpero di alimenti".
Questa condizione di fame e denutrizione, osserva il Papa, "assume ancor maggiore gravità in un tempo come il nostro, caratterizzato da un progresso senza precedenti nei vari campi della scienza e da una crescente possibilità di comunicazione". Quindi, "non si tratta solo di rispondere ad emergenze immediate, ma di affrontare insieme, a tutti i livelli, un problema che interpella la nostra coscienza personale e sociale, per giungere a una soluzione giusta e duratura". Invece, lamenta Francesco, "sembra crescere la tendenza all'individualismo e alla chiusura in se stessi, che porta a un certo atteggiamento di indifferenza a livello personale, di istituzioni e di Stati, verso chi muore per fame o soffre per denutrizione, quasi fosse un fatto ineluttabile. Ma fame e denutrizione non possono mai essere considerati un fatto normale al quale abituarsi, quasi si trattasse di parte del sistema. Qualcosa deve cambiare in noi stessi, nella nostra mentalità, nelle nostre società".
Si chiede Papa Bergoglio: "Cosa possiamo fare? Un passo importante - suggerisce - è abbattere con decisione le barriere dell'individualismo, della chiusura in se stessi, della schiavitù del profitto a tutti i costi; e questo - aggiunge - non solo nelle dinamiche delle relazioni umane, ma anche nelle dinamiche economico-finanziarie globali". Per il Papa, "è necessario, oggi più che mai, educarci alla solidarietà, riscoprire il valore e il significato di questa parola così scomoda e messa molto spesso in disparte; e fare che diventi atteggiamento di fondo nelle scelte a livello politico, economico e finanziario, nei rapportio tra le persone, tra i popoli e tra le Nazioni". Infatti, spiega Francesco nel messaggio alla Fao per la Giornata mondiale dell'alimentazione, "solo se si è solidali in modo concreto, superando visioni egoistiche e interessi di parte, l'obiettivo di eliminare le forme di indigenza determinate dalla mancanza di cibo potrà finalmente essere raggiunto".
"Nessuno sia costretto a lasciare la propria terra e il proprio ambiente culturale per la mancanza dei mezzi essenziali di sussistenza!". È l'auspicio di Papa Francesco che torna con forza sul tema degli immigrati nel
Messaggio per la Giornata dell'Alimentazione. Secondo il Pontefice un "passo importante" sarà quello di "abbattere con decisione le barriere dell'individualismo, della chiusura in se stessi, della schiavitù del profitto a tutti i costi e questo non solo nelle dinamiche delle relazioni umane, ma anche nelle dinamiche economico-finanziarie globali". Ma siamo lontani.
I nostri genitori ci educavano al valore di quello che riceviamo e che abbiamo, considerato come dono prezioso di Dio". Con queste parole Papa Francesco accompagna il suo "invito a ripensare e rinnovare i nostri sistemi alimentari, in una prospettiva solidale, superando la logica dello sfruttamento selvaggio del creato ed orientando meglio il nostro impegno di coltivare e custodire l'ambiente e le sue risorse per garantire la sicurezza alimentare e per camminare verso una nutrizione sufficiente e sana per tutti". "Questo - spiega il Pontefice nel Messaggio alla Fao per la Giornata Alimentare - comporta un serio interrogativo sulla necessità di modificare concretamente i nostri stili di vita, compresi quelli alimentari, che, in tante area del pianeta, sono segnati da consumismo, spreco e sperpero di alimenti".
mercoledì 16 ottobre 2013
IN COMMERCIO IL NUOVO VIAGRA : 60% DI COSTO IN MENO
(AGI) - Milano, 16 ott. - Piu' economico, piu' pratico, ma efficace come sempre. E' il nuovo Viagra in formato masticabile che costera' il 60% in meno rispetto alla versione 'tradizionale', disponibile in confezioni da 4 0 8 compresse, di 50 e 100 milligrammi ciascuna. Senza pero' mai dimenticare che si mastichera' un farmaco, l'equivalente appunto del Viagra, il rimedio per i circa tre milioni di italiani che soffrono di disfunzione erettile. Un disturbo che colpisce il 13% degli italiani: con una quota del 2% tra i giovani compresi tra i 18 e i 34 anni; fino a toccare il 48% degli over70 anni.
La versione masticabile del Viagra, presentata a Milano nel convegno intitolato 'La seconda vita di Sildenafil', e' prodotta da Doc Generici, un'azienda italiana con ricavi pari a 150 milioni di euro.
La novita' arriva dopo che nel giugno scorso, alla scadenza del brevetto sul Viagra, Doc Generici aveva imposto il prezzo piu' competitivo del farmaco equivalente Sildenafil (prodotto in compresse deglutibili) con uno sconto compreso tra il 60 e il 70%. A livello mondiale il mercato dei farmaci contro la disfunzione erettile vale circa 5,5 miliardi di dollari, con l'Europa che rappresenta il 25% del totale. L'Italia, che ha un record di 60 milioni di compresse vendute in 10 anni, e' il secondo mercato continentale dopo il Regno Unito, e precede la Germania. Sono numerosi i fattori fisici e psicologici in grado di alterare il meccanismo dell'erezione, tra questi l'eta', il fumo, l'abuso di alcol e droghe, l'obesita'. Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di disfunzione erettile e, se a questa si sommano i pazienti con diabete mellito, risulta che il 75% dei pazienti con disfunzione erettile sono affetti da queste patologie.
Francesco Montorsi, ordinario di urologia all'Universita' Vita e Salute San Raffaele, spiega che il Viagra masticabile "soddisfa i bisogni dei pazienti che soffrono di disfunzione erettile sia per quanto riguarda la modalita' di assunzione (che tiene conto della componente psicologica ancora presente in questo tipo di disturbo) sia per la riduzione del prezzo, a parita' di qualita' ed efficacia". Secondo Alberto Margonato, professore di cardiologia all'Universita' Vita e Salute del San Raffaele, "i pazienti con problemi di erezione sono ancora molto restii a parlare del disturbo con il medico", mentre "rivolgersi a un medico per la soluzione del problema e' molto importante perche' permette di seguire un trattamento senza andare incontro a nessun rischio". L'amministratore delegato di Doc Generici, Gualtiero Pasquarelli, ha spiegato che "la nostra politica ha un duplice merito: rendere piu' accessibile il farmaco favorendo chi ne ha realmente bisogno (anziani, diabetici, cardiopatici) e riportare il business in farmacia arginando il mercato illegale e l'acquisto online". (AGI)
Iscriviti a:
Post (Atom)















